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Lavoro, 23 Novembre 2012 alle 12:51:57

Cassa dell'Umbria, Intesa San Paolo annuncia 55 esuberi

Falsa partenza per il nuovo 'esempio di banca del territorio'. Il muro dei sindacati [Commenti]


Daniele Ubaldi

Nuova Cassa dell'Umbria, si parte subito male. La nuova banca regionale, nata dalla fusione di quattro Casse di risparmio (Spoleto, Foligno, Terni, Città di Castello), venerdì scorso (16 novembre) a Milano ha da subito annunciato 55 esuberi di personale. Così, giusto per


cominciare. E tanto per gradire. Gli esuberi riguarderebbero una quindicina di persone per ciascuna Cassa tra Terni, Foligno e Spoleto, mentre i restanti dieci sarebbero relativi a Città di Castello. Una situazione a dir poco allarmante, specie se si considera che la nuova banca, in teoria, per il mondo della politica e delle fondazioni dovrebbe rappresentare un punto di riferimento del nuovo concetto di "banca del territorio".


Ma i sindacati, tutti, preparano il muro contro questa linea, appellandosi alla Presidente della Regione Umbria, ai sindaci delle città coinvolte, alle associazioni di categoria e alle cariche apicali delle quattro fondazioni umbre che hanno preso parte all'operazione Nuova Cassa del Centro. "La nuova realtà bancaria dell'Italia centrale - si legge nella nota congiunta delle segreterie sindacali regionali Fabi, Fiba Cisl, Cgil Fisac, Uilca e Dicredito -, inizia il suo 'virtuoso' percorso con la dichiarazione ufficiale di 55 esuberi di personale". E ancora: "Secondo l'azienda (Intesa San Paolo, ndr) tali eccedenze sono collocate all'interno delle direzioni delle Casse, delle strutture di holding e di area e si giustificano con il fatto che da quattro casse si passa ad una sola. L'azienda, senza nemmeno tenere in considerazione l'accordo del 19 ottobre appena firmato, anche su temi occupazionali, con interpretazioni molto strumentali, ha dichiarato di voler affrontare il problema ricorrendo al demansionamento, già previsto dall'accordo, ma, e qui sta la novità, con eventuale correlativa riduzione di retribuzione e trasferimenti obbligatori senza consenso e ancora una stupefacente novità, senza il pagamento del relativo disagio".


I sindacati, pertanto, fanno appello alle istituzioni e ai rappresentanti di categoria "affinché Intesa San Paolo mantenga gli impegni assunti e più volte ribaditi, in tema di tenuta dei livelli occupazionali, difesa della professionalità dei lavoratori delle Casse, tutele del tessuto economico regionale. La Banca sappia concludono -, da subito, che una linea di questo genere qui non passerà mai, visto anche che gli strumenti dell'accordo 19 ottobre, contengono le formule per fare fronte agli esuberi ma con altre regole e condizioni".


Spoletonline, che seguirà la vicenda da vicino costantemente, è pronto ad accogliere gli interventi di tutti i soggetti coinvolti: dipendenti, dirigenti, ma anche e soprattutto Fondazioni, sindaci e Regione Umbria.


 


 

Commenti (15)

Commento scritto da bacario il 23 Novembre 2012 alle 13:12
Si se ci aspettiamo che i sindacati facciano qualcosa di buono per noi stiamo a posto. Sono anni che non fanno che firmare contratti peggiorativi spacciandoli per conquiste sindacali. Ultimamente accosto la figura del sindacalista a quella del politico e sappiamo bene che classe politica abbiamo



Commento scritto da bancario di lungo corso il 23 Novembre 2012 alle 14:57
I sindacati delle Casse umbre hanno sempre "collaborato" con la direzione e la loro opposizione è stata sempre formale e di facciata. In cambio hanno ricevuto libertà di movimento, privilegi e ... altro. La direzione sa che anche questa volta potrà fare il bello e il cattivo tempo e ai sindacati alla fine verrà dato un contentino per salvare la faccia. D'altra parte che c'è di democratico in questi sindacati ? A memoria non si ricorda quando c'è stata l'ultima elezione dei vari rappresentanti sindacali, i quali restano nei loro incarichi a tempo indeterminato, senza possibilità di ricambio. E' questa la vera democrazia?


Commento scritto da cassiere il 23 Novembre 2012 alle 19:11
E' veramente disgustante.

Le operazioni di chiusura della Cassa di Risparmio di Spoleto sono iniziate attorno all'anno 2000 quando, tra l'indifferenza dei sindacati e dei politici di destra e di sinistra, la Fondazione Carispo ha ceduto il pacchetto di maggioranza. Mentre la piu' antica Cassa italiana veniva venduta, nessuno ha mai lanciato un allarme. Adesso di cosa ci meravigliamo? E' chiaro che chi ha comprato le Casse umbre voglia fare delle economie di scala. Bisognava pensarci prima. Il tardivo lamento dei sindacati appare come una portata in giro. E mentre i politici sono impegnati nelle primarie a perpetuare i loro previlegi, un'altro pezzo di Spoleto scompare. Vergogna!!!


Commento scritto da non bancario il 23 Novembre 2012 alle 19:34
la vera democrazia e' quella di essere assunti con le spinte..........bella questa prima cerchiamo le spinte per entrare poi ci lamentiamo del sistema..............


Commento scritto da bacario il 23 Novembre 2012 alle 23:52
Il commento degli idioti non manca mai, qui mancava ed è appena arrivato


Commento scritto da indipendente il 24 Novembre 2012 alle 09:44
La vera vergogna è vedere le ns. piccole banche piene di "figli di papà" ma come si puo' pretendere di lasciare il posto al figlio come se fosse cosa privata, se cambia padrone, cambia sistema mi sembra giusto.


Commento scritto da non bancario il 24 Novembre 2012 alle 16:57
caro BACARIO...........non meriti nemmeno risposta e considerazione..............ti do un consiglio : svegliate che tra poco te tocca corre...............felice di essere un idiota.........


Commento scritto da Il Moralizzatore il 25 Novembre 2012 alle 01:05
Scusate ma cosa c'è di strano? 4 casse, ognuna con un presidente, un vice, un numero X di consiglieri, capi area e via dicendo si fondono in una struttura unica ed è normale che almeno 3 presidenti, 3 vice e un numero 3X di consiglieri, capi area etc, siano in esubero.

Chi lavora in banca é ora che si svegli è che capisca che non è più il posto dorato, privilegiato e intoccabile di un tempo.

Lavori per una impresa privata e ci può stare che ti mandino a casa.

È successo purtroppo a moltissime famiglie che lavoravano da Novelli, alla Ex Pozzi, alla Minerva etc etc

e può succedere anche a chi lavora in banca. Rimboccarsi le maniche e via, a cercar lavoro...



Saluti



P.S. Si si, aspettate che i sindacati vi risolvano i problemi che state freschi...


Commento scritto da Moralizzatore somaro il 25 Novembre 2012 alle 14:18
Il moralizzatore evidentemente non sa cio' di cui sta parlando, proviamo a dare qualche lezione di economia e diritti sociali base:

1) Mischiare organi sociali (presidente CdA, consiglieri) con lavoratori dipendenti (capi area) e' simbolo di profonda ignoranza. Gli organi sociali sono cariche a tempo determinato, non certo tutelate da sindacati etc, l'ottimo articolo di spoletonline evidentemente non si riferisce certo ad essi

2) L'articolo parla di demonsionamento, e corrispondente riduzione di stipendio. Per fare un esempio, e' come dire che un professore diventa bidello, di colpo, e riceve lo stipendio corrispondente

3) Fino a prova contraria, in Italia esistono leggi a tutela del lavoro. Queste misure non sono prese per una crisi di azienda, ma solo per un profitto della casa madre

4) Per questa ragione confrontare comprovate situazioni di dissesto finanziario (Novelli, Pozzi) e' simbolo di comprovata ignoranza

5) Altrimenti ci dicano che le Casse del Centro sono in situazione di dissesto finanziario, sono sicuro che molti correntisti vorrebbero essere aggiornati su tale situazione

6) L'articolo, finalmente, ha il merito di l'accento sulla disastrosa vendita della Cassa di Risparmio da parte di "patrioti" spoletini (o della valle umbra) ai barbari del nord. Dopo la vendita, le assunzioni locali non esistono piu', la gente viene licenziata, quali vantaggi per il territorio? Perche' e' stata posta in atto una vendita cosi' disastrosa?

Al neo liberista somaro moralizzatore (sarei curioso di sapere in che settore lavori) consiglio di riflettere prima di sparare frasi fatte e concetti banali.


Commento scritto da Nicoletta il 26 Novembre 2012 alle 11:33
Bello ed edificante questo esempio di "guerra tra poveri". I commenti dei bancari li trovo alquanto pertinenti, e per quanto riguarda i sindacati, avete ragione. Tutto il resto, grande tristezza....


Commento scritto da Il Moralizzatore il 26 Novembre 2012 alle 14:14
Vedo innanzitutto che la saccenza e le offese personali vanno sempre per la maggiore nella piccola borghesia e malincuore, ne prendo atto…

Data per comprovata, riaffermata e sottolineata la mia ignoranza ho solamente cercato di semplificare la situazione senza specificare l'elenco delle posizioni che vista la riduzione da 4 ad 1 delle strutture si troveranno in posizione di sovrannumero.

Non ho volutamente specificato che ci saranno 3 Direzioni Commerciali di troppo, 3 Direzioni Crediti di troppo, 3 Direzioni Chief Risk Officer di troppo, 3 Direzioni Chief Operating Officer di troppo e Bla bla bla di troppo… (non continuo non perché non le conosco ma perché non ho tempo di scriverle tutte, devo lavorare...).

Parliamo sempre di lavoratori che dovranno purtroppo rimettersi sul mercato e magari abbassare un pochino il tenore di vita che hanno sostenuto sino ad ora ma è un problema ben diverso da chi fatica ad arrivare alla fine del mese.

Così va meglio Sig. Saccenza?



Commento scritto da lino il 26 Novembre 2012 alle 14:29
Questa fusione è stata fatta da molto tempo.

Banca Intesa è lontana ma più vicina è la CR Firenze che da tempo applica politiche rampanti stile yuppies anni '80.

Oramai di umbro non c'è rimasto nulla... in cambio boria e tracotanza.

Portare via i propri soldi dalla "nuova" CRU è l'unica soluzione.

L'unica che si è "salvata" per eutanasia è stata la CR Orvieto (già passata per le mani della CR Firenze) ed ora costretta a baciare quelle della Pop Bari... Il peggio per CRU deve ancora venire.



Commento scritto da Moralizzatore offeso il 26 Novembre 2012 alle 17:05
Premesso che devo ancora capire cosa vogliano dire espressioni italo-inglesi inventate quali "Direzione Chief Operating Officer", cosa vuol dire "di troppo"?

E' stata venduta una banca (per un vantaggio politico temporaneo di qualcuno) che dava posti dirigenziali e non a spoletini. Ora queste posizioni sono state eliminate, e la reazione che dovremmo avere secondo il moralizzatore è una di indifferenza. Prendo atto.

Così come prendo atto del discorso (ti offendi se lo definisco un po' populista / demagogico?) che subire un demansionamento è comparativamente meglio di essere cassintegrato / licenziato (che è come dire a uno che viene investito da una macchina e perde una gamba che poteva andargli peggio, poteva perderle entrambe).

Di nuovo, si fa confusione. Uno perchè si confrontano situazioni che non possono essere confrontate. Una banca del territorio, che da 150 anni fa utili e ha permesso a generazioni di spoletini di realizzarsi, non può essere confrontata con i cadaveri quali le aziende citate.

E due, perché il problema grave non è quello che alcune persone saranno demansionate / esodate (che tutte le 55 persone siano tutte benestanti dubito poi, sinceramente). Il problema vero è che NON ESISTERANNO PIU' posti di lavoro appetibili a Spoleto, per le prossime generazioni. La ricetta per far morire una città. E mentre per le aziende citate c'è poco da fare, al massimo si può dare sostegno temporaneo ai lavoratori correnti (se un'azienda è morta c'è poco da fare, si può solo prolungare l'agonia), per questa banca non era così, non c'era nessuna necessità di venderla e il territorio avrebbe solo beneficiato di una vera indipendenza. Questa era la battaglia da fare, forse meno demagogica ma più sensata. Troppo tardi ahimé, ognuno si ritrova purtroppo i rappresentanti (politici, sindacali) che si merita.


Commento scritto da Il Moralizzatore il 26 Novembre 2012 alle 19:35
Potrei conclamare, confermare e sottolineare l'ignoranza di chi non sa cosa sia una una Direzione Operativa (in Inglese Chief Operating Officer) ma non lo faccio e preferisco spiegare che è la Direzione, con responsabilità di coordinamento e ottimizzazione di tutte le attività operative e progettuali di una azienda che opera per renderle più efficaci e funzionali ai fini del core business.

Il "di troppo" è inteso come "in eccedenza", "in surplus", "in sovrabbondanza" etc , cioè :"generica quantità eccedente rispetto alle necessità". Se 4 Aziende si fondono in una non è difficile capire che ci saranno degli esuberi di personale in determinate posizioni. Suvvia, capisco l'Inglese che è lingua ostica ma l'Italiano almeno cerchiamo di conoscerlo. (alla fine mi hai fatto essere saccente anche a me…).



E' stata venduta una banca che dava e da lavoro ai giovani di Spoleto, verissimo, ma questo non è stato fatto ieri, è di qualche anno fa la notizia e sono anni che CARISPO fa parte del gruppo Intesa BCI e da qualche anno Intesa/San Paolo. Scusa ma dov'è la novità? Cambia nome in Cassa di Risparmio dell'Umbria e ci saranno dei demansionamenti che non saranno sicuramente indolore per nessuno ma permettimi, sarò populista e demagogico ma di questi tempi è moooolto meglio ricevere una lettera di demansionamento che una di licenziamento!!

Concordo con te sul fatto che un forte contrasto alla vendita era da fare nei tempi passati, prima della vendita ma allo stato attuale dei fatti un sindacato cosa può fare?

E infine, stra-concordo con te sulla morte economica di Spoleto ma non illudiamoci, alle prossime elezioni il vento non cambierà… purtroppo.


Commento scritto da lino il 27 Novembre 2012 alle 13:08
E' vero da tempo c'era Intesa ma il progetto non era chiaro a nessuno o quasi.

Suvvia mica siam citrulli (da leggersi con accento 'oscano)... ora la nuova CRU e più facilmente spendibile sul mercato. Il progetto ora è più chiaro. In che mani finiremo lo sa solo Intesa e la CR Firenze.


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