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Spoleto - Festival: l'album dei ricordi, 28 Giugno 2014 alle 22:36:10

Quando Brigitte Bardot infiammò la Rocca

[Commenti]


Alfonso Marchese

Una supernova. Che richiamò a Spoleto la stampa di mezzo mondo. Brigitte Bardot arrivò al seguito della troupe del regista francese Louis Malle. Dovevano girare alcune scene del film "La vie privée". La casa di Giancarlo Menotti, a piazza Duomo, era stata trasformata prima in


residenza della grande attrice, sex symbol degli anni sessanta, e poi in set cinematografico. Una delle scene prevedeva che la protagonista del film si gettasse dalla finestra del secondo piano. Non da quella del primo, dove Menotti come un papa faceva la sua tradizionale apparizione al termine del concerto in piazza. Il maestro era piuttosto superstizioso. E anche se si trattava di una finzione scenica, non intendeva che il davanzale della sua finestra fosse il trampolino da cui si spiccasse il volo per un aldilà di cartapesta.


Comunque, la troupe rimase inoperosa per tutto il periodo del festival. Anche perché le vie, le piazze, i vicoli erano troppo affollati. Né si poteva chiedere al Comune di fare sgomberare gli spazi urbani per fare posto a cinepresa e attori. Menotti era stato chiaro: girate pure le scene del film, vi metto a disposizione la mia casa, ma non turbate l'andamento del Festival. Sotto questo profilo il duca era intransigente. Schiere di fotografi e giornalisti erano sempre in agguato. Mimetizzandosi tra gli avventori del bar ristorante Tric Trac. O piazzandosi sui tetti con potenti teleobiettivi puntati verso le finestre di casa Menotti. Si sperava di cogliere l'attrice nell'intimità casalinga.


L'assedio aveva indotto BB a prendere maggiori precauzioni. Per cui erano state sciupate ore ed ore in appostamenti infruttuosi. Si diceva che la Bardot girasse nuda per casa. Il che accresceva l'impegno dei fotografi a sacrificare giornate intere sui tetti. Finché un giorno si vide un giovane cameriere uscire dal portone tutto concitato che gridava "L'ho vista nuda, l'ho vista nuda". La scoppola energica di Giustino, che stava sulla soglia del Tric Trac, gli serrò le labbra.
Menotti avrebbe poi confermato la circostanza. Il ragazzino non aveva mentito. "Me lo disse lo stesso Louis Malle. Ma nessuno osò credere a quel ragazzo, salito al piano di sopra per portare il caffè ordinato al bar e accolto dall'attrice senza un filo di stoffa sul corpo. Pare che fosse consuetudine dell'attrice girare nuda per casa" mi raccontò Giancarlo Menotti sorseggiando il suo rosso di Montefalco.


La sera, insieme ad altri amici, Brigitte Bardot non disdegnava partecipare a feste organizzate nella casa del professore Giovanni Carandente, all'epoca responsabile delle arti visive al Festival. L'abitazione del grande critico d'arte era a due passi da piazza Duomo. E non era certo esente dall'assedio dei fotografi. Questa costante e imperterrita persecuzione rendeva difficile potere soddisfare un desiderio di Brigitte Bardot: incontrare al carcere della Rocca un giovane detenuto, condannato a venticinque anni di carcere per avere ucciso il patrigno che maltrattava la madre. La storia era stata riportata dai giornali francesi. E la Bardot ne era rimasta colpita. Per cui voleva approfittare del suo soggiorno spoletino per parlare col giovane detenuto.


Ma cosa si poteva fare per tenere l'incontro segreto? La direzione del carcere, che era stata preavvisata, non aveva fatto obiezioni. La spoletina Lidia Gianloreti, che era una delle collaboratrici più ascoltate dal maestro Menotti, dichiarò la sua disponibilità a organizzare la visita di Brigitte Bardot al carcere. Si decise, d'accordo con la direzione della casa di reclusione, di andare la mattino presto. Verso le sei. A quell'ora giornalisti e fotoreporter dormivano della grossa.
La Bardot incontrò il giovane, lo abbracciò e si intrattenne per una mezzoretta a parlare con lui. Nessuno aveva previsto, però, la tempestività di Radiocarcere nell'apprendere la notizia e trasmetterla di cella in cella.


All'improvviso una voce chiamò forte Brigitte, poi un'altra le fece eco, poi un'altra ancora. In poco tempo tutta la Rocca ribolliva invocando ritmicamente quel nome carico di sensualità e di sogni. Il carcere era un inferno. Tutti i detenuti facevano un solo coro del nome Brigitte, sottolineato dal battito a tempo di scodelle e bicchieri di latta sul ferro delle finestre. Il direttore del carcere, preoccupato, pregò l'attrice di andare via per questione di ordine interno. Brigitte Bardot, invece, disse al direttore che una visita a tutte le celle avrebbe calmato gli animi. E così avvenne.
La Bardot arrivata a casa chiese alla Gianloreti di pregare il direttore di farle pervenire la lista dei detenuti. Erano centosettanta. Ad ognuno dedicò una sua foto con tanto di firma.



Commenti (2)

Commento scritto da Il Corvo della rocca il 29 Giugno 2014 alle 16:47
Oltre a stimolare "forti bollori" nel corpo e nell'animo dei detenuti della rocca, Brigitte Bardot riuscì a infiammare anche l'irritabilità di qualche fotografo. Dopo aver rievocato un "gesto nobile" che diede un'impronta della sua presenza a Spoleto è giusto rievocarne anche qualcuno di meno piacevole: Se ben ricordo...si beccò un sonoro ceffone da un paparazzo dell'epoca, per avergli strappato di mano il suo strumento di lavoro e averglielo scaraventato per terra. Questo gesto, tra gli spoletini presenti suscitò molto clamore. Infatti, alcuni di loro trovarono più facile tentare l'approccio con M.M. (Marcello Mastroianni) al quale gli chiesero che effetto gli faceva lavorare con la BB. Con assoluta tranquillità, con gentilezza e senza scomporsi egli rispose: Nessun effetto, la considero un'attrice normale.


Commento scritto da Signor SMith il 29 Giugno 2014 alle 17:47
Grazie per il delizioso anneddoto. Un modo per ricordare Lidia Gialloreti, Giovanni Carandente e tutte quelle persone che sino alla metà degli anni '90 "facevano" (letteralmente) il Festival. Altri tempi.... siamo tutti diversi, dopo vent'anni.


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