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Cinema, 02 Novembre 2010 alle 10:09:11

Tutto esaurito alla prima di 'Una Vita Tranquilla', storia di mafia con un meraviglioso Servillo

Il dramma dell'umano all'interno della criminalità organizzata. Presente anche il Presidente Giorgio Napolitano [Commenti]


Mariarita Valentini (E-mail mariaritavalentini@yahoo.it)

Tutto esaurito anche in galleria. Non mancava praticamente nessuno, presidente Napolitano incluso, alla prima di Una vita tranquilla, regia di Claudio Cupellini. Volti noti e meno noti tra attori, registi, sceneggiatori, produttori, musicisti (per fare alcuni nomi: Toni Servillo, Marco


D'Amore, Filippo Gravino, Elisa Amoruso, Fabrizio Mosca, Giacomo Dursi, Stefano Sardo, Teho Teardo, Guido Iuculano, Umberto Contarello, Annamaria Granatello, Paolo Sorrentino ecc.). Una vita tranquilla - in concorso al Festival Internazionale del film di Roma - è un'opera splendida, dove al meraviglioso e noto interprete Toni Servillo la regia affianca i volti di Marco D'Amore e Francesco Di Leva, autentiche sorprese per la loro recitazione asciutta e calibrata sull'asprezza del protagonista Rosario (Toni Servillo), sulla solitudine del paesaggio e sulla mesta ritualità dei "cerimoniali di mafia". La sceneggiatura scritta da Cupellini, Gravino e Iuculano è una raffinata confezione; esemplare equilibrio nelle sue assonanze e connessioni, algida nella sua geometricità razionale. Il film narra le vicende di Rosario Russo (Toni Servillo), ristoratore originario del Sud Italia perfettamente integrato in Germania. Ha cambiato identità, parla un impeccabile tedesco e nulla lascia trasparire le sue origini. Finché un giorno il passato non riappare sotto le sembianze del figlio Diego.
Il regista Cupellini, narrando le vicende di un padre e un figlio, divisi per "ragion di mafia", svela allo spettatore come la Camorra è assai più di un insieme di bande organizzate, in lotta o alleanza reciproca: la Camorra, o meglio "il Sistema" - termine meno romantico, adottato dagli stessi affiliati, ma che meglio consegna l'idea di congegno totalitario che gli pertiene di diritto - è una realtà macroeconomica di ineguagliabile flessibilità, capace d'incarnare gli spiriti più selvaggi del moderno capitalismo globale. In essa tutto è fulminea invenzione, subitaneo cambiamento di rotta, rapido scorrere di capitali e modificarsi di investimenti ed obiettivi. In un certo senso, "Il Sistema" rappresenta una straordinaria macchina da guerra economico-finanziaria, capace di piegare ai suoi interessi il territorio, inteso come realtà geografica e socio-politica. Allo stesso tempo, in un baleno, è in grado di far varcare a merci e interessi confini e frontiere, di attraversare mari e oceani, di spingersi in ogni punto del globo e di rifugiarsi, al momento opportuno, in luoghi remoti e sicuri. "Il Sistema" possiede regole pervertite e disumanizzate, in un sottobosco dove tutto è volubile, arbitrario e imposto volta per volta, dal contendente più feroce, più bellicoso, più spietato. Questo è il destino di Diego, dunque, che respinto dal padre (Rosario) è raccolto inevitabilmente da gruppi ed individui al di là della legalità, i quali diffidano o respingono le regole di convivenza civile e della lealtà verso i simili, del passaggio generazionale e della progettazione sociale.
Diego (Marco D'Amore), figlio di Rosario e "figlioccio" della Camorra, è assoggettato ad una logica collettiva, burocratica e impersonale, che lo trascende in ogni aspetto e lo indirizza in ogni decisione. All'inizio del film egli abdica a decidere tra il bene e il male, perde la capacità di collegare il giudizio critico alla percezione che ha delle cose che gli accadono dentro e intorno. Egli si allontana dalla propria sensibilità emotiva; se ne riappropria, in seguito, nell'interazione con il fratellastro. L'individuo assoggettato alla Camorra potenzia solo l'uso di alcune funzioni; è arretrato agli stati più arcaici e collettivi della coscienza, nei quali prevale la rozza suddivisone amico/nemico e dove un odore, un suono, un movimento improvviso possono significare la vita o la morte. Tutto ciò avviene a detrimento dell'articolata complessità della coscienza individuale, la quale, schiacciata dall'orrore di tanta violenza, avverte più che mai il contatto con nuove (e antiche) immagini inconsce, alla ricerca di motivi che la realtà presente sembra aver cancellato. È qui che il film ha un colpo d'ala: quando Diego si trova a dover scegliere se consegnare il padre nelle mani dei "padrini". Il figlio sceglie di sacrificarsi al padre. Ma Rosario (il padre) è comunque condannato, impossibilitato a tornare a casa, a vivere la tanto desiderata "vita tranquilla". La Camorra è una maledizione; un inarrestabile determinismo che costringe a ripetere l'azione distruttiva, omicida, devastante, a rimetterla in moto automaticamente, al primo stimolo, al primo insorgere cosciente di un conflitto interno: ripercorre, così, i sentieri di una cupa distruttività, affinché corpo e anima possano ritrovarsi uniti, sebbene all'inferno. La logica del nemico esterno, allora, prevale nella società, e su quello si scarica tutta la potenza del proprio fuoco, un fuoco che brucia senza purificare, che devasta senza ricostruire, che incenerisce senza trasformare. La coscienza degli individui deve riappropriarsi della realtà, preda del pensiero collettivo più sfrenato e automatico, che rende i membri della società manipolabili, collusi con coloro che prendono le vere decisioni. Gli uomini devono analizzare e metabolizzare la Camorra, i suoi orrori, le sue cause, il dispositivo che la rende possibile o, addirittura, scontata; gli individui possono permettersi "il lusso" di aprire gli occhi sulle colpe e sui meriti di ognuno, sui motivi profondi e irrinunciabili che ci fanno, volta a volta, umani, inumani o disumani. Tutto ciò appare praticabile, attuabile, ed è più che mai urgente e necessario.

Commenti (8)

Commento scritto da Luisa C. il 02 Novembre 2010 alle 23:14
Bellissimo film ... sono stata una delle poche fortunate ad assistere alla prima ... Grande Cupellini!!!!!


Commento scritto da Cinzia D. il 03 Novembre 2010 alle 14:21
Concordo è veramente un film da vedere!!!! Lo consiglio a tutti!


Commento scritto da Andrea B. il 06 Novembre 2010 alle 01:26
Oggi ho visto il film. Bellissimo!!!! Bravo Servillo!


Commento scritto da Luca il 07 Novembre 2010 alle 14:02
Film da vedere. Lo consiglio a tutti.


Commento scritto da Sara il 08 Novembre 2010 alle 12:59
Bellissimo! Ne facessero di più di film così!


Commento scritto da Gianluca il 10 Novembre 2010 alle 01:21
Film crudo e duro. La camorra è una maledizione. Dovrebbero proiettarlo nelle scuole.


Commento scritto da Lorenzo A. il 11 Novembre 2010 alle 18:51
Noir avvincente. Bravo Toni Servillo. Belle le musiche e la regia.


Commento scritto da Tiziana Correnti il 15 Novembre 2010 alle 21:48
Un film bello ... era tanto che non vedevo un film così ... complimenti al regista e agli attori.


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