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Spoleto - Storie & storie, 14 Settembre 2015 alle 10:47:38

Marta Zampolini e la rivincita delle zip

Intervista al talento tutto spoletino, dalla prima collezione, all'ultima, presentata sabato 12 settembre a Terraia [Fotogallery]


Michela Verdini

Esattamente un anno fa i suoi abiti sono approdati alla Fashion Week di Vancouver, e ora è a Spoleto che ha voluto presentare la sua nuova collezione estate inverno 2016. Laureata allo IED di Roma, forte di un talento giovane e innovativo, Marta Zampolini è una delle più promettenti stiliste del momento, ed è un


 orgoglio tutto spoletino. In tanti sono accorsi sabato sera per lei all'Agrileisure time di Lattanzi, dove si è svolto il "Black show Zampolini", prima tra tutte Olga Urbani, madrina dell'evento. Maglie che si trasformano in T-shirt, pantaloni che diventano bermuda, felpe con lo zaino incorporato, gilet che si trasformano in borse, questo e tanto altro è il risultato ottenuto dall'utilizzo di semplici lampo nella sua nuova collezione. Un mix di comodità ed innovazione.


Marta, raccontaci, com'è stato organizzare una sfilata a Spoleto?
E' stato difficile, più di Vancouver, aldilà dell'emozione, qui bisogna fare tutto da soli. Lo staff dell'Agrileisure e mia sorella Naida mi hanno aiutato tanto, ma comunque è stato un gran lavoro. Sono molto soddisfatta di come ha risposto la città, molte persone mi hanno fatto i complimenti. Nonostante quello che dicono molti, questa città non è morta, va coltivata come una pianta.


Com'è iniziata questa tua passione per la moda?
L'ho coltivata fin da quando ero bambina. Devo tutto a mia nonna che era una sarta bravissima, io la vedevo mentre cuciva, la accompagnavo a comprare le stoffe, riusciva a fare tutto, la guardavo e sognavo, era proprio all'avanguardia.


Quindi la tua famiglia ha sempre compreso questa tua vena artistica...
Si la mia famiglia ha sempre accettato questo mio estro, eccetto mio padre. Lui era un imprenditore ed aveva un'altra impostazione. Mi ricordo che quando lo portai in visita all'Istituto europeo di design di Roma,dove mi sono laureata, rimase sconvolto, e io gli chiesi di fidarsi... mi dispiace che non abbia potuto vedere il mio primo shooting. Mi sono laureata a luglio, mio padre è morto ad agosto ed il mio primo shooting l'ho fatto a settembre.


Quando hai capito che avresti fatto questo nella vita?
In realtà non c'è un momento preciso, ho sempre pensato che sarebbe stata questa la mia strada. Ho tentato di fare anche altri lavori ma niente, non mi riesce proprio di fare altro.


Qual'è stata la tua prima creazione?
Bella domanda, non me lo ha mai chiesto nessuno, ma è un momento che racconto volentieri. Al termine dei tre anni di studio allo IED di Roma ti chiedono di presentare una collezione di tre abiti. Ne portai uno di seta rosso stile impero, corto fino a metà coscia e tutto drappeggiato. Una favola. Oltre a me, s'innamorò di lui anche Condé, il noto fotografo di Vogue e mi fece fare il mio primo shooting. Isabella Ferrari indossava l'abito. Questa è la mia prima creazione ed è stata davvero una gran bella soddisfazione. Poi la Ferrari l'ha anche indossato al Festival Internazionale del Cinema di Roma.

Dici di essere fissata con il nero ma ti sei sposata in rosso e ora scopriamo anche che la tua prima creazione è in rosso, com'è questa storia?!
In realtà della vita privata non vorrei parlare, mio marito mi potrebbe uccidere, ma è tutto vero. Per il matrimonio però la mia prima scelta era ricaduta su di un abito nero, poi ho scoperto che era disponibile anche in rosso, e mentre per la versione in nero c'era da aspettare, per quella in rosso no, così lo presi subito. Comunque per me esistono solo questi due colori: il rosso e il nero.


Come sei arrivata a Berlino?
E' una storia lunga perché prima di approdare a Berlino ho lavorato tanto sia qui in Umbria che a Roma. Questo mi ha permesso di mettere da parte un po' di soldi per poter viaggiare e per prima cosa sono andata a Los Angeles, poi ad Aprile 2012 a Berlino. Una volta tornata a casa non riuscivo a levarmi dalla testa questa città, alla fine ho lasciato tutto e sono partita. Quando dico tutto intendo anche un bel contratto a tempo indeterminato, una cosa da matti, il mio capo di allora mi disse: "il problema è che ce la farai". Lo lasciai a piedi a metà anno, era abbastanza arrabbiato si.


Qual'è stata la difficoltà maggiore che hai incontrato in Germania?
Sicuramente la lingua, sono partita senza sapere nulla del tedesco e tutt'ora dico che lo comprendo ma non la conosco. C'è un episodio che ricorderò sempre e che ancora mi fa ridere. Dovevo comprare del burro e così pensai di andare in un alimentari di cui era proprietario un turco, in modo che mi potesse comprendere meglio di un tedesco. Iniziai col chiedere del ‘Burro' e mi sentì rispondere: ‘Buro?!', e allora insistetti: ‘Si burro burro' e lui: ‘Buro qui?' e io: ‘si si!'. Poi alla fine compresi che in tedesco ‘Buro' significa ufficio!


Com'è nata l'idea delle zip che usi nella tua collezione?
Ho avuto un'illuminazione durante un volo da Roma a Berlino. Vedevo la gente che soffriva lo sbalzo di temperatura a bordo e c'era chi si copriva in ogni modo e chi si tirava su le maniche per il caldo. Ho pensato che se avessero avuto un abbigliamento trasformabile tramite lampo sarebbero stati più comodi. E così ho iniziato a lavorarci su e quello che ho presentato sabato è il risultato.


Progetti futuri?
Si si, già durante le prove abbiamo detto con Niccolò che il "Black show" si ripeterà anche l'anno prossimo, vogliamo diventi un appuntamento fisso per tutti. Un incontro di fine estate tra moda, musica e buon cibo. 


Di seguito tutte le foto della sfilata. Galleria fotografica di Cristian Sordini.



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