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Le Recensioni di Leo, 16 Marzo 2017 alle 13:44:52

La Seduzione del Male, la caccia alle streghe e la macchina del fango perbenista


Leonardo Bernacchia

La comunità bigotta e puritana confonde la legge e mistifica la piccola realtà agricola di Salem, siamo nel 1692, siamo nell'anno del più celebre e truculento processo alle streghe della storia americana. La Seduzione del Male è uscito nel 1997, la critica lo ha apprezzato ma in pochissimi lo hanno visto, il che


è un peccato, dato che non soltanto si tratta di un'accurata ricostruzione storica molto british nella regia di Nicholas Hytner (e già questo ci piace un sacco) ma bisogna anche includere nel pacchetto il piacere di assistere ad una delle sporadiche ma sempre memorabili interpretazioni da protagonista di Daniel Day-Lewis nei panni del contadino John Proctor.


Tratto dal dramma teatrale Il Crogiuolo, pubblicato nel 1953 come implicita e sagace sferzata al clima del Maccartismo, il film è concitato nei ritmi e passionale nella sua focosa capacità di confondere le idee degli spettatori, ponendoli nella condizione di non saper più riconoscere la verità dalla menzogna, il Bene dal Male, il sano bisogno umano dall'interesse più malsano, proprio come accade ai polverosi giudici e ai reverendi bacchettoni del tribunale in trasferta, giunto tempestivamente in paese per far cessare le danze intorno al fuoco prima che il demonio si impossessi delle anime pure e immacolate degli onesti cittadini.


Wynona Ryder, giovane, bella e talentuosa nei panni dell'infida Abigail Williams, guida e manovra le vogliose paesane sessualmente represse dal perbenismo dilagante, mettendo in piedi una scandalosa macchina del fango con il solo e unico scopo di mandare alla forca le mogli degli uomini oggetto delle proprie fantasie. Una volta intuita l'efficacia dell'accusa di stregoneria molti abitanti del paese inizieranno a mettere da parte tutta la loro devozione di facciata e si scateneranno in una guerra di diffamazione e di sciocche vendette, di interessi particolaristici e di malignità tutt'altro che luciferine, fin quando anche John Proctor, un tempo amante di Abigail, non vedrà la propria moglie Elizabeth imprigionata, vittima della superstizione più becera, di una Giustizia facilmente influenzabile e pateticamente superficiale. Proctor dovrà allora fare i conti con il demone terreno che si nasconde dentro ogni uomo, anche nel suo stesso spirito, quel demone che un tempo lo deviò dalla retta via introducendolo al peccato di adulterio, un empio satanasso che torna ora a chiedere il conto per farlo sentire debole e meschino, un perfetto capro espiatorio da immolare, un misero destinato a scegliere se salvare se stesso abbassandosi a mentire oppure mantenere intatta la propria coerenza, addossandosi ogni colpa pur di salvare la donna che ama.


La macchina da presa di Hytner è dinamica e seducente ma al tempo stesso pulita salvo alcuni notevoli e azzeccati virtuosismi. L'atmosfera claustrofobica della follia religiosa si avverte densamente e cerca di non tradire il sovraccarico tempestoso di distorsioni e deliri mistici proprio dell'opera da palcoscenico di riferimento. I fatti si sovrappongono, si confessa solennemente con la stessa facilità con cui in seguito si fanno molti passi indietro, c'è chi mente sapendo di mentire e chi difende il proprio buon nome. Si dipana un'intrigante confusione, l'integralismo religioso mette in ridicolo se stesso sputando sentenze di morte tutt'al più basate su grottesche e false possessioni, i giudici non sanno più che pesci pigliare, si insegue il bene comune fomentando gli istinti più bassi dell'uomo e mettendo a nudo tutta la sua ipocrisia, le bassezze più nefande e il suo obbligo quasi fisiologico di lasciar fuoriuscire tutto lo sporco che alberga dentro di lui.


Nonostante la pellicola duri due ore che alla lunga si fanno un po' sentire e la visione resti sempre e comunque appesantita da una narrazione violenta e volutamente traboccante, la recitazione dei protagonisti e il fascino indiscusso degli eventi trattati basterebbero già a garantire a La Seduzione del Male una nota di recupero, considerando anche il fatto che per poter riassaporare simili stilemi e il clima teso e cupo che contraddistingue tale contesto spazio-temporale abbiamo dovuto attendere quel gioiellino che è The Vvitch, uscito nel 2015.


VOTO: 8



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