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Spoleto - Cultura e Spettacoli, 27 Giugno 2012 alle 09:32:49

AUSPICABILE UNA MOSTRA COLLETTIVA DI COLORO CHE ESPOSERO AL FESTIVAL DEI DUE MONDI SIN DAL 1958

[Commenti]

Sarebbe opportuno ricordare gli artisti spoletini e non, siano essi pittori, scultori, ceramisti e costumisti, per tornare indietro nel tempo e comprendere ciò che Spoleto rappresentava con il Festival dei Due Mondi.


La città venne invasa da centinaia e centinaia di espositori. Il primo in assoluto fu il concittadino Sergio Bizzarri, che abbandonò la sua mansione presso la tipografia Panetto e Petrelli, dedicandosi esclusivamente alla pittura. Sull'esempio di Sergio Bizzarri, si verificò il proliferare di tantissimi artisti. E' doveroso citare il talento Fausto Bronchi di Spoleto, davvero bravissimo disegnatore, acquerellista e autore di pregiati dipinti ad olio; Luciano Federici, impiegato postale e naif, il conosciutissimo Marino Ceccarelli la cui fama varcò i confini nazionali.
Tra i grandi, citeremo gli spoletini Leoncillo Leonardi, artista di chiara fama, Ugo Rambaldi, altro esponente di spicco in campo nazionale e il pittore e scultore Aurelio De Felice a cui è intestato l'Istituto d'Arte di Terni. I tre citati artisti facevano parte della "scuola romana".
Altro pittore-scultore assurto ad alta notorietà è il sardo Manuel Campus, spoletino di adozione. In pochi anni balzò alla ribalda internazionale, affermandosi anche in Europa. Nell'anno in corso Manuel Campus è stato invitato a cura di Vittorio Sgarbi alla biennale di Venezia che ha avuto luogo a Torino per celebrare il 150º dell'Unità d'Italia.
Tra gli umbri va citato logicamente lo spoletino Giuseppe De Gregorio che in tre edizioni risultò invitato alla Biennale di Venezia. Nel 1978, su richiesta di Gian Carlo Menotti, pubblicò il manifesto ufficiale del Festival dei Due Mondi.
Tra i grandi presenti alla sagra menottiana partecipò il medico di Città di Castello Alberto Burri, apprezzato in campo internazionale. Ricordiamo ovviamente il pittore e scultore Norberto Proietti di Spello, assurto giustamente a chiara fama. Ciò per demostrare che la manifestazione internazionale ha fatto conoscere Spoleto nel mondo, facendo accorrere nella nostra città il fior fiore di artisti che vengono ricordati con nostalgia, trattandosi di un periodo straordinario. Tra così altissima schiera, faremo i nomi di Sante Monachesi, di Macerata, fondatore del movimento futurista nelle Marche, del concittadino Paolo Nichinonni, figlio d'arte, un vero e proprio talento autodidatta; Giovanni Morettini di Spoleto, Vico Dadda, conosciuto in Europa, Carla De Megni Bececco; Nina Ubaldi; Pietro Campi; Piergiorgio Antonini; Franco Troiani di San Giacomo, Giordano Bruno Semicroma; Leopoldo Corinti, a cui è intestata Spoletonline; Chiara Armellini; Nando Fileni di Foligno, Cavaliere del Santo Sepolcro; la pittrice e scultrice spoletina Cristina Bonucci; Ronaldo Meallesi di Marsciano che venne a Spoleto con Monica Vitti; Fausto Battelli di Roma, che fu colui che condusse Massimo Ranieri, allora giovanissimo, al festival in veste di cantante sconosciuto, osannato e valorizzato da Gian Carlo Menotti; Giovanni Di Girolamo di Spoleto, uno dei migliori naifs; Maria Rita Calderini; Novello Bruscoli e Gabrio Rossi di Città di Castello; Manlio Bacosi di Perugia; Oscar Tirelli di Piacenza; Enzo Falcone di Taranto; le spoletine Maria Grazia Romitelli, esplosa negli Stati Uniti e Gabriella Pallucco, entrambe diplomatesi presso l'Istituto d'Arte di Spoleto e all'Accademia delle Belle Arti di Roma; Alberto Morena, pittore e incisore di Gubbio; Impero Panella, pittore e scultore di Spoleto; Marco Zambrelli di Busto Arsizio, divenuto famoso anche all'estero; il nostro concittadino Giovan Battista D'Achille, che si è affermato negli ultimi anni a Milano; Quinto Santarelli di Spoleto, Giovanni Morettini, altro spoletino che continua a dipingere assiduamente, così come avviene con Lolita Crispini di San Giacomo di Spoleto, che predilige aspetti bucolici ed agresti, rievocando la civiltà contadina. La ceramista Francesca Morichelli, vincitrice di premi nazionali ed internazionali.
Tra i grandissimi l'istriano Charles Billich, attualmente esponente d'arte in Australia; la russa Luba Simasky, nipote dello zar, scampata miracolosamente alla morte durante la rivoluzione; l'esule rumeno Eugen Dragutescu; Leos La Mere Neptune, attualmente proprietario dell'isola greca Io, che opera unitamente alla miliardaria austriaca, baronessa Elisabeth Wong, notissima mecenate internazionale; Carmelina Di Capri, Myriam Nasalli Rocca
Dulcis in fundo il costumista Enrico Sabbatini di Spoleto, famoso in tutto il mondo per aver creato gli stupendi costumi per il film "Marco Polo", "Cronaca di una morte annunciata" del regista Francesco Rosi, ed altre importantissime pellicole.


 



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Commenti (4)

Commento scritto da nardini il 27 Giugno 2012 alle 10:41
E' una bella idea. E, non sarebbe un'operazione nostalgia, ma una storia per coloro che non erano ancora nati e che giudicano senza sapere ; ma anche un documento del divenire artistico legato anche ai DUE MONDI.


Commento scritto da gianluca.speranza il 27 Giugno 2012 alle 10:45
Ma scusate pensate che Ferrara ne sappia qualcosa? ..........


Commento scritto da daniela de gregorio il 27 Giugno 2012 alle 15:37
Parlare di "tutti coloro che hanno esposto per il Festival dei Due Mondi" può essere suggestivo dal punto di vista della memoria, ma risultare non molto chiaro dal punto di vista storico-artistico. Ricordo anche io con molta simpatia le deliziose boutiques che si aprivano lungo le stradine. I bellissimi fondi nascosti e le cantine che venivano allestite come gallerie. Erano prese in affitto per la stagione da chi voleva esporre vestiti, oggetti, quadri o sculture. Ottima iniziativa, che contribuiva a dare vita al Festival. Ma di iniziativa individuale si trattava. I nomi, quindi, sono tanti. Centinaia. Ricordo anche che in quegli anni si accendeva ogni tanto una polemica, perchè questo aspetto non veniva riconosciuto a pieno titolo da Menotti. In altri termini: quello che veniva esposto in quelle gallerie, non compariva sul programma ufficiale del "Festival Dei Due Mondi". E poi c'erano le mostre "ufficiali". Quelle che sul programma comparivano. I nomi sono stati diversi, ma non così tanti. A questo proposito ricordo quella di mio padre Giuseppe De Gregorio nel 1977 a seguito della quale Menotti gli commissionò il manifesto per l'edizione successiva del Festival. Quello con il guerriero longobardo. Ecco, il problema sarebbe proprio decidere quello che si vuole commemorare: le atmosfere o i momenti artistici?


Commento scritto da oras il 02 Giugno 2013 alle 18:19
Sono stato a spoleto nel 1993, casualmente era il periodo del festival dei due mondi. Ho un ricordo indelebile di spoleto e, in particolare delle viuzze in cui diversi pittori esponevano le loro opere. E' stato tutto molto suggestivo e mi ero ripromesso che sarei ritornato a Spoleto, ma purtroppo non ho avuto modo di farlo. In quell'occasione ho comperato alcuni quadri, per me molto belli di Osar Tirelli, due di Gioradno Bruno Semicroma (di cui uno molto piccolo) e, comperate a Perugia, alcune tempere di Manlio Bacosi. Non ricordo in quale paese dell'Umbria ho comperato alcuni quadretti del pittore Tedeschi, mi pare che fosse più noto come scultore. La pittura di tedeschi era molto simile a quella Norberto, i quadri dell'uno mi sembra che si potessero confondere con quelli dell'altro se non fossero stati firmeti, anzi, se non ricordo male, il Tedeschi asseriva che il capostipite di quello stile non era Norberto (i cui quadri avevano già una valutazione per le mie possibilità notevole), ma il Tedeschi stesso, cosa che egli si proponeva di dimostrare. Non so come è finita la questione.Una mostra di opere di pittori che hanno aprtecipato al festivale, comunque, umbri e/o della provincia di Perugia non sarebbe un'operazione di rivisatazione nostalgica, ma un modo ritengo molto interssante di scrivere, rendendolo noto, il percorso artistico dei vari pittori, anche di quelli che non hanno avuto molto successo pur continuando il loro sforzo artistico. Mi piacerebbe avere notizie dei pittori che ho menzionato. Di alcuni so che sono ancora in piena attività, anche se senza molta fortuna credo.


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