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Spoleto - Le Spigolature di Sandro Morichelli, 13 Giugno 2011 alle 22:27:28

Il maialino

Dei suini di ieri e di oggi [Commenti]


Sandro Morichelli

I contadini quel giorno erano impegnati ad aiutare una grossa scrofa nel momento di partorire. Fu un parto difficile. Vennero alla luce undici maialini. Dieci si attaccarono subito alle poppe della madre, distesa sul nudo pavimento della stalla. L'undicesimo, "il covaniu", tremava. Non aveva la forza di muoversi, tanto era debole ed impacciato.


Ettore, il contadino detto "Turillo" per il suo robusto fisico taurino, rivolgendosi verso di me disse: "Signorì (così venivo chiamato) lu covaniu non gliela fa a campà". Presi la bicicletta e andai in farmacia a comprare un biberon. Divenni una specie di balia asciutta. Più volte al giorno fui sollecito nel dare il latte al maialino, che battezzai "Rococò". Fu una cura miracolosa. Rococò si irrobustì e nello spazio di un mese divenne un robusto maialino. Generalmente si parla male dei maialini e soprattutto dei maiali adulti e delle loro genitrici, definite troie, parola che assume significati di indubbia diversa interpretazione. Al contrario, la madre di Rococò durante il doloroso parto guardava con occhi dolci i contadini, che la liberavano dal grande peso interno ringraziandoli con il suo tenero sguardo. Mi oppresse il fatto che la povera bestia, in un momento così delicato, venisse indicata come troia, termine irrispettoso in tutti i sensi. Torniamo a Rococò, ex maialino divenuto maialone grazie al cibo che gli propinavo, interi trocchi di beverone e di polpa di barbabietole. Divenne l'orgoglio del podere. Più che un maiale sembrava un torello. "Un miracolo", mormorava Turillo. "Lu covaniu è diventato un torello". Mi veniva sempre dietro all'interno del podere, grugnendo con soddisfatta letizia. Rococò era divenuto talmente goloso che, tra l'altro, mangiava con avidità anche le sue feci, indubbiamente ricche di vitamine. Ecco il perché, forse, la parola maiale viene usata in maniera dispregiativa. Sua madre, però, che non mangiava le feci, non meritava di essere chiamata troia, vocabolo che potrebbe essere adoperato non solo per il grande suino, ma esteso a non poche dame dell'onorata società e del cosiddetto "mondo del perbenismo", escorts per vocazione.



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Commenti (2)

Commento scritto da anna il 14 Giugno 2011 alle 09:14
Voglio sperare che alla fne non te lu si magnatu


Commento scritto da diabolik il 14 Giugno 2011 alle 18:44
Caro Sandro, aneddoto interessante ma...cui prodest?


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