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Valnerina - Pensieri e parole, 03 Gennaio 2017 alle 10:06:37

Il Calzascarpe

Quel 30 ottobre 2016 vissuto da un nursino [Commenti]


Alessandro Vergari

Non ricordo nitidamente come si svolse la giornata del 30 ottobre dalle 7,35 in poi. Se mi pensassi in un fermo immagine mi vedrei impietrito con indosso una tuta (la tuta è l'abbigliamento naturale per chi vive in una zona sismica, ti permette di alzarti dal letto e correre via), davanti alle macerie di


casa, lì a piangere. L'unica cosa che ricordo è che pensavo... "Come farò? Quando finirà?".
Poi la polvere che si alzava dal centro di Norcia, le sirene, i vigili del fuoco che chiesero se avevamo bisogno di aiuto, le notizie tremende che ci portavano i coraggiosi che si spingevano fino a Porta Romana, oltre c'era Norcia che ormai respirava a fatica.


Scattò in quei minuti una solidarietà che andava al di là della semplice condivisione di una tragedia, ci abbracciavamo e piangevamo anche su spalle che non si conoscevano, facevamo coraggio e ci facevano coraggio persone con le quali scambiavi al massimo un saluto.
Il terremoto fa emergere il meglio (qualche volta anche il peggio) delle persone ed è anche una enorme lente di ingrandimento che mette a fuoco sentimenti o particolari che mai prima avevi visto o intuito.


Non avevo mai avuto la percezione delle cose inutili che avevo in casa: le vidi, improvvisamente, quando entrai in garage tra le urla di mia moglie che mi invitava ad uscire: gli armadi tutti in terra, gli scaffali staccati dal muro, il pavimento un enorme tappeto di libri, indumenti, oggetti vari di cui avevo perso la memoria. Gli oggetti, tutti, erano staticamente in quella posizione da anni, e in quella posizione avevano un valore, rappresentavano qualcosa: il terremoto li aveva mossi, li aveva travolti e lì, in terra, avevano perso il loro ruolo e dimostravano tutta la loro inutilità.


La casa è come il corpo umano, in cui ogni parte è legata e collegata alle altre: quell'insieme era la mia casa. Quel disordine testimoniava che la mia casa non esisteva più.
30 ottobre 2016 ore 16.30: decidemmo di andare via da Norcia, troppi terremoti in quella giornata, troppo dolore, tanta paura.
Ritornai in fretta in garage, presi la prima borsa che vidi in terra e scappammo, senza vergogna, letteralmente scappammo. Non riuscii a mettere in valigia nemmeno un cambio intimo, la tuta che indossavo, un giaccone e la borsa.


I giorni seguenti a vedere in televisione quello che era successo, eravamo lì e non avevamo capito il dramma: la televisione ce lo fece vedere.
Due giorni dopo aprii quella borsa e ci trovai uno degli oggetti più inutili, più ridicoli e stravaganti per un terremotato: un calzascarpe!
Non ricordavo neanche di averlo, né come e quando fece parte di quell'insieme di altri oggetti che era la mia casa.


Madreperla. Manico in legno. Colore scuro. Tutto ciò lo faceva molto autorevole tra le migliaia di altri calzascarpe.Non lo ho mai adoperato, è rimasto in fondo alla borsa, testimone inutile di tanti altri oggetti che sono rimasti sotto le macerie di casa. Testimone senza volerlo di una fuga improvvisa quel pomeriggio del 30 ottobre 2016, ore 16.30.



Camilla Laureti Sindaco


Commenti (1)

Commento scritto da massimo il 04 Gennaio 2017 alle 16:33
bella....

Ho "visto" ciò che raccontavi....


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