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Spoleto - Le interviste di SOL, 21 Maggio 2014 alle 20:31:49

Fabrizio Cardarelli: 'Sapremo anteporre le competenze alle appartenenze'

Il candidato sindaco di Rinnovamento e la sua visione di Spoleto: 'Città politicamente svenduta in cambio di rendite di posizione personali'


Daniele Ubaldi

Figura familiare per migliaia di spoletini, che sono passati - nel corso degli anni - di fronte alla sua cattedra, capogruppo in carica di Rinnovamento per Spoleto in consiglio comunale, il professor Fabrizio Cardarelli ne è anche il candidato sindaco, sostenuto dall'omonima lista civica


e da Spoleto Popolare, il soggetto politico che fa riferimento al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Spoletonline lo ha incontrato per conoscerne i programmi e comprendere i "perché" di alcune decisioni.


Cardarelli, perché correte da soli contro tutti?
"In questa prima fase abbiamo deciso di andare da soli perché il nostro messaggi politico è atipico rispetto a quello dei partiti tradizionali, nel senso che noi non anteponiamo gli interessi di parte a quelli della cittadinanza, com'è invece tipico costume dei partiti. Tant'è che dentro le nostre anime coesistono differenti provenienze politiche".


Però un partito ve lo siete comunque accollato...
"Lo abbiamo inserito in coalizione, è vero. L'importanza di avere inserito anche il Nuovo Centrodestra va messa in relazione alla necessità di interlocuzione con gli organi istituzionali superiori che, come dicono tutti è indispensabile per trovare le sinergie necessarie alla risoluzione dei numerosi problemi della città e per rompere l'isolamento nefasto nel quale si è ritrovata. Prova ne sia la grande risonanza e riscontro registrati dalla visita all'ospedale da parte del ministro della Salute, onorevole Lorenzin, che ha potuto apprezzare la grande professionalità del nostro personale e la qualità dei servizi offerti nel nostro nosocomio. Lo stesso dicasi per la visita del ministro dell'Interno, onorevole Alfano, che è stata utile per farci garantire un'azione volta a salvaguardare il futuro della scuola di polizia. Questi risultati, che speriamo siano consolidati entro breve tempo, si ottengono solo nel momento in cui, appunto, si cessa di essere una forza isolata".


Benissimo, però il conto lo paga il civismo delle Sue liste, non crede? Per completare il quadro, al Vostro interno, oltre al Nuovo Centrodestra, ci sono esponenti che fino a ieri erano di Forza Italia, addirittura c'è l'ex coordinatore. Come fate a definirvi civici e non di centrodestra?
"Lo diciamo perché nelle nostre liste ci sono anche elementi che provengono dal centrosinistra, e che il Partito democratico si è rammaricato di non vedere nelle proprie liste. Siamo perfettamente consapevoli che la costruzione del futuro della città deve passare tramite una sinergia tra le migliori volontà. Per far questo le sensibilità partitiche devono necessariamente passare in secondo piano. Prova ne sia che il primo punto del nostro programma prevede un'azione forte di sostegno alle famiglie meno abbienti, che non si legge così esplicitamente in nessuno dei programmi, nemmeno in quelli della sinistra".


Lei si chiama Rinnovamento, ma al suo attivo conta già circa 20 anni di vita amministrativa, cinque dei quali trascorsi in giunta. Come fa a conciliare teoria e pratica? Non Le pare un paradosso?
"No, perché il progetto al quale ho lavorato da sempre ha come obiettivo quello di rinnovare le forme, i metodi e le finalità del ‘fare politica'. Purtroppo è un progetto lungo da portare avanti, perché lo strapotere del partito trasversale, che ha operato in modo tale da suddividersi il potere economico e quello politico, ha ridotto questa città a perdere tutto, persino il controllo delle proprie eccellenze nel mondo bancario. Peraltro ciò è avvenuto senza portare alcun riscontro in ambito amministrativo, in quanto Spoleto è rimasta isolata dal potere politico regionale nonostante fosse allineata, dal punto di vista partitico, con le altre istituzioni".


Quindi Lei ritiene che l'allineamento politico, storicamente esistente tra Spoleto e le istituzioni provinciale e regionale, sia stato un valore sottratto e non aggiunto la città?
"Faccio notare che è dal 1980 che questa città non è più ritenuta degna di avere una rappresentanza in giunta regionale. Inoltre ricordo la querelle di cinque anni fa, a proposito della mancata nomina di un assessore provinciale spoletino malgrado fossero stati eletti ben due consiglieri provinciali dal Pd locale. Ecco, credo che queste riflessioni la dicano lunga su quale sia il rapporto tra i livelli politici locali e quelli regionali: non una sorta di collaborazione, ma piuttosto una negletta forma di ‘zerbinismo' al quale hanno incivilmente aderito i politici locali della sinistra, che hanno rinunciato a pretendere di rappresentare Spoleto nei massimi consessi in cambio di rendite di posizione esclusivamente personali".


Qualche esempio?
"Dante Andrea Rossi, per esempio. A suo tempo ha preferito assumere una carica di tipo partitico invece di pretendere con forza che Spoleto fosse rappresentata in giunta provinciale. Oppure, nelle passate elezioni regionali, c'è stata una buona fetta del Pd che ha chiesto di votare per un candidato folignate invece di sostenere il candidato locale, che avrebbe potuto rappresentare con tutt'altra passione e competenza le giuste istanze del nostro territorio".


Parliamo di programma: cosa ha da dire ai tanti giovani che in questi anni hanno lasciato Spoleto?
"Purtroppo è un problema che mi ha toccato anche personalmente, in famiglia. Prima di tutto bisogna dire che i giovani che lasciano Spoleto possono avere caratteristiche ed esigenze diverse. Ci sono ad esempio i laureati di alto livello, che se ne vanno da Spoleto per intraprendere brillanti carriere in Italia e all'estero. Reputo un fatto estremamente positivo che molti spoletini brillanti vadano ad imporsi in realtà importanti. Il problema è che addirittura la manodopera di tipo medio se ne va. Gente che gestisce ristoranti, camicerie, negozi: costretti anche loro ad andarsene fuori alla ricerca di una tranquillità economica e di un futuro che qui purtroppo non riescono a trovare".


Il quadro è chiaro, ma Voi cosa proponete?
"Fatte queste premesse vogliamo proporre un diverso modello di sviluppo della città, che punti sulle sue caratteristiche peculiari. Quindi pensiamo a uno sviluppo legato alle attività turistiche, ma anche alla possibilità di agganciarsi alle opportunità di finanziamenti europei per il mondo industriale che, nella misura di circa 300 milioni di euro, saranno disponibili per l'Umbria nei prossimi 4-5 anni. Questa cifra, già molto cospicua, potrà essere raddoppiato nel caso in cui si riesca ad attivare cofinanziamenti. In particolare, la nuova disciplina che regolerà l'erogazione di questi fondi prevede non la loro distribuzione a pioggia, ma l'individuazione di distretti industriali nei vari territori. Allora, se pensiamo all'altissima qualità dell'industria meccanica specialistica di Foligno, e contestualmente alle officine metalmeccaniche di alto livello che ci sono a Spoleto, ecco emergere la possibilità di creare sinergia fra questi mondi e partecipare a questo progetto. Allo stesso modo immagino la possibilità di creare, coinvolgendo i numerosi imprenditori oleari presenti sul territorio, un'azienda specializzata nella produzione e vendita di contenitori plastici per gli olii. Ovviamente deve essere un'iniziativa di sistema, bisogna creare le condizioni affinché l'idea vada in porto e si traduca in posti di lavoro. Le proposte di sistema sono l'unico modo per dare risposte concerete e realizzabili a chi non ha impiego, giovani e non".


Piano regolatore generale.
"Il dramma del Prg va assolutamente risolto in tempi brevi, ma non con soluzioni rabberciate come è stato fatto adesso. Occorre avere il coraggio di approvare un nuovo Piano regolatore generale, che tenga conto di tre aspetti fondamentali: le reali esigenze abitative della città; il recupero del costruito esistente; l'impossibilitò diffusa, da parte di tanti cittadini, a far fronte alla tassazione, divenuta una condanna per molte famiglie. E a proposito di Imu, dobbiamo aggiornare i valori dei terreni che sono fermi alle stime del 2009, il che produce un 7 per 1000 troppo alto. Un'attenzione diversa va quindi rivolta al territorio e alla sua gestione, ma va anche educata la gente".


In che senso?
"Non dovrà più succedere di poter ‘ammirare', per così dire, degli infissi di alluminio anodizzato che fanno bella mostra di sé in alcuni borghi antichi, che potrebbero e dovrebbero essere invece un'attrazione turistica per il nostro territorio".


Cardarelli, Voi ce l'avete il programma "disoccupazione zero"?
"No. La politica è una cosa, i sogni un'altra. Noi siamo abituati a fare politica, non a sognare, perché poi si rischiano risvegli amari".


La squadra di giunta ce l'ha in testa già?
"Sì".


E prevede la presenza di qualche esterno o sta tutta nelle due liste che La appoggiano?
"Non escludo la presenza nell'esecutivo di qualche esterno, ma sono convinto che nelle nostre liste ci siano già grandissime competenze. Penso ad esempio all'impegno di uno come Zefferino Monini allo Sviluppo economico, o di Roberto Settimi alla gestione dello Sport e del Turismo. E poi ritengo che ricorrere in maniera eccessiva all'impiego di figure esterne sia anche un po' una mancanza di rispetto nei confronti del mandato conferitoci dagli elettori. Saremo capaci di mettere insieme le migliori professionalità, perché la gravità del momento questo ci chiede. Saremo capaci di preferire le competenze alle appartenenze".


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