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Spoleto - Pensieri e parole, 08 Luglio 2016 alle 18:43:11

MENOTTI, SPOLETO ED IL SUO FESTIVAL

Lettera dell'associazione Celebrazioni Anno Menottiano [Commenti]

Osserviamo sempre con curiosità mista a stupore, non disgiunte talvolta da ironico disaccordo, come la ricorrenza del compleanno di Gian Carlo Menotti coincida ogni anno con le esternazioni più impensate e curiose: chi giura che in realtà Menotti non abbia mai amato gli spoletini (quindi non sarebbe solo


questione degli ultimi anni) e chi è pronto a spergiurare che il Maestro sia stato un nonno premuroso, chi dice non amasse la cucina nostrana e chi avesse fatto fuori ogni leccornia, quindi tutti i propri collaboratori. E spesso la confusione tra le tare del figlio e le debolezze del padre accomunati dall'unico cognome si confondono nelle menti dei narratori. Ognuno ha il suo pezzetto di Gian Carlo Menotti da voler appiccicare e postare, frutto di una frequentazione personale maturata e spergiurata in un momento privato vattelappesca. Noi, che non abbiamo mai voluto celebrare un culto personale e che tanto meno siamo depositari di un Menotti più originale degli altri, registriamo con curiosità le mille narrazioni. Menotti, da come ricordiamo istrionico e camaleontico, in realtà è stato tutto questo: il tutto e il suo contrario, anche con animo divertito. Spiazzante. Chi era Gian Carlo Menotti? Prossima domanda. Cosa ha fatto? Nessun dubbio: il musicista prima, il Festival dei Due Mondi dopo.


Ma la cosa più bislacca di tutte è stata la dichiarazione rilasciata da Giorgio Ferrara, cioè da colui dovrebbe baciare il terreno sul quale cammina per avere ereditato un marchio ed un credito che, ad onta di ogni difficoltà vera o presunta, naviga da solo. Ovviamente un plauso al recente festival per la promozione, che è bellissima ed efficientissima. Per il resto noi abbiamo le nostre idee su come ideare IL Festival. Che quello di Ferrara sia un Festival nuovo non v'è dubbio. E non v'è dubbio che un Direttore Artistico abbia il diritto/dovere di imprimervi il proprio marchio. A patto che "nuovo" non abbia connotazione positiva "tout court", perché è così che ci pare venga utilizzato.


Come contribuenti e spettatori, abbiamo anche noi il diritto di esprimere le nostre idee. E riteniamo che pur in presenza di spettacoli d'eccellenza (spesso prodotti in modalità seriale) oggi non si giustifichi più il pellegrinaggio a Spoleto per trovare spettacoli che non si vedono in nessun'altra parte del mondo. Nello spirito del Festival che abbiamo vissuto il grande nome non faceva parte del biglietto, spesso aveva il desiderio di lavorare a Spoleto gratis: il più delle volte, il nome diveniva grande a seguito del Festival. Ma questa è un'altra storia e difendiamo la libertà di operare anche quando non la condividiamo: quello attuale è un Festival nuovo, ci è stato detto, che nasce da presupposti e con obiettivi diversi.

Menotti, con tutti i suoi vizi e vezzi, va ricordato e va mostrata eterna riconoscenza perché se un festival come l'attuale si fosse fatto in un altro sito e con diverso nome, beh, hai voglia a fare promozione. E va ricordato DURANTE e DAL Festival, perché uno dei vezzi dell'uomo è stato quello di aver scelto la data perché dentro vi era il proprio compleanno. E che vogliamo farci, se non prenderne atto. E' compito di Ferrara, anche se non solo suo, ricordarlo, perché lui gli è debitore al pari di Spoleto (che per l'attuale Direzione invece ci pare a lume di naso non mostri particolare predilezione).


a non lo dicono due sciocconi indigeni, quanto la realtà delle cose. Un esempio? Se il Direttore Artistico non fosse così disattento si sarebbe accorto ad esempio che è da tutta la settimana che Radio Rai 3 dedica ogni giorno alle 13.00 una trasmissione alla Gatta Cenerentola di De Simone a 40 anni dal debutto a Spoleto, voluta fortemente da Romolo Valli negli storico Festival di Menotti 1976: il nome di Spoleto è sempre sugli scudi per gli ascoltatori. Quarant'anni dopo si ricordano i Festival degli anni Settanta. QUARANTA. Chi gestisce oggi il Festival dovrebbe trarne vantaggio, non allontanarlo perché, come si dice, "chi non è contro di noi, è per noi". Accadrà che qualcuno ricordi i Festival di questi anni? Facciamo forti auguri. Quel che è certo è che Spoleto stessa e il fascino di una storia lunga quasi sessant'anni svolgono un ruolo non marginale nello spingere a fare un salto al Festival.

Ma v'è una cosa ancora più bislacca? Certo. Gli spoletini non mostrano affezione alla figura di Menotti secondo le parole di Giorgio Ferrara (a proposito, non abbiamo notizie circa la pubblicazione degli atti sul convegno da Lei organizzato nel 2011 sulla figura del Maestro. Può darne conto?). Ma questa cosa qui, chi l'ha detta al Direttore Artistico? Gli spoletini forse non amano la patacca appiccicata quando "si deve fare per forza". Gli spoletini amano il cuore. Come Anno Menottiano abbiamo organizzato esattamente 5 anni fa il concerto commemorativo in piazza del Duomo con Mercurio & co. e i ragazzi di JuniOrchestra: ancora lo si ricorda come "l'ultimo dei concerti in piazza" (sic!) con un sold out incredibile. Replicato nelle maggiori manifestazioni dei mesi successivi (Marionette Colla, Concerto finale ecc.). Ne approfittiamo, tra l'altro, per dare atto al Festival di aver recepito quanto facemmo 6 anni fa, ossia riportare la musica e i giovani in giro per la città.


Quest'anno il concerto commemorativo di febbraio ha registrato il tutto esaurito con una pubblicità iniziata solo un paio di giorni prima. Quando esce un pensiero sul Maestro su un social network le condivisioni vanno alle stelle. Gli spoletini, quelli che sciocconi indigeni come noi che si incontrano abitando sulla terra e calpestando i sanpietrini di Piazza del Mercato, ci incoraggiano ogni anno a ricordare colui che ha fatto di questa città un Sogno.


E' troppo se lo ricordassimo con animo concorde tutti insieme e ammettessimo che se non ci fosse stato Lui, beh...questa storia sarebbe stata diversa? Non è nostalgia: è appartenenza. Il 7 luglio è festa cittadina. Non per delibera e non da ora: perché lo è da SEMPRE per noi spoletini.

Associazione Celebrazioni Anno Menottiano
Giampaolo Emili
Francesco Corrias​



Commenti (11)

Commento scritto da giobatta il 08 Luglio 2016 alle 21:29
Con MENOTTI il festival era di Spoleto e degli Spoletini,ora è di una sparuta cerchia di persone.


Commento scritto da fragolina di bosco il 09 Luglio 2016 alle 06:46
...e bravo ferrarocchio e moglie che hanno trovato l'america a spoleto


Commento scritto da Ras il 09 Luglio 2016 alle 10:29
Condivido pienamente le osservazioni di Emili e Corrias sull’ingratitudine di Ferrara nei confronti del Maestro Menotti. Aggiungo che ho visto lo “spettacolo” di Corrado Augias, Ecce Homo, che mi attirava per le premesse lette sul programma. Sono rimasta molto delusa perché pensavo di assistere alla rivisitazione della vita di Gesù in termini di lettura della Storia in qualche modo alternativa e comunque meno canonica. Ho avuto infatti la sensazione di avere ascoltato una lezione di catechismo e non a un laico approfondimento di fatti e avvenimenti che hanno cambiato il mondo. Lo “spettacolo”, costato 21€ grazie allo sconto del 30% riservato agli Spoletini, condotto dal solo Augias e condito da una serie di proiezioni di scene di film sul Cristo, alla fine si è rivelato una lussuosa presentazione del libro dello stesso Augias in vendita nella hall del Teatro Caio Melisso!


Commento scritto da pietro il 09 Luglio 2016 alle 18:32
Quando vi facevate la pipì nei pantaloni, io ed un certo Pasquale di Positano oggi fotografo alla NASA , abbiamo lavorato a casa Menotti prima e dopo il Festival nel 1964 . Vi posso assicurare che Menotti amava gli spoletini con tutti i loro difetti e pregi, soprattutto per avergli creduto in quel progetto pazzo, come lo definiva Lui. Amava la cucina tipica spoletina e napoletana. Tutti coloro che sbandierano quel "Io so tutto", quel sig. Ferrara che snobba ,sbagliando, tutto ciò che fece il MAESTRO, DEVE FARE SOLO UNA CONSIDERAZIONE...............QUANDO MAI GLI SPOLETINI GLI FARANNO UNA FESTA COME QUELLE CHE FACEVANO AL MAESTRO?


Commento scritto da boccadirosa il 09 Luglio 2016 alle 18:50
Ferrara non ammetterà mai filiazione, affinità o legami col Festival di Menotti: troppo imbarazzanti e sconvenienti i paragoni. Complice un'amministrazione che la cultura non sa neanche dove sta di casa e che dopo aver scippato la gallina delle uova d'oro dal legittimo erede screditandolo ed approfittando delle sue debolezze l'ha consegnata ad uno dei tanti insignificanti personaggi di questa triste epoca non sapendo che farne e come gestirla e questo l'ha prontamente trasformata nel suo teatrino personale invitando a parteciparvi pochi intimi, non senza applicare le teorie economiste contemporanee che prevedono lo sfruttamento ad libitum dei lavoratori.


Commento scritto da step forward please! il 09 Luglio 2016 alle 21:40
Maestro Corrias, nell'articolo afferma quanto segue:

"noi abbiamo le nostre idee su come ideare il Festival"

Sarebbe interessante conoscerle queste idee, davvero.

Se posso permettermi un consiglio spassionato, al suo posto investirei più energie nello sviluppo e nella comunicazione di queste idee.

Si organizzi, faccia un progetto, lo comunichi al meglio (sito, blog, pagina fb), possibilmente anche in inglese. Generi un dibattito qualificato e costruttivo. E vediamo se si riesce a fare un passo avanti rispetto a queste diatribe di paese, di cui, francamente, non se ne può proprio più.

E in fondo ai comunicati per favore indichi sempre un numero di telefono, un'email... chissà, magari qualcuno potrebbe aver voglia di mettersi in contatto!


Commento scritto da Sergio Grifoni il 09 Luglio 2016 alle 23:20
Sillogismo scontato:

gli spoletini ricordano ed amano il Maestro Menotti;

se Ferrara si ricordasse ogni tanto del Maestro Menotti

anche gli spoletini amerebbero di piu' Ferrara.


Commento scritto da Mario Arcangeli il 10 Luglio 2016 alle 13:00
I discorsi pro e contro continuano a ripetersi, chi vuole ricordarlo chi vorrebbe organizzare, chi commenta come me e cerca di portare chiarezza nei fatti.

E’ inutile che vi ricordi che negli ultimi 20 anni in vari campi e situazioni Spoleto ha subito grossi danni dai sui (chiamiamoli ) figli, parlo di danni milionari tutti trincerati e protetti da possibili Decorrenza dei Termini e da Fondi Patrimoniali anonimi.

PER CHI NON LO AVESSE CAPITO QUESTI SIGNORI NON PAGHERANNO UN CENTESIMO PER I DANNI CAUSATI ALLA LORO CITTA’ E COMUNITA’

Io personalmente credo che è inutile voler cercare o affannarsi a trovare soluzioni per ricordare il Maestro Menotti, meglio fareste a dimenticarlo, perché E’ L’UNICO CHE HA PAGATO il CONTO, ANZI SFRATTATI CON LA VENDITA A L'ASTA DELLO LORO CASE.

ATTENZIONE HA PAGATO IL CONTO NON PER I DANNI CHE HA FATTO MA PER LA NOTORIETA INTERNAZIONALE CHE HA DATO A SPOLETO.

https://www.youtube.com/watch?v=g6aESW8Yar4

https://www.youtube.com/watch?v=g6aESW8Yar4


Commento scritto da indipendente il 10 Luglio 2016 alle 13:07
Vi riempite le tasche e la panza, almeno rispetto per chi vi ha lasciato la tavola apparecchiata sulla quale banchettate alacremente


Commento scritto da step forward please! il 10 Luglio 2016 alle 13:23
Quanto segue è in parte commento a questo comunicato, apprezzabile, in parte ad altri commenti presenti e passati sul tema Menotti e Festival.



Sarebbe bene affrancare il dibattito locale, sulla figura di Menotti e sul Festival, da una visione Spoleto-centrica, appiattita sulla rimembranza personale, più o meno autentica e verificabile.



Oltre alla rimembranza aneddotica, va per la maggiore anche un altro tipo di narrazione, strutturata intorno al classico schema del buono e del cattivo: il confonto Menotti/Ferrara. Purtroppo in questo caso si tende a dimenticare (o forse, detto con termine psicologico, a rimuovere), i soggetti e le circostanze che hanno consentito il cambio della guardia: scelte e/o apatia di amministratori e cittadini di Spoleto. È così. C'è poco da girarci intorno. Si parli anche di questo, per favore, e si prenda atto delle proprie responsabilità.



Quando poi si discetta delle manifestazioni artistiche, della loro ragione d'essere, del loro valore e delle coordinate storico-sociali, bisognerebbe farlo in punta di piedi, avendo il buon senso di fermarsi là dove non si ha il pieno dominio della materia.

Ecco un paio di questioni su cui riflettere.



1958 – L'ideazione e la creazione di un festival sono frutto di una tessitura molta complessa, composta senza dubbio dalla personalità, esperienza artistica e visione del fondatore e suoi stretti collaboratori, ma anche dalle circostanze esterne, fatte di contatti e condizioni storiche. Non si comprenderà bene cosa avvenne in quegli anni, (non solo a Spoleto, non solo in Italia, ma in tutto il mondo), se si prescinde dal clima di guerra fredda d'allora. La borghesia e l'aristocrazia italiana possono forse essere state delle componenti, ma in seconda battuta, senza perdere di vista, per favore, la spinta molto più determinante che venne da oltre oceano. C'era all'epoca un'attivissima „diplomazia culturale“, sia di qua che di là della cortina di ferro. Per farla breve, ne conseguì un'impostazione mai vista prima di sostegno alla cultura, sostituendo all'impresariato di stampo ottocentesco l'attivo supporto pubblico, cioè di finanziamento statale. Nel caso dell'America, la CIA aveva istituito uno speciale organismo, (Council for Cultural Freedom/Emergency Fund for Cultural Affairs), che agiva da vero e proprio Ministero della Cultura (per dirla all'italiana). Soprattutto le compagnie di danza (linguaggio universale) vennero sponsorizzate per tour internazionali. Anche Menotti poté usufruire di questo sostegno nei primi anni. Sempre in area anglo-sassone, nello spirito post-bellico di pacificazione universale, ecco cosa affermava l'economista John Maynard Keynes in una intervista alla BBC (1945): „The purpose of the Art Council of Great Britain is to create an environment, to breed a spirit, to cultivate an opinion. To offer a stimulus to such purpose that the artist and the public can each sustain and live on the other in that union which has occasionally existed in the past at the great ages of a communal civilised life.“ Insomma, Menotti non era solo un narcisista capriccioso, ma soprattutto un uomo colto e informato, perfettamente consapevole delle tendenze in atto nel suo tempo a livello internazionale. Cosa che ovviamente non avviene con la gestione Ferrara, che ha riportato la manifestazione ad una dimensione decisamente provinciale. Nel frattempo le tendenze sono cambiate, la guerra fredda è finita, verissimo, ma sono in atto ben altre dinamiche di globalizzazione, che investono anche il teatro, di cui a Spoleto sembra esserci ben poca consapevolezza. Il che spiega anche perché non arriva più gente da tutto il mondo.



Altro aspetto caratterizzante di un festival è infatti il suo essere CONTACT ZONE, un luogo insomma dove gli artisti di punta e i grandi talenti emergenti hanno l'occasione di incontrarsi in un „dietro-le-quinte“ di grande potenziale creativo e relazionale, che spesso prelude a nuovi progetti, collaborazioni, sviluppo di idee. Il festival di Menotti era questa „fucina“.



Commento scritto da Carlo Felice il 11 Luglio 2016 alle 22:54
Lo stupore viene a chi legge le righe di Emili e del suo mentore Corrias. Il primo sembra svegliarsi da un sonno eterno dovuto ai problemi digestivi procurati dall'ennesima cena con i suoi degni sodali del Club dei Piaceri. A forza di cene e bisbocciate, potrebbero aprirsi per i Nostri le porte della gastroenterologia del Santa Maria della Misericordia! Fatta questa premessa, non è con una statua ed una festa con bambini vestiti alla marinaretta che si ricorda l'anima, intesa come spirito intellettuale e carisma, del Maestro Menotti. Un uomo unico, geniale e che ha saputo trasformare Spoleto nel crocevia dell'arte e della cultura. A livello mondiale!!! Ricordare Menotti in un Festival significa riproporne l'offerta culturale che il "barbone" (nel senso di canuto) Ferrara non solo snobba, ma vi antepone proposte che andrebbero bene per Umbria Jazz (l'assolo di Bollani), ma non per le orecchie dei musicofili che venivano Spoleto da tutte le parti del Mondo per ascoltare il concerto in Piazza Duomo. Sino a quando saremo ostaggi della crassa arroganza di Ferrara, che ora è diventato pappa e ciccia con il pavido Fasciato, il Festival resterà una tra le tante manifestazioni di questo genere che si tengono in Italia! Nulla a che vedere lontanamente con quelli del Maestro Menotti!!


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