cronaca

Pontebari e il marciapiede che non c'è più

 
 
 
 
 

Intervento spot della Provincia trasforma in un canaletto di scolo il camminamento di via Beato Leopoldo. Proteste dei residenti. Bececco: "Più coordinamento tra Comune e Provincia". Loretoni: "Ignorati dall'ente provinciale"

 

Quando un servizio pubblico diventa disagio per i cittadini. Spoleto, via Beato Leopoldo, zona Pontebari: qui la Provincia ha di recente riasfaltato un breve tratto di strada, l'ennesimo per la verità, aprendo e chiudendo un cantiere per poche centinaia di metri. Al di là della scarsa, per non dire nulla incisività dell'intervento rispetto all'intero tratto stradale, visitato periodicamente dalla Provincia con interventi di breve durata, il disagio sta nel modo in cui l'asfalto è stato poggiato sulla sede stradale, vale a dire senza una preventiva fresatura. Ciò ha comportato un innalzamento della strada, che ha superato, di fatto, quello che fino a pochi giorni fa era lo storico camminamento pedonale, il quale è stato - tra l'altro - ristretto e declassato a semplice scolo dell'acqua, almeno secondo i tecnici responsabili dell'intervento.

Il problema risiede nel fatto che la manutenzione di quella strada spetta alla Provincia e, pertanto, gli interventi avvengono quasi sempre senza un preventivo coordinamento con il Comune. "Non siamo noi, purtroppo - afferma l'assessore comunale ai Lavori Pubblici Angelo Loretoni -, ma è la Provincia che ogni tanto effettua un pezzetto di manutenzione. Ho anche protestato, chiedendo all'ente di avvisarci quando interviene, ma inutilmente. Non sono tenuti a farlo e infatti non lo fanno".

Ma nel frattempo il marciapiede è quasi scomparso e, come se non bastasse, tra l'asfalto e il camminamento c'è un pericoloso dente, che separa il manto stradale da quella che è , di fatto, una depressione larga qualche decina di centimetri. "Io qui ci sono nato - dichiara un residente -, ho 50 anni ed è sempre stato un marciapiede. Ora arrivano questi (la Provincia, ndr) e dicono che è un canale di scolo dell'acqua. E intanto chi va in bici o a piedi rischia di farsi molto male. Pensate soltanto alle persone anziane".

"Via Beato Leopoldo è una strada molto importante per la viabilità locale - spiega l'ingegner Maria Elena Bececco, che abita in zona - anche perché collega le nuove zone residenziali di San Venanzo con Pontebari e la pista ciclabile o il campo di ruzzolone. C'è un grosso movimento di persone che, ogni giorno, transitano qui sia a piedi sia in bicicletta. Il restringimento del marciapiede, con relativo scalino, crea disagio e pericolo". Ma non è ancora tutto, purtroppo. "Inoltre sul lato opposto della strada hanno lasciato un canale largo circa 20 cm , sempre per lo scolo dell'acqua. L'altro giorno, quando è piovuto in maniera torrenziale, a causa della nuova pendenza la pioggia è entrata dentro ad alcune abitazioni".

"Non solo ci hanno tolto il marciapiede creando uno scalino che mette in pericolo i nostri anziani, ma siamo anche stati invasi dall'acqua piovana", protesta un'altra residente. E la lista è lunga, al punto che molti cittadini stanno raccogliendo le firme da inviare, in segno di protesta, al sindaco di Spoleto. Ma non è con il primo cittadino che occorre prendersela, almeno non in questo caso. Infatti, come detto, pur essendo la zona ricadente all'interno del Comune di Spoleto, i lavori su quella via sono di competenza della Provincia di Perugia. "Certo è - conclude la Bececco - che ci vorrebbe un po' di coordinamento tra enti per evitare che uno dei due faccia danni anziché fornire un servizio”.

L’intervento della Provincia pone di nuovo in risalto il tema viabilità, relativo al piano strade presentato in commissione dall’assessore Loretoni e che molti malumori aveva suscitato persino tra gli alleati di governo, prima fra tutti la Lega. “Interventi spot, come questo della Provincia a Pontebari – osserva la Bececco –, ricordano molto da vicino il piano strade del Comune di Spoleto, predisposto senza una visione coerente del territorio e della sua viabilità. Capisco che l’amministrazione avesse inizialmente mal compreso l’entità dell’importo finanziato per il piano stesso: pensavano erroneamente a 5 milioni di euro, ma ne hanno ottenuti soltanto uno e 7. Tuttavia – conclude l’ingegnere – una minore dotazione di risorse non può giustificare un piano che appare poco lungimirante, pieno di piccoli cantieri, ciascuno con i propri costi fissi che erodono i fondi a disposizione”.

"Stiamo seguendo la questione e mi faccio portavoce del disagio della gente - conferma Loretoni - sono anni che chiedo alla Provincia il coordinamento tra enti ma purtroppo, formalmente, non ci è dovuto. Ad ogni modo ho chiamato il responsabile dei lavori e mi ha detto che non hanno ancora terminato l'intervento. E' prevista l'installazione di una canaletta per l'acqua piovana e lo scalino verrà smussato, perché così è troppo alto e costituisce pericolo. Vigiliamo ma, come detto, non dipende da noi".

Sempre in zona, ma lungo la Tuderte,il Comune di Spoleto ha di recente portato a termine un altro intervento alla viabilità, irruvidendo l'asfalto di ogni curva fino ai confini comunali, onde garantire maggiore grip alle automobili specialmente in condizioni di bagnato. "Quei lavori sono venuti bene - conclude l'assessore -, anche in questo caso l'intervento è stato fatto per brevi tratti ma con uno scopo preciso, che era quello della sicurezza sulle curve. Abbiamo inoltre sistemato tutti gli attraversamenti pedonali e installato nuovi check-point per il controllo della velocità".



I commenti dei nostri lettori

Gabriele V. R. Martinelli

28 giorni fa

Omen nomen, dicevano i latini. Da tempo immemorabile la gran parte di via Guglielmo Marconi è chiamata dagli spoletini Passo Parenzi, dalla ormai estinta famiglia Parenzi, relegata da non so quale papa a Spoleto perché a Roma dava scandalo per l’inveterata abitudine di giocare forte. Alla fine, dopo i due ponti, diveniva Ponte Bari. Da molti anni, sicuramente sulla base di indubbie mappe catastali, Ponte Bari è divenuta San Venanzo Malfondo, ma per chi ci abita Ponte Bari è sempre Ponte Bari, così come Santa Croce non finisce sul ponticello sul San Lorenzo, anche se per il Comune è così, ma prosegue sulla sinistra del fosso, fin quando la strada non comincia a salire, nonostante un recente cartello dimostri il contrario. Un paio di anni fa, qualcuno in Comune decise che la via denominata da secoli Pontebari dovesse cambiare nome, chiamandosi via Malacerna. Gli abitanti non solo si dichiararono esterrefatti, per dover cambiare i propri documenti, ma fu proprio il sottoscritto a spiegare a qualcuno di loro che Malacerna è una località della frazione Morgnano, conosciuta solo a pochi anziani come me. Perché fosse cambiato il nome alla strada e perché fosse scelto proprio l’attuale, che con Pontebari ha poco da spartire, sarebbe cosa interessante da conoscere. Ma la spiegazione, ovviamente, non arriverà mai.

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