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Spoleto - Le interviste di SOL, 07 Maggio 2014 alle 12:00:55

Grossi e i 5 Stelle: così Spoleto tornerà a volare

Sconfiggere la disoccupazione e passare da ultima ruota a traino della regione: per i grillini ecco come si può fare


Daniele Ubaldi

Se nel resto d'Italia i 5 Stelle sono quasi dappertutto una novità dal punto di vista delle elezioni amministrative, a Spoleto quella che si avvicina è già la loro seconda sfida elettorale. Cinque anni fa candidarono ed elessero in consiglio comunale Carmelo Parente, cui ha dato il cambio a


metà mandato Davide Placidi. A distanza di un quinquennio il Movimento 5 Stelle ci riprova, ma questa volta il bersaglio dei grillini è quello più grosso: vincere, per governare Spoleto. Spoletonline ha incontrato il candidato sindaco di Spoleto 5 Stelle, Guido Grossi.


Grossi, stavolta non siete più una novità. Lo ritiene un vantaggio o uno svantaggio?
"E' sicuramente un vantaggio, e dico di più: non è un caso che non siamo una novità qui a Spoleto. Ho incontrato per la prima volta i ragazzi tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012, dato che lavoravo in varie associazioni e ogni volta che si ragionava su progetti specifici per la città incontravo loro. Quando li ho conosciuti ho trovato persone serie, oneste, preparate, che studiano i problemi con una determinazione diversa rispetto alle associazioni di cui facevo parte. E' stato naturale, per me, entrare nel gruppo, che da cinque anni segue da dentro la politica cittadina e le sue vicende. Abbiamo elaborato un programma per gruppi di lavoro, ragionando sulle proposte più importanti per cambiare la città, dopodiché ci siamo confrontati con la società civile più che con le altre forze politiche, perché siamo convinti che la politica oramai ha preso una distanza troppo grande dalla città e dai cittadini, non ne tutela più gli interessi ma continua a coltivare il clientelismo in cui sostanzialmente la politica stessa sopravvive. Ma in città ci sono forze sane e tante professionalità, le cui idee si infrangono contro le istituzioni ogni volta che hanno bisogno di un riscontro. Noi vogliamo dare spazio a queste idee, governando la città".


Spoleto occupa ormai da anni in pianta stabile gli ultimi posti, in Umbria, in quanto a peso politico. Da cosa dipende secondo Lei?
"La politica locale ha usato questa città come terreno di conquista. Le nostre ricchezze sono uscite da Spoleto e sono state dirottate verso Perugia e Foligno. Al contrario, Spoleto è stata la prima città umbra in cui il Movimento 5 Stelle ha eletto un consigliere comunale. Nel nostro programma vogliamo restituire a Spoleto il posto che merita. Siamo rispettati da tutti gli altri gruppi, e abbiamo la possibilità di dare alla nostra città un posto molto diverso rispetto a quello di ultima ruota del carro. Spoleto deve diventare il traino".


Il portavoce Di Battista ha detto che in politica non esistono più né destra né sinistra, ma solo onesti e mafiosi. Cosa ne pensa lei?
"Penso che i valori di destra e sinistra dovrebbero esistere. Il problema è che i partiti che si autodefiniscono di destra e di sinistra hanno perso ogni legame con quei valori, perché si sono messi a fare affari. E quando sei più preoccupato dal fare affari che da rappresentare quei valori, viene normale dimenticarli. In Italia le maggiori politiche di destra e di capitalismo le ha fatte il partito che si dichiara di sinistra. La riforma del lavoro di Renzi, ad esempio, mira a tutelare le garanzie degli investitori, per di più esteri, e non dei lavoratori. Lo Stato deve intermediare nel conflitto sociale, deve tutelare il debole, ma i partiti che oggi si dichiarano di sinistra hanno preso le parti dei forti, abbandonando i loro sostenitori naturali. Allora noi pensiamo che si debbano restituire le istituzioni ai cittadini, e per farlo occorre superare la classe dirigente politica che ha perso ogni contatto con la società. Compito della politica è non lasciare nessuno indietro, attraverso delle scelte: oggi invece la politica ha delegato tutto ai mercati finanziari, non vuole assumersi responsabilità".


Sì, ma allora è vero o no che l'unica differenza è quella tra onesti e mafiosi?
"La differenza tra onesti e mafiosi è fondamentale, perché è il motivo per cui noi rifiutiamo ogni alleanza con i partiti tradizionali. Hanno perso contatto con i cittadini perché fanno affari di tipo mafioso, sono poco chiari, sono fatti contro gli interessi dei cittadini e per automantenere un sistema di amicizie non trasparenti. Le persone oneste e competenti che provano ad affacciarsi in questi partiti, e che servirebbero per cambiare le istituzioni, non trovano spazio. Il Movimento 5 Stelle è l'unico che ha creato uno spazio sconfinato per chiunque abbia delle buone intenzioni, la fedina pulita, non appartenga alla massoneria né abbia legami con i partiti tradizionali".


E' chiaro il motivo per il quale non vi alleate con i partiti. Ma per quel che riguarda le altre liste civiche? Accomunate anche quelle, tutte, ai partiti tradizionali?
"Il nostro Statuto è stato modificato in occasione di queste elezioni. E' stato introdotto il divieto di allearci anche con le liste civiche, perché in giro per l'Italia 9 liste civiche su 10 sono liste civetta, afferenti cioè a persone appena fuoriuscite da un partito e che, per riciclarsi, si inventano una lista civica dentro cui candidarsi, insieme agli altri che hanno contribuito a creare situazioni di degrado. Esistono eccezioni dappertutto ma la situazione è molto confusa e quindi, per statuto, si è deciso di chiudere anche alle liste civiche. Questo non vuol dire che, in caso di vittoria, non ci avvarremo di persone che fanno parte di liste civiche o anche di partiti ma che, in maniera disinteressata, siano disposte a dare il proprio contributo alla risoluzione dei problemi".


Intende dire anche da un punto di vista amministrativo-esecutivo?
"Sì. Potremmo chiamare degli assessori esterni, soprattutto in quegli Assessorati dove più che la capacità di scelta conta la terzietà. Un assessore al bilancio non è la persona che decide e compie scelte economiche, ma è colui che presta la sua competenza e ricopre una funzione di garanzia. E' giusto che la funzione di garanzia sia affidata ad una persona terza rispetto a chi sta governando. Stiamo ricevendo molti curricula e li stiamo valutando, così come stiamo valutando se annunciare tutta la squadra o parte di essa prima del voto. Ci stiamo ragionando. E poi non esistono soltanto gli assessori".


In che senso?
"Le chiedo: perché pagare un consulente per qualsiasi cosa? Vogliamo che le professionalità di questa città si mettano a disposizione per affrontare i problemi. Abbiamo interesse e voglia di ascoltare proposte intelligenti. C'è bisogno di energie e disponibilità, siamo pronti a modificare il regolamento sulla partecipazione, andando eventualmente a toccare anche lo statuto comunale. Creeremo strumenti che rendano facile la vita a chi si vuol mettere a disposizione: chiaramente lo si deve fare in maniera disinteressata e gratuita, e non per curare interessi particolari come avvenuto in passato".


Parliamo di programma. Desta molta curiosità il Vostro "Piano disoccupazione zero".
"Volgiamo dimezzare la disoccupazione entro cinque anni, e farla sparire entro dieci. Per creare lavoro ci vogliono idee, progetti, perché sono lavoro ed impresa che portano ricchezza. La solita politica ci racconta che sono finiti i soldi, mentre quelli che ci sono e si destinano al sistema finanziario nazionale, di cui lo Stato è schiavo tramite leggi come il fiscal compact o il patto di stabilità. Renzi ci racconta che vuol penalizzare i sindaci che non privatizzano i servizi pubblici, malgrado ci sia stato un referendum. Io invece voglio far lavorare il personale che gestisce quei servizi, sia il personale del Comune sia delle partecipate. Se si utilizzano strumenti come il controllo analogo, in mano a gente che non fa parte del vecchio sistema clientelare, allora il sindaco può far sentire la sua voce, qualunque cosa sia scritta nei contratti di quel personale. Contano soltanto la qualità e la quantità dei servizi offerti ai cittadini, per cui o si è in grado di svolgere servizi efficienti, oppure rivedremo i rapporti".


D'accordo, ma come pensate di azzerare la disoccupazione?
"Per far circolare le risorse occorrono progetti, quindi coinvolgere la società civile. A Spoleto le famiglie possiedono circa 5 miliardi e mezzo di capitale, dei quali 3 e mezzo sono di patrimonio immobiliare, mentre circa 2 miliardi ammuffiscono nei mercati finanziari. Le banche non prestano più soldi alle famiglie, l'economia p ferma. Dobbiamo convincere i privati che è possibile costruire un sistema economico completamente diverso da quello attuale: la media industria è quasi alla frutta, non possiamo più pensare alla nuova edilizia e siamo sovradimensionati anche in quanto a supermercati. Occorre ripensare completamente l'economia, basandola sulla nostra capacità di fare. Per esempio dobbiamo riconvertire l'agricoltura al naturale, invertire la rotta, rispettare il nostro suolo, investire nell'artigianato, convincere i nostri ristoranti a proporre soltanto cibi locali e naturali. E' un messaggio molto forte, capace di attirare tantissimi turisti da tutto il mondo. C'è sempre più attenzione verso il cibo naturale".


Dunque anche la caccia, per voi grillini, ricoprirebbe un ruolo sostenibile?
"Gli animali non sono spariti per colpa dei cacciatori, ma della chimica nelle campagne. Il cacciatore potrebbe essere il tutore dell'ambiente e parte dell'equilibrio necessario in natura".


Torniamo al "Piano disoccupazione zero".
"Agricoltura, artigianato e turismo. Spoleto non può sprecare le risorse, al momento le fa godere a 500 mila persone l'anno. Non dico che possiamo arrivare da subito ai 6 milioni di turisti che annualmente visitano Assisi, ma 3 milioni entro 3 anni è l'obiettivo minimo raggiungibile. Abbiamo tantissime cose da offrire, a cominciare dalla nostra capacità di vivere bene: dobbiamo prima ricostruirla, e poi la faremo godere ai visitatori. Attorno a questo concetto ci si può costruire un'economia diversa, dove i supermercati o capiscono che devono vendere prodotti del territorio e reinvestire in gran parte nel territorio, o avranno vita difficile, con i gruppi d'acquisto che sono una delle cose da sviluppare, al fianco di veri mercati alternativi, naturali, che rendano semplice per i cittadini reperire i prodotti locali. Creeremo un circuito in cui circola un buono di solidarietà territoriale, da spendere in alcuni punti e per alcuni prodotti. Secondo noi c'è anche la possibilità che la grande distribuzione capisca, almeno in parte, queste esigenze e questi progetti: poi sta alla città e a chi la guida creare le condizioni per renderne possibile la realizzazione. E' chiaro che se oggi una grande catena decidesse di vendere soltanto prodotti locali non avrebbe la merce da acquistare. Dobbiamo quindi agire sia sulla domanda sia sull'offerta. Per questo vogliamo prendere i terreni incolti e darli ai nostri giovani, possibilmente associati fra loro, garantendo certificazioni gratis, aiutandoli nelle trasformazioni del prodotto, mettendo loro a disposizione gli strumenti attraverso la macchina comunale, con pochi soli ma tante persone e patrimonio pubblico, che oggi è usato molto male quando non addirittura abbandonato. Dobbiamo valorizzare quelle risorse, e siccome abbiamo la necessaria capacità manageriale valorizzeremo sia le persone sia il patrimonio, coinvolgendo tutte le categorie: artigiani, professionisti, giovani imprenditori. Dobbiamo partire da Spoleto e allargarci in tutta la regione".


Lei ha un trascorso professionale importante in una delle più grandi banche italiane: qual è la Sua visione della crisi economica?
"La politica non ha capito il problema, anzi è parte del problema e, in quanto tale, ha ostacolato ogni iniziativa volta a risolverlo. Voglio che i nostri giovani non se ne debbano andare in Australia a cercare fortuna, ma possano investire qui, affiancati da istituzioni che siano di aiuto e non di ostacolo, in una città che ruoti attorno, anche culturalmente, alle loro idee, ai loro progetti. È un dovere delle istituzioni, è scritto nella nostra Costituzione che le istituzioni devono garantirci servizi e lavoro. La politica non ha più le leve dell'economia, la sua unica possibilità è quella manageriale, cioè preparare e realizzare progetti coinvolgendo i privati. Se ne è capace allora l'economia riparte, altrimenti siamo destinati a diventare vittime di quel disegno che vorrebbe delegare tutti i servizi ai privati, svendere il patrimonio pubblico e anche le nostre migliori aziende. E' un disegno perverso, che si sconfigge solo coinvolgendo la città".



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