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Spoleto - Le interviste di SOL, 28 Maggio 2015 alle 14:49:16

Asilo nido di Villa Redenta, parla il vicesindaco: 'Esternalizzare non vuol dire privatizzare'

Maria Elena Bececco a Spoletonline: 'Finché il Comune non rientra con i pagamenti ai fornitori, non possiamo assumere. Affidare la gestione a terzi unica soluzione per non chiudere' [Commenti]


Daniele Ubaldi

Asili nido pubblici, privati o esternalizzati? La questione, negli ultimi giorni, ha ingenerato non poca confusione. Tutto nasce dal fatto che il Comune di Spoleto, in base al comma 2 dell'articolo 41 della legge 89/14 (competitività e giustizia sociale), rientra fra quegli enti che "registrano tempi medi nei pagamenti superiori a 90 giorni nel 2014" - questo limite scenderà a 60 giorni nel 2015, ndr - e che pertanto, finché non


rientreranno entro i parametri dei cosiddetti buoni pagatori, "nell'anno successivo a quello di riferimento non possono procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto". Il che tradotto significa che se un dipendente pubblico, per esempio una maestra d'asilo, va in pensione oppure viene trasferito ad altro ente, il Comune di Spoleto non è libero di assumere un nuovo dipendente che ne prenda il posto, almeno finché non sarà rientrato entro i tempi di pagamento stabiliti dalla legge. Da qui la scelta, da parte del Comune di Spoleto, di sopprimere la classe lattanti dell'asilo nido di Villa Redenta, con il rischio di andare sotto organico per garantire il servizio a tutte e tre le classi di età. Spoletonline ha voluto incontrare il vicesindaco di Spoleto Maria Elena Bececco, con delega alla Scuola, per chiarire a fondo la questione


Allora, vicesindaco: questi asili nido li vogliamo privatizzare tutti?
"Veramente non ne privatizziamo nessuno. Gli asili nido pubblici a Spoleto sono tre e tre rimarranno: quello di viale Martiri della Resistenza, quello di Villa Redenta e il Bruco, a San Giacomo. Quest'ultimo è esternalizzato ad una cooperativa (Il Cerchio, ndr), ma ciò non vuol dire che sia privato. I genitori dei bambini pagano la stessa retta che si paga in un qualsiasi asilo nido comunale, secondo la graduatoria e i parametri Isee delle famiglie. Stessa procedura seguirebbe quello di Villa Redenta. Dunque nessun aggravio sulle spese familiari, come possono testimoniare le famiglie dei bambini che vanno all'asilo a San Giacomo. Sono altri gli asili privati: a Spoleto ne esistono, ma non sono certo queste tre strutture".


D'accordo, primo punto chiarito. Non si privatizza nulla. Però è vero che state pensando di esternalizzare il servizio?
"Esternalizzare non vuol dire privatizzare, appunto. La struttura rimane pubblica, il Comune è il padrone di casa e controlla che tutto funzioni alla perfezione. E comunque no, non stiamo pensando di esternalizzare l'intero servizio. Come noto, a seguito di quanto impostoci dalla legge nazionale 89 del 2014, non siamo al momento in condizione di assumere ulteriore personale, il che ci ha costretti a sopprimere la classe lattanti dell'asilo di Villa Redenta, a partire dal prossimo anno scolastico. L'unico modo per garantire il servizio in futuro, in attesa che il Comune di Spoleto rientri nei parametri dei buoni pagatori, sarà comunque l'esternalizzazione di questo asilo nido. Anche perché ci consentirebbe di ripristinare immediatamente la classe lattanti, con conseguenti benefici per tutti. Ad ogni modo, prima di prendere una decisione del genere, parleremo con le famiglie dei bambini, con le educatrici e con i sindacati. Certe scelte si devono compiere nella maggiore armonia possibile. Ma al momento, questo è certo, senza la possibilità di esternalizzare il servizio andremmo verso la chiusura per insufficienza di personale. Ecco perché dico che chi firma contro l'esternalizzazione, in realtà firma per la chiusura dell'asilo".


Quanto dura, in media, un contratto di esternalizzazione di un servizio pubblico?
(A questo punto interviene la dottoressa Carmen Foglia, Apo in organico all'Ufficio Istruzione, ndr). "Il contratto di esternalizzazione dura fra i 3 e gli 8 anni, ma i periodi più lunghi si prendono in considerazione soltanto nel caso in cui il soggetto privato si impegni ad eseguire importanti investimenti nella struttura pubblica, come ad esempio lavori di ristrutturazione". (Riprende a parlare il vicesindaco, ndr). "Ovviamente quest'ultimo caso non potrebbe mai riguardare l'asilo di Villa Redenta, che non necessita di interventi particolari".


Che cosa state facendo, come amministrazione pubblica, per ridurre i tempi di pagamento e rientrare prima possibile entro i margini imposti dalla legge?
"Il problema principale risiede nelle difficoltà che il Comune incontra nella riscossione dei crediti, come ad esempio le imposte comunali e altre voci. Stiamo mettendo in atto una pianificazione dettagliata di riscossioni e pagamenti, per allinearli anche come tempistiche e annullare progressivamente questo distacco così pesante".


Entro quale anno prevedete di "rientrare"?
"Al momento stiamo liquidando i pagamenti dovuti a dicembre 2014, il che significa che anche il 2015 ci vedrà presenti nella ‘lista nera' degli enti cattivi pagatori. Però entro tre, massimo quattro anni dobbiamo rientrare, anche perché abbiamo intenzione di riprendere ad assumere dipendenti comunali. Del resto, di questo passo la macchina della pubblica amministrazione finirà per rimanere sotto organico e quindi rimarrà bloccata".


E i contratti a tempo di consulenti e dirigenti stipulati di recente?
"Se si riferisce a Frontalini e Gori (rispettivamente consulente per i bandi europei e dirigente finanziario, ndr), sono assunzioni che sono state possibili perché risalenti al 2014, anno in cui la legge prevedeva il monitoraggio per poi eventualmente vietare le assunzione l'anno successivo, appunto il 2015.


Beh, se non altro a livello finanziario il Comune avrà qualche peso in meno...
"No, non mi piace l'idea di perdere una classe dell'asilo nido per mancanza di personale. Abbiamo ritardato fino all'ultimo la pubblicazione del bando per le iscrizioni ai nido comunali proprio perché abbiamo atteso che l'Anci (Associazione nazionale comuni italiani, ndr) ci fornisse tutte le delucidazioni del caso, nel tentativo di trovare una scappatoia che ci permettesse di assumere e garantire il servizio per tutte le classi. Purtroppo anche l'Anci si è espressa in modo inequivocabile. Non abbiamo potuto fare diversamente. La diminuzione delle classi ci dispiace tantissimo, ma del resto le maestre che al momento sono in organico sono appena sufficienti per i nostri 110 bambini. Tra l'altro due insegnanti hanno chiesto la mobilità, e una di queste- in subordine - ha fatto domanda per il part-time. Altre tre sono inserite nelle graduatorie statali, il che vuol dire che potrebbero partire entro questa estate, lasciandoci ancor più sguarniti dato che non potremmo rimpiazzarle".


Da qui l'idea della esternalizzazione.
"Guardi, sinceramente non so come si possa tirare avanti un servizio in queste condizioni: ecco perché pensiamo che l'esternalizzazione sia l'unica possibilità di mantenere vivo l'asilo. Esternalizzare non vuol dire smantellare, ma anzi è la risposta reale allo smantellamento. La nostra idea è quella di esternalizzare Villa Redenta e far confluire tutte le nostre maestre in viale Martiri della Resistenza, sì da garantire la copertura più che totale delle classi e, eventualmente, aprire anche la mobilità interna per alcune delle insegnanti, magari quelle più avanti con l'età; sempre che queste ultime siano interessate a cambiare mansione, altrimenti saremo più che felici di tenerle all'asilo. Resta inteso che i bambini di Villa redenta, se vorranno, potranno seguire le loro maestre nel nuovo asilo".


Di questo passo, ad ogni modo, anche in viale Martiri nel giro di tre o quattro anni si presenterà il problema di Villa Redenta.
"Entro tre o quattro anni, come dicevo, dobbiamo essere rientrati, perché vogliamo essere liberi di poter riprendere i nostri servizi e, in ogni caso, potenziare quelli residui. Se non rientriamo prima o poi si chiuderà il Comune, per mancanza di personale... Non mi sembra una gran prospettiva. Ad ogni modo rientreremo, intanto l'asilo di viale Martiri diventerà il polo della cultura dell'infanzia, ospitando oltre all'asilo nido comunale la ludoteca ed il centro bambini e famiglie: un'eccellenza per il nostro territorio".



Commenti (4)

Commento scritto da Aurellio Fabiani il 28 Maggio 2015 alle 15:21
Esternalizzare non significa privatizzare ! e binzantino non significa filosofo. Studiare di più e meglio, così non la beve nessuno. La comunicazione alla Renzi nel governo della città, nessuna cultura, solo propaganda.


Commento scritto da L'Americano il 28 Maggio 2015 alle 15:36
Pare il latinorum dell'avvocato Azzeccagarbugli nei Promessi Sposi. Basta contare i posti (in)disponibili per toccare con mano.


Commento scritto da Elisa Bassetti il 29 Maggio 2015 alle 09:46
In questa intervista ci sono una serie di dichiarazioni molto pesanti del Vicesindaco: mobilità, esternalizzazioni, tagli ai posti disponibili, trasferimenti di bambini (come se fossero merce sugli scaffali).



La leggerezza con cui vengono fatte queste dichiarazioni lascia veramente basiti.



Sembra non si abbia alcuna percezione di cosa significhi collegialità, contratti di lavoro, didattica, qualifiche professionali: parla di bambini, maestre, strutture come se fossero merce che si può spostare da una parte all'altra, dall'oggi al domani.



Un'informazione che completa questa intervista è che il 13 maggio il comune ha ricevuto una DIFFIDA da parte dei sindacati a procedere a qualsiasi esternalizzazione.



A questo punto l'amministrazione dovrebbe esporci il piano che ha per gli asili da qui al 2019 in maniera limpida. Altro che armonia...









Commento scritto da Il Corvo della rocca il 29 Maggio 2015 alle 15:50
Una bella presenza femminile con un bel "sorriso ammagliante", in politica, al di là dei programmi e dei contenuti, può causare un certo effetto, può avere la sua importanza e può far presa sugli elettori. Esauriti i complimenti, c'è da dire che bisognerebbe anche istituire un "premio Nobel". Un premio Nobel da attribuire ad alcuni politici che riescono a distinguersi nel trovare dei termini "inediti" per spiegare alcune loro decisioni. Decisioni spesso, che, nel modo in cui vengono espresse, impattano malamente con le aspettative dei cittadini, confondendo loro le dee e generando delle preoccupazioni che rendono più complicata la loro vita. Il colmo della faccenda è che, secondo alcune opinioni, i politici che si esprimono in modo "evoluto", ricorrendo a un linguaggio poco accessibile ai cittadini, (i quali devono sottostare alle decisioni da loro prese senza comprenderne la nomenclatura tecnica) , spesso, sono accreditati di una certa cultura. Il contrario, se volutamente, o meno, sono essi a non sapersi chiarire, chi giustamente non riesce a capirli, (anche perché i "loro concetti" contengono una terminologia appositamente coniata) nell'esporsi rischia di fare una gran brutta figura. Alla faccia della chiarezza e della semplicità che molti di loro si propongono di instaurare! C'è da chiedersi: ma se un semplice cittadino fosse invitato a "desinare" a casa di uno di loro, (scusate per l'uso del termine "desinare" ma lo trovo appropriato al loro linguaggio e devo anche precisare che l'invito non è molto probabile), dicevo, per il semplice cittadino in questione ci sarebbe da "scervellarsi" su quale nome attribuire al pane: Sostentamento, barra o lingotto? L'unica speranza è che non abbia troppa fame. Visto lo stato economico in cui è ridotta la nostra società, facendo affidamento sulla generosità di alcuni politici, è possibile che fatti del genere,possano anche accadere. In previsione di questo, per evitare ulteriori difficoltà di comunicazione tra i politici e "il malcapitati", e con l'intenzione di non trasformargli un momento di "sollievo" in un vero incubo, la Redazione, potrebbe farsi promotrice di un'intervista con i politici della città per definire alcune questioni prioritarie. Chiedendo loro se non gli è possibile esprimersi con lo stesso "linguaggio" che usano tra le mura domestiche. Lo stesso linguaggio con cui affrontano e risolvono le loro questioni economiche. Insomma, un linguaggio più accessibile a tutti. E invitarli a non tergiversare sulle domande che gli vengono poste..


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