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Spoleto - Editoriale, 21 Gennaio 2017 alle 22:10:05

Caro Poldo, dieci anni dopo

Il saluto al fondatore di Spoletonline a una decade dalla sua morte fisica [Commenti]


Daniele Ubaldi

Due lustri. Amico mio, due lustri sono già trascorsi. Te ne sei andato a modo tuo, dieci anni fa, come l'ennesima presa in giro nei confronti di chi ti amava, di chi ti odiava, oppure temeva e dunque cercava di continuo la tua benevolenza, illudendosi di poterti fregare... Caro Poldo, sai una cosa? Nulla


è cambiato da allora. C'è chi ostenta la tua amicizia - di cui mai ha goduto - come fosse un fiore raro da tenere all'occhiello; chi ti osanna come un totem muto e insensibile, pagana divinità; chi tira in ballo senza vergogna il tuo spirito libero e indipendente per cambiare di continuo la mano da cui farsi accarezzare; insomma, è tutto rimasto come prima. Proprio come te lo ricordi tu. Proprio come me lo spiegasti, poco tempo prima di andartene. Per sempre? Per ora. Era il 20 gennaio del 2007 quando la maledetta ti sorprese a casa tua, ma lo venimmo tutti a sapere il giorno dopo, quando Agostino - che doveva incontrarti - insospettito dal tuo non rispondere - mise in moto la macchina che di lì a poco avrebbe condotto al tuo ritrovamento. Troppo tardi. E anche "troppo solo", pensai io. Ma questo poco conta, adesso.


Come un totem, ti dicevo prima. Ti trattano così perché in questo modo sperano di imbalsamare le tue idee, oppure perché - in altri casi - sono troppo imbecilli per comprenderle. Per averle mai comprese. Eppure erano e sono idee semplici, in fondo. Chiunque ti abbia avvicinato, anche solo per curiosità purché senza secondi fini, ha potuto toccare con mano quanto fossero semplici e genuine. E futuriste.


Deluso dalla politica, dalla tua politica, quella che aveva perduto ogni ideologia, ogni ideale, avevi trovato il tuo Cincinnato in Spoletonline e nel descrivere le beghe di palazzo come soltanto tu sapevi fare. Perché in quel palazzo c'eri già stato, tu, e conoscevi le miserabili figurine retoriche che vi albergavano allora o che anelavano albergarci in futuro. Disilluso, disincantato, ma vivo - dannatamente vivo - grazie al sarcasmo che nascondeva una tristezza di fondo, un umorismo "alla conte Mascetti" - come amavo ripeterti durante le nostre chiacchierate clandestine -, che se la rideva in attesa dell'inevitabile.


Maestro. Di tante cose. Ora sono passati dieci anni e forse posso dirlo. Maestro. E poi se non potevo dirlo sai che c'è? ‘Sti grandi. Anche perché, come dicevi sempre tu ostentando un lodevole spirito democratico: "Il giornale è mio e faccio come mi pare". Io avevo ben d'onde a spiegarti che non era, che non è esattamente così, che non è in questo modo che funzionava e che funziona. Ma sai com'è, quelli erano tempi in cui ancora credevo nell'esistenza delle istituzioni, dell'ordinamento, del super partes, delle regole che tutelano gli onesti. Tu tutto questo capitolo della vita lo avevi già passato: del resto avevi ed hai pur sempre qualche anno più di me...


La tua creatura non è morta. Anzi. La tua creatura è sempre più forte e solida. E indipendente. Cavolo, se lo è! Quante volte si sarebbe potuta vendere, in questi sei anni e mezzo da quando l'abbiamo presa in mano noi... E invece il suo unico padrone è la massa fedele e ancora in crescita - da non crederci, vero? - dei suoi lettori. Pensavamo di averli raggiunti tutti, oramai, a Spoleto e dintorni. E invece non è così. Si cresce ancora. Andiamo avanti.


Il tuo pallino di Folignonline ha preso finalmente vita, nel luglio del 2015. Un anno e mezzo prima, gennaio 2014, è nato Perugiaonline. Insomma, caro Poldo, che ti devo dire? Qui la macchina funziona, malgrado la crisi studiata a tavolino da quelli là e i colpi bassi di chi ben sapevamo all'epoca e sappiamo tuttora.
Ti aggiorno, Sua Malvagità... Ma questa è una roba che in pochi capiranno.


Il tuo indegno allievo



Commenti (2)

Commento scritto da giobatta il 22 Gennaio 2017 alle 09:20
CIAO POLDO


Commento scritto da Patrizia Cristofori il 22 Gennaio 2017 alle 21:11
Condivido molto di ciò che hai scritto. Aggiungo che

in molti casi il silenzio sarebbe stato più opportuno.

D'altra parte c'e' chi lascia un vuoto tra le persone

che gli sono state più vicine e chi in una intera

comunità. Per il resto sono ricordi personali e tali

penso debbano restare.


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