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Spoleto - Agorà - Spazio Libero, 19 Febbraio 2013 alle 09:14:08

AGORA' - SPAZIO LIBERO, il bene 'cultura' e il suo valore economico

[Fotogallery, Commenti]

L'Italia sa di essere bella, Spoleto sa di essere bella.
A Spoleto ci si conosce uomo per uomo e donna per donna.
Noi a Spoleto godiamo di una grande fortuna: quella di possedere un gran numero di opere d'arte, musei, palazzi antichi, edifici religiosi, siti archeologici


 che non attendono altro che di essere resi produttivi. Ultimamente ci ha premiato anche l'Unesco.
Eppure non avvertiamo l'emozione e l'importanza della nostra piccola città.
Ci si abitua e non si vede più il privilegio che si vive.
Invece credo che la nostra piccola città valga moltissimo anche in termini economici e quindi debba essere valorizzata.
Come.
I beni culturali.
I beni culturali non esistono esiste il bene della Cultura.
Il bene Cultura può essere trasformato in quantità economiche.
Ma per vendere bene e al miglior prezzo, occorre investire, spendere per tutelare, evitare decadenza, non trascurare, mettere in evidenza e far conoscere.
La tutela del patrimonio edilizio, la tutela dell'ambiente e del paesaggio, la promozione e incentivazione della qualità e salubrità edilizia sono fondamentali.
I proprietari degli edifici importanti che sono visibili da vie e piazze, sono tenuti a conservarli in condizioni di decoro. Lo stesso vale per gli edifici di proprietà comunale, per i monumenti, per le icone sulle vecchie strade, sugli eremi ecc.

Il ponte delle torri: fino alla costruzione del viadotto di Kinzne negli USA nel 1890 era il più alto ponte al mondo. Purtroppo è colonizzato da erbacce. Ultimamente è spuntato un pino.
La rocca: è stato questo monumento restaurato e ristrutturato, offerto agli Spoletini ed ai turisti ma i più antichi insediamenti rimangono nell'anonimato e nell'erbacce.
Le mura pelasgiche: risalgono a tanti anni fa hanno visto migliaia di generazioni ma noi non ci curiamo di loro e passiamo, lasciandole alle erbacce.
Le mura medievali, progettate e costruite per includere i nuovi borghi; inizio lavori aprile 1297.
Porta San Matteo l'unica porta quasi originale, di quel periodo, ancora in piedi abbandonata e seviziata da parcheggi incontrollati (V. foto).
Gli edifici religiosi - San Domenico "animata dalla dicromia della cortina, a fasce sovrapposte di conci bianchi e rossi" soffocata dal parcheggio.
Chiesa della Madonna delle Grazie via interna delle mura dalla inconsueta facciata non visibile causa parcheggio. Chiesa di Sant'Omobono, un parcheggio (V. foto)
La cattedrale: quanti turisti si fermano per fare foto. Bella la chiesa bella la piazza assolutamente libere da parcheggio.
Le piazze: del Mercato su tutte, sopraffatta dalle auto. Indecifrabile.
I palazzi: palazzo Benedetti di Montevecchio inizio di via G. Elladio colonizzato da tubi e fili. Se chiedi di aprire una finestra sei fucilato. Telefoni e Enel invece fanno quello che vogliono.
Povera Spoleto.
Durante quest'ultima campagna elettorale, nei vari interventi i politici di tutti gli schieramenti hanno parlato poco dell'argomento ‘cultura'. Inoltre hanno taciuto sui musei, sui monumenti d'arte che si deteriorano e spesso franano.
E che dire poi del calo del 17% - diciassette percento, impressionante! - degli iscritti all'università negli ultimi dieci anni.
Bisogna che si cominci ad insegnare soprattutto ai giovani che il patrimonio culturale non è un inutile fardello ma è un veicolo determinante per formare le coscienze e il sapere dei nostri connazionali. D'altra parte, un paese senza cultura, non può che sfornare abitanti ottusi e senza prospettive. (D.F.) Non c'è niente,(per me) di più difficile nella vita, di non saper cosa fare. Le provi tutte non ti devi mai arrendere.


(Foto: Madonna delle Grazie - Sant'Omobono - Porta San Matteo - palazzo Benedetti; ma sono solo esempi).


Aristippo


 


 



Commenti (3)

Commento scritto da spoleto1949 il 19 Febbraio 2013 alle 12:59
Una disanima tristissima, ma puntuale delle ricchezze della nostra Città e dello stato di incuria e indifferenza nel quale versano e sono colpevolmente abbandonate. Occorre riprendere coscienza della loro importanza morale e materiale.


Commento scritto da Spoleto1965 il 20 Febbraio 2013 alle 10:08
Condivido in pieno!

Precisando però che l'università di Perugia ha avuto un calo del 47% degli iscritti negli ultimi anni.

Che non si vedono più le scolaresche in giro per la nostra città (forse persino gli insegnanti non la ritengono più bella? o non ravvisano l'importanza di insegnare la storia attraverso i monumenti e i beni culturali della città in cui si vive?).

Che questa campagna elettorale è stata la più vuota di contenuti e la meno attenta alla cultura e al rispetto dell'ambiente e all'insegnamento di quelle che io mi ricordo?

Che ci si può aspettare poi se i nostri amministratori per primi hanno sensibilità 0 rispetto a questi temi?


Commento scritto da Il Corvo della rocca il 20 Febbraio 2013 alle 17:25
"L'italia sa di essere bella, Spoleto sa di essere bella. A Spoleto si conosce uomo per uomo e donna per donna. Noi a Spoleto abbiamo....."



Basta fare una piccola analisi delle frasi sopra citate, contenute nell'articolo introduttivo, per rendersi conto che la realtà è molto diversa. Se è vero che tutti i cittadini sono consci della bellezza della propria città e del proprio territorio, contrariamente a quanto asserito, il comportamento di molti di loro lascia pensare tutto il contrario. Si fa riferimento a una piccola città (Spoleto) dove, per le sue dimensioni, si pensa che tutti, uomini e donne, si conoscono tra loro, e che per questo motivo nascono profondi legami, ma non ci si sofferma sulla futilità delle cose a cui dedicano la loro attenzione. Basterebbe riflettere un attimo solo sui veri valori, su come ogni cittadino si interessa del prossimo, sul rapporto e il legame che stabiliscono con la città, e su come con essa si identificano. I cittadini devono comprendere che apprezzare la propria città non significa solamente risiedervi compiacendosi del piacere altrui, ossia dei visitatori. Significa saperla apprezzare personalmente, approfondire il proprio interesse e il proprio legame non solo per per le tradizioni culinarie atte a soddisfare il loro palato, ma orientare il loro pensiero anche alle strutture che la caratterizzano e la valorizzano, partecipando, con le proprie idee, il proprio comportamento e i propri mezzi, alla sua valorizzazione. Vuol dire far parte di una società che intende impegnarsi per procurargli, giorno per giorno, il nutrimento adatto per farla crescere, per farla vivere, per renderla attraente, per scoprirne i difetti e correggerli, conferendogli una reputazione e una personalità che è anche la loro. Doti che dovrebbero essere parte integranti del comportamento di ogni cittadino, senza dover sottostare al giudizio degli altri, del turista di turno, che, in base alle immagini che riesce a ricevere durante la sua breve presenza, può conferirle un apprezzamento o difetto, ignaro ai residenti, ma se negativo dannoso per l'immagine della città. L'evoluzione di una comunità viene espressa non solo ostentando i monumenti della propria città, che appartengono a una nobile realtà del passato con la quale a molti cittadini fa piacere identificarsi, ma esprimendo la realtà del momento, quella con la quale ogni momento siamo confrontati. Realtà spesso in conflitto con gli stessi monumenti architettonici ereditati e in contrasto con la sensibilità del nostro animo. Sensibilità confusa dalle distrazioni del mondo moderno, dalle nostre cattive abitudini, che non ci permettono di saperla distinguere nel suo lato peggiore. Se per molti aspetti è impossibile fermare l'evoluzione del mondo, abbiamo però la possibilità di fermarci un momento per riflettere, per valutare se è giusta la direzione che intendiamo intraprendere.











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