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Le Recensioni di Leo, 16 Febbraio 2017 alle 10:56:06

Cinquanta sfumature di Nero: film che promette senza mai mantenere


Leonardo Bernacchia

A due anni esatti dal fortunato debutto di Cinquanta Sfumature di Grigio - tratto dal primo dei tre romanzi erotici di E. L. James, forse il punto più basso raggiunto dalla letteratura moderna - un inspiegabile successo di pubblico si sta riversando anche su Cinquanta Sfumature di Nero, inevitabile


sequel diretto da James Foley che, nonostante unanimi, pesanti (e legittime) stroncature da parte della critica, è riuscito ancora una volta a confezionare un prodotto di successo in grado di oscurare tutte le altre produzioni che hanno avuto la sfortuna di incrociarlo nelle sale.


Una tavola ben apparecchiata dove però non viene servito cibo. E' questa l'impressione che emerge da una pellicola disonesta nel suo essere un trash mascherato da film di serie A, nella sciattezza di una trama povera di idee che si arrampica con sgradevole evidenza sugli specchi pur di conferire una bozza di spessore a contenuti e personaggi . Dakota Johnson e Jamie Dornan regalano ancora una volta una performance recitativa piatta e per certi versi tragicomica, risultando estremamente a disagio e privi di carisma in quella che doveva essere la saga nata con lo scopo riportare in auge un genere per lungo tempo rimasto sopito, ma che si rivela invece essere un blockbuster quasi mainstream prodotto dalla Universal, una major che a quanto pare è sembrata infischiarsene dei requisiti minimi d'età imposti all'entrata dei cinema a livello mondiale e che nelle tanto discusse quanto noiose scene di sesso tra Anastasia e il malato di mente Grey non ha avuto il coraggio di mostrare nulla di così scandaloso o eccitante, roba cui 9 Settimane e ½ e Ultimo Tango a Parigi già oltre trent'anni fa erano già andati ben oltre.


A poco servono una fotografia cupa a luci chiuse ed una colonna sonora variegata e curata (ebbene sì) da Danny Elfman - storico braccio destro di Tim Burton - quando in una produzione intenzionata a farsi fenomeno di costume mancano basi solide su cui poggiare. Se consideriamo che la controparte letteraria nacque all'epoca come una fanfiction online di Twilight e che, pur essendo stata pubblicata nell'intero globo da colossi dell'editoria, si caratterizza per una agghiacciante povertà di stile narrativo, contenutistico e formale, cosa avremmo dovuto aspettarci da una trasposizione cinematografica? Magari qualcosina in più. Dopotutto non fa mai male ricordare che Kubrick trasse un capolavoro quale è Shining da uno dei più mediocri romanzi di Stephen King.


E invece niente, questa trilogia dalla spazzatura è nata e nella spazzatura è destinata a rimanere. La regia è da manovale sottopagato, i dialoghi partoriti dalla sceneggiatura sono per larghi tratti imbarazzanti, nessuno spazio viene concesso alle millantate immagini trasgressive e provocatorie, e per giunta il tono thrilling che il film cerca spesso di assumere non fa altro che alimentare quell'atmosfera grottesca che porterebbe anche il più ottuso degli spettatori a capire prima o poi di stare assistendo ad una enorme truffa mediatica.


E attenzione, nessuno qui nessuno ha intenzione di bacchettare il film per effrazione di pudica moralità, anzi, il problema è esattamente opposto: Cinquanta Sfumature di Nero è un film che promette senza poi mantenere, che non lancia provocazioni e non offre alcun momento interessante, raschiando il fondo della banalità e crogiolandosi nella sicurezza che ci sarà sempre un pubblico fidelizzato pronto ad ignorarne le mastodontiche ed oggettive debolezze, un pubblico in prevalenza femminile intenzionato a riconoscersi in Anastasia Steele, dimentico dei centinaia di anni di lotta per l'emancipazione del proprio sesso e abbagliato da quello che nel complesso, seppur furbescamente presentato come una storia d'amore, altro non è che un macabro incontro tra un miliardario sociopatico e una donna ingenua pronta a sottomettersi, a rendersi oggetto passivo delle sue voglie.


E' semplicemente triste come una pubblicità sfrenata e martellante riesca a rendere fino a tal punto credibile una pellicola indifendibile da ogni angolatura, regalandole una popolarità immeritata ed il sogno di un amore che non c'è e che fa seriamente rimpiangere l'intera filmografia di Tinto Brass. La Universal ha provato a vincere facile e ci è riuscita, componendo un quadro di sesso pietoso e privo di qualsivoglia mordente, dotato purtroppo di una dannosa e rinomata garanzia che potrebbe facilmente essere letta come un insulto a tutti i talentuosi autori che ogni giorno si ammazzano per trovare case di produzione disposte a finanziare le loro idee e ai grandi registi come il tre volte Premio Oscar Ang Lee che stanno conoscendo il flop della propria opera per colpa di un sistema di gestione dei multisala che, andando incontro esclusivamente al sentore degli incassi, continua a penalizzare nei tempi e negli spazi la proiezione di film che non hanno la fortuna di poter usufruire di simili battage di penetrazione massificata.


VOTO: 3



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