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Le Recensioni di Leo, 18 Maggio 2017 alle 00:08:29

Una Lunga Domenica di Passioni, istruzioni per l'uso

Oltre due ore di pellicola sfarzosa e difficile da seguire. Eccellente il comparto tecnico


Leonardo Bernacchia

Più traboccante di una Marna in esondazione è il cinema di Jean-Pierre Jeunet, roba da far prendere un coccolone a Von Trier ai tempi del Dogma 95. La Francia gonfia il petto come un bufo con i capitali di Hollywod da smaltire, Audrey Tautou torna a sfoderare la sua


espressione ebete in un pacchetto regalo colmo di gioielli visivi e di contorsionismi narrativi quale è Una Lunga Domenica Di Passioni.


Uscito nel 2004 sull'onda verde del successo de Il Favoloso Mondo di Amélie, questo kolossal dai colori pastosi incarna in toto lo stile tracotante ed eccentrico adottato da Jeunet in tutta la sua onorata filmografia, nel raccontare stavolta la rocambolesca, affannosa e affannante epopea di Mathilde, visionaria e sensibile contadinella invalidata dalla polio, nella ricerca del suo antico amore Manech (Gaspard Ulliel) apparentemente falciato dai crucchi nelle trincee francesi durante il Primo Conflitto Mondiale, dopo essere stato costretto insieme ad altri quattro soldati a combattere in prima linea in seguito all'accusa di auto-mutilazione. Ripercorrendo la loro storia in due ore e passa di indagini snervanti, ridondanti oscillazioni e svolte confusionarie a non finire, vedremo (si spera) Mathilde venire finalmente a capo della sua ostinata odissea.


Jeunet o si ama o si odia, non esiste via di mezzo, e chi lo apprezza sa bene ed attende il momento in cui il suo estro scaturisce nelle sequenze descrittive che digrediscono repentinamente dalle vicissitudini narrative per compiere lunghi voli pindarici attraverso cui sfoggiare il proprio gusto per la creatività dell'immagine ed un umorismo francofilo spruzzato di battute radical chic. Ma se la storia di Amélie godeva di un intreccio espositivo destinato in fin dei conti ad esaurirsi in un canovaccio arzigogolato con espedienti audiovisivi piacevoli e ben incastonati, Una Lunga Domenica Di Passioni fatica a trovare un proprio equilibrio, eternamente indeciso tra la volontà di far esplodere fuochi d'artificio e la necessità di rendere comprensibile una trama labirintica e prolissa della quale ad un certo punto lo spettatore capirà di aver perso fin troppi pezzi, lascerà cadere tutto il suo interesse ed attenderà distrattamente il momento dello sbroglio della matassa.


Condito da buone interpretazioni intersecate da inaspettate irruzioni-cameo, e da un comparto tecnico illuminante in cui fotografia, scenografia a montaggio si servono magnificamente a vicenda tanto da diventare l'unico vero pretesto in grado di giustificarne la visione, Una Lunga Domenica Di Passioni è una pellicola talmente baldanzosa, figurativa e seducente nel suo essere una mera festa per gli occhi che verrebbe quasi da perdonarle fin dall'inizio la frittura del proprio cervello. Da provare con la consapevolezza di essere di fronte ad un'opera tutt'altro che leggera e spensierata come la sua atmosfera vorrebbe far credere.


VOTO: 6 ½



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