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Editoriale, 08 Novembre 2016 alle 01:09:07

Terremoto e moduli, cara Regione non ci siamo

Perplessità sulla gestione delle casette e le alternative NON proposte ai terremotati. Ma la Marini non è il consigliere regionale del territorio? [Commenti]


Daniele Ubaldi

Cara Regione Umbria, qualcosa qui non torna. All'indomani del servizio delle Iene su Italia Uno, che ha portato "alla luce" l'esistenza di circa 700 moduli perfettamente funzionanti, manutenuti dai Comuni di Foligno, Sellano e Nocera Umbra che li detengono in comodato d'uso con l'impegno a restituirli in caso


di necessità, gli uffici dell'ente presieduto da Catiuscia Marini offrono una spiegazione alquanto discutibile e contraddittoria circa le scelte che hanno condotto a non utilizzare i moduli del 1997 per la prima emergenza a Norcia e Cascia.


Nella sua nota, infatti, la Regione esordisce confermando che i moduli, realizzati in Umbria circa 20 anni fa, sono attualmente gestiti "dalle amministrazioni comunali in cui insistono ed utilizzate da più soggetti sulla base di comodato d'uso o locate, con la precisa condizione che in caso di necessità le stesse devono essere immediatamente restituite". Ecco, appunto. Se non è questo un preciso, drammatico stato di necessità, viene da chiedersi quale sia uno "stato di necessità" tale da rendere - perdoni il lettore le ripetizioni - necessario restituire i moduli alla Regione...


Andando poco oltre, l'ente ribadisce che "queste strutture, collocate in prevalenza nei territori di Foligno e Nocera Umbra, sono infisse al suolo e non smontabili". Come come? Non smontabili? Un attimo prima si parla di restituzione delle case in caso di necessità, e subito dopo si precisa che le case non sono smontabili. Le casette di legno mobili sono diventate, durante, gli anni, fisse... Allora viene da chiedersi con quali permessi a costruire tutto ciò sia avvenuto, rilasciati da quali enti e a fronte di quali oneri corrisposti.


Purtroppo, però, le contraddizioni non finiscono qui. Prosegue infatti la Regione: "Quand'anche si volesse procedere ad un loro smontaggio e rimontaggio, i costi sarebbero addirittura superiori a quelli per l'acquisto di nuovi moduli e sarebbe inoltre alquanto complessa la procedura per certificarne l'abitabilità". "Qualora si volesse"? Se il contratto di comodato d'uso per le casette ha come condizione risolutiva il riutilizzo in caso di terremoto, non ha senso parlare di facoltà, quanto di obbligo da parte dell'amministrazione regionale e di quelle comunali competenti. Riguardo poi i famosi costi, stimati dalla Regione come "superiori a quelli per l'acquisto di nuovi moduli", volendo ignorare l'intervista delle Iene ad uno dei costruttori delle Casette - il quale ha detto che i moduli si possono facilmente smontare e rimontare altrove - Spoletonline ha parlato con un esperto del settore, che provocatoriamente si è offerto di smontare e rimontare le casette al costo di 10 mila euro l'una.


"Il legno è uno dei materiali più longevi del pianeta - dichiara l'esperto - certamente può ossidarsi, scurirsi, tarlarsi... Ma da qui a dire che una casetta di legno non si può smontare oppure che farlo costi l'ira di Dio, ce ne corre... Tra l'altro molti dei moduli che ho potuto visionare sono in ottimo stato". L'esperto in questione, vale la pena specificarlo, è umbro. Per il momento rimane nell'anonimato, fermo restando il fatto che, se chiamato, potrebbe cominciare a lavorare anche domani mattina. "Penso - conclude - che se si intervenisse sulle casette del 1997 si risparmierebbero molti soldi, dato che il costo del progetto attuale si aggira intorno ai 70 mila euro per ciascun nuovo modulo. Inoltre, dando il via libera immediato alle operazioni, la Regione potrebbe provvedere a offrire un tetto a molte persone disagiate, che oggi dormono in automobile o in tenda".


Fin qui il "nostro" esperto. Un'ulteriore considerazione va poi fatta riguardo la possibilità di non spostare le casette, ma semplicemente di metterle a disposizione dei terremotati della Valnerina. Anche su questo punto la Regione risulta per lo meno imprecisa, dato che parla di "residui campi dove sono presenti questi moduli" che disterebbero "circa 80 chilometri da Norcia o da altre località della Valnerina, con tempi di percorrenza di oltre 90 minuti". Eppure Sellano non è affatto così distante da Norcia o Cascia, trovandosi ad appena una dozzina di chilometri da Borgo Cerreto. Diverso è il discorso per Colfiorito o Nocera Umbra, certamente; ma, anche in questo caso, con la viabilità tradizionale ripristinata i tempi di percorrenza si attesterebbero tutti intorno all'ora o poco più. In ogni caso, i terremotati potrebbero avere un tetto e una casa in cui stare, insomma un'alternativa all'albergo sul Trasimeno, a Perugia o a Terni.


Infine, la madre di tutte le domande. La Regione, nella sua nota, dichiara che è "ora in corso una ricognizione per verificare il numero di moduli disponibili che potranno essere assegnati ai terremotati che ne faranno richiesta". Come mai questa ricognizione è partita soltanto a ben nove giorni di distanza dal terremoto del 30 ottobre, a tredici dopo quello del 26 e ben 75 giorni dopo il tremendo sisma di Amatrice e Accumoli? Perché prima si è dato l'out out alla gente, obbligandola ad andare in albergo, oppure prendere casa in affitto, oppure ancora dormire in macchina o all'addiaccio? Forse delle scuse non ci starebbero male, e renderebbero l'ente - e chi lo amministra - un tantino più umano e umile rispetto al modo in cui si pone nei confronti del cittadino. In particolar modo dei cittadini di queste aree, il cui consigliere regionale di riferimento in maggioranza - parole sue in campagna elettorale - è e deve essere proprio Catiuscia Marini.



Commenti (13)

Commento scritto da Marco il 08 Novembre 2016 alle 07:38
A parte tutte le contraddizioni che avete mensionato, ma prima di dire che smontare le casette sarebbe più costoso che ricomprarle, sono stati fatti fare dei preventivi di massima per arrivare a questa conclusione? Poi dice che uno pensa sempre male!!!! Di solito ci si prende!


Commento scritto da Marco il 08 Novembre 2016 alle 08:05
Perché smontarle? Potrebbero essere utilizzate dove si trovano, 20 km dalle zone terremotate non sono moltissimi!!!


Commento scritto da gianfranco formenton il 08 Novembre 2016 alle 08:53
Spiacente ma l'editorialista dimostra assoluta incompetenza in materia. Incompetenza storica, tecnica e... pratica...



RISPOSTA: Spiacente davvero, Don, ma una tale dimostrazione di arroganza non si addice a nessuno, tanto meno ad uno che per mestiere fa il pastore di anime. Pastore di anime che, per inciso, qui è trattato da uomo e non da prete. Non starò pertanto ad elencarLe le innumerevoli parabole del Vangelo che ben si addirebbero al caso, limitandomi a ricordarLe come, insultando me, dandomi dell’incompetente sotto i tre profili da Lei elencati, Lei non solo pecca di saccenteria, ma insulta anche chi svolge un mestiere leggermente diverso dal mio e dal Suo, sporcandosi le mani ogni giorno con competenze tecniche un tantino superiori alle nostre… O no? Lasciamo che siano persone competenti a decidere in materia. Per conto mio mi limito ai fatti, dato che non professo alcuna fede negli uomini, tanto meno in chi è chiamato a gestire il potere. E i fatti dicono che senza il servizio delle Iene nessuno avrebbe mai neanche preso in considerazione l’argomento casette. I fatti dicono che la gente ha dormito per giorni in automobile, e alcuni lo fanno tuttora. Vada su a controllare di persona, non creda in quel che Le dico io. Non abbia fede, in questo caso. Ma insultare, giudicare senza argomentare né controproporre trovo sia qualcosa di deplorevole.

Con la stima di sempre, poiché Lei è un uomo come me e a tutti noi capita di sbagliare ogni tanto

Daniele Ubaldi - giornalista


Commento scritto da Il Corvo della rocca il 08 Novembre 2016 alle 09:51
Visto l'attuale situazione di emergenza, sarebbe il caso di aprire un'inchiesta per cercare di vederci chiaro sul motivo per cui non possono essere riciclabili i moduli abitativi del terremoto del 1997 per essere collocati nelle nuove zone terremotate. È giunta l'ora di porre fine ai "cattivi costumi" che, in fatto di credibilità, ci penalizzano in Europa e in buona parte del Mondo. E poi Renzi, e qualche suo adepto, ha ancora il coraggio di reclamare perché i Ministri degli altri paesi europei non vogliono credergli. Se fossi in Lui, (conoscendo benissimo la situazione del nostro Paese, della corruzione e quella degli innumerevoli sprechi), attingendo sinceramente alla propria coscienza, mi chiederei: Quanti italiani al loro posto mi crederebbero?...


Commento scritto da basilio rapucci il 08 Novembre 2016 alle 13:57
Sull'argomento terremoto, oltre alla inevitabile ansia dovuta al fenomeno stesso ed ai danni provocati ai nostri conterranei, ho provato piacere solo durante la lettura dell'interessante articolo scritto dalla nostra illustre concittadina ( Magnani).

Dopo questa indispensabile premessa, mi piacerebbe che le iene ritornino nella savana, che i politici riflettessero prima di dare risposte ( analizzando solo l'aspetto tecnico-economico) e che tutte le altre forze in gioco tengano conto dei reali problemi che fenomeni come questi generano in un paese frastornato dalle battaglie avviate il cui esito genera fibrillazioni incontrollate.

La situazione dei fatti è che migliaia di persone sono rimaste senza casa, senza lavoro, senza scuola, senza chiese ecc. ecc.

In una situazione del genere occorre avere la massima collaborazione nella speranza che chi ha voce in capitolo, faccia qualcosa di utile per chi in questa situazione soffre sia per i danni subiti che per i disagi che deve necessariamente affrontare.

Mi sembra più che evidente che la situazione attuale dovrà essere affrontata in diversi passaggi.

Il primo è quello di attendere la fine dell'emergenza.

Il secondo è quello relativo alla messa in sicurezza di tutte quelle situazioni ancora a rischio.

Il terzo è quello della prima normalizzazione delle varie aree colpite ( fase che dovrà dare le prime risposte complete alle famiglie).

Per poi proseguire nei vari passi successivi sino alla completa ricostruzione del patrimonio edilizio oggi compromesso, dello spirito delle persone ecc. ecc..

La speranza è che ognuno di noi sia capace di dare un piccolo contributo utile al raggiungimento dell'atto finale, in modo da rendere l'intero percorso libero da ogni ostacolo che non farebbe altro che aumentare i tempi di realizzazione dell'intero percorso.

Il silenzio dei giorni scorsi è stato di grande aiuto per tutti, le buone idee, i suggerimenti ed ogni altro eventuale contributo utile allo scopo, sarà utile solo se fornito in modo organizzato, condizione che aumenta le probabilità di essere preso in considerazione.

In poche parole, in una situazione come questa tutti dovrebbe pretendere il massimo dagli altri, mettendosi a disposizione con l'impegno di dare il massimo.


Commento scritto da Aurelio Fabiani il 08 Novembre 2016 alle 17:50
Un qualsiasi falegname può illuminare i professionisti social-legno e dire due cose semplicissime 1° Costa più smontarle e rimontarle che farle nuove e montarle. 2° Sono realizzabili in 10 giorni. Se il governo avesse già deciso in tal senso, entro la settimana potevano già stare in Valnerina.


Commento scritto da Diogene il 08 Novembre 2016 alle 17:52
LEGGO : è "ora in corso una ricognizione per verificare il numero di moduli disponibili che potranno essere assegnati ai terremotati che ne faranno richiesta".

MI DOMANDO : QUANTO TEMPO OCCORRERA' PER QUESTA RICOGNIZIONE ? IN QUANTO TEMPO SARANNO ESAMINATE LE RICHIESTE ? MA SOPRATTUTTO CON QUALE CRITERIO, EVENTUALMENTE, SARANNO ASSEGNATE LE CASETTE ?


Commento scritto da Simone il 08 Novembre 2016 alle 19:02
Avete presente il concetto di restituzione giuridica? Ecco.

Per quanto riguarda i 20 km evocati da Marco, consiglio uno sguardo ad una cartina.



Ha ragione Formenton al 100% e non comprendo la virulenza della risposta del solitamente misurato direttore

Ps: nessuno avrebbe perso tempo ed energie senza il servizio delle iene


Commento scritto da gianfranco formenton il 08 Novembre 2016 alle 23:49
oh no, caro Daniele, nessun peccato di saccenteria. Forse incompetente non è adatto. Direi "ignorante", nel senso letterale del termine e cioè di chi non sa e non conosce. E qui le Iene non sono fonte di conoscenza essendo parte di quel pseudo giornalismo "gabibbiano" che ben ho conosciuto nel terremoto del '97 a Sellano e nel quale ero sia terremotato e sfollato sia nella parte di chi ha vissuto tutte le fasi dell'emergenza. Non sono "saccente". Semplicemente "so", "conosco" e quindi posso parlare e raccontare di come sono le tende e le roulottes e le fasi dei containers e delle casette di legno e di come ogni terremoto ha le sue caratteristiche e i suoi criteri di intervento e posso anche dirti che questo giornalismo becero, populista e qualunquista ha solo l'effetto di alimentare il pressapochismo alla "Napalm 51".

E che tu ti presti a questi meccanismi e ne faccia una bandiera di non si sa che cosa senza mai aver avuto in mano un trapano e delle viti e dei listelli di legno e non sappia nulla di impregnanti e di tegole e di sanitari e scaldabagni.... Beh... prima di dire a me di andare a vedere lassù che cosa succede e di darmi del saccente... dormi qualche settimana in roulotte, poi in un container per un anno e poi ricominciamo a ragionare....Poi un giorno mi racconterai a quali parabole ti riferisci perché sai bene che su queste cose io sono più ateo di te! E, fermo restando la stima, ti saluto.



RISPOSTA: Caro don, rispetto e pubblico la tua replica ma, al contempo, ti invito a riflettere su chi si stia prestando a che cosa. Il nostro lavoro consiste nel chiedere, ascoltare, apprendere, verificare e poi divulgare notizie alla gente che le legge. In questo risiede tutta la nostra ricchezza: nella nostra credibilità. Perciò, se uno di noi giornalisti di Spoletonline pubblica una notizia, non lo fa perché intende prestarsi a meccanismi di sorta, ma semplicemente perché è venuto a conoscenza di fatti e li ha verificati. Non facciamo nulla perché ce lo hanno chiesto le iene, gli sciacalli, i corvi o scegli tu quali animali. Non metto in dubbio la tua legittima esperienza di Sellano, che rispetto. Ma dato che giustamente ti sei sentito di raccontarla, allora – personale per personale – ti ricordo sommessamente che la mia famiglia è originaria di Norcia, e che essendo io un classe ’78 ben ricordo l’odore e il freddo dei prefabbricati in eternit – all’epoca non erano ancora nocivi, sic… - che negli anni della ricostruzione mi accoglievano ogni qual volta andavamo a trovare parenti e amici. Gli stessi parenti e amici che oggi, di nuovo, si trovano con la casa rasa al suolo oppure inagibile. Li vado a trovare o li sento tutti i giorni. Questo, ovviamente, non fa certo di me un esperto in trapani, viti e avvitatori. Lo so bene. Per questo motivo ascolto chi da questi attrezzi trae di che vivere, e che mi ha fornito determinate dichiarazioni. Saranno tutte menzogne? Può darsi. Sappi che le ho verificate per quanto ho potuto, ascoltando altri esperti. Ma se hai deciso che sto cavalcando la tigre, magari per gettare benzina su di un fuoco che non ho certo acceso io, sei liberissimo di farlo. Io parlo con la gente e con i rappresentanti istituzionali, non perché sono buono ma perché cerco di essere un buon giornalista. Strano è, invece, che un prete più ateo di me – e per questo avrai sempre tutto il mio rispetto – prima denigri apertamente il mio operato senza fornire spiegazioni, dopodiché mi dia del populista, qualunquista ecc. stile “Napalm 51” quasi a difendere l’istituzione regionale che mi permetto sommessamente di criticare nel mio editoriale. Ti ricordo che io non ho elettori da convincere né anime da tesserare per un qualsiasi regno, ma piuttosto lettori da rispettare ed informare. Il populismo non mi interessa, dato che semplicemente non fa parte di me.

Un saluto


Commento scritto da Dall'altra sponda del Po il 09 Novembre 2016 alle 11:05
A questo punto, scherzosamente, e anche per sdrammatizzare un po' la situazione venutasi a creare con il terremoto, qualche lettore veneto avrebbe detto: "Sto Formenton sta rompendo i cgjon". E avrebbe aggiunto: Sapendo quello che aveva da dire, non poteva risparmiarsi gli insulti verso l'editorialista e sprecare qualche parola in più per chiarirsi già nel suo primo commento?...


Commento scritto da Aurelio Fabiani il 09 Novembre 2016 alle 21:42
Insulti ? dove ? non ce ne sono in questo dibattito. La lingua italiana non è soggetta ad interpretazioni. Poi se non piace quello che dice Formenton, perché secondo qualcuno dovrebbe dire solo messa e poi fare silenzio, è un altro discorso, ma lo si dica chiaro. In quanto alle iene, più che iene, forse sciacalli o se si preferisce, avvoltoi.







Commento scritto da dall'altra sponda del Po a Aurelio Fabiani il 10 Novembre 2016 alle 12:40
Qui le iene, gli sciacalli e gli avvoltoi non c'entrano nulla. Qui c'entra l'educazione! E c'entra anche il modo di rapportarsi con le persone Nessuno pretende che un prete si dedichi a dire solo la messa. Resta il fatto che come ha reagito Don Formenton non è stato un buon esempio di comportamento. Infatti, se egli fosse intervenuto in un modo più garbato e più comprensibile, sin dall'inizio, chiarendo il suo pensiero e il motivo del suo disaccordo con il giornalista, evitando di dargli "gratuitamente" dell'incompetente, (dimenticando che in molte cose tutti lo siamo), tutto si sarebbe risolto francescanamente e serenamente. Insomma, dando il buono e il giusto esempio! Come ha insegnato e come avrebbe voluto il Signore. Solo questo si pretendeva dal preti Invece, così facendo, contrariamente a quello che insegna la sua religione, il prete ha dimostrato di avere la coda di paglia, intrisa di risentimento verso qualcuno. Siano che si chiami iene che giornalista. Dimenticando la situazione, la diversità di percezione del dramma, il coinvolgimento delle persone con esso, l'urgenza dei terremotati e la comprensione nei confronti di chi, svolgendo la propria attività, cerca di essere di aiuto. Insomma, non confondendo le diverse intenzioni, i diversi sentimenti e le diverse reazioni umane, che, a secondo delle proprie possibilità, indicano alcuni interventi . È qui che il prete sbaglia! E contrariamente a quello che egli attribuisce agli altri, è lui stesso che dimostra incompetenza in materia. Incompetenza storica, tecnica e...pratica...E, (aggiungo io), incompetenza di interpretare i sentimenti altrui .Fine del discorso!


Commento scritto da Paride il 10 Novembre 2016 alle 15:19
Don era un pezzo che non interveniva.

Sarebbe interessante sapere quante di queste casette sono in gestione all Arci e quante sono utilizzate per ospitare migranti,


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