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Agorà - Spazio Libero, 02 Settembre 2014 alle 15:27:04

Andare o rimanere: quale coraggio?

La storia di un nostro lettore emblematica per milioni di italiani [Commenti]

Riceviamo e molto malvolentieri pubblichiamo la storia di questo nostro lettore, Roberto Ruggieri, cje riflette sul significato del concetto di "coraggio". Di seguito il testo pervenutoci in redazione:


Una storia come molte, figlia della crisi economica e lavorativa che attanaglia ormai da anni il nostro bel


paese, e dalla quale, nonostante le rassicurazioni e i proclami onnipresenti di una classe politica che ha perso il polso della vita reale, non si vede uscita.


36 anni, dei quali 20 passati lavorando, prima come dipendente, poi con la sfida di una piccola attività imprenditoriale naufragata con l'inizio della crisi economica nel 2011, poi nuovamente per un breve periodo dipendente, ed ora, da quasi un anno, il nulla.


Due invalidi in famiglia, io, per problemi di vista, ma disposto a qualsivoglia impiego per dare una stabilità alla mia famiglia, e il figlio maggiore, Leonardo, di 9 anni, affetto dalla nascita da una spina bifida diagnosticata, purtroppo, in ritardo, viene poi Arianna, di quasi 4 anni ed il piccolo Riccardo di 9 mesi, non dimentico Federica, la mia compagna di vita, e la sua determinazione che sfiora la cocciutaggine, senza essa molte "conquiste" non ci sarebbero state.


Già, conquiste, perché nella nostra esperienza di vita con un bimbo disabile ben poco è stato un diritto, dalle cure mediche, all'entrata nel mondo scolastico, all'assistenza di istituzioni che si sono dimostrate tali solo nel nome, e non smetterò mai di dire grazie alla mia compagna per il suo impegno, per la sua intransigenza nella ricerca di quel che di meglio poteva essere per Leonardo.


Ma purtroppo il coraggio e la tenacia non si mettono in tavola, e dopo l'ultima esperienza lavorativa terminata quasi un anno fa, con il mercato del lavoro con la sua immobilità, movimentato solo da nuove forme contrattuali che mi vedono tagliato fuori per "sopraggiunti limiti d'età", nonostante mi sia riproposto come libero professionista sul mercato, come informatico con il mio bagaglio di esperienza e certificazioni, il poco lavoro non basta e non avendo una copertura alle spalle non sempre è possibile accettare incarichi che prevedono un seppur minimo investimento iniziale.


E così passano i mesi e ci si specializza in un settore completamente nuovo "la sopravvivenza", disciplina complessa che va dal "toto-bolletta", al "condomino moroso", passando per la spesa alimentare di prodotti vicini alla scadenza, perché scontati e all'orario di chiusura dei mercati rionali, dove si riesce ad acquistare ancora frutta e verdura a patto di rinunciare a qualità e freschezza.


Mi scuso per il tono amaro delle ultime righe, non ho amarezza per me, si è sempre "tirata la cinghia" nei momenti bui ma sempre con all'orizzonte una prospettiva di miglioramento o almeno di stabilità, cosa che adesso non c'è, e, soprattutto non erano coinvolti in tutto questo i figli che nulla ne possono.


Alla fine l'unica soluzione trovata, con un rimpianto che solo i nostri nonni forse conoscono, è stato mettere in vendita la nostra casa, cosa fatta circa un mese fa, e puntare il dito su un paese più "civile" di questo, moderni, prossimi emigranti, certo, un salto nel buio, molte incertezze, pochissime certezze, ma almeno una speranza, per quanto piccola e la certezza, questa si, di dare un futuro migliore ai miei figli.


Ora mi chiedo, dov'è alla fine il coraggio? Nell'andare o nel rimanere?


E dove la speranza deve volgersi?


Quale alternativa trasforma la speranza in avventatezza e quale l'osare nella unica alternativa?


Un saluto.


Roberto Ruggieri



Commenti (13)

Commento scritto da nadia il 02 Settembre 2014 alle 18:48
auguri"..........


Commento scritto da dall'estero il 02 Settembre 2014 alle 19:44
carissimo Roberto, parti!

parti a cuor leggero, perché ci vuole molto più coraggio a restare nella palude, nel caos, nell'incertezza del futuro, nel paese dei furbi e dei raccomandati, nella terra della corruzione a go-go e del dilettantismo.

Te lo dice chi il passo l'ha già fatto e non tornerebbe indietro. Anzi, mi pento solo di non aver anticipo la partenza almeno di un decennio.

Si apriranno nuovi orizzzonti a te e alla tua famiglia. Tornerai ad essere padrone del tuo destino. Sarai rispettato e considerato per ciò che esattamente vali.

Non dico che sia facile riposizionarsi, ma so che non te lo aspetti.

Tuttavia, se sei diretto in un moderno e civile paese europeo - come immagino - vedrai quanti e quali sostegni riceverai: finirai col sentirti molto più a casa nel nuovo paese che non in "patria". Perché la cittadinanza è soprattutto un fatto di civiltà, di riconoscimento di diritti, primo fra tutti quello al lavoro. E poi, nel terzo millennio, siamo semplicemente cittadini del mondo. Bando alla nostalgia. Siamo tutti "in rete" ormai. Campanilismi e confini appartengono a una cultura e una mentalità superate.

Inoltre 36 anni sono pochi. Sono tanti solo in Italia. Se poi sei informatico, il mondo è tuo. Parli una lingua universale. Ovunque troverai di meglio.

La ripresa dell'Italia, se mai ci sarà, richiede tempi lunghi. Decenni forse. Dà intanto ai tuoi figli l'opportunità di crescere in ambienti moderni, stimolanti e democratici. Ti ringrazieranno.



Buona fortuna!



ps

non mi firmo perché non amo pubblicità online, ma se vuoi tenerti in corrispondenza con me per altri consigli, autorizzo la redazione a passarti la mia e-mail.

Forza!!





Commento scritto da Aurora il 02 Settembre 2014 alle 20:02
Caro Roberto, ti capisco molto bene, io ho una sudatissima laurea, ho fatto i lavori piu' disparati e dopo anni di precariato ho deciso di emigrare, da 10 anni son via da Spoleto.

Ogni giorno vorrei avere la possibilita' di tornare e ogni giorno mi rendo conto che non riuscendo a rinunciare a un fututro dignitoso la possibilita' e' sempre piu' lontana.



Commento scritto da roberto il 03 Settembre 2014 alle 00:35
Ciao roberto, ti capisco pienamente la tua storia e molto simile alla mia, anche io sono di spoleto ho 41n anni, io alla fine ho deciso di partire. In italia non vedevo un futuro migliore per me e per la mia famiglia. Partire è stato difficile, all'inizio ho incontrato molte difficoltà ma dopo 9 mesi posso dire di aver vinto la scommessa, io adesso mi trovo in Francia un paese dove la crisi c'è e non c'è, dove la famiglia, sopratutto i bambini sono al centro del' attenzioni dello stato sociale. Per me è stato come rinascere adesso io e mia moglie abbiamo un ottimo lavoro, io lavore molte ore di meno che in italia, e prendo lo stesso stipendio. Il consiglio che ti posso dare è di partire, se vuoi qualche dritta scrivemi pure.

saluti roberto


Commento scritto da LAURA il 03 Settembre 2014 alle 03:01
Roberto hai la mia massima solidarietà e se potevo ti avrei aiutato volentieri. Ovunque tu decida di andare ti auguro di ricevere un'accoglienza, da parte della città che sceglierai, migliore di quanto facciamo noi Italiani con gli stranieri disperati.... Un grandissimo in bocca al lupo e tanti auguri per i tuoi figli.


Commento scritto da Il Corvo della rocca il 03 Settembre 2014 alle 11:06
Gli anni scorrono in fretta e con essi aumenta la nostra età. Se una decisione deve essere presa non bisogna temporeggiare nella speranza che le cose possono cambiare da un momento all'altro. Bene che vada, in Italia, affinché le cose migliorino, passeranno ancora degli anni e con tutta la disoccupazione giovanile che c'è anche la concorrenza per trovare un posto di lavoro, idoneo, all'estero è destinata ad aumentare. Oltre ad augurale buona fortuna, un consiglio che posso darle è di agire in prospettiva del futuro da offrire ai suoi figli. Lo so che allontanarsi dal proprio luogo d'origine è un passo molto difficile da fare, specialmente quando si hanno delle responsabilità. Ma se ciò è necessario.., se la situazione non offre altre alternative... è meglio farlo quando i suoi "eredi" sono ancora in tenera età. Quando non hanno ancora sviluppato radici profonde che li condizionano al luogo e quando il loro "trapianto" può meglio adattarsi a delle nuove realtà. Lei si chiede se il coraggio è nell'andare o nel rimanere. Io le rispondo che il coraggio ha origini arcane e che può presentarsi in ambedue le possibilità: È soggettivo! Molte volte esso dipende anche dalla nostra incoscienza. Il vero coraggio è di non perdere il lume della ragione, di ponderare bene la situazione, la sua e quella in generale, e di convincersi dell' idea di aver fatto in questa circostanza la scelta migliore. Soprattutto per non avere rimpianti o rimorsi.

Auguri e cordiali saluti.

Il Corvo.


Commento scritto da emigrato il 03 Settembre 2014 alle 12:36
e’ poi importante capire dove sia il coraggio? di certo da soli si pensa in un certo modo ma con una famiglia tutto cambia e anche l’orgoglio di una scelta perde valore. anche noi abbiamo tre figli e le nostre scelte sono state molto condizionate da questo ma non nego che considero il contrario e forse non avremmo avuto tre figli senza una tranquillita' di base.



il mio passato lavorativo sembra simile al tuo come a mille altri, prima dipendente e poi piccolo imprenditore disilluso. ho 43 anni e sono partito da 15 anni senza pentirmene tenenedo ho sempre un occhio vigile sulla situazione Italian cercando segnali che presagiscano un possibile ritorno ma oramai sto perdendo la speranza.



posso solo confermarti che altrove potrai trovare un dignita' che va di pari passo con un trattamento economico impossibile da noi e, forse quello che piu' conta, la possibilita' di far valere la tua voglia di fare e il non sentirsi preso per i fondelli. il sapere che per evasione fiscale si va in galera mi fa guardare la parte tassata del mio stipendio con un altro stato emotivo e di fatto molto ritorna indietro in servizi.



perdona la schiettezza ma se vuoi partire fallo e basta. ne ho visti sin troppi di amici e conoscenti che si piangono addosso da tempo nell’immobilismo. nulla e’ gratis e l’adagio ‘partire e’ un po’ morire’ e’ verissimo. fai le tue considerazione e in bocca al lupo, di cuore.



autorizzo la redazione a girarti il mio indirizzo email



Commento scritto da Alessio il 03 Settembre 2014 alle 13:16
Personalmente ho scelto di rimanere e ancora mi mangio le mani.

Starei però attento a tutto questo buonismo ed accoglienza che troverai all'estero perchè non è così.

Ti trattano come un emigrato, come noi trattiamo gli emigrati.

Certo il settore ti aiuta, finora l'Italia ha esportato pizzaioli e mafiosi.

E' anche vero che in tutti i paesi europei esiste uno stato sociale a differenza dell'Italia.



Commento scritto da Massimo il 03 Settembre 2014 alle 16:11
Ad Alessio.....

Ancora con lo stereotipo dell'italiano mafioso all'estero?? Ma chi te l'ha detto!!! Vai in Canada e vedrai come sono trattati i nostri emigranti e i loro figli. Vai in argentina dove sono oltre il 50% della popolazione. Purtroppo l'emigrante è destinato ad una vita senza pace. Sarà all'estero ma con il cuore in Italia. Ma quando rientra trova un posto ancora peggio di come lo lascia. E spesso riparte...

Ogni vtolta che vado all'estero trovo una voglia di vivere che in Italia non abbiamo più. Proprio oggi mi trovavo a parlare con una persona che abitava a Spoleto ma che ha deciso di andare in Germania e mi sono messo a pensare a quanti se ne sono andati da questa città. Non credo che arriverà poi a 40 mila abitanti.

Non vi sono più le condizioni. Cosa si fa per dare occupazione? E senza occupazione come fai a viverci?

Purtroppo ci hanno tolto la speranza del futuro e non mi sembrano persone all'altezza QUESTI NOSTRI POLITICI A cominciare da Renzi in grado di potercela ridare. Molti di noi il gelato già non possono più nemmeno permetterselo!!

Quindi un grosso augurio a Roberto. Lo ammiro!

E rispetto per chi emigra. Stare lontano da chi ami, amici parenti e dai luoghi dove sei nato è doloroso. E gli italiani in giro per il mondo ce ne sono tantissimi. E tutti rispettati.


Commento scritto da EmigratoOrgoglioso il 03 Settembre 2014 alle 19:11
Ad Alessio....

Evidentemente deve aver visitato paesi e posti strani per avere ancora in mente lo stereotipo di pizza e mafioso. Gli italiani all'estero oggi si distinguono nei principali settori, finanza, design, industria e servizi. Personalemente parlo del caso Nordamerica e Canada che mi riguarda da vicino, dove tutti ti trattano con gentilezza, i servizi funzionano, e anzi...se sei straniero ti aiutano tutti. Magari caro Alessio prova a girare il mondo un po' più e vedrai bene in che stagno (anche mentale) sei chiuso! Partire è dura, il cuore rimane altrove, ma poi si gonfia di nuovo quando acquisici di nuovo la dignita di persona, di lavoratore, di imprenditore, di servizi alla famiglia. Leggi bene questo articolo sul Canada (e magari con attenzione il punto 10) caro Alessio..

Roberto..è dura.. ma una volta fatto il passo... inizia la vita!



http://america24.com/news/le-dieci-cose-per-le-quali-vale-la-pena-di-vivere-in-canada


Commento scritto da onesto cittadino il 03 Settembre 2014 alle 21:26
Questa triste storia è una sconfitta per tutti.



Da quando sei piccolo ti insegnano che la cosa più importante è quella di crearsi una famiglia, in questo paese avere figli vuol dire avere solo problemi.



Questi sani ideali che ti vengono trasmessi dai propri genitori per assurdità stanno diventando un deterente per non lasciare questo triste paese che ti offre solo disservizi e bollette da pagare.



In Germania lo stato aiuta le famiglie accompagnandole con dei sussidi per i figli fino al compimento dei 18 anni.



Al contrario per i nostri siamo costretti a pagare dal primo giorno della loro vita fino a quando poi non si sà.



Caro amico non avere rimpianti parti e lascia tutta questa tristezza, i tuoi figli te ne saranno grati.



Un grande augrio di cuore e che Dio ti assista!!!!



Commento scritto da dall'estero il 04 Settembre 2014 alle 12:01
A proposito di pizzaioli e mafiosi: è vero, in passato è successo proprio questo e in parte - diciamola tutta - questo ancora succede, ma oggi l'Italia esporta soprattutto "cervelli": ingegneri, medici, ricercatori, manager e questo è un elemento ulteriore di crisi in patria. Finché posizioni di controllo e responabilità, a qualsiasi livello, dai comuni al governo centrale, nelle aziende pubbliche da piccole a grandi, resteranno incompetenti e raccomandati, l'Italia non ha la minima possibilità di riprendersi.

Cito un esempio.

Anno 2007. I più avveduti avevano già capito che era iniziata la discesa agli inferi, ma i nostri vertici istituzionali se la cavavano ancora con le barzellette "la crisi? non ci riguarda! ... la nostra economia è sana... la gente va in vacanza, i ristoranti sono pieni!" e altre simili fesserie.

Nello stesso anno si guardava alla Germania con ammirazione perché la sua economnia era in crescita. Ma cosa scrivevano i tedeschi di se stessi? Ricordo un articolo esemplare, diceva più o meno così: "dicono che siamo la locomotiva d'Europa, forse è vero, ma noi sappiamo che la crisi è solo all'inizio... quindi prudenza" ecc. ecc. seguiva un'analisi serissima a livello nazionale e internazionale... l'articolo concludeva: "in ogni caso noi siamo ottimisti. Per quanto grande sia questa crisi e quelle che verranno noi sapremo sempre come uscirne con successo perché disponiamo in grande abbondanza di una materia prima che ci permetterà di superare qualsiasi crisi: le menti/i cervelli"

Non credo sia necessario aggiungere altro. Quando un paese è colonizzato da cialtroni e profittatori, non si va molto lontano e la tragica situazione in cui versa oggi l'Italia dimostra quanto grave sia stato non aver tenuto conto di capacità e merito. Il prezzo adesso lo paghiamo tutti.


Commento scritto da Luigi il 04 Settembre 2014 alle 21:00
Caro Roberto,

non ho molto da aggiungere a quello che e' stato gia detto. Anche io sono partito molti anni fa per mancanza di prospettive professionali e sottoscrivo i commenti di "dall'estero". La mia esperienza e' stata molto positiva. Bada bene, positiva non significa che si viva nella bambagia o senza problemi. Significa solo che avendo voglia di lavorare l'ho potuto fare senza troppe difficolta' e nel tempo sono riuscito a costruire una situazione professionale e economica che verosimilmente non sarei stato in grado di raggiungere rimanendo in Italia. Avendo conosciuto diversi emigranti credo che siano cose alla portata di chiunque abbia voglia di lavorare a sappia fare qualche cosa che abbia un valore di mercato.



Solo una cosa in aggiunta agli altri commenti. Se posso darti un consiglio lascia perdere le ragioni per cui la realta e' quello che e'. Magari e' "colpa della politica", magari e' colpa del catastrofico profilo demografico italiano, magari e' il risultato di decenni in cui spesa previdenziale e impiego pubblico sono stati usati come ammortizzatori sociali o magari e' colpa di tutte queste cose assieme. Sia come sia non cambia niente della tua situazione personale che e' solo tua e nessuno puo' risolverla per te. Ognuno di noi ha una capacita' limitata di concentrarsi e spendere energie mentali, percio' lascia perdere il contesto e i perche' e concentrati su come andare avanti. Non perdere tempo a guardare nello specchietto retrovisore..



Scegli il paese che ti sembra piu' accogliente e parti pure, vedrai che nel tempo non sara troppo difficile costruire la vita che desideri



E in bocca al lupo, di cuore.



Luigi


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