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Spoleto - Festival: l'album dei ricordi, 02 Luglio 2014 alle 15:18:59

Menotti, Schippers e Visconti restano a bocca asciutta

Il prete raschia i capezzoli alle sirene [Commenti]


Alfonso Marchese

Agli esordi del Festival c'era ben poco da scialare con i ristoranti. Tra i pochi esistenti ce n'era uno: il Clitunno. Nella sala era stato messo a servire un ragazzino di dodici anni. "Un giorno andammo io, Visconti e Schippers. Oltre a tanti altri artisti", mi raccontò il maestro Menotti. "Eravamo una bella


tavolata, in un ambiente povero. Senza un minimo di arredamento che potesse renderlo più confortevole". C'erano una vecchia credenza e dei tavoli disposti qua e là con tovaglie grezze e sedie piuttosto scomode. "Ordinammo al ragazzino, che faceva tanta tenerezza, spaghetti per tutti. Anche perché il menu era povero. Non è che lasciasse molta libertà di scelta. Avevamo fame e gli spaghetti erano il piatto giusto per tutti" ricordava Menotti.


Dopo mezz'ora apparve sulla soglia della cucina il ragazzino che reggeva un grosso vassoio colmo di spaghetti fumanti. La testa del giovane cameriere non si vedeva neanche, occultata dalla proporzione della portata. Il piccolo cameriere avanzava traballando. Si sentiva l'odore a distanza. Già i commensali pregustavano di affondare la forchetta nel piatto, rotolarne una matassa e farne un solo boccone. La tavolata era animata e seguiva l'avvicinarsi del pasto con sguardo avido. Ma anche con ansia. I movimenti del ragazzo erano infatti insicuri. "Il giovane era quasi arrivato a destinazione. Ancora due passi e il vassoio sarebbe stato alla portata delle nostre forchette, già impugnate da mani frementi di dare l'assalto".


Il tramestio a tavola, i sorrisi e le battute dei commensali ebbero l'effetto di distrarre il giovane cameriere. Di provocare in lui un soprassalto di emozione che gli fece perdere l'equilibrio. Il ragazzino scivolò e gli spaghetti finirono a terra. Con grande disappunto della tavolata. Ma anche con comprensione e tenerezza per quello scricciolo di cameriere con le lacrime agli occhi per l'infortunio nel quale, suo malgrado, era incappato.


L'incidente non pregiudicò la frequenza del locale da parte di Menotti, Schippers e Visconti. E presa confidenza con il proprietario, lo convinsero ad apportare qualche piccolo ritocco. A loro spese, s'intende. Così pregarono un loro amico pittore americano di disegnare e colorare qualche figura sul muro centrale della sala da pranzo. L'artista statunitense disegnò un branco di sirene, con la coda di pesce e il busto di donna. Ovviamente a seno nudo. Le mammelle erano due cerchi, con due puntini al centro.


"Mica poteva nascondere il petto con un reggiseno. Sarebbe stato assurdo riprodurre le immagini mitologiche vestendole con biancheria intima", celiava Menotti. "Comunque, il pittore colorò il disegno. Capezzoli compresi. L'indomani trovammo un prete, in cima ad una piccola scala addossata al dipinto, che munito di una lametta stava scrostando i capezzoli ad una delle sirene. La stessa operazione sarebbe poi toccata alle altre. Di fronte al nostro corruccio e alle proteste, il prete disse: vada per il seno, ma non per quei puntini. Troppo arditi".



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Commenti (7)

Commento scritto da Il Corvo della rocca il 02 Luglio 2014 alle 18:14
Con un po'di fantasia da parte dei lettori la scena descritta potrebbe assumere degli aspetti romantici, come la visione del famoso film di Sergio Leone: "C'era una volta in America". Se non fosse che, nell'indifferenza di molti, anche in quella circostanza veniva praticato lo sfruttamento di minorenni: "Nella sala era stato messo a servire un ragazzo di dodici anni"....Spero almeno che qualcuno dei commensali abbia avuto l'accortezza di ricompensarlo con una bella mancia.


Commento scritto da Santiago il 02 Luglio 2014 alle 21:11
Il Corvo della Rocca ha ragione, però mi chiedo: i nostri giovani, soprattutto minorenni che tutte le sere per seguire la moda dell'apericena frequentano i bar sciupandosi buona parte della "paghetta" con spumantini e salatini, per certi aspetti, non sono ugualmente oggetto di sfruttamento di minori?


Commento scritto da francesca il 02 Luglio 2014 alle 22:19
era un'altra epoca,si era usciti dal dopoguerra,avevamo perso una guerra, c'era tutto da ricostruire ed era abbastanza facile fare tutto.3 punti secondo me sono importanti:1 la molta tenacia e pazienza del maestro2spoleto è stata fortunata per essere stata scelta come sede del festival(menotti aveva visitato anche altre città)3spoleto è una città difficile(come tutti i piccoli centri di provincia credo)ma cosa sarebbe stata o diventata senza il festival?


Commento scritto da Alessio il 03 Luglio 2014 alle 10:05
Sfruttamento di minori...ma qui siete tutti matti, c'è proprio insito in voi il preconcetto dello sfruttamento.

Io ho letto solo una bella storia, in un ristorante di Spoleto nel dopoguerra che dava la possibilità ad un ragazzino di 12 anni di guadagnarsi da vivere e soprattutto ho letto di un prete che ha "rovinato" un opera d'arte per sua ignoranza ma che per l'epoca era giustificata...

Ha ragione chi parla di sfruttamento, meglio che i nostri ragazzi 12enni stiano in giro in borgo a girarsi i pollici e a spettegolare, quando va bene, altrimenti a farsi le canne in qualche vicolo e anche di peggio.

oppure meglio che stiano tutto il giorno chiusi in casa su Facebook o a giocare con i giochini elettronici.

Qui ci vuole un nuovo messia per spiegare l'ABC di cosa è bene e cosa è male in questa società....



Commento scritto da musco domenico il 03 Luglio 2014 alle 11:09
X Francesca:vorrei capire cosa è diventata Spoleto dopo il Festival.

Il cotonificio ha chiuso ,la Minerva ha chiuso,Panetto e Petrelli ha chiuso,la ex Pozzi sta chiudendo,dentro Spoleto molti negozi sono chiusi ,ristoranti vuoti etc....

il castello in Scozia è importante per Spoleto?





Commento scritto da degrado funk il 03 Luglio 2014 alle 13:05
Deliziosa 'sta cronaca,

si sente, oltre il profumo di spaghetti,

l' abbaglio dell' arte che dava forme nuove

alla Spoleto che era,

con forme d' umanità di artisti veri

che rimarranno,

e non è stato e

non sarà il coltellino di un prete a cancellare tanto ben di dio

come il capezzolo affrescato descritto.

Occhio comunque, l' ignoranza è sempre in agguato.



Commento scritto da Ex Spoletino il 03 Luglio 2014 alle 16:28
Povero Gian Carlo. .....


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