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Spoleto - Le Recensioni di Leo, 24 Giugno 2016 alle 11:33:12

Spoleto Cinema al Centro propone i grandi film d'autore durante il 2 Mondi

Il programma - seconda parte


Leonardo Bernacchia

Il nostro viaggio nel cinema d'autore insieme a Spoleto Cinema al Centro continua Domenica 26 Giugno, ore 18:00, con Roma Città Aperta, diretto da Roberto Rossellini nel 1945 e considerato da molti storici l'opera di apertura ufficiale per la eccelsa stagione del Neorealismo italiano. Lo stile


spoglio e dimesso dell'autore, la sua attenta osservazione della realtà quotidiana inquadrata nel contesto storico-sociale dell'Italia nazi-fascista si accordano con un'elaborazione filmica che tende a ridurre al minimo l'intervento registico, registrando le esperienze umane esattamente per come esse sono o quanto meno per come sarebbero potute essere, al fine di coglierne quell'autenticità ed l'immediatezza che la Hollywood dell'epoca già sacrificava in nome di maggiori spettacolarizzazioni emotive. Definito da una struttura narrativa corale, il capolavoro rosselliniano racconta storie di madri e di partigiani, di sacerdoti e di comandanti tedeschi, componendo con maestria il lucido affresco di una Roma segnata dal caos della guerra e dall'inesorabile attesa di drammi incombenti, eppure al tempo stesso vitale e suggestiva, piena di sentimenti e di umanità latente, quell'ultima traccia di naturale benevolenza perfettamente incarnata dall'aderenza recitativa e anti-spettacolare dei protagonisti Anna Magnani e Aldo Fabrizi.
Sempre Domenica 26 Giugno, ore 20:15, sarà la volta di Salò o le 120 Giornate di Sodoma, ultimo film diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1975, nonché una delle opere più controverse, discusse e provocatorie nella storia del cinema. Permeato di una crudeltà visiva per l'epoca ben oltre i limiti del sopportabile, il film di Pasolini si dimostra ancora oggi in grado di sedurre lo spettatore e di tenerlo in pugno, trascinandolo in un viaggio verso i recessi più oscuri e malati dell'animo umano. Una narrazione piana e priva di retorica fa da contraltare ad una devastante sequela di immagini violente e dotate di una forte carica accusatoria nei confronti dei più influenti poteri pubblici, visti da Pasolini come intrinsecamente malvagi e sempre pronti a prevaricare la dignità umana, arrivando qui persino ad instaurare una severa dittatura sessuale nei confronti di un gruppo di ragazzi. Date le tragiche circostanze della morte dell'autore avvenuta nel suo stesso anno di produzione, Salò può essere a tutti gli effetti considerato un testamento politico, artistico e morale di Pasolini, la sua ultima fustigazione ai costumi di un paese smarritosi nell'indifferenza e nella mancanza di ideali dopo i celebri fermenti degli anni ‘60.
Nello stesso giorno, per le ore 20:00 è prevista una preziosissima visione di Viaggio a Tokyo, opus magnum di Yasujiro Ozu targato 1953. Autore attento alle piccole cose della gente comune e a soggetti orbitanti attorno alla vita familiare - tuttavia inseriti nelle diverse fasi storiche e sociali del Giappone - Ozu si è sempre e comunque curato di modellare personaggi calati in una dimensione universale, scevri da particolarismi geografici e in grado di parlare a tutti, nel suo tempo come nel nostro. Caratterizzato da un linguaggio filmico essenziale, Viaggio a Tokyo altro non è che una parabola della necessaria e dolente accettazione dell'ineluttabilità del mutamento in ogni cosa, un viaggio verso la consapevolezza del tempo che passa visto attraverso gli occhi di una coppia di anziani in visita alle famiglie dei loro figli. Grazie ad un sapiente e personalissimo uso della macchina da presa, al suo celebre montaggio armonico e alle inquadrature drasticamente frontali dei personaggi, non è faticoso definire Ozu come uno dei registi espressivamente più originali dell'intera storia del cinema.
Ultimo appuntamento per Domenica 26 Giugno è con Rocco e i suoi Fratelli, diretto da Luchino Visconti nel 1960. Deciso a calare la sua cultura artistica e letteraria nella corrente del Neorealismo italiano senza tuttavia rinunciare ad una concezione aristocratica dello spettacolo e ad uno stile formalmente elaborato, Visconti compie un passo avanti rispetto ai suoi colleghi legati in chiave conservatrice alla pura e semplice registrazione della realtà, coniugando sapientemente verosimiglianza di personaggi ed ambienti al gusto per la tradizione del romanzo ottecentesco e del melodramma. Il film racconta la storia di emigrati meridionali in una Milano contemporanea in preda al neo-capitalismo compulsivo tipico del secondo dopoguerra, e si propone di offrire una visione poliedrica e sfaccettata della nostra realtà, servendosi di una poetica ad impatto suggestivo se non addirittura spettacolare, a detta del suo autore unico metodo efficace per trasmettere al pubblico una permanente idea sul contesto storico-sociale che ci circonda. I personaggi di Visconti vivono il proprio rapporto conflittuale con se stessi in maniera speculare alla crisi con il mondo attorno a loro, pieni di contraddizioni ed eternamente votati alla decadenza, esplorati con accuratezza certosina da un autore che per simili operazioni ama prendersi tutto il tempo ritenuto necessario, ricorrendo a lunghi indugi narrativi e a pause drammatiche dilatate quanto illuminanti.
Detto questo, auguro un buon Festival a tutti ed in particolare ai miei concittadini, invitandoli nuovamente a prendere parte con curiosità e vera e propria gioia agli spettacoli di questa straordinaria manifestazione artistica e culturale, superando diffidenze e preconcetti da sempre legati ad un evento comunemente considerato alla portata di pochi eletti. Ma un Festival dei 2 Mondi senza la partecipazione diretta della città che lo ospita, ve lo assicuro, perderebbe oltre la metà del suo fascino e non permetterebbe a Spoleto di essere - almeno in questo periodo - il luogo più bello al mondo.



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