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Spoleto - Cronaca, 22 Giugno 2012 alle 17:44:54

Scuola Alta cucina di Villa Redenta, è guerra tra la sapori d'Italia e la Fondazione

Chiesti al Comune di Spoleto e alla Provincia di Perugia 170 mila euro


Federica Nardi

Non c'è pace per Villa Redenta. Se da un lato l'attualità ci parla di una villa inserita dalla Provincia di Perugia tra i beni alienabili, dall'altro quella che doveva essere la sede di una Scuola di alta cucina è oggi pane per gli avvocati. E' di questi giorni, infatti, la notizia che la Sapori d'Italia che, a Villa Redenta,


 avrebbe dovuto gestire l'accademia di cucina, promuovendo e divulgando l'alta cucina italiana con particolare attenzione alle produzioni locali, ha inviato un'ingiunzione di pagamento alla Fondazione Scuola Alta Cucina di Villa Redenta, chiedendo una somma che si aggira attorno ai 170 mila euro. All'ingiunzione i soci fondatori della Fondazione, Comune di Spoleto e Provincia di Perugia, hanno risposto con una ferma opposizione, citando in giudizio la stessa Sapori d'Italia e reclamando i canoni d'affitto non corrisposti.
La questione è complessa e, per capirla, bisogna tornare indietro di nove anni, quando, nel 2003, fu firmata la convenzione tra i due soggetti oggi in "guerra". L'accordo tra la Fondazione e la Sapori d'Italia srl prevedeva la concessione dell'utilizzazione economica di Villa Redenta alla Sapori d'Italia, che si impegnava nella gestione della scuola e a pagare un affitto di 17 mila euro l'anno. Qualche anno dopo, però, a causa di difficoltà non meglio specificate, la convenzione fu sostituita dalla seguente: la Sapori d'Italia avrebbe provveduto ad adeguare alcuni locali e a sostenere le spese relative agli arredi della residenza storica, necessari per la realizzazione dell'accademia di cucina, spendendo una cifra pari a 852 mila euro - soldi che le avrebbero permesso di non pagare l'affitto per tre anni - mentre, dal canto suo, la Fondazione avrebbe acquistato il "blocco cucina" destinato all'Aula Magna per un valore di circa 150 mila euro.
La scuola, si sa - anche a seguito del recesso dello chef Gianfranco Vissani -, non è mai stata aperta.
Nel 2011 i soci della Fondazione Scuola di Alta Cucina di Villa Redenta, preso atto della impossibilità del raggiungimento dello scopo per cui era stata costituita, ne decidono lo scioglimento, nominando liquidatori il dg del Comune di Spoleto Angelo Cerquiglini, e Danilo Montagano, Direttore del Settore Affari Generali Istituzionali e Legali della Provincia di Perugia. Da questo momento inizia la lotta.
L'ultimo atto della battaglia, come si legge nella delibera di Giunta pubblicata sull'albo pretorio dell'Ente, è stato appunto il decreto ingiuntivo della Sapori d'Italia che, in data 10 maggio 2012, intima "all'Associazione scuola di alta cucina Villa Redenta ed al Sig. Torquato Novelli di pagare in solido tra loro, immediatamente, alla richiedente la somma globale di 176.283 euro". Il Tribunale di Spoleto ha provvisoriamente concesso l'esecutività al decreto. Scontato il ricorso presentato dal Comune di Spoleto e dalla Provincia di Perugia, che hanno affidato la pratica all'avvocato Marco Parmegiano Palmieri. Ora, quindi, è tutto nelle mani dei giudici, anche se tra i banchi dell'opposizione in consiglio comunale si mormora su di una interrogazione già pronta sul tema. Addirittura c'è chi sostiene - ma, per il momento, l'informazione in mano al consigliere comunale del Gruppo Misto Gianmarco Profili e al Gruppo di Rinnovamento non ha trovato conferma ufficiale - che la Fondazione non sia mai stata registrata. "Forse è per questo motivo - spiega Profili - che nella notifica si legge ‘associazione'". Questo, inoltre, spiegherebbe il perché nella notifica si fa riferimento al signor Novelli, presidente pro-tempore della Fondazione. Per ora si tratta solo di indiscrezioni che, se confermate, costituirebbero una vera bomba all'interno del Palazzo Comunale.


 



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