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Spoleto - Festival: l'album dei ricordi, 04 Luglio 2014 alle 16:27:00

I grandi inviati al Festival, per le vie miliardari americani e star come Alain Delon e Liz Taylor

[Commenti]


Alfonso Marchese

Tempi d'oro. Che sono ora diventati di stagno. Se le grosse testate non vendono cammello pubblicitario, niente servizi. Anche perché non c'è nulla di nuovo che non sia già stato recensito. Gli inviati nei primi tempi del Festival si chiamavano Montale, Moravia e Arbasino, tanto per


citare alcuni nomi fra i più illustri. E fu proprio Montale, inviato del Corriere della Sera, a seguire la Bohéme, con Menotti regista, Schippers direttore d'orchestra e Lila De Nobili per scene e costumi.
Erano gli anni del boom della vita mondana. Spoleto era invasa da carovane di americani. Il bel mondo della moda e dell'arte internazionale si dava convegno a Spoleto. Che Montale, in uno dei suoi reportages, definì "parterre de rois" (platea di re). E per dare un'idea della vita fuori dai teatri scriveva: "Lo spettacolo è continuato fino alle ore piccole, nei ristoranti notturni e perfino sugli spalti dei torrioni medievali, dove per l'occasione s'innalzano fumi di spaghetti alla napoletana".
Invece Moravia con pochi tocchi forniva il ritratto di una città divenuta la finestra che si affacciava sul mondo della cultura. E in un suo articolo parlava "dei tacchi prepotenti di esigenti bellezze del mondo cosmopolita fra i gradoni ed i vecchi palazzi".
Si respirava un'aria nostalgica delle corti, del mecenatismo illuminato e aristocratico. Miliardarie come Alice Tully facevano la spola tra New York e Spoleto. Il patroliere texano Tobin era di casa. Come d'altra parte Willy Toscanini. Per non parlare di attori, registi, scrittori che hanno fatto la storia del ventesimo secolo.
Se al teatro Nuovo si potevano incrociare stars come Victor Mature, Ava Gardner, Charlton Heston, Audrey Hepburn, al Caio Melisso ci si poteva imbattere in coppie come quella composta da Liz Taylor e Richard Burton. Questi ultimi, invitati da Menotti nel palco a lui riservato, non esitarono a tagliare la corda prima della fine dello spettacolo. "Si annoiavano e terminato il primo atto - ricordava Menotti - uscirono e si sedettero suoi gradini interni del teatro, avendo per compagna una bottiglia di whisky".
A piazza Duomo si potevano incontrare Alain Delon e Romy Schneider, al seguito di Luchino Visconti. O personaggi come Andy Warhol, secco e alto una spanna, con appresso un cagnolino bianco in contrasto con l'abbigliamento nero. Si diceva di lui che avesse un cagnolino per ogni vestito che indossava. Se si vestiva di rosso, l'animale era di pelo nero. O addirittura giallo.
E oggi? Mancano le passerelle e il clima s'è ingrezzito. La fantasia va a ramengo e le bizzarrie languono. L'unica cosa che rimasta è la sbevazzata. Tra risate senza allegria.


 



Commenti (7)

Commento scritto da spoletina che ricorda il 04 Luglio 2014 alle 16:53
Ricordando il passato si fa una bellissima descrizione del festival di oggi e di come è ridotta Spoleto!!!!!!!!!! Altro che finestra che si affacciava sul mondo della cultura ora è l'ignoranza che la fa da padrona e soprattuto il malgoverno di tanti anni...........


Commento scritto da fragolina di bosco il 04 Luglio 2014 alle 21:59
anche audrey hepburn è venuta a spoleto?quando?


Commento scritto da Peperoncino il 05 Luglio 2014 alle 10:37
Certo che Alan Delon era davvero una superba presenza! Oggi ci accontentiamo della descrizione di "bellezza" di Sgarbi e vabbè...


Commento scritto da musco domenico il 05 Luglio 2014 alle 11:14
Quanti miliardi di lire pagava lo stato per avere questi grandi artisti?



Commento scritto da Signor Smith il 05 Luglio 2014 alle 15:09
Davvero crede il Signor Musco che Luchino Visconti venisse a Spoleto perché allettato dai miliardi dello Stato? O per lo spirito di creatività, libertà e complicità tra artisti che pervadeva Spoleto? Crede che Ezra Pound avesse bisogno del "soldo pubblico per mettersi in gioco a Spoleto? E Nureyev, Gades, Carla Fracci, Eduardo De Filippo... tutti a mungere la vacca statale? A Spoleto sono sempre girati (relativamente) pochi soldi... ci si ingegnava molto e si sfruttavano amicizie e rapporti personali.



Il più bello spettacolo che Antonio Gades e Cristina Hoyos abbiano mai fatto è stato uno spettacolo gratuito, in piazza del Duomo alle 4 di notte, dopo una cena alla Pecchiarda....



Mi permetto di ricordare qualche altro nome di mecenate e benefattore (non solo del festival), tutti innamorati di Spoleto: la signora Kress, Ernest Hilmann, John Skilton...


Commento scritto da musco domenico il 06 Luglio 2014 alle 17:28
X Mr. Smith:

Quindi tutti questi grandi artisti registi etc.. venivano a Spoleto perchè c'era una particolare atmosfera?Qualcosa di unico al mondo?una città piena di artisti ed intellettuali?Allora, se non venivano per i soldi, perchè adesso non vengono più?

Ezra Pound era un professore della università di wabash IN.(me ne hanno parlato a Lafayette IN).Che cosa fece a Spoleto?



Mi ricordo del grandissimo Louis Armstrong che fu anche ricoverato in ospedale per Enfisema polmonare.



Mi ricordo che nei libri di scuola media negli USA si parlava del Maestro Menotti.

Mi ricordo anche che il Maestro Menotti chiamava Spoleto "IL PAESELLO"

Mi ricordo che durante il Festival Spoleto era piena di gente dalla mattina alla sera.(sicuramente ottimo per Ristoranti,Bar,Hotel etc.)



La domanda è sempre quella perchè adesso non vengono più questi grandi artisti e mecenati?



Da allora ,a Spoleto, ha chiuso il cotonifico dove lavoravano centinaia di persone,la Pozzzi (Aperta per dare lavoro ai licenziati delle miniere di Morgnano),sta chiudendo,la Minerva chiusa,Panetti e Petrelli chiusa,altre aziende in cassa integrazione etc......



Io sono uno dei tanti Spoletini che a fine anni 50 sono dovuti emigrare per cercare di farsi una vita decente.





















Commento scritto da Sandro Fumini il 07 Luglio 2014 alle 16:37
Mr. Smith ha ragione, ma soltanto per quanto riguarda il periodo di tempo che ha descritto. Dopodichè sono entrati i fiumi di denaro. Pubblico e privato. Mal investito, peggio scialacquato. Nel frattempo i tempi cambiavano, cambiava la gente che veniva a frequentare il Festival, cambiavano le abitudini, cambiava il modo di spostarsi, aumentavano le manifestazioni, aumentava la mediocrità di certi personaggi che pur di far notizia venivano accolti a Spoleto come autentiche divinità. E' bello ricordare i Festival che furono, certo, ma si deve fare i conti (purtroppo) con la realtà. E in questa realtà, con budget limitati dati i tempi che corrono, mi sembra già un ottimo risultato quello che si sta ottenendo. I fasti di un tempo (forse) non ritorneranno più, del resto piangere continuamente su ciò che è stato e sul (troppo) latte versato non è il modo migliore per incoraggiare coloro che oggi stanno provando a riportare qualità e a far riconoscere la giusta importanza a questo evento.


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