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Le Spigolature di Sandro Morichelli, 10 Novembre 2011 alle 07:54:42

Passa il Duce


Sandro Morichelli

La guerra era iniziata da meno di due anni. Frequentavo il Ginnasio - Liceo Pontano Sansi di Spoleto. Ero un balilla moschiettere fiero di sfilare in testa al corteo che in ogni sabato fascista si snodava da piazza XX Settembre al monumento ai caduti di Colle Attivoli. Alle ore 10 di un


lontano giovedì il preside, illustre umanista, annunciò con l'altoparlante installato in ogni aula, che la mattina successiva saremmo dovuti venire a scuola in divisa, suddivisi tra balilla, avanguardisti, piccole italiane e giovani fasciste, convittori compresi. Era imminente un grande avvenimento avvolto nel più assoluto segreto. Il giorno dopo ci trovammo tutti insieme unendoci agli studenti delle altre scuole medie e superiori. Ad attenderci c'era il nostro insegnante di "mistica fascista", un giovane professionista che dopo la "liberazione", dimentico dei suoi trascorsi, divenne sindaco antifascista di Spoleto. La politica è l'arte del possibile. Tra gli accompagnatori c'erano alcuni gerarchi tra i quali Pericle Sabatini e Silvio Sabatini, quest'ultimo morto in combattimento nella campagna di Russia. Entrambi erano in orbace. Arrivammo a piedi alla stazione ferroviaria ove trovammo folti gruppi di studenti e tantissime altre persone, un vero mare di folla. Con il treno proveniente da Roma era di passaggio Benito Mussolini, diretto a Forlì, destinazione Predappio. L'attesa era trepida. L'altoparlante con regolarità annunciava: "il Duce è arrivato a Terni, è passato per Giuncano, è arrivato a Baiano di Spoleto". A quel punto i gerarchi si misero davanti alla folla informando i presenti che al momento del transito del Duce era indispensabile salutare romanamente con il braccio teso gridando con forza "duce-duce-duce - tu sei la luce". Nel momento in cui il treno apparve sul rettilineo che porta alla stazione si verificò il caos. Quelli delle prime file tentavano disperatamente di resistere agli attacchi degli emarginati. Il treno rallentò procedendo a passo d'uomo. Benito Mussolini con in testa il fez con nappo, abbronzato e sorridente era affacciato al finestrino di un vagone centrale in posizione eretta. Tutti in estasi urlavano "duce-duce-duce". In molti di corsa seguirono il convoglio lungo i binari gridando "viva l'Italia fascista e imperiale". Pericle Sabatini piangeva di gioia pur avendo perso un paio di bottoni della giaca dell'orbace, spintonato com'era da ogni parte. Nessuno rientrò nelle rispettive classi come era stato previsto. Tutti furono perdonati avendo palesato amor proprio e fede adamantina. I presidi incaricarono i professori di lingua italiana di assegnare il tema dal seguente titolo: "un grande giorno - passa il duce. Le tue impressioni alla vista del fondatore dell'impero". Ripensandoci bene, a distanza di tanti anni, ritengo che al tempo troppa fosse la retorica anche se in quei tempi si viveva in un clima di notevolissimo entusiasmo. In verità avrei preferito vedere il duce a cavallo e con l'elmo di Scipio e non in fugace passaggio in treno come un semplice viaggiatore. Gli idoli come minimo devono volare. Non possono essere raffigurati come persone comuni che, dopo aver espletato mansioni fisiologiche tirino la catena per mantenere pulito il water closed ove si sono seduti leggendo in gran fretta i titoli di giornali e riviste.


 


 


 



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