Che poi diciamocelo...

Gaia: Ricordando te.

 

Che poi diciamocelo: ci sono addii che non finiscono mai. Quando sei andata via non ci potevo credere, oggi, ancora non ci credo

 





Il 6 luglio è un giorno che si fa ricordare. Ieri si è spento il grande Maestro Ennio Morricone e con lui se n’è andato un pezzo di storia della musica che però resterà per sempre come colonna sonora di tante nostre semplici vite, di film indimenticabili, di studi per tutti coloro che guardano alla musica come il loro futuro. Per me il 6 luglio è il ricordo di una persona speciale che ahimè ben prima del maestro Morricone ha lasciato questo mondo per andare “nella stanza accanto”. Era una ragazza lei che se n’è andata, una giovane spoletina piena di vita, di gentilezza e di nobiltà d’animo e no, non solo perché è morta giovane come nella migliore delle tradizioni. Perché lei era veramente così. Una risata fragorosa, chiassosa direi, lo sguardo pulito di una bambina nel corpo di una bellissima ragazza dai capelli lunghissimi, un tempo (che c’è voluto per convincerla a tagliarseli!), ma bellissima anche quando i capelli non li aveva più. Quando quella sera uscimmo lei aveva la parrucca, poi accompagnata sotto casa dopo un paio di birre e una marea di racconti mi disse “ti va se ti faccio vedere come sono senza (parrucca)” e io con il mio miglior sorriso le dissi “ma certo!”. E devo dire che quella testa pelata era bella comunque, veramente, perché lei emanava beltà da ogni bulbo caduto, da ogni poro della pelle. Era gentile Gaia, lei non conosceva invidia, nè cattiveria. La cattiva ero io, si, indubbiamente! Io ero quella che vedeva il lato oscuro nelle cose e nelle persone e lei era talmente pulita che nemmeno di fronte alle mie ragionevolissime evidenze riusciva a vedere qualcosa di “male” in un fatto o in una persona. Di tutti i figli di questa combriccola di amici che è nata dopo la sua morte, il suo regalo più grande per noi, il mio primo figlio è stato l’unico che ha conosciuto. E lo ha amato tantissimo.. e ne sono anche un po’ orgogliosa, non che questo sia un fatto cui vantarsi ma il fatto che lui l’abbia conosciuta e in qualche modo l’abbia “sentita” in qualche modo me la tiene ancora più vicina. Quando ho scoperto di aspettarlo è stata lei la prima persona che ho chiamato extra famiglia e lei, candida e svampita, ha preso su il telefono e dalla gioia ha condiviso il mio piccolo segreto con un’altra sua grande amica. Più fiera di tanta felicità mi ha chiamata e mi ha detto “ti fa tanti auguri Francesca!” e io, piena di remore e paure come solo una mamma incinta di poche settimane può essere, la rimproverai perché “e dai ma non si fa! Non si deve dire fino al terzo mese!!!” Però lei era così.. lei sapeva essere felice di una vera immensa felicità per la felicità degli altri e questo ci racconta più di tutto chi era Gaia. Chi l’ha incontrata nel suo cammino l’ha amata perdutamente perché era quasi impossibile non amarla.. certo dovevi digerire la sua testa fra le nuvole e le sue scroscianti risate nei momenti meno opportuni ma che darei oggi per risentire quelle risate! Non ho fatto in tempo a rivederla ancora perché ero certa che sarebbe tornata dal viaggio che doveva guarirla, doveva tornare, non era contemplato il contrario. Me la sono presa comoda? Non ho preso mai quel treno che mi portava da lei e che lezione ho preso da quel treno su cui non sono mai salita. La città l’ha ricordata con la musica, ogni anno, nel giorno del suo compleanno o giù di lì. La musica, il suo grande amore, e chissà quanto deve essere stata timidamente fiera di tutti quelle esibizioni straordinarie tutte per lei. Dovremmo prendere delle lezioni da queste storie, da queste giovani vite spezzate, eppure non sempre è così diciamoci la verità. È così in alcuni momenti ma poi la vita scorre e quasi l’insegnamento si affievolisce ma non il ricordo. Poi arriva di nuovo il 6 luglio e prepotente ritorna il dolore di non aver accettato fino in fondo questo vuoto lasciato o forse ancora il senso di colpa di non aver preso quel treno o forse il rendersi conto che qui si lotta e ci si lamenta ma si vive e ci si gode la vita per quel che si può mentre lei questo dono prezioso non lo ha più. C’è una foto di lei con i braccio mio figlio in salone a casa mia, in salone perché lei c’è anche se non c’è perché in qualche modo deve proprio essere nella stanza accanto e forse a modo suo ce lo ha anche dimostrato. Un’anima bella che lascia la terra crea un vuoto ma crea anche un pieno, quei legami che ruotavano intorno a lei e ora sono diventati parti della mia vita, parti così importanti che è come fossero mie da sempre: la condivisione, il sentire, l’essere felici per i piccoli grandi successi degli altri, la semplicità di volersi bene così come siamo. Ieri, 6 luglio, il mondo ha perso un grande uomo, io qualche anno fa ho perso una grande donna ma ciò che lei è stata sempre sarà perché i grandi uomini restano e forse passano da qui per lasciare le loro tracce che in qualche modo, dietro la mancanza, guideranno una parte di cammino. È così che cerco di raccontarmi la storia di te che sei andata via, ti immagino lontana a fare quella risata chiassosa in mezzo alla strada con la gente che si gira a guardarti e ti immagino con lo zaino in spalla pronta a scalare chissà quale monte, ti ricordo sui libri di scuola pieni di appunti (ma non solo appunti siamo oneste) e racconto di te e delle nostre prodi gesta di ragazze per bene, semplici e vere. Avrei voluto continuarli quei giorni lì ma il tempo scorre, la vita passa, ti scappa via dalle mani ed alcune volte siamo così intenti a viverla che ci dimentichiamo di goderci il suo fluire. Cosa ci servirà mai per premere il freno ed iniziare a “sentire” il tempo che viviamo? Serve veramente che un’anima bella vada via? E a volte neppure basta.. è una macchina strana la nostra mente. Ieri era il 6 luglio e il mondo ha perso un uomo che in qualche modo ha fatto la storia, il Maestro Ennio Morricone; ieri era il 6 luglio e io ho perso di nuovo te che hai cambiato la mia di storia, ovunque tu sia mi manchi amica mia ma per quanto posso porto la lezione con me e cerco di scoppiare in fragorose risate al limite del fastidioso (per gli altri si intende), guardo il bicchiere mezzo pieno, cerco di vedere il buono negli altri (su questo ci devo ancora parecchio lavorare), cerco di ascoltare e capire e sentire, colgo l’attimo o almeno ci provo, evito rimpianti e rimorsi, ascolto la musica che sentivamo da ragazzine e irrimediabilmente continuo a parlare di te...



I commenti dei nostri lettori

Annalisa Tortora

1 mese fa

Grazie a te Dany per aver condiviso con me il ricordo anche se non la conoscevi

Dany

1 mese fa

Non la conoscevo, ma questa testimonianza è bellissima, grazie..

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