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Spoleto - CRONICARIO, 05 Maggio 2017 alle 23:11:02

Giorgio Ferrara uno e trino, fa e disfa mentre la Fondazione se ne sta a guardare

[Commenti]


Alfonso Marchese

E' uno e trino: curerà la regia, le luci e la drammaturgia del Don Giovanni di Mozart con cui s'inaugura questa edizione del Festival. Non ha curato i costumi perché non ha trovato il ditale adatto al medio della mano sinistra: troppo grosso per calzarne uno di quelli disponibili. Comunque, se avrà tempo


staccherà pure i biglietti. Risparmiando sul personale. Non su se stesso. Giorgio Ferrara si sta facendo in quattro pur di tirare la cinghia. Non la sua, che ha semmai bisogno di buchi. Ma se l'opera di Mozart non è un libero adattamento, ma è rappresentazione filologicamente ineccepibile, dove sta il lavoro di drammatizzazione? E' quanto ha osservato Valerio Cappelli sul Corriere della Sera, all'indomani della presentazione del programma. Ma tant'è. A Spoleto può succedere di tutto. La Fondazione Festival assiste ad ogni scelta con la coda tra le gambe. Anche perché in materia artistica non ha diritto di parola. Solo sulla gestione dei contributi. Che il ministero competente non ha mai lesinato. Il sindaco Fabrizio Cardarelli, a nome della città, avrebbe dovuto pretendere che oltre a Memorie di Adriana (Adriana Asti, moglie di Ferrara) venisse dedicato uno spettacolo in memoria di Giancarlo Menotti. Il cui solo nome fa venire a Ferrara l'orticaria. Ma Menotti è Menotti. Ha reso celebre nel mondo, col suo Festival, una cittadina di cui prima non si sapeva neanche dove stesse. E gli spoletini gliene sono grati. Se poi un suo successore ha preso il testimone della direzione artistica del Festival ed è convinto di averlo rifondato, questa è un'altra storia.


Un lettore lo scorso anno mi ha rimbrottato: non si può vivere di nostalgia. Aveva ragione da vendere. Ma la nostalgia è sempre una resa dei conti con il passato. E il dialogo con l'era Menotti, sostenuto da Ferrara, di fatto non c'è mai stato. Altrimenti non si spiegherebbe il contenitore di spettacoli diretti sempre dagli stessi registi e rappresentati dalle stesse facce, come nel caso di Adriana Asti. E poi c'è di tutto: ben tre bande delle forze armate (dell'Esercito, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza) e un appuntamento di musica leggera (Fiorella Mannoia). Mancano le gare di ruzzolone e briscola perché il minestrone fosse completo. Se qualcuno avesse osato proporle, avrebbe avuto buone chances che venissero ammesse nel cartellone.


Ormai, checché se ne dica, il Festival dei Due Mondi resiste per il suo marchio. E' solo una rassegna di spettacoli già rappresentati. Non è uno spazio per nuovi talenti. Il grande violoncellista Yo Yo Ma è stato scoperto al teatro Caio Melisso nei Concerti di Mezzogiorno; il ballerino Joaquin Cortes era un perfetto sconosciuto prima della sua esibizione al teatro Romano. Steven Mercurio, il grande direttore d'orchestra, da quando è salito sul palco di piazza Duomo, per il concerto finale, la sua agenda è fitta di appuntamenti nei teatri più prestigiosi. La lista di stelle internazionali nate a Spoleto è piuttosto lunga. E ciò per dire che il Festival era un luogo di sorprese. Se i Concerti di Mezzogiorno sono tenuti dalla solita orchestra e non ci sono più estri che possano rompere la crisalide dell'anonimato di fronte ad un pubblico che rimane a bocca aperta, non saranno certo i brani di Mozart o Beethoven a fungere da attrazione.


La carta vincente di Menotti era l'inedito. Ciò che si vedeva a Spoleto, si poteva vedere solo qui. Menotti, per valorizzare il suo festival, aveva rinunciato persino ad immettere nei circuiti dei grandi teatri le opere di maggiore successo. La Manon diretta da Schippers e con la regia di Visconti era stata chiesta dai più grandi teatri al mondo. Menotti si oppose. Era la sua filosofia: o venite qui a Spoleto ad assistere allo spettacolo e non lo rivedrete mai più.


Poi mi si rimprovera di vivere di nostalgia. Di non capire che il mondo è cambiato. Tutto vero. Però non chiamatelo Festival. Il dialogo col passato è solo una burla. Escogitato per mantenere viva, si fa per dire, una tradizione che non ha nulla che fare con gli anni menottiani. E' tutta un'altra cosa. Che vive furbescamente di luce riflessa. E colmo dell'ingratitudine: neanche un lumino acceso alla memoria di Giancarlo Menotti. Che squallore!



Commenti (26)

Commento scritto da Signor Smith il 05 Maggio 2017 alle 23:36
Marchese ed i suoi lettori mi perdoneranno se riciclo in questa occasione un commento inserito altrove, ma... quando ci vuole...

Chi ha lo sguardo troppo rivolto al passato rischia spesso la miopia di non riuscire a vedere il suo futuro... i tempi cambiano, è vero. Di Thomas Shippers, Steven Mercurio, Romolo Valli, Luchino Visconti... in giro non ce ne sono più tanti... ci si deve accontentare della signora Fiorella Mannoia che, tra le 50 serate che farà in Italia, ha trovato il tempo per passare da Spoleto. Ah, che occasione unica...

Quest'anno a Spoleto suoneranno la banda dell'Esercito, la banda della Marina Militare e la banda della Guardia di Finanza. Potrebbe purtroppo mancare la banda di Pignataro, che suonava il Parsifalle, con il maestro sul piedistalle, che ci faceva deliziar...


Commento scritto da Aficionado il 06 Maggio 2017 alle 00:10
Caro Alfonso, sono l'Aficionado che ha giá commentato la notizia della pubblicazione del programma.

"La nostalgia (parola composta dal greco νόστος (ritorno) e άλγος (dolore): "dolore del ritorno") è uno stato psicologico o sentimento di tristezza e di rimpianto per la lontananza da persone o luoghi cari o per un evento collocato nel passato che si vorrebbe rivivere.(lo dice Wikipedia, non io )."

Embhé, cosa c'é di male ad avere nostalgia?

Lo potrei comprendere se la situazione attuale fosse incommensurabilmente migliore della passata, ed allora la nostalgia sarebbe un sentimento sterile e passatista; ma se invece é il sentimento che si prova confrontando il passato ed il presente, allora essa scaturisce solo dal nostro giudizio critico.

Apprezzo e condivido le tue considerazioni, ed aggiungo che, se la nostra Polizia Municipale avesse avuto una banda musicale (purtroppo hanno solo tromboni e qualche oca...rina) ci sarebbe stato sicuramente spazio anche per lei....



Commento scritto da Il Quallunque il 06 Maggio 2017 alle 07:42
A parte le bande Emerite già segnalate, con quella di Pignataro che speriamo allietino le serate e le piazze Spoletine per la delizia dei fini uditori, ma si spera che non manchi inserita nel programma la sezione Teatro scuola de Maiano che tanto successo ebbe la scorsa edizione.

Certo non potendo fare di meglio con le magre casse del Ministero, ci si deve arrangiare con qualcosa di concreto e di solido, sperando che oltre ai romani vengano anco i ternani. Nota Bene: il titolo " Memorie di Adriana" che se non è un refuso tipografico potrebbe risultare una primizia per questa sessantesima edizione. Alla barba delle malelingue che vogliono dividere le due gestioni i 50 festival di Menotti e le dieci rassegne di Ferrara. Poi non ci dimentichiamo che ormai c'è un certo fermento in citta si è concluso da poco anche Spoleto a Colori, riiniziano le riprese di Don Matteo poi poi poi...... ormai è tutto in discesa liscio come l'oio.


Commento scritto da spoletino il 06 Maggio 2017 alle 08:03
@signor Smith:

Il problema non è se ci sono o meno nuovi Mercurio o Cortez in giro. Il problema è che a Spoleto non lo scopriremo, visto che non viene proposto nulla di nuovo e quindi non possiamo dire "questo è il nuovo Mercurio, quest'altro fa cagare".

E, se mi permettete, possiamo dirlo, abbiamo gli strumenti per dirlo, le competenze che ha un pubblico molto ma molto preparato.

Una preparazione che deriva da una esposizione cinquantennale all'Arte più alta.

E che sta scomparendo, per ovvie ragioni di scorrere del tempo.


Commento scritto da zorro il 06 Maggio 2017 alle 09:27
Caro Alfonso, sono contento che qualcuno oltre a me e pochi altri spettatori del Festival dei Due Mondi esprime delle criticità rispetto ad un direttore artistico che in tutto il mondo fa ridere i polli...uno che non è musicista che firma la regia di opere musicali siamo all'assurdo. In ogni caso se la fondazione è contenta ed il suo presidente , cioè il Sindaco, lo stesso, ben venga, ci penseranno

gli spoletini a fare piazza pulita e mandare a casa tutti! Spero che avvenga prima possibile, ma non per me, o per interessi particolari, ma per il futuro di Spoleto e del Festival che mi sembra molto oscuro e non è nostalgia, perché 10 anni fa ( quando è arrivato il salvatore della Patria) c'erano Festival creati da poco oppure non conosciuti, ma che oggi hanno superato Spoleto di gran lunga. Se Ferrara è un genio, così come Marziani ( altro genio) perché da 10anni li deve sopportare solo Spoleto e non li vuole nessuno! Buon Festival o meglio come tu dici, Alfonso, buona rassegna a tutti !


Commento scritto da Uno qualsiasi. il 06 Maggio 2017 alle 10:48
Se vogliamo veramente bene a questa città è meglio evitare di pronunciare la parola Festival. Continuando a farlo, non si fa altro che mettere in luce tutte le pecche che non si intonano con quella che era la sua versione originale. E si eviterà anche di offendere la memoria del suo fondatore e di chi gli ha creduto. Sono convinto che se quest'anno alla manifestazione verrà dato più risalto da parte dei media, non è perché la manifestazione realmente lo meriti per le sue proposte, ma è solo un gesto di solidarietà rivolto al territorio per il terremoto.Cerchiamo invece di rassegnarci e di convincerci che in futuro si avrà sempre di più a che fare con una grande sagra cittadina, che cercherà di coinvolgere tutto il vicinato. Con, bande musicali, giochi di ogni genere , bancarelle, mercatini e mostre di opere di artigianato. Finché dura! Se dura...


Commento scritto da claudio marini il 06 Maggio 2017 alle 12:15
Cari Spoletini, LEGGETE !!!, questo è l'Alfonso dei tempi migliori !!!!

Ma, soprattutto, MEDITATE!!!, questa è oggi la nostra città , che evidentemente ancora non è stanca di tempi peggiori, di sudditanze pigre, di vecchi complessi di inferiorità culturale. Non è stanca di quella che Qualcuno chiamò "SPOLETITUDINE" : un mix di inettitudine, ignavia e tiraccampà. BASTA !!!

A QUANDO UN SERIO DIBATTITO PUBBLICO SUL FUTURO DI QUESTA MANIFESTAZIONE CHE FU- PER DECENNI - UNICA AL MONDO E CHE RIVOLUZIONO'- PER SEMPRE- LA STORIA DELLO SPETTACOLO?

Altro che nostalgia! Questi sono i frutti di una sana gestione politica strapaesana ! Ed ormai il futuro del turismo culturale spoletino si fonda su Don Matteo , la Corsa dei Vaporetti, il Carnevale Rurale ecc..

Ed il Festival Dei Due Mondi a Spoleto forse fu un errore, anzi, non ce lo meritavamo. Torniamo alle feste politiche sul Monteluco, con porchetta, fisarmonica e trebbiano . Che quella, sicuramente, è la vera espressione della Spoletinità Popolare Condivisa.







Commento scritto da Diogene il 06 Maggio 2017 alle 12:26
Qualcuno che , forse , di teatro ne capiva qualcosa (Gabriele Lavia)

in una sua intervista ha detto :

LA CULTURA E' PERICOLOSA .......LA VOLGARITA' RENDE DI PIU'

I tempi cambiano e forse anche i gusti ; ma chi ha vissuto gli anni magici

del Festival di Giancarlo Menotti " prova un sentimento di tristezza e rimpianto per un evento collocato nel passato che vorrebbe rivivere " !!!



Commento scritto da pietro biondi il 06 Maggio 2017 alle 13:54
Non posso che essere d'accordo, caro Alfonso. Posso solo dire che avevo previsto tutto tanti anni fa. Dicevo (e facevo) che bisognava trovare qualcosa che fosse EQUIVALENTE a quello che era stato il Festival. Ma a Spoleto le cose si fermano sempre quando bisogna passare all'azione e bisogna tirar fuori qualche lira (euro) per partire. O magari perché non si riesce a trovare un buchetto con un computer e un impiegato per lavorare. Io credo, senza falsa modestia, di essere l'unico spoletino che capisce qualcosa di spettacolo. L'ultimo interlocutore che perlomeno mi ha dato ascolto è stato Brunini. Poi il silenzio. Eppure avevamo cominciato a fare cose. Cominciato. Non vengo mai interpellato. Se non per qualche prestazione gratis. Che continuo a fare...per insano amore. Eppure ne avrei di cose da dire e da proporre.Ancora. Non gliene può fregare di meno. Il nuovo sindaco neanche lo conosco. Don Matteo è il massimo che ci si può aspettare. E già è tanto. Si rivendica la cultura locale. Ma quale? Lo vedete il livello? Basta, mi dispiace anche di aver scritto queste poche righe. Ciao.


Commento scritto da daniela de gregorio il 06 Maggio 2017 alle 14:13
Un bacio in fronte a Zorro da parte mia! Dieci anni fa con l'arrivo del nuovo direttore di palazzo Collicola (ora indicato come Collicoland, nome molto più "scacio") si esiliarono una settantina di opere di grandi artisti, incluse quelle del gruppo informale spoletino a cui Carandente aveva dedicato una stanza del suo museo. Opere tutte chiuse nel magazzino di S. Chiodo e ormai, senza Luigi Fortunati, invisibili. Che si fosse lasciato fare ciò, senza fiatare, ad un direttore nominato per filiera politica da un sindaco timido, senza che si formasse uno straccio di comitato scientifico che vagliasse un progetto (meglio ancora più progetti) rientra nella logica tutta italiana, ma pur sempre logica. Che continui a farlo ora un sindaco che timido non sembrava e che non apparteneva nemmeno a quel partito, ecco, questo non lo capisco. Ma fa parte della facilità con cui politici insipienti e spoletini passivi, lasciano che si "sciacqui via" anche la memoria delle cose ottime che la città ha dato e vissuto. Che sia il ricordo di Menotti o di artisti che altre città accoglierebbero volentieri nei loro musei.


Commento scritto da non esistono più le stagioni di una volta il 06 Maggio 2017 alle 15:28
La nostalgia è probabilmente un sentimento connaturato alla dimensione umana, in quanto la freccia del tempo, come asseriva Prigogine, ci porta a guardare inevitabilmente avanti, con oscuri presentimenti, e quando ci rivolgiamo indietro, ci appare “il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me , con un terrore di ubriaco”, come recitano i magici versi di Montale; però gli alberi, le case e i colli che si accampano per l’inganno consueto, ci portano irresistibilmente a rimpiangere quello che non c’è più, e forse era solo apparenza.

Il teatro della vita scandisce i tempi ed assegna i ruoli, in un contesto spazio-temporale eternamente variabile ed irripetibile.



Detto questo, è chiaro che Giancarlo Menotti aveva il ruolo del protagonista assoluto, con una grande, originale, forza creativa, mentre i suoi successori hanno avuto in sorte la mansione dei replicanti, con l’obiettivo di proseguire un progetto che oramai aveva espresso il meglio, ma poteva (e può) ancora attivare contributi, incassi di botteghino, interventi di sponsor e mecenati di vario calibro.



Il programma del Festival , che Giancarlo Menotti concepiva sotto la luce dell’arte , è diventato essenzialmente la formulazione di un BUDGET, con i ricavi da incrementare ed i costi da limare. Se si può lavorare in economia, realizzando gli spettacoli in famiglia, alla casareccia come gli strangozzi, tanto meglio. Se si chiamano sempre gli stessi amici, pagandoli meno ma assicurandogli un recapito artistico fisso ancora di notevole peso curriculare e reputazionale, va bene così. Se si riesce ad avere qualche giornalista di gran nome e di MIELATA prosa che si diverte a prestarsi come corifeo, il gioco è praticamente fatto, tanto più se la RAI asseconda la comunicazione. Infatti, oggi , sia nello spettacolo che in politica, non conta tanto il livello artistico, la validità dei provvedimenti legislativi, la professionalità del management, la competenza dei governanti; quello che importa è il modo come si comunica, come si vende il prodotto, cercando di risparmiare anche su quello.

Quanto alla Fondazione Festival, appare, in questo perenne conflitto tra arte ed interessi, come il classico vaso di coccio, non in grado di influenzare alcunchè; il suo peso specifico è piuttosto esiguo, tanto che, tra i membri del Consiglio, ancora figura un ex-commissario della Banca d’Italia, in rappresentanza (chissà perché) della Cooperativa S.C.S., che, tra l’altro, non è in grado di contribuire in alcun modo al finanziamento del Festival.



Commento scritto da w la porchetta il 06 Maggio 2017 alle 17:04
egregio Marchese articolo acuto e che non fa una piega.

Da tempo ormai il Festival e' una sorta di Saga della porchetta. Questo comunque denota una spoliazione, lenta ma continua, del tessuto culturale della città. Dico questo perche' si continua a dire, nei vari salotti Spoletini, che il programma e' di alto livello. Ci si mette un nome importante, che andrebbe ovunque basta lo si paghi lautamente, e la soddisfazione dello spoletino medio e' orgastica. Il festival Dei Due Mondi e' solo ad uso e consumo di un Direttore Artistico di cui non si ha nemmeno il coraggio di dire che e' stato riconfermato. E il presidente della Fondazione? Gode a farsi vedere vicino a Ferrara nella sua pochezza culturale incurante di essere passato da un suo nemico in campagna elettorale a suo tutore addirittura caldeggiandone la sua riconferma. Sempre meno gli Spoletini che collaborano o lavorano per Il Festival. Tutto viene dallo staff Ferrara. Imboccata velocemente la strada per la chiusura dei battenti....ed il tempo e' piu' vicino di quello che si creda.


Commento scritto da Urbano Mancini il 06 Maggio 2017 alle 19:14
Mitico Alfonso!

Come mai Ferrara non canta pure? Così faceva tutto lui! Lui e la moglie.

Altro che Menotti!!!


Commento scritto da L'Italia come Alitalia il 06 Maggio 2017 alle 21:08
La Fondazione e' una emanazione privata del Ministero che non ha nessun obbligo di rendere conto del suo operato agli amministratori anche se si rivolgono al TAR.

Credo che ormai sia chiaro a tutti che quando si riunisce l'assemblea della Fondazione e' una riunione proforma che fa finta di decidere quanto riferisce il direttore artistco e la sua squadra senza che neanche il Presidente ( ossia il Sindaco di Spoleto pro tempore)

possa chiedere unchiarimento. Questo ormai passa come il sistema tutto Italiano di gestire il denaro publico. E mi viene naturale il paragone che in Italia si gestisce la cosa publica come e' stata gestita da sempre Alitalia- POVERI NOI che ci illudiamo di poter decidere il dopo Ferrara


Commento scritto da demisec il 07 Maggio 2017 alle 02:31
Ho sempre sostenuto che la giusta prosecuzione del festival deve necessariamente coincidere con l'individuazione di artisti emergenti, possibilmente giovani, capaci di conferire quel tocco di esclusività alla manifestazione; ma non ci si deve limitare ad invitarli per fare lo spettacolo ma coinvolgerli e proporgli di condurre il festival, magari, in ruoli diversi, anche insieme a Ferrara al quale va dato il giusto merito di aver mantenuto comunque la manifestazione con i suoi pregi (francamente pochi o diversi dalle vecchie edizioni) e con i suoi difetti.

Non sono un intenditore di questo tipo di arte, ma ci sono cresciuto dentro e non credo sia difficile capire la differenza tra le prestigiose manifestazioni delle bande musicali, esclusivamente dovute per i classici scappellamenti a gradi e stellette, e quei concerti inediti ed esclusivi che, come diceva il Maestro, se vuoi vederli devi venire solo a Spoleto.

La chiave è quella di mettere insieme le parti, quelle giuste, disinteressate al business e fare dei nomi. Ve ne sono tanti nel mondo idonei a ricoprire il ruolo. Assi di musica classica, lirica, compositori ecc. Forse qualcuno potrebbe essere ancora interessato a crescere e sviluppare qualcosa di suo in una manifestazione come quella del Festival ma questa è un’opportunità che pian piano sta svanendo.

Meditiamo cari spoletini, IL FESTIVAL POTRA’ SALVARLO SOLO CHI AMA VERAMENTE L’ARTE e non altri.





Commento scritto da Anna il 07 Maggio 2017 alle 10:48
Come non concordare con Marchese? Ma gli artisti (a parte lo stimatissimo Pietro Biondi che continua "per insano amore" ad elevare la città) tutti zitti, probabilmente per paura di non essere più chiamati o richiamati a lavorare nel festival che sempre più si avvale di collaboratori locali . Per quanto riguarda il curatore di palazzo Collicola, Marziani, è quasi l'unico che si salva in questo panorama di mediocrità e l'attacco di qualcuno è solo nostalgia per i propri gioielli di famiglia. Cioè lo stesso discorso di Ferrara che meriterebbe di andare in cantina, con i dovuti ringraziamenti ma in cantina. Viva Menotti e viva Marziani.


Commento scritto da RAS il 07 Maggio 2017 alle 15:45
Ci sarebbero prestigiosi personaggi che prenderebbero 62 il posto di Ferrara GRATIS pur di investire i proprio talento nel Festival. La "chicca" Le memorie di Adriana mi fa venire in mente il quartetto Cetra che rimaneggiava celebri testi letterari

per far ridere il pubblico!


Commento scritto da daniela de gregorio il 07 Maggio 2017 alle 17:06
Come sempre, rari gli esempi di chi mette nome e cognome firmando la propria opinione. Dio solo sa da che dipende questa timidezza così diffusa a Spoleto. Paura di perdere opportunità entro la cerchia delle mura cittadine? Il fatto che si preferisca dire quello che si pensa solo dietro una mascherina che non sveli la faccia? Comunque ecco: chiunque sia Anna, certo che difendo i gioielli. Ma quelli che non sono solo della mia famiglia, ma della storia artistica e culturale di questa città. Qualche nozione di storia dell'arte non guasterebbe riferendosi ad un museo civico e non ad una galleria privata. Avendo io dato ragione della mia critica, ci potrebbe spiegare (continuando a firmarsi Anna, per carità) le ragioni del "viva Menotti e viva Marziani"? O meglio, viva Menotti lo capisco e, ovviamente, lo condivido. E io aggiungo anche viva Carandente. Ma viva Marziani,sia buona, Anna, me lo faccia capire.


Commento scritto da Signor Smith il 07 Maggio 2017 alle 18:13
@daniela de gregorio: suvvia signora De gregorio, non si inalberi... è del tutto evidente il farintendimento in cui è caduta. Parlando di Spoleto, di Festival, di arte e di cultura il solo accostamento plausibile per "i marziani" è per gli abitanti di Marte.


Commento scritto da Anna il 07 Maggio 2017 alle 18:29
Cara signora Daniela, Marziani ha dato innegabilmente nuovo impulso alla polverosa galleria. Basta questo. Teniamo vivi i nostri gioielli ma apriamo anche al nuovo, altrimenti rischiamo di fare come Ferrara che da anni ci propina imperterrito la moglie. Mi pare elementare. E trovo un leggero conflitto di interesse e poco "elegante" il fatto che a difendere certi artisti siano i mariti o i figli. Lo lasci fare al popolo, se gli artisti hanno ben seminato il popolo risponderà. Senza nulla togliere alla Asti, a De Gregorio (che apprezzo) e a Carandente.


Commento scritto da daniela de gregorio il 07 Maggio 2017 alle 22:50
Solo un'ultima replica ad Anna maschera femminile che secondo me, a intuito, copre un maschietto. Conflitto di interessi? Guardi, che non fui io o un parente di Filippo Marignoli o di Piero Raspi a volere quella stanza dedicata agli informali. Fu Carandente ad allestirla nel suo museo. E nel magazzino di S. Chiodo, gli informali, non solo quelli umbri, ma anche quelli di Bologna o di Torino, ci sono stati spediti dal nuovo direttore insieme ad una settantina di altre opere ora non più visibili. Incluso, lo ripeto sempre, uno splendido bozzetto di Domenico Gnoli. Di tutto ciò se ne è occupato un articolo apparso su Panorama l'estate scorsa e le giuro, non l'ho scritto io. Ma la differenza di funzione fra un museo e una galleria teniamola presente, per favore. Per quanto riguarda la sua tesi che la difesa di "certi artisti" fatta da parenti sia poco elegante, le faccio presente che a difendere gli informali spoletini ci sono Carandente, Crispolti, Arcangeli, Carluccio, Argan. Nessuno di loro parente degli artisti. Quali sono i nomi "difesi" da Marziani? Ah sì ...quelli che ricordo più recenti: Pennacchi e Maria Rita Cristina Bonucci, artisti a cui, avendo seminato bene (come vede la cito, gentile Anna) il "popolo" sicuramente avrà risposto.


Commento scritto da Anna il 08 Maggio 2017 alle 00:56
Gentile Daniela che si preoccupa molto della mia identità ma si disinteressa completamente di quella di zorro col quale si trova d'accordo...questo già dice tutto. Gli Argan, i Carandente bene hanno fatto, è lei che è poco elegante (mi perdoni), essendo parente. Marziani è stimato in città e in Italia e chi lo conosce e lo segue, lo sa e lo apprezza. Lasci perdere questa sua battaglia famigliare, torneranno i De Gregorio in bella vista prima o poi. E non è il solo, fra gli artisti , ad essere citato "addirittura" da Panorama. Per Spoleto Marziani è stato un ottimo acquisto, mentre vergognosa è stata l'accoglienza che intellettuali o pseudo tali gli hanno riservato al suo arrivo a Spoleto . Piccoli piccoli. Nonostante 60 anni di Festival. Spoleto avrebbe meritato menti più aperte. Con cordialità.


Commento scritto da Danilo Giiacchini il 08 Maggio 2017 alle 08:35
A parte le considerazioni iniziali sulla fisicita' abbondante di Ferrara , che riescono solo a sporcare l"articolo, concordo con quasi tutta la restante parte della stesura. "Sign o' times " cantava il televisivo Prince. E di principi della cultura, della politica non è che ne abbiamo molti , oggi. Abbiamo bisogno di coraggio, di sperimentazione , non di facile globalizzazione che in questo caso ha coinvolto non solo un mondo , ma due . Hanno provato ad abolire le province , del provincialismo non se può fare a meno, sembra


Commento scritto da Andrea Franceschelli il 08 Maggio 2017 alle 12:07
Non mi intrometto nelle polemiche che, se non altro, denotano un attaccamento al Festival tutto da rispettare. Faccio notare solo che prendersela con la Banda Musicale tout court è il segno della dilagante ignoranza, anche e soprattutto in ambienti culturalmente elevati, nei confronti della Musica in generale e di una formazione quale quella bandistica che possiede tutte le prerogative, artistiche ed espressive, alla pari dell'orchestra sinfonica e di tutti gli altri organici strumentali.





















Commento scritto da bernardo conti il 08 Maggio 2017 alle 20:19
Ma quando rottamiamo veramente tutti. Ci sono tanti giovani artisti italiani e stranieri che verrebbero volentieri al Festival semplicemente con un compenso per rimborso spese.

Sarebbe una ottima occasione per lanciare nuovi artisti come si cerca di fare con lo Sperimantale. Saremmo al Centro dell'ATTENZIONE MONDIALE!

Certo non tutti saranno all'altezza e non tutti diverranno famosi,ma avremo dato una occasione su un palco che ha sempre fatto-nel passato-da vetrina a grandi artisti.

Basta con le Bande,aste,nulla togliendo a costoro ma che non hanno lo SPIRITO che dovrebbe animare il Festival di Spoleto altrimenti diventa come tanti altri in Italia.

Per concludere uno spoletino al quale veniva presentata una persona,gli domandava a bruciapelo: " DI CHI FIGLIO SEI ?" E' ancora vivente ed abita a Campello.


Commento scritto da Paolo Galli il 10 Maggio 2017 alle 16:36
Senza voler fare polemica, mi permetto di ricordare a Pietro Biondi che anche Lorenzo Salveti è spoletino; come Gianfranceso Marignoli...etc.


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