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Area Vasta - Dillo a SOL, 28 Gennaio 2013 alle 11:44:43

Trevi, il dottor Giuseppe Zenobi scrive a Boccardo sulle modifiche alla festa di Sant'Emiliano

'Possibile che questo rito di gioia sia tanto terribile?' [Commenti]

Per la prima volta, dopo più di mille anni, la processione di Sant'Emiliano cambia volto. La comunità trevana, religiosa e non solo, si è trovata a fare i conti con un ‘opera di "modernizzazione" del rito dei Vespri solenni. Sua Eccellenza il Vescovo, monsignor Boccardo, ha sottolineato ai trevani increduli che lo ascoltavano nella


piazza comunale, la necessità di un cristianesimo reale, pregno di valore e non più legato a stereotipi di sedicente tradizione poco più che decennale.


Forse un po' di storia a questo punto è doverosa tanto per sottolineare che anzitutto la festa del patrono Sant'Emiliano è la festa di tutta la comunità trevana, senza intermediari di sorta, è la festa di tutti coloro che anche da lontani paesi in cui sono stati costretti ad emigrare per difficili condizioni economiche, si ritrovano il 27 di gennaio nel Duomo e fanno a gara per essere portatori della statua del santo; ed è anche la festa che ci mette in comunione con i nostri progenitori, non di 50 anni fa, ma di mille e più anni, attraverso una ritualità che non ha la pretesa di essere liturgia ma che mai nessuno prima di ora si era sognato di sconvolgere.


Mi è stato obiettato da qualche prelato che prima viene la fede e poi la tradizione, ma io rispondo che non esiste fede senza tradizione e non esiste vera tradizione senza fede, che tutti e due questi aspetti della vita spirituale di ognuno di noi si compenetrano. Se così non fosse dovremmo per esempio abolire la tradizione del presepe per iconoclastia. In ogni caso, mi rivolgo a Lei in prima persona, Monsignor Boccardo: la processione di Sant'Emiliano si svolge nello stesso modo, prima del Suo intervento, da ben più di mille anni come il Natalucci ebbe a descrivere nella sua "Historia di Trevi". I cerei delle antiche corporazioni e confraternite, che Lei prontamente ha bandito dal Duomo, nello stesso ci si sono ritrovati per tutti questi secoli in attesa della benedizione. La "chiamata" dell'ordine della processione, proferita dall'ambone, è così da altrettanti secoli. La devozione al Santo è sempre stata manifestata dal popolo trevano attraverso il tocco ed il bacio del piede della statua, cosa che oggi non è stata possibile per la presenza delle staggie che reggono la statua stessa (certo non si poteva creare trambusto per il montaggio delle stesse durante la funzione religiosa).


Ma Eccellenza, mi domando, questo rito di gioia che coinvolge i trevani, è così terribile tanto da dover essere cambiato? Eppure, prima di Lei, ricordo Arcivescovi del calibro di Radossi o Poletti o Pietroalberti o il Suo predecessore Fontana,che mai hanno avuto occasioni per eccepire. E tutti i trevani, credenti ed atei, agnostici e religiosi si sono sempre ritrovati sotto la statua di Sant'Emiliano a festeggiare il loro senso di appartenenza, e con orgoglio, alla comunità della nostra amatissima Trevi.


Tanto Le dovevo manifestare con profondo dissenso condiviso da buona parte, se non tutta, della comunità trevana.



Dr Giuseppe Zenobi



Commenti (15)

Commento scritto da MauroM. il 28 Gennaio 2013 alle 12:49
Qualcuno che conosco io direbbe: ma a te vanno ancora bene le scarpe che portavi da bambino?.... no?...quindi negli anni le hai cambiate?...Bene allora a volte è giusto pure cambiare, tanti nostri vecchi modi di fare.

Saluti


Commento scritto da Eugenio pacifici il 28 Gennaio 2013 alle 16:24
Ma singolare questo signor Mauro che paragona un rito secolare e tradizionale portatore di profondi valori alle scarpe ... Il paragone si commenta da solo.. La. Superficialità di tali concetti é tipica di personaggi senza radici... La tradizione oltre che essere portatrice di fede ne rafforza la profondità


Commento scritto da ermellino il 28 Gennaio 2013 alle 16:50
Gent.mo Sig. MauroM.

Mi infilo nella discussione cone un intruso.

Durante la mia crescita ho certamente cambiato le scarpe e ne ho cambiate tantissime, senza che nessuno però mi abbia imposto mai marca e modello.

Con rispetto.


Commento scritto da Giuseppe Zenobi il 28 Gennaio 2013 alle 17:26
Caro Eugenio,forse il Sig Mauro non sa di cosa si stia parlando dato il paragone....\"Una devozione ed un rito millenario paragonato ad un paio di scarpe\"...qualcun\'altro che conosco io direbbe: ma mi faccia il piacere!!!!


Commento scritto da Uno DOC il 28 Gennaio 2013 alle 22:05
La vita e'fatta di ricordi, di affetti, di momenti che ti fanno crescere e rimanere attaccato alla tua terra alle tue radici. Per un Trevano la processione di SAnt'Emiliano e' parte essenziale delle sue radici. Momenti forti, aspettati, condivisi, vissuti dalla chiesa ai vicoli ai colori delle luci all'odore dell'incenso a Santa Reparata ai comandi per portare il Santo che da bambino guardavo dal basso, con affetto, con amore. Ed ora, sono passati gli anni, io i miei figli stiamo con orgoglio sotto il peso del nostro Santo cosi come lo hanno fatto i miei avi mio nonno, mio padre. Passione, amore, tradizione, radici, odori, suoni, pensieri. Ora, in un istante, come si puo cancellare tutto questo? Umiltà rispetto accettazione tolleranza sono i pilastri dell'amore e della fede, l'arroganza no, quella no!!


Commento scritto da Maria Cristina Zenobi il 28 Gennaio 2013 alle 23:12
Mi trovo perfettamente concorde con quello che ha scritto mio fratello ed anzi aggiungo che troppo spesso ormai la Chiesa stabilisce regole che anziché avvicinare i fedeli li allontana, atteggiamento davvero incomprensibile per chi è deputato all' apostolato.


Commento scritto da giuseppe zenobi il 29 Gennaio 2013 alle 00:10
Grazie Uno Doc! le sensazioni che così puntualmente descrivi,sono comprensibili solo da chi è vissuto nella nostra amataTrevi.Io non pretendo che

si condividano,ma che si comprendano e ciò è doveroso da parte di chi pretende (a questo punto) di avere in mano una parte della vita spirituale della città; poi se,come tu giustamente hai sottolineato, l\'incomprensione genera arroganza,allora diventa molto facile capire l\'indignazione trevana!


Commento scritto da frany il 29 Gennaio 2013 alle 09:36
Allora Mons.Boccardo non ha sconvolto solo la vita parrocchiale di noi cittadini di Spoleto......e piu' precisamente dei parrocchiani di S.Nicolo' ma vedo che ora ha iniziato anche con la comunita' di Trevi..........


Commento scritto da il cospaiese il 29 Gennaio 2013 alle 10:58
Se Mons. Boccardo fosse stato Vescovo di Siena, avrebbe messo in discussione tutto l'aspetto religioso che precede la corsa, dalla messa del fantino alla benedizione dei cavalli. Come scriveva Oscar Wilde "La memoria e' il diario che ciascuno di noi porta sempre con se!"





Perpetua et firma libertas


Commento scritto da Daniela il 29 Gennaio 2013 alle 14:58
Mons. Boccardo ha fatto la stessa cosa a Spoleto con le celebrazioni per il patrono San Ponziano.La scenografia che seguiva la processione ( da sempre bellissima e molto seguita ) completamente azzerata ! Un altro pezzo di storia che se va dalla nostra amata citta'.....ma perche' poi?


Commento scritto da martinella il 29 Gennaio 2013 alle 16:36
Ha proprio ragione la Sig.ra Maria Cristina,la chiesa in questo caso Mons.Boccardo fa di tutto per allontanare la gente dalla chiesa,vedi per esempio l'allontanamento di preti che attiravano a se migliaia di persone ed invece non sfiora lontanamente preti che quotidianamente litigano con qualcuno con il conseguente allontanamento della gente.


Commento scritto da Amalia Cecchini il 29 Gennaio 2013 alle 16:57
Mi é stato chiesto se era possibile far girare x Trevi la tua lettera caro Giuseppe e magari raccogliere le firme...Sono fiera delle tradizioni trevane, le mie!!! Facciamo una bella petizione di sensibilizzazione e inviamola a S.E. Mons. Boccardo


Commento scritto da Marco Giardini il 29 Gennaio 2013 alle 18:23
non posso che condividere in pieno lo spirito e le conclusioni di questo articolo. Da un vescovo sarebbe lecito aspettarsi un approccio diverso nei confronti di simili temi ed una maggiore sensibilità, per non dire delicatezza, nel valutare l'opportunità o meno di arrogarsi certi diritti.


Commento scritto da Giuseppe Zenobi il 29 Gennaio 2013 alle 20:05
Ringrazio quanti stanno esprimendo la loro opinione.Vorrei però sottolineare una cosa importante: tutti noi e dico tutti,prima o poi ce ne andremo,abbiamo quindi l'obbligo di tramandare alle generazioni future ciò che a noi è stato tramandato e che costitisce orgoglio di appartenenza alle nostre splendide comunità: mi riferisco sia ai Trevani che agli Spoletini che vedo accomunati alle nostre perplessità! Non si passa alla storia per essere stato "contro",ci si passa per " aver condiviso"


Commento scritto da Stefano Bordoni il 02 Febbraio 2013 alle 15:08
Sono un ragazzo trevano di 23 anni, mi dichiaro in fede agnostico. Ogni anno non perdo l'occasione, malgrado gli studi mi portino ben lontano da Trevi, di partecipare alla Processione di san Miliano per il valore che essa ha nel tenere coesa la comunità di Trevi da tempo immemore. Non posso sopportare che un'usanza tanto precedente la mia vita sia stravolta dall'intervento assolutamente inopportuno di chi si pone al di sopra di qualsiasi comprensione culturale, addicendo presunti dogmi di fede. Spero che continui l'indignazione dei mie concittadini per quanto è successo e rimanga ferma la volontà per l'anno venturo di pretendere il ripristino dello status quo della festa che riconferma il nostro sentimento d'appartenenza civica. Colgo l'occasione per ricordare come l'Episcopato di Spoleto non abbia mostrato altrettanta risolutezza nel restauro delle chiese che versano in precarie condizioni dal '97, prima tra tutte la preziosissima Santa Maria di Pietrarossa di cui finalmente sono partiti i lavori dopo tanta incuria. Speriamo, e ci mancherebbe altro, che non si colga l'occasione per "smurare" dal pilastro la Pietra Rossa, oggetto della sacralità popolare e non dell'ortodossia cattolica, in un'ondata iconoclasta.

La fede è un valore personale e la libertà della sua espressione è un diritto inalienabile.



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