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Lo psicoterapeuta risponde, 18 Gennaio 2010 alle 11:50:19

Il disturbo ossessivo, ovvero una fortissima limitazione esistenziale

Un problema importante e diffuso, ma che non è mai andato di moda... [Commenti]


Cari lettori della rubrica "Lo Psicoterapeuta risponde", ben ritrovati.....a tutti i lettori di SOL Potete informarvi al sito www.artedicambiare.org


Sono contento,oggi, di parlare a voi tutti del disturbo ossessivo.


Immagino quanto ne siano felici (per il fatto che qualcuno si occupi di questa psicopatologia pubblicamente), coloro che soffrono di questo disturbo... Persone che si sentono sole, perché incomprese, a questo mondo, dato che non è facile spiegare l'angoscia che si può provare per dei pensieri e immagini ritenute infondate dal resto della gente, amici, dai familiari stessi, che spesso si mordono le budella per la rabbia repressa e il fastidio che provano vivendo con queste persone, con le loro pretese, affinché tutto sia "rigorosamente pulito", con le loro continue ruminazioni e angosce "gratuite".


Questo disturbo non è andato mai di moda... e il resto del mondo non corre dietro all' interesse per l'ossessivo, al fine di comprendere "falsi problemi"...della vita, quando la vita, di questi tempi, ci costringe a rincorrere solo soldi e ipocrisia.


Vi assicuro che, chi soffre di ossessione, è una persona tutt'altro che fredda, ella cerca solo di controllarsi e controllare le cose che stanno intorno a se; è una persona che ha intensissime emozioni, è amabile, sensibile, romantica, leale, rispettosa e a volte "d'altri tempi"... trattenuta in gabbia, nel suo "desiderio di volare alto...", da un processo patologico che la rende prigioniera e tristemente abbandonata a sé stessa... Ed è per tutto questo che io mi commuovo quando riesco a portare al di là del tunnel una persona così... per renderla libera."


Ci troviamo di fronte ad una categoria di fobie, con sintomatologia molto vistosa, enorme limitazione esistenziale ed un quadro clinico dominato da una paura, forte angoscia e un sistema imponente di evitamento.


Questo sistema si differenzia da quello dell'agorafobia perché non consegue mai il risultato di ridurre l'ansia e creare le condizioni di tranquillità.


Questa è una delle manifestazioni psicopatologiche dove vi è più sofferenza in assoluto, perché, contrariamente all'agorafobico, che stando con una persona tranquillizzante, si concede un attimo di respiro, l'ossessivo non riesce mai a tranquillizzarsi perché è sempre ossessionato dal dubbio di non riuscire a porre in atto l'evitamento.


Es: La persona con disturbo ossessivo, che ha paura di contrarre l'aids non riesce ad immaginarsi di non poter essere a rischio di contagio.


Per quanto egli possa ridurre la sua vita interpersonale, tuttavia, malgrado i sistemi precauzionali, continuamente viene preso dal dubbio di essere entrato in contatto con il virus.


Quindi, nella clinica domina la fobia, imponenti meccanismi di evitamento, paura di non essere riusciti, malgrado questo, ad evitare il contatto con l'agente nocivo.


Si mette, allora, in atto un imponente sistema ritualistico, per cancellare la possibilità di entrare in contatto con l'agente nocivo, lavando ripetutamente le mani, fino a prodursi, a volte, ferite, mani gonfie, per l'uso di varechine, alcool, disinfettanti vari... Spesso, per timore che il cerimoniale non sia stato eseguito alla perfezione, si abbonda nei lavaggi, oltre il numero che la persona si era prefissa , per dare un fine al rituale.


A volte si può avere un comportamento ritualistico simbolico, ovvero, per esempio, ossessivi che evitano il contatto con la morte, non possono sentire nemmeno la parola morte, non possono andare ad un funerale, devono evitare anche le associazioni semantiche che hanno a che fare con la morte (teschio, cadavere, delitto...).


In questi casi vengono messi in atto cerimoniali superstiziosi.


Vi sono dei casi, invece, dove la dominante non è comportamentale ma cognitiva, cioè viene rappresentata dal dubbio e dalla ruminazione.


Il dubbio può riguardare il timore di contagiarsi.


La ruminazione è un meccanismo cognitivo senza fine, messo in atto dalla persona per risolvere il dubbio.


Es: l'ossessivo che ha paura di contrarre l'aids e che vede una macchia rossa sul tavolo....Prima di tutto vi è il dubbio se quella macchia era sangue o no...con il relativo tentativo di ricostruire esattamente l'aspetto di quella macchia rossa.


Poi, il dubbio se ha toccato o no quella macchia...con le ruminazioni che possono durare anche giorni...


Una delle caratteristiche del processo cognitivo circa il dubbio, è totale assenza della nozione di probabilità.


Nell'ossessivo, infatti, la coscienza della probabilità minima sembra non avere efficacia per ridurre la sintomatologia emotiva, perché vi è una altissima rappresentazione del danno.


Un altro aspetto della ruminazione è la procedura per dettaglio, cioè di fronte al dubbio di aver toccato una macchia rossa, il modo per risolvere il problema è cercare di ricostruire tutti i dettagli specifici del contesto; laddove lo scopo sembra decisamente quello di raggiungere la certezza per esclusione.


Infatti, il pensiero ossessivo, cerca di tranquillizzarsi provando ad escludere, in qualsiasi minima possibilità, ogni eventualità per cui si può verificare l'ipotesi negativa.


L'istruzione interna, che si da l'ossessivo, è che considera tutti i dettagli per escludere il lo stato x.


Se vi sono altre condizioni o altri dubbi possibili, che possono ammettere lo stato x, l'ossessivo ricomincia da capo in una ricerca snervante senza fine....


 


 



Commenti (1)

Commento scritto da Nicola Scarimboli il 12 Aprile 2010 alle 14:19
L'articolo esprime con chiarezza e inusuale sensibilità quelle che sono le condizioni di un soggetto (ahimé) affetto da questo disturbo. La barriera di isolamento che ci si trova davanti é molto spesso insopportabile, perché condiziona la qualità di vita di chi ne soffre e degli affetti a lui/lei vicini. Personalmente, mi sono davvero ritrovato nella descrizione della tipologia caratteriale dell'affetto da DOC. Quegli aggettivi, ma soprattutto la considerazione "persona d'altri tempi", credo sia ciò che più mi si addica (in positivo ed in negativo, questo non vuol essere un auto-elogio).


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