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Le Recensioni di Leo, 12 Gennaio 2017 alle 09:21:48

Ciao Ni', ovvero Zero e gli anni Settanta secondo... Zero

Nel 1979, proprio nei giorni in cui Superman puntava dritto verso il cielo nel celebre blockbuster di Richard Donner, il botteghino italiano concede sorprendentemente priorità a Ciao nì!, una indefinibile entità aliena in celluloide con protagonista un Renato Zero ormai all'apice del florido esordio in


costume e smanioso di esporsi nella sua prima (e unica) apparizione cinematografica. Diretto da Paolo Poeti e basato sul soggetto del cantautore italiano, senza troppi preamboli Ciao nì! trascina con psichedelica violenza la mente di un pubblico ovviamente già fidelizzato all'epopea sorcina in un ironico e surreale excursus nel dietro le quinte del tendone di Zerolandia, dove l'artista romano interpreta se stesso mentre esplora i propri trascorsi, cercando di dare un senso agli ambigui connotati del proprio personaggio, a quella sua storica e ricercata parvenza di bisessuale mancato.


Intendiamoci, Ciao nì! si presenta fin da subito come un piccolo pasticcino pensato principalmente per i fan. Costretta a girare il film in pochissimi giorni e con un budget ridicolo, la produzione riuscì intelligentemente a fare di necessità virtù, e con inusitato gusto per la costruzione plateale relegò il set delle scene dialogate a pochi spazi angusti, scenografati in maniera essenziale ma anche piuttosto eccentrica, pensati come un allucinato parto mentale del re dei sorcini. Gli ambienti si trasformano ben presto in personaggi a tutto tondo in grado di plasmare un'atmosfera kitsch e surreale in quadri autonomi e pretestuosi, intervallati dagli spezzoni dei concerti di Zero che, oltre ad allentare la presa di un già flebile filo conduttore narrativo, costituiscono la vera e propria (ed inevitabile) colonna sonora del film.


E' così che Renato Zero - di fronte alla lettera minatoria del misterioso Ciao nì che minaccia di ucciderlo - si ritroverà intrappolato nella morsa di quelle mille contraddizioni che ne hanno decretato il successo, quei contrasti etici che lo porteranno a riflettere sugli aneddoti del proprio passato, dall'incomprensione dei genitori verso un polimorfo istrione in calzamaglia alla breve e grottesca esperienza militare. Non appagato, tenterà poi di stanare l'assassino nell'assuefazione per un successo ormai diventato soffocante, nell'irrinunciabile amore dei fan verso un personaggio evasivo nato tra le luci di una ribalta che trascende la quotidianità, verso un'entità sfuggente che non potrebbe esistere se non tra i fasti traditori di un palcoscenico.


E'quasi impossibile giudicare nel complesso la performance del carismatico protagonista, in quanto Renato Zero - affiancato da ottimi caratteristi quali Enzo Rinaldi e Nerina Montagnani nei panni di uno staff più psicoanalitico che tecnico - non fa altro che tentare di smascherare la natura celata sotto quegli sfavillanti costumi, evitando di avventurarsi in iniziative recitative più caricaturiali di quanto gli sia sempre stato consueto. E quale soluzione migliore per far maturare i tempi necessari a costruire un lungometraggio se non trovare di volta in volta una ragione in più per rientrare in scena, per incantare il pubblico con l'ennesima provocazione musicale? Perché in fondo Ciao Nì! altro non è che la tormentata riflessione di un'artista alla ricerca di se stesso, ma anche di un eclettico chansonnier consapevole dei propri limiti di attore drammatico.


Minata da una qualità fotografica scadente e da un montaggio che, data la natura dell'opera, lascia il tempo che trova, la pellicola ostenta tuttavia con coraggio colori stralunati che dall'inizio alla fine invadono e seducono lo sguardo, mettendo in risalto l'abilità affabulatoria di una star emergente alle prese con situazioni assurde tutto sommato ben scritte e a sprazzi geniali. Il risultato finale è un ibrido indefinito di cinema pulp e di musica, di abbozzato thriller psicologico e di mitologia zeriana. Un piccolo cult da leggersi non solo come un puro e pretenzioso divertissement scaturito dalla bislacca mente di Renato Zero, ma anche come summa culturale di un decennio caratterizzato da profonde rivoluzioni socioculturali, dalla morte di quei tabù etici che il cantautore ha progressivamente rappresentato sulla propria identità artistica nel corso degli anni.


VOTO: 7



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