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Pensieri e parole, 31 Maggio 2016 alle 15:23:57

In attesa di Vini nel Mondo, Libreria Aurora parla del senso del Vino


Libreria Aurora

"Il vino eleva l'anima e i pensieri, e le inquietudini si allontanano dal cuore dell'uomo". Pindaro (518 a.C. circa - 438 a.C. circa).
In vista dei festosi giorni di Vini nel Mondo a Spoleto, portiamo un contributo sul senso del vino nelle sue origini e tradizioni. Bere vino per i Greci era


anche un rito collettivo, sensibili come erano alla dimensione comunitaria del vivere. Il vino puro è detto ¥kratoj (non mescolato) e possiede un carattere decisamente negativo; berlo è considerato barbaro. A Sparta, con Licurgo, il vino fungeva da esempio, gli Iloti erano costretti ad ubriacarsi, per essere portati in città sbronzi e mostrarne ai giovani i terribili effetti e quindi rammentarli sull'importanza dell'equilibrio e l'autocontrollo.


Dunque il vino, non puro, ma mescolato ad acqua, era contenuto nel cratere posto al centro del simposio, durante il quale non si consumava cibo, poiché si teneva dopo il pasto.
Il simposio, organizzato di solito per un matrimonio, per una festa familiare o per una ricorrenza religiosa. Gli invitati, almeno fino al IV secolo, dovevano essere rigorosamente tra tre e nove, che era poi il numero delle Grazie e delle Muse. Il padrone di casa assegnava i posti agli invitati a seconda dell'importanza - la disposizione doveva essere tale in modo che tutti potessero vedersi e parlarsi - mentre del servizio si occupavano alcuni giovani che miscelavano il vino con l'acqua, lo attingevano e lo versavano. Consumato il pasto, come ci racconta anche Platone (che al simposio ha dedicato uno dei suoi dialoghi), una coppa di vino non annacquato veniva passata in cerchio perché ogni commensale potesse berne un sorso e brindare.


Bere significava circondarsi di un'atmosfera magica: il vino era esso stesso divinità. E chi brindava assieme creava una comunità, anche se in epoca romana questo elemento rituale tenderà progressivamente a diventare sempre più sfumato. E il banchetto si trasformerà in un evento borghese, arrivando ai nostri giorni rappresenta ormai solamente l'iperconusumo della nostra società. Il vino viene anche concepito, in quanto rivelatore della verità, come strumento per una prova; secondo Platone si tratta di una sorta di esperimento, che permette di conoscere veramente gli altri, rendendo così possibile un miglioramento della loro natura, ma questa aspirazione ha un effettiva applicazione solo in un contesto sociale dove si sviluppa una tendenza al miglioramento dell'individuo in una società collettiva, non nell'abbruttimento e l'abbassamento dell'uomo . Concludiamo con un augurio di comprendere il vino e il suo pathos e non berlo tanto per bere.
In alto i calici!



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