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Spoleto - Festival: l'album dei ricordi, 30 Maggio 2015 alle 21:03:10

Festival: il sasso nello stagno

L'ex sindaco Laureti dice la sua su Charleston e Spoleto [Commenti]

Ci eravamo occupati, la settimana scorsa, della visita a Charleston di una delegazione di consiglieri spoletini guidata dal sindaco Cardarelli. Scopo del viaggio oltreoceano: riallacciare rapporti che erano stati già sanati da tempo, dopo la rottura voluta da Menotti. L'edizione americana del Festival di


Spoleto, intanto, è diventata un business per la città del South Carolina. Per Spoleto continua ad essere occasione di sviluppo. Le reazioni all'articolo sono state molteplici. Alcune sguaiate. Altre in controtendenza, smentendo quanto scritto. In pratica, sarebbe stata falsata la narrazione dei fatti. Tra i motivi d'addebito, ci sarebbe stato pure l'odio verso l'attuale gestione della rassegna.


L'ex sindaco Sandro Laureti, che fu il primo a ritessere le relazioni con Charleston, è il testimone numero uno di quanto accadde venti anni addietro con la visita dell'allora sindaco americano Riley a Spoleto. Eccone il pensiero e il ricordo di quei fatti per i nostri lettori.


Carissimo Alfonso,
con il sasso lanciato nello stagno hai scatenato un confronto di idee, in gran parte anche qualificato, che non sempre si legge su SOL. Credo che si sia aperto un dibattito come poche volte è avvenuto. Tutte le osservazioni vanno prese in considerazione e utilizzate per il meglio.
Questa è un'occasione che non va persa. Mi spiego: sui temi seri ed importanti per la città, le riflessioni dei cittadini ci sono e sono serie (Almeno una buona parte). Dobbiamo metterle a sistema. Come? Facendo proposte concrete e non solo lamenti (dice un lettore). Prendendo a prestito una terminologia aziendale, si dovrebbe dare vita ad una grande Conferenza dei Servizi cittadina, non solo sul Festival, ma sui temi della cultura e dei beni culturali in toto.
Temi che sono l'asse portante per lo sviluppo della nostra città, invitando tutti coloro, locali, regionali e nazionali, e - perché no? - internazionali (ad esempio il nuovo sindaco ed il direttore artistico di Charleston) che possano portare idee e contributi, per progettare un percorso virtuoso della nostra Spoleto. Credimi, a Spoleto la cosa è realizzabile .
Per quanto riguarda l'articolo che ho letto in questi giorni su SOL, mi voglio rallegrare con te per per la precisione e la puntualità dei fatti narrati. Quello che hai ricordato è esattamente ciò che è successo. Simpatico il particolare della battuta del sindaco Riley, che sedeva alla mia destra quando Menotti entrò in sala. Confermo: "Stupefacente", disse sottovoce.
Permettimi se colgo l'occasione per fare osservazioni su alcune considerazioni espresse. 
Primo: alcuni commenti sono giusti, ben articolati e ragionevoli, certamente da condividere. E' necessario prenderne atto e trovare una sede giusta per il confronto. Secondo: per chi cita Wikipedia come fonte di informazione, bisogna andarci piano. " ....Wikipedia è una fonte ricchissima di informazioni ma da considerare con prudenza .... e soprattutto quanto sia rischioso citare Wikipedia senza fare verifiche.!!! (da "Notizie che non lo erano" di Luca Sofri - Rizzoli Editore )
Terzo: è assolutamente importante ristabilire i rapporti con la città di Charleston, lo pensavo 20 anni fa, oggi ancora di più (pensa, si parlava anche di Melbourne)! Approvo il viaggio dell'attuale sindaco. Certamente deve essere il primum movens a cui dovrà seguire tutto quello che è stato suggerito in alcuni interventi: incontro tra direttori artistici, coinvolgimento della Regione, del Ministero... degli sponsor, in concreto: i fatti.
Ricordo che il prestigioso Centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo (altra importantissima eccellenza della nostra città) nasce negli anni cinquanta (1952) da un congresso di studi Longobardi, organizzato dall'Accademia Spoletina! Per sottolineare la proposta di un pubblico confronto, introdotto con relazioni scientifiche sui vari temi.
Il sindaco ha l'importantissimo compito di avviare il processo, stabilire relazioni, collegamenti, deve in sintesi essere lo starter dell'iniziativa. Poi si vedrà.
Certamente il tuo libro sulla storia del Festival è una documentazione importante,ma non possiamo dimenticare i due volumi a firma di Gianni Toscano e Sandro Morichelli che dettagliatamente e con assoluta fedeltà ed oggettività descrivono il Festival fino al 1997 (primo vol. "La città e il Festival dei due Mondi - i primi trent'anni"; secondo vol."Spoleto e il Festival - 1988/1997", editore Ente Rocca di Spoleto). Né si può dimenticare il poderoso volume di Arduino Parente che documenta minuziosamente tutti i Festival da 1958 al 1996. Opera indispensabile per il centro di documentazione del Festival di Spoleto .
Ho cercato di essere obiettivo e non farmi coinvolgere quando sono citato, una sola affermazione voglio contestare: la motivazione della nomina di Giorgio Presburger ad assessore alla Cultura. Assolutamente non fu indicato per intercettare e boicottare l'attività di Menotti, tanto che la delega al Festival rimase al sindaco. Giorgio, uomo di raffinatissima cultura, fu portato da me a Spoleto per dare uno slancio alle attività culturali ed ai beni culturali della nostra città (ad esempio la rinascita della biblioteca la si deve a lui). Non che Spoleto non avesse personalità illustri nel campo,ma la mia intenzione era inserire un elemento aggiuntivo, che veniva dall'esterno, per stimolare il nostro ambiente locale e regionale al confronto e di conseguenza all'avvio di nuove iniziative.
È vero. Il Festival lo inventa il direttore artistico, ma la città non è un semplice contenitore. Ai miei tempi il Comune sanò con il bilancio ordinario una situazione debitoria del Festival di diversi miliardi (parlo di miliardi di lire, naturalmente). Lo vogliamo chiamare contenitore?


Quello della gestione economica era il vero ed unico motivo di disaccordo. Mai ci azzardammo, insieme a Giorgio Pressburger, a fare osservazioni sulla parte artistica. Mi piacerebbe conoscere E. Dantes ,in particolare per il ricordo del nostro vicesindaco di allora (1958) Sera Borgiani Forlivesi, che in realtà fu la prima a capire il maestro. Infatti il sindaco Toscano in quel momento non era a Spoleto e il primissimo incontro con Menotti fu con la vicesindaca (come si dice adesso). Spoleto anche nella parità di genere ha un illustre passato.
Termino condividendo in pieno con chi afferma che su argomenti così delicati ed essenziali per il futuro di Spoleto è necessario metterci la faccia e la firma.
Caro Alfonso, scusami se sono stato un po' lungo, noioso e se qualche volta ho saltato di palo in frasca, ma l'argomento è molto complicato e intrigante; ci sarebbe molto altro da dire... aspettiamo la conferenza dei servizi.

Grazie, a presto"


Alessandro Laureti



Commenti (3)

Commento scritto da E.Dantes il 31 Maggio 2015 alle 03:22
Caro Sindaco Laureti, mi conosci già, eccome, se mi conosci ! e ti ho stimato e voluto sempre bene , sia come medico, che come Sindaco e apprezzo enormemente la tua proposta che potrebbe far tornare a molti spoletini con il cervello funzionante ( ce ne sono ancora), la voglia di impegnarsi per amore verso la nostra meravigliosa città . Ma....... credi veramente che gli attuali uomini del Palazzo, così capiscioni, oligarchici e profondamente affetti da ipertrofia dell'ego, permettano, democraticamente, a semplici cittadini di portare contributi per il futuro di Spoleto che loro, solo loro hanno salvato dallo scempio di settanta anni di amministrazione di sinistra ( è quello che affermano ad ogni piè sospinto) ???? Io credo proprio di no.

E, finchè dura l'attuale gestione della cosa pubblica spoletina, ne vedremo ancora delle belle ( vedi tassa di soggiorno e nullismo sui gazebi). Ma voglio anch'io saltare di palo in frasca, come dici tu ( per non rattristarmi troppo) Voglio raccontarti un aneddoto relativo al libro di Alfonso che- non me ne voglia l'autore - a me , personalmente non è piaciuto nemmeno un po', perchè non mi è mai sembrato nemmeno lontanamente all'altezza di quello splendido gossip che Giancarlo del Re, inviato speciale de Il Messaggero ai primi anni di Festival, gustosamente descriveva e che realmente era un " Festival nel Festival". Beh, quando il libro di Alfonso fu presentato alla Terrazza Frau, in un caldissimo pomeriggio festivaliero, profumato di tigli e di ginestre, la Bps ed il suo dominus che sponsorizzavano la pubblicazione, radunarono una folla (claque ?) oceanica, che permise a stento al Maestro Menotti di sedersi tra la moltitudine dei presenti. Poi, a viva forza, lo convinsero a sedersi al tavolo dei relatori ed a dire, anche lui , qualcosa, e Menotti - già più che ottuagenario, ma dotato di inossidabile, fulminante ironia , disse : " Credo che nemmeno Honoré de Balzac abbia mai avuto così tanta gente alla presentazione di un suo libro". Geni e ricordi di altri tempi. Tempi sicuramente migliori e che , caro Sandro, ahimè, non torneranno più !!!!

E.Dantes ( Montecristo)


Commento scritto da Maurizio Hanke il 31 Maggio 2015 alle 08:16
Condivido totalmente il pensiero di Sandro Laureti. Non si può non consentire con lui specialmente quando afferma che il concetto di "contenitore" del Festival riferito alla nostra città dovrebbe essere inteso in modo meno restringente e meccanico di quanto non lo sia stato in passato.

In realtà la figura di Giancarlo Menotti è stata in passato totalmente pervasiva per l'identità del Festival ma oggi abbiamo sicuramente nuovi spazi su cui intervenire come città e come istituzioni cittadine che possono svolgere un ruolo importante.


Commento scritto da amazing il 31 Maggio 2015 alle 11:00
Non è più uno stagno, è una palude ormai, non basteranno i nostri sassi, ci vorrebbe un'opera di bonifica, radicale e coraggiosa, ma prima ancora la volontà di attuarla. Non illudiamoci, non ci sono né le condizioni né le persone in grado di farlo. O forse sì', come dice Dantes (molte cose giuste dice Dantes!), ma fuori dal Palazzo e nessuno le ascolterà. Vizio, questo, che non è recentissimo. Se è vero che non si può fare d'un erba un fascio e accomunare un Toscano a un Brunini/Benedetti, va però detto che da oltre tre lustri il Palazzo è stato altrettanto blindato. Con risultati catastrofici, quelli di cui ci troviamo oggi a discutere. Per inciso, non dimentichiamo il ruolo fondamentale che ebbe a suo tempo l'avvocato Adriano Belli.

Menotti non era solo un direttore artistico geniale, è stato per la città (che non è mai riuscita, per suo limite, ad affrancarsi dal ruolo di mero contenitore), un solido baricentro super partes (aborriva la politica, si rilegga per favore la sua famosa lettera "Spoleto non è un safari") e finché ce l'ha fatta è riuscito a difendere la sua creazione dall'assalto dei burocrati (personalità opache, pesanti, antitetiche alle ragioni dell'arte). La sua scomparsa ha coinciso con lo sdoganamento delle velleità. Dilettanti allo sbaraglio. Apoteosi del provincialismo. Volgarità imbellettate ad evento culturale. Eventi da fiera e da strapaese. Snaturamento dell'identità conquistata in mezzo secolo di coerente linea artistica. Si guardi per favore all'oggi: la città vegeta, è spettro di se stessa, agitata da inutili (spesso non qualificati) tavoli di discussione (ma forse sarebbe meglio chiamarli sgabelli), alla ricerca della chiave, di una soluzione per la sopravvivenza in nome di una sbandiera "cultura", termine che fa tanto tendenza, ma che in bocca ai più suona parecchio stonato.

Benvenga il dibattito, soprattutto se è franco come questo, benvengano idee e progetti, ma attenzione, senza metodo non si va da nessuna parte. Il cicaleccio di tante voci dissonanti non porta a niente, è pollaio, niente più.

Attualmente non esiste il "congegno" in grado di mettere a sistema il meglio. Bisogna inventarlo. Non c'è alcun modo, nel presente, di bonificare le disfunzioni delle amministrazioni pubbliche. Né c'è garanzia alcuna, per il singolo cittadino/a che volesse impegnarsi, di veder riconosciuto il suo stesso impegno. Insomma, non c'è METODO alcuno.

Vogliamo parlare di questo? parliamone, dal momento che la questione è propedeutica, è passaggio che non si può saltare a pié pari andando subito alle conclusioni: sarebbero del tutto sconclusionate. Così come molto campata in aria è questa missione a Charleston di sindaco e nutrito seguito. Spieghi esattamente alla cittadinanza, il sindaco Cardarelli, cosa esattamente è andato a fare, quali obiettivi sta perseguendo. Perché non è vero che basta prenedere i primi contatti e "poi si vedrà". Again, non c'è metodo, non ci sono chiari obiettivi, di conseguenza non ci possono essere chiare strategie!





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