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La colonna di Moro, 21 Maggio 2010 alle 10:33:25

“Vivere da Morire”: Intervista con Pier Francesco Grasselli


Nel suo quinto romanzo "Vivere da Morire" (Mursia, pagg. 462, euro 17,00), Pier Francesco Grasselli mette al centro della narrazione i trentenni di oggi e le loro più segrete ossessioni, puntando i riflettori sugli scandali del mondo dello spettacolo, sui compromessi che ragazze e


ragazzi accettano pur di avere il loro momento di celebrità, sui reality show e sulla tivù spazzatura. 


A che età hai iniziato a scrivere? Di cosa parlavano le tue prime cose? 


Ho incominciato sui quidici anni, con i racconti dell'orrore... ma solo verso i diciotto ho cominciato con i primi "tentativi di romanzi", iniziando a mandare i miei manoscritti agli editori italiani. Ho tenuto duro per dieci anni - scrivendo scrivendo scrivendo - e dopo una marea di lettere di rifiuto è arrivata la fatidica telefonata.


Ci parli del tuo metodo di scrittura?


Estro a parte, le doti più importanti per uno scrittore è la costanza, la perseveranza e sì anche la resistenza, come in una maratona. Devi fare piccoli passi ogni giorno e non scoraggiarti mai, anche quando non ne vedi la fine, o quando tutto ciò che hai scritto ti sembra orrendo. Piano piano le cose vanno a posto, ma devi perseverare, ed è quella la cosa più difficile.


 Quali sono gli scrittori italiani contemporanei che segui con più interesse?


Per lo più americani come Bret Easton Ellis o Jay McInerney. Italiani, pochi.


Bret Easton Ellis è chiaramente uno dei tuoi maestri. Chi sono gli altri?


Ernest Hemingway, John Steinbeck, Knut Hamsun, Charles Bukowski, Raymond Carver, Thomas Mann, Milan Kundera, Hermann Hesse, Joseph Conrad, Arthur Schnitzler, William Shakespeare, Arthur Schopenhauer, Ovidio.


 Un giovane scrittore come te riesce a vivere solo di scrittura?


Solo negli ultimi tempi.... prima no.


Come sta l'editoria italiana? Cosa ne pensi dell'e-book?


Penso che, contenuti a parte, la lettura abbia anche una componente "feticistica" che comprende il gusto di sfogliare le pagine, il profumo della carta, e il piacere meramente estetico dovuto all'impaginazione di un buon libro. Queste cose sono insostituibili, secondo me, e l'e-book non le possiede di certo. D'altra parte, l'e-book ha dei vantaggi pratici ed economici che comunque sono a tenere in considerazione.


Veniamo a "Vivere da morire", il tuo ultimo romanzo. Quanto tempo hai impiegato a scriverlo?


Tre anni, più o meno. E' il più complesso di quelli che ho scritto sinora.


Avevi uno schema preciso o sei andato avanti pagina dopo pagina?


Un mix di istinto e pianificazione, come in tutti i miei libri. Non bisogna mai affidarsi unicamente all'istinto, secondo me, perché spesso ti porta troppo lontano dal seminato. Allo stesso modo, non si può seguire pedissequamente una traccia perché ne verrebbe fuori un romanzo "freddo".


Ti sei ispirato agli ultimi fatti di cronaca?


Sì, agli scandali del mondo dello spettacolo e anche ad alcuni episodi che hanno dominato la cronaca degli ultimi anni, pur romanzandoli e inserendoli nel contesto di un romanzo che cerca di essere una sorta di "Le relazioni pericolose" dei giorni nostri.


"Vivere da morire" è un grande affrsco. Triste, vuoto, e realistico. Una società che ha perso la bussola...


Già. Non a caso, punto i riflettori sugli squallidi compromessi che ragazze (e ragazzi!) accettano pur di apparire in televisione o pur di fare cinema, e in generale cerco di evidenziare lo sfasamento dei valori nella società attuale.


 A quale personaggio ti senti più vicino?


L'autore è nascosto in tutti i suoi personaggi, quindi ti risponderei "a tutti". Ma forse Claudio, personaggio che mi affascina per il suo carattere problematico: questo figlio di papà si è macchiato di una colpa tremenda nel primo romanzo ("L'ultimo cuba libre"), e ora la sta scontando. In questo romanzo, infatti, affronto anche il tema della "dannazione".


 Con "Vivere da Morire" si chiude un ciclo?


Si chiude sì, e anche in un modo piuttosto macabro. Del resto, c'era da aspettarselo, con quello che avevano combinato i protagonisti alla fine di "L'ultimo cuba libre". Comunque, "Vivere da Morire" è anche - come i precedenti - anche un romanzo a sè.


Stai già lavoranto a qualcosa di nuovo?


Sì, ho appena finito un nuovo libro, una specie di "The beach" esoterico...... ma non voglio togliere la sorpresa.


 


 



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