Che poi diciamocelo...

Le interviste di Che poi diciamocelo: Chiara Coricelli - AD Pietro Coricelli SpA

 

Inizia oggi un ciclo di interviste che racconterà di persone, più o meno note, le cui storie possono far conoscere, trovare ispirazione o semplicemente capire scelte e visioni di vita.

 

Ogni intervista terminerà con una richiesta particolare: chiederò ad ogni mio special guest il suo personalissimo “Che poi diciamocelo” che sia un motto, un leitmotiv, un giù la maschera, una frase che lo caratterizzi e lo rappresenti. 

 

Inizio da lei che è un’imprenditrice dalle grandissime e indiscusse doti, giovane e con le carte in regola per condurre la sua azienda lontano. Parte integrante del tessuto produttivo cittadino oltre che di quello nazionale ed internazionale e fonte di orgoglio per la nostra città. Ho la fortuna di conoscerla da molti anni, ho il privilegio di annoverare questa donna tra le mie amicizie, è una persona pungente ed ironica, seria e divertente, curiosa e pragmatica. Per chi non ha la fortuna di conoscerla personalmente posso assicurare, per quanto possa valere agli occhi di te che scorri queste righe, che quella che leggerai è esattamente lei, precisamente così com’è tanto che se non avessi saputo di chi era l’intervista avrei immediatamente capito si trattasse di lei: Chiara Coricelli. 

39 anni (che dureranno ancora per molti anni), quarta figlia di un team tutto al maschile, unica principessa con tre fratelli maschi e un padre con una tradizione aziendale già importante alle spalle, un gran lavoratore, un uomo per la famiglia e una famiglia d’altri tempi. Amministratore Delegato e guida di un’azienda conosciuta in tutto il mondo con circa 70 dipendenti ed oltre €120 milioni di fatturato. Ecco le mie domande e specialmente le sue risposte. 

 

La tua è una storia già scritta?   

Sei nata come l’amministratore delegato della Pietro Coricelli spa o ci sei arrivata/diventata?

Hai mai pensato di fare altro nella vita?

E se non fossi entrata nell’azienda di famigli cosa avresti voluto fare?

 

Sono nata e cresciuta "sott'olio", in una famiglia dove vita privata e lavoro si sono sempre intrecciati indissolubilmente, ma senza mai avere la sensazione del predestinato: entrare in azienda è stata una scelta consapevole e studiata, non una strada imposta né tantomeno uno sbocco naturale. Non a caso dopo l'università ho voluto fare un'esperienza lavorativa " tutta mia", sostenere colloqui di lavoro, iniziare un percorso in un settore diverso per sentirmi scelta. Una donna come me non accetta facilmente di rivestire un ruolo per il cognome che porta , vuole conferma delle proprie capacità prima di ogni altra cosa. Dopo un annetto nella società di moda e merchandising neworkese in cui lavoravo, mi sentivo formata e con le spalle abbastanza robuste per entrare nella grande avventura dell'azienda di famiglia. Oggi non saprei immaginare la mia vita senza questo lavoro. Fatico anche a chiamarlo lavoro!! È vita, un meraviglioso tessuto di fatica , emozioni, gratificazioni ( e qualche arrabbiatura!)

 

Sei una donna con i pantaloni o con la gonna? (Che stile di leadership hai o almeno tu come ti vedi) E tra le mura di casa I pantaloni chi li porta?

Che mamma sei?

Si dice che l’azienda sia il figlio maggiore è vero?

Come concili la tua vita al tuo lavoro? Credi di essere un’imprenditrice che spinge al giusto work life balance? Come?

 

Con pantaloni o gonna , la parola d’ordine è EQUILIBRISMO: ogni donna che concilia lavoro / figli / marito / ma senza dimenticare gli amici e un angoletto per sé stessa… è una vera e propria circense! E la maternità a mio giudizio potenzia la nostra innata capacità di tenere in equilibrio le cose, dotandoci di una forza e resistenza straordinaria, creatività, dinamismo e soprattutto capacità di mediazione. Questo è tra i motivi per cui lo scorso anno abbiamo creato una nursery aziendale: un invito per le nostre ragazze a non temere la maternità, a vivere questa stupenda esplosione di amore senza temere di dover rinunciare alla propria carriera, ma anzi con la possibilità di avere vicino il neonato in un ambiente confortevole e familiare, riflesso della nostra filosofia aziendale. Uno stimolo vero , perché noi donne ci scopriamo ancora più talentuose dopo la maternità!  

Conciliare le passioni con i doveri comporta poche ore di sonno ma grandi soddisfazioni ;)

La ricetta segreta per riuscire a far stare tutto in equilibrio? Un marito straordinario che sostenga – motivi – collabori , in una casa in cui nessuno porta i pantaloni o la gonna, ma abbiamo tutti la stessa divisa come una vera squadra.

 

So già come la pensa relativamente al prossimo punto (se mi leggi da un po’ sai che sposo in pieno la sua linea) ma ho voluto approfondire perché è un punto di vista fuori dal coro e può offrire molti spunti di riflessione.

 

Una donna è avvantaggiata o svantaggiata nel mondo del lavoro? Insomma: è vero che è un mondo maschilista?

Credi che essere donna abbia influito nei risultati che hai ottenuto o in quelli che hai traghettato?

Sei una quota rosa o i tuoi sono semplicemente meriti acquisti sul campo?

Il mondo del lavoro è ancora maschilista, e sai bene che quando parli di quota rosa “cambio colore”: le donne vengono ancora premiate con stupore per le loro capacità, come a dire “ pensa, è anche brava!”. La cosa mi fa inorridire, siamo in un sistema in cui dobbiamo imporre le presenze femminili per bilanciare i numeri, ma non riusciamo a valutare il lavoro in maniera oggettiva a prescindere dalla sessualità di chi lo produce. E non mi fraintendere: sono tutto fuorché femminista. Anzi, da una donna esigo molto di più proprio perché sono consapevole di quanto una donna possa essere capace, ma purtroppo raramente troviamo donne che riescono ad emergere per le proprie capacità, vittime di un retaggio culturale che ancora oggi fatica a sradicarsi ( spesso – purtroppo – proprio  a causa dell’atteggiamento femminile che sfrutta stereotipi svilenti!)

Io sono stata fortunata: la mia famiglia di uomini ( papà + 3 fratelli) ha  visto in me il “direttore di un coro molto intonato”. E questo sono. Non conta il ruolo, ma la capacità di tenere le fila di ciò che è sotto. E l’armonia è il primo fattore di salute in un’azienda di famiglia.

 

 

La tua è un’azienda che nasce come familiare, la famiglia è un po’ un perno, ti chiedo 3 parole per definire la tua famiglia d’origine

CAOTICA –VERA– STACANOVISTA  : questa è la famiglia da cui vengo, eccezionalmente numerosa ( e rumorosa!) , autentica nei sentimenti e nelle relazioni, dedita al lavoro in maniera instancabile

E 3 parole per definire la famiglia che ti sei costruita. Direi DIVERTENTE – AVVENTUROSA – COMPLICE: stiamo continuando a crescere tutti e 4 insieme, col sorriso, la voglia di esplorare il mondo ma sempre mano nella mano, con la complicità di chi sa di poter contare sull’altro

 

Ora che ci hai raccontato qualcosa in più su di te e sul tuo modo di vedere le cose, qual’è il tuo “Che poi diciamocelo” ?

 

Che poi diciamocelo: qualsiasi cosa fatta col sorriso viene meglio



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