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Festival: l'album dei ricordi, 08 Luglio 2016 alle 16:55:36

L'attore Helmut Berger inseguito da cuochi indiani

[Commenti]


Alfonso Marchese

Innanzitutto una breve premessa: il festival, soprattutto nel passato, si è sempre nutrito di storielle accadute dietro le quinte. L'aneddotica è sempre stata il sale della storia. Se si vuole avere un quadro della corte di Versailles bisogna leggere le memorie di Louis de Saint Simon (da non confondere con


 Henry, filosofo socialista), che sono schegge della vita di tutti i giorni. Il duca memorialista ci racconta, tra le altre cose, dell'inadeguatezza dei cessi. Per cui tanti nobili erano soliti orinare per le scale. Di fronte a questi racconti i miei feroci critici, per avere pubblicato un episodio del ballerino Nureyev raccontatomi da Menotti e pubblicato in "40 di segreti, Spoleto, Menotti e il festival", resteranno inorriditi. Io posso togliere dalla pagina, come mi ha suggerito un arrabbiato signore, il pezzo su Nureyev, ma Saint Simon non può mandare al rogo il suo libro di memorie. E' morto da due secoli. Ma non indugiamo in una polemica insensata su presunti pregiudizi omofobici. Era Giancarlo Menotti che parlava. E alla presentazione del libro, alla terrazza Frau, raccontai l'episodio di fronte ad un pubblico che gremiva il giardino. Nessuno si scandalizzò. Però ogni testa è un tribunale e bisogna stare al gioco. E ora voltiamo pagina.
Il bellissimo Helmut Berger era astemio. D'acqua. Probabilmente perché non gli piaceva quella che scorreva dai rubinetti spoletini. Di solito il grande attore austriaco di solito reggeva bene il pieno. Ma se eccedeva, poteva capitare di tutto. Come avvenne in un party a palazzo Campello finito tra urla, invettive e fuggi fuggi degli invitati.
L'attore, scelto da Visconti per il suo Ludwig, girando di stanza in stanza era finito in cucina. Qui due giovani cuochi indiani erano impegnati nella preparazione della pasticceria. Avevano subito notato l'intruso. Comunque, non gli avevano detto alcunché. Forse pensavano che quella persona si fosse smarrita. O che la curiosità l'avesse spinto a vedere che cosa succedesse dietro le quinte della performance culinaria. Dopo una manciata di minuti, visto che il biondo signore insisteva a girare tra i fornelli, a prendere la maionese con il dito e leccarlo, i due indiani lo pregavano con garbo di abbandonare il posto.
Helmut Berger, tanto alto quanto alticcio, se la prese a male. E con tono sprezzante li apostrofò: ma chi siete voi? Siete dei poveri diavoli che guadagnate in un anno quello che guadagno io in una settimana.
Apriti cielo! "Fu l'inferno - ricordava Menotti - All'improvviso vidi Berger uscire di corsa dalla cucina gridando e rovesciando per terra tutto quello che costituiva un ostacolo alla sua fuga. Dietro, i due cuochi indiani che lo rincorrevano brandendo due coltellacci lunghi ed affilati. Gli ospiti, colti alla sprovvista, cominciarono a strillare e a scappare, rovesciando sul pavimento piatti, bicchieri e stoviglieria. Io fui il primo a fuggire, piantando tutti. Temevo che il palazzo potesse trasformarsi in teatro di un delitto".
Berger intanto continuava a scappare, facendosi scudo ora di uno ora di un altro. La coppia di indiani non mollava e continuava ad inseguire l'attore austriaco. "Il ricevimento finì in bolgia. Fu Francis a calmare i due cuochi, che subito desistettero dal proposito di vendetta".
Gli ospiti ormai erano andati via. Rimanevano in campo i resti di una fuga dissennata, che aveva fin troppo animato la serata. "Io ero stanco morto. E andai nella mia stanza per riposare - ricordava Menotti - Dopo un po' bussarono alla porta. Erano tre signore che si occupavano delle pubbliche relazioni al Festival. Erano Wally Toscanini, Camilla Pecci Blunt e Arabella Ungaro. Erano venute da me per propormi una bella spaghettata. Io rifiutai, dicendo che ero troppo stanco. Dopo mezz'ora le tre signore, accompagnate da altre dame, si presentarono con i piatti fumanti. E tutto finì con una bella spaghettata sul mio letto".
Menotti ci rideva sopra. Chissà se ora il racconto non appaia a qualcuno ispirato da un sentimento razzista. Chi era la mamma sempre incinta?


 



Commenti (3)

Commento scritto da nando tomassoni il 08 Luglio 2016 alle 17:45
Adesso Henry de Saint Simon, nell'articolo precedente Danilo Doci. Alfò che ti sta succedendo?


Commento scritto da alfonso marchese il 08 Luglio 2016 alle 20:37
Non Hanry, ma Louis de Saint Simon, la cui opera è una fonte di aneddoti. E ciò per dire, come ho già chiarito nell'articolo, che l'aneddotica non è pettegolezzo ma la vita reale vissuta in varie epoche storiche. Ho citato Danilo Dolci, nell'articolo precedente, per contrapporre la gente che lavora da chi è dedito agli ozi. I veri Vip (Very important people) è la gente che si spacca la schiena, non coloro che appaiono su carta patinata. Leggi bene, caro Nando, non ci sono sintomi di squilibrio ma segni di una disinteressata polemica. E le citazioni non sono buttate a caso. Se la logica non è più logica, dice Faust, meglio buttarla alle ortiche. Infine, mi stupisco della tua osservazione sbalestrata. Di che segno sei?



Commento scritto da nando tomassoni il 09 Luglio 2016 alle 10:01


Io mi riferivo al fatto che il Saint Simon era un socialista a modo suo, così come Dolci era un cattolico impegnato nel sociale. E così, con queste citazioni, mi sembrava di scorgere in te una tendenza. Dal mio punto di vista, apprezzabile. Nient'altro. Saluti. Ma queste cose non interessano ai lettori. N.


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