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Spoleto - Pensieri e parole, 19 Giugno 2017 alle 11:48:14

Caro Maestro, dieci anni dopo...

La tua creatura stravolta, ma il tuo fantasma sempre presente [Commenti]


Daniele Ubaldi

Caro Maestro,

Sono già dieci anni che ci hai lasciato, ma in così poco tempo la tua creatura ha subìto trasformazioni talmente violente da renderla irriconoscibile. A dire il vero di tempo ne è bastato molto meno, appena 
un paio di edizioni, per capire che la musica era cambiata; anzi, ad esser sinceri la musica è pressoché sparita.


Già, la musica: il tuo grande amore. Ciò che ti spinse ad affrontare di tutto, ad attraversare regioni e poi oceani e continenti, a tornare quand'eri nel mezzo del cammin della tua vita per rimetterti di nuovo in gioco qui, nella piccola e sconosciuta, e aggiungo villana, Spoleto. Villana, sì, ma anche guidata da persone che seppero


comprendere l'importanza del tuo personaggio, lo spessore della tua arte, della tua capacità di organizzatore e anche - perché no? - dei quattrini americani che ti portavi appresso, secondo il piano di propaganda occidentale che doveva dimostrare alla Cortina che la Cultura, quella con la "C" maiuscola, la sapeva fare anche il Capitale. Eccome se la sapeva fare. Ma tutto ciò poco conta oramai, e anzi si perde nei fumi della storia riducendosi a sfondo del tuo grande Festival dei Due Mondi, la manifestazione culturale avanguardistica, quasi futuristico-moderna si potrebbe azzardare, che per decadi intere catalizzò l'attenzione del pianeta Terra in quanto alle arti; musica e danza in primis, certamente, ma non solo quelle.


Ebbene, sono passati dieci anni da quando sei andato via. E' vero, il tuo Festival non era più tanto tuo già da qualche edizione. L'amore per Francis e l'età avanzata ti avevano giocoforza costretto a mollare le redini, a sciogliere le briglie e a lasciare mano libera. Ma da qui a non riconoscerti proprio nulla, a dimenticarsi di te e dell'impronta indelebile che hai saputo imprimere al tuo Festival... Beh, ce ne corre.


Personalmente non amo le idolatrie e, a dirla proprio tutta, guardo con sospetto anche alle icone: ma questo non significa che non conosca il significato del termine "riconoscenza". Quella riconoscenza che la gente ti tributa nelle foto, nei vecchi ritagli di giornale, negli innumerevoli ricordi e racconti di te, che sono presenti in quasi ogni casa spoletina, in ogni famiglia; ma anche quella riconoscenza che la città, intesa come istituzioni, si è ben guardata dal manifestarti se non in ampollose, imbarazzate manifestazioni di etichetta.


Guardo la tua creatura oggi, caro Maestro, e vedo lo specchio della classe dirigente di questa città: niente più idee, niente più avanguardia, nessuna nuova scoperta, nessun giovane scandaloso e stravagante da lanciare al pubblico e ai media, nessuna invenzione né artistica né tecnica. Vedo un salotto di soliti noti, impomatati, invecchiati e tristi personaggi che si bagnano nella propria dorata autoreferenzialità, in attesa che cali l'ultimo sipario. La guardo e mi rattristo, Gian Carlo. Neanche mi incazzo più, a dirla tutta: forse questa è una colpa per chi fa il mio mestiere, anzi certamente lo è; ma spero che mi perdonerai se davvero esiste un "dopo" e tu mi ascolti, se esiste come dicono un secondo tempo e tu sei lì, e quelli che dirigono quel "lì" ti fanno leggere Spoletonline... Ma la vedo dura, sai?


Ad ogni modo, ti chiedo scusa per la mia perdita di rabbia di fronte al decadimento di costumi, all'omologazione del frutto della tua genialità, all'astio malcelato nei confronti della tua inventiva, alla pantomima salottiera in cui versiamo. Ti chiedo scusa, ma non posso usare rabbia: otterrei solo di maltrattare il Festival, il tuo Festival nell'immaginario collettivo, e invece io non ce l'ho né ce l'avrò mai con chi fa arte, poiché mi hanno insegnato fin da bambino, e lo hai fatto anche tu, che chi fa arte dà forma e corpo alle emozioni, e le emozioni sono di tutti. Quindi non criticherò mai gli artisti, dalla Abbagnato alla Mannoia tanto per essere chiari, che rappresentano eccellenze italiane e mondiali: ma il Festival non è più lui. E' un'altra cosa. E' una passerella di grandi stelle, che ieri erano a Perugia e domani saranno a Roma o a Parigi. O viceversa.


Non c'è più nulla per cui valga la pena prendere l'automobile, l'aereo o la barca a vela a rotelle e precipitarsi a Spoleto, perché solo a Spoleto si potrà ammirare: o fischiare, che diamine. Poco conta. No. Niente. E non c'è nessuno che ti difenda, che difenda il tuo Festival. E questo, questo sì, questo mi fa un po' rodere il fondoschiena. Con molti meno finanziamenti rispetto a quelli disponibili oggi, tu riuscivi a mettere in piedi avanguardie che se le sognano; con molti meno soldi, anche adesso, si potrebbero portare a Spoleto ideali fusioni di classicismo e avanguardia da sbigottire. E bene o male sarebbe ancora e comunque Festival. Ma niente.


Perciò, poiché nel decennale della tua morte nessuno si degna di portarti in scena come meriteresti; poiché non una sola parola è stata spesa per il grande Thomas Milian, scomparso quest'anno, che proprio tu scopristi a New York e lanciasti al tuo Festival; poiché la tua presenza, il tuo fantasma è fastidioso e ingombrante per i piccoli uomini, che piccoli restano a prescindere dal loro peso indicato sulla bilancia; poiché siamo Spoletonline e questo non è il Festival di Spoleto, ma di altre città a noi estranee, come ad esempio Ferrara; per tutte queste ragioni, riteniamo sia superfluo recensire spettacoli già dati e sottoposti al vaglio di critici ben più esperti di noi. Non siamo propensi ad accogliere le veline e pubblicarle tali e quali, o magari a giocare a fare i critici col "Copia & Incolla" delle recensioni più benevole, che siano gradite al principe. Mai come ora, caro Maestro, mi risuona alla mente una delle tue tante frasi famose: "La tragedia in genere consiste nel continuare a vivere, non nel morire".


Quel bimbo biondo che un giorno scegliesti



Commenti (19)

Commento scritto da pietro biondi il 19 Giugno 2017 alle 13:55
Bravo, Ubaldi. Io non aggiungo niente. Sto invecchiando, non ho più voglia di suscitare polemiche. Chi vuol capire, capisca. Altrimenti...


Commento scritto da basilio rapucci il 19 Giugno 2017 alle 13:57
Un articolo romantico che ci parla di un periodo che non esiste più.

Questa è la storia di un personaggio di grande spessore che ebbe l'idea di lanciare un progetto innovatore sulla cultura.

Si parla di musica di teatro di balletto, tutto orientato alla scoperta di nuovi talenti in un luogo importante ma non troppo sconosciuto nei normali circuiti internazionali ( Spoleto).

Questa è la nuova storia recente che ci riempe di orgoglio.

Chi ha la mia età ricorda con piacere quella ventina di giorni di gloria della nostra città.

Gli alberghi pieni, i ristoranti i bar ecc. ecc. pieni sino all'inverosimile, i giovani camerieri che narravano delle cospicue mance che incassavano in questi pochi giorni ecc. ecc.

Queste storie che ormai sono solo un caro ricordo stentano a riprendersi.

La face recessiva di questa storia è iniziata prima ancora della scomparsa del compianto Maestro, è proseguita con la gestione di Francis, e continua a vivacchiare con la nuova gestione del maestro Ferrara.

Ormai non c'è niente di nuovo all'orizzonte e si prosegue senza alcun guizzo con questa storia armai normalizzata dalla politica.

Eccoci quindi di nuovo ad assistere ai soliti servizi locali in cui vengono intervistati i nuovi signori della politica cittadina, storie di personaggi che si sono arricchiti all'ombra del potere che senza pudore si mostrano alla gente incuranti delle proprie origini e storie.

Il periodo è veramente triste, e tutti costoro condividono anche le storie dei vecchi e dei nuovi voucher.

Chi è morto continua a sopravvivere con la propria storia, nel ricordo di fatti importanti vissuti in modo spontaneo.

Chi oggi organizza e partecipa al festival sono solo personaggi vecchi senza idee e senza meriti che continuano a sfruttare i successi degli altri senza averne alcun titolo.


Commento scritto da pastorale spoletina il 19 Giugno 2017 alle 15:34
Caro Ubaldi,

è vero non ci si incazza nemmeno più, ma l'amarezza mi sommerge.

Questo festival non merita più la mia presenza, non merita l' acquisto di alcun biglietto, rifiuterò gli omaggi, non ci sarò perchè non mi incuriosisce.

Quel povero diavolo dallo sguardo sbarrato non ha nulla da raccontare il fantasma è lui.


Commento scritto da Il Corvo della rocca il 19 Giugno 2017 alle 15:48
Sarebbe stato meglio che assieme al Maestro Giancarlo Menotti fosse morto anche il suo Festival. Per molti cittadini e per molti appassionati di arte, sicuramente il dolore sarebbe stato maggiore, ma, in compenso, di lui e della sua "creatura" si sarebbe conservato un ricordo migliore. Del resto, accade così anche quando muoiono personaggi famosi nella pienezza della loro notorietà e del loro talento artistico. Vedere portare avanti qualcosa che assolutamente non gli rassomiglia, che anno dopo anno perde sempre di più di originalità, di smalto e di energia, vuol dire vedere sminuire sempre di più la sua immagine, la sua opera e avviarsi verso l'oblio. E per tutto ciò che oggi rappresenta il Festival si profila una brutta vecchiaia fatta di solitudine Invece, se bene riesco a interpretare il sentimento di alcuni cittadini, essi non vogliono questo. Le immagini che essi hanno del Festival sono legate solo a lui: A Menotti!. E lui per tenerle in vita se le è portate via. Le conserva con se nella sua tomba.. Assieme ai tanti ricordi di alcune generazioni. Ricordi di quello che un tempo era il suo Festival. E che a molti piacerebbe rivivere.


Commento scritto da Spoletosi il 19 Giugno 2017 alle 15:48
Un piccolo, grande particolare dice già tutto sul Rispetto e la Riconoscenza verso il Maestro da parte dell'attuale dirigenza del festival: quest'anno non si chiama neanche più Festival dei Due Mondi....


Commento scritto da Enzo Marchese il 19 Giugno 2017 alle 15:51
Grazie Direttore per il magnifico ricordo e per aver ricordato a chi dimentica,cosa è stato il MAESTRO per Spoleto e per quelli che lo hanno amato.


Commento scritto da benedetto il 19 Giugno 2017 alle 18:49
grande Daniele complimenti per l'articolo che condivido con molto piacere



Commento scritto da Gianluca il 19 Giugno 2017 alle 19:19
Grande articolo Daniele . Sagge riflesioni, vere, miste di giusta rabbia, pepate da nobile nostalgia. Mai rassegnate pero', ora unirsi per ritornare indietro. I precursori del domani hanno fallito.


Commento scritto da Roberto Quirino il 19 Giugno 2017 alle 21:16
Sbaglio, o è anche il quarantesimo della morte di Thomas Schippers? anche lui fin troppo dimenticato...


Commento scritto da fabien il 20 Giugno 2017 alle 01:54
Con 3mln di euro piu' sponsor vari fai eventi un evento ogni 15 gg da 125.000 oppure uno ogni mese che dura una settimana per cui rispetto al festival hai 9 settimane in piu',certo la qualità sarà sicuramente diversa,ma l'economia non sempre guarda per il sottile e quindi dopo hai voggia a portar gente....

a proposito di dimenticanze...nessuno ricorda piu' il sindaco che ebbe l'intuito di accettare l'idea di Menotti--parlo di Gianni Toscano--qualcuno si andasse a leggere le cronache di quel periodo coincidente con la chiusra delle miniere di Morgnano,per capire le qualità di quel sindaco-


Commento scritto da Anche le Pietre parlano il 20 Giugno 2017 alle 07:55
Anche le Pietre parlano

Bravo Daniele che ci dai anche l’occasione di esprimere apertamente i pensieri più sani a ricordo di una storia, che molti non hanno vissuto ma ne hanno sentito parlare.

Ora siamo ai sessanta anni del Festival di cui 50 di Festival e 10 di Rassegne.

Faccio mio quello che dice ogni tanto il commentatore solitario che il Grazie a Menotti per aver reso Spoleto noto al Mondo l’amministrazione Spoletina lo ha dato permettendo di vendere le case dei Menotti per pagare i debiti del Festival. QUESTO DA SOLO FA RIFLETTERE MOLTO

Quando qualche visitatore interessato all’arte sa di questo fatto la meraviglia e lo stupore si avverte subito con il primo commento “ MA NO ! NON E’ POSSIBIEL!!!

Tra l’altro in questi giorni si sta organizzando una mostra fotografica itinerante nei negozi della città ma che senso ha? L’unica cosa possibile ora è fare le foto degli ultimi 10 anni di Rassegne con magari le foto bene in mostra di Giorgio Ferrara e della Adriana Asti.

Ma mi giunge anche voce che l’assessore alla Cultura attuale sia parente stretto dell’autore del Fallimento del Famoso Proter Progetto Terziario.

Sicuramente a Spoleto c’è una forte tradizione che ora si sta confermando, chi fa del Bene Paga e chi fa i danni non paga e non pagherà mai.



Commento scritto da Diogene il 20 Giugno 2017 alle 09:24
Mi sento in dovere di ringraziare il Direttore Daniele Ubaldi per il Suo scritto.

Ho letto attentamente tutti i precedenti commenti , molto interessanti , che

mi hanno portato a questa riflessione :

SI , RISPETTO E RICONOSCENZA VERSO IL MAESTRO MENOTTI ;

MA ANCHE RICORDO E RINASCITA DEL SUO FESTIVAL DEI DUE MONDI.


Commento scritto da Pietro Paluello il 20 Giugno 2017 alle 09:35
Sono solidale con il pensiero di Ubaldi e con quello degli altri che prima di me hanno ben commentato. Non vivo più a Spoleto da molto ma sono e rimango, sempre, di Spoleto... un pò meno "spoletino". Però penso che più che "rodersi" e amareggiarsi per quello che non viene fatto... per quello che è stato fatto male o che sarebbe stato possibile fare meglio, si potrebbe semplicemente, almeno tentare, di fare. Perchè fare, costruire, creare, organizzare e quindi metterci anche la faccia, non è facile, soprattutto a Spoleto. Io lo so bene! Perchè innanzi tutto non sono solo le idee che ci vogliono, ma anche i soldi ed il tempo. E lo sappiamo bene qual'è lo sport preferito dagli "spoletini"... dire agli altri: "...ma chi te lo fa fare!". Non ci fossero stati 10 anni di Francis (bisogna ammetterlo), forse... forse le cose sarebbero andate un pò diversamente. Quello per cui aveva sempre strenuamente comnbattuto Gian Carlo Menotti, era la NON sudditanza dalla politica (la sua vita di organizzatore non solo a Spoleto è piena di incomprensioni clamorose con la politica con la p minuscola). E lui non si è fatto mai problema di quanti soldi ci fossero a disposizione, di quanti ne avesse o di quanti ne dovesse rimettere. Se pensiamo che il primo restauro del Caio Melisso lo fece a spese sue, o se vogliamo ricordarci che dovette vendere un Picasso pur di fra rientrare una compagni di ballo nel proprio paese. Se stiamo lì a piangerci addosso, invece di provare... almeno provare a fare... forse la Sua memoria sarebbe, credo, molto di più tenuta viva e allora sarebbe utile anche a quelle generazioni nuove di spoletini che a differenza nostra, quei "richiami", quelle "situazioni", quei "suoni", quelle "energie", non hanno la possibilità di percepire più. E il problema non è di questa o di quella amministrazione comunale... è degli spoletini. Attenzione, non voglio e non sono assolutamente polemico, mi limito a sottolineare il cosiddetto "quadro". Ricordo solo che a un anno esatto dalla morte (1 febbraio 2008), niente di niente avrebbe fatto il comune se non ci fosse stato - qualcuno in completa e totale autonomia - che fece appositamente uscire un CD commemorativo del Maestro con tanto di locandine affisse presso le edicole della città. E fu per i diversi articoli che proprio da questo sito web furono all'epoca pubblicati che in men che non si dica l'amministrazione comunale pensò di posizionare una "pietra" commemorativa (fatta talmente di corsa che poi fu anche necessario correggerla), al Teatro Nuovo che, proprio a furia di articoli, torto collo, fu modificato nel nome... E però, chissà perchè, non si volle proprio cambiarlo del tutto e definitivamente in semplice Teatro Gian Carlo Menotti lasciandogli davanti quel "Nuovo" che era nuovo, in fondo, dal 1864. In fondo, gli "spoletini", se non sono capaci di comprendere e di ben distinguere le cose e quindi anche di sapersi adeguatamente e coraggiosamente affrancare dalle stesse, questo alla fine meritano. Non nasce un comitato, non esce un manifesto, non si organizza un concerto veramente serio e con le musiche di Menotti che sono magnifiche, non si fa un convegno su Menotti e il Festival (perchè anche parlarne forse potrebbe contribuire a meglio far capire)... non si fa niente... e niente è sempre meno di qualcosa.


Commento scritto da corvacci il 20 Giugno 2017 alle 09:35
Sempre a lamentarci; uccellacci del malaugurio; ora abbiamo anche Don Matteo che con il Festival sta riempendo la città di fans e turisti. Ieri per esempio ero al Corso e non si passava per la gente ( passatemi la bugia). Camminavo e ricordavo; ricordavo e ripassavo; ricordavo e riflettevo. Poi la nostalgia mi ha assalito. Mi mancano quelle atmosfere di una volta quando già da mesi prima del Festival sentivi in ogni vincolo della città i cantanti provare e scaldare le loro voci, suoni di strumenti che venivano dalle pietre come per magia. Già da mesi il movimento il vociare il sentire parlare inglese in ogni angolo di Spoleto. Bar e ristoranti pieni di artisti. Musicisti assonnati ma con la voglia di vivere la città consoni di partecipare ad un vero evento importante. Cantine, negozi, sottoscale, androni giardini. Tutto pronto per accogliere IL FESTIVAL.

Poi mi sveglio. Il vuoto. E l'incubo di Ferrara per ancora tra anni.


Commento scritto da batta il 20 Giugno 2017 alle 13:55
Purtroppo non è più il festival della città di Spoleto e degli spoletini,è diventato IL FESTIVAL DEI ROMANI e di pochi addetti.


Commento scritto da Maria Rita Del Gallo / maride il 22 Giugno 2017 alle 09:15
è piacevole vedere come la riconoscenza sia un sentimento ancora valido,spesso il mio pensiero vaga nei ricordi del Festival Dei Due Mondi e le tue riflessioni e il tuo amore per il Maestro e per Spoleto sono vere e coinvolgenti.Grazie per essere quello che sei.

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Commento scritto da Francesco Carlini - Ufficio Stampa Archidiocesi Spoleto-Norcia il 22 Giugno 2017 alle 18:00
In questo articolo compare un commento a firma "pastorale spoletina". Dopo aver ricevuto varie segnalazioni e richiesta di spiegazioni, per chiarezza precisiamo che gli Uffici Pastorali dell'Archidiocesi di Spoleto-Norcia, così come le comunità parrocchiali della Città di Spoleto, sono estranee al commento in questione.


Commento scritto da Roberto Quirino il 22 Giugno 2017 alle 23:13
Mi risulta che è in programma una serie di manifestazioni a ricordo del 60° del Festival, fra cui anche la presentazione di un libro .. Certo, ricordiamo Gianni Toscano, ma a furia di ricordare poi si rimane in una dimensione, appunto, solo ricordativa. L'apporto di Toscano è ormai senz'altro consegnato agli annali della città. Attualizziamo il ricordo con lo studio dell'opera di Menotti, spesso musicista plateale e un po' vuoto, come in molte delle sue opere teatrali, spesso musicista sopraffino, autore di bellissima musica corale e strumentale... Studiamo Schippers, il suo gesto e la sua pratica direttoriale, la sua discografia, fra cui spiccano interpretazioni cristalline di Ravel e del novecento europeo!


Commento scritto da RAS il 24 Giugno 2017 alle 12:01
Mi associo alle celebrazioni dell'opera del Maestro, vorrei però ricordare a tutti che Adriano Belli ben 71 anni fa diede vita al Teatro Lirico Sperimentale e invitò Menotti a realizzare il suo Festival a Spoleto. Fu Belli stesso, con l'istituzione del concorso per cantanti lirici, a scoprire molti giovani poi diventati celebri, e la sua opera continua inarrestabile, grazie ai suoi successori che producono spettacoli rappresentati in giro per il mondo.

Perciò, caro Ubaldi,, Spoleto non era poi così "villana" nell'epoca anteMenottiana perché aveva era una delle poche istituzioni culturali che guardava al futuro cercando, e trovando, grandi artisti.

Penso sia doveroso destinare anche ad Adriano Belli ammirazione e riconoscenza per l'anniversario del Teatro Lirico di Spoleto che opera tutto l'anno con varie attività che portano in città numerosi personaggi di livello internazionale tra artisti celebri, maestri di canto, musicisti, giovani debuttanti, registi, e tanto altro. Diamo a Cesare quel che...............


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