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CRONICARIO, 01 Luglio 2017 alle 16:54:24

E Menotti finì per liberare il teatro dalle galline

[Commenti]


Alfonso Marchese

Un infortunio linguistico. O meglio: un inciampo nella traduzione di un termine inglese. Con conseguenziali scivoloni storici per risultare coerenti con l’assunto. Il regista Lorenzo Salveti aveva definito la Spoleto d’inizio Festival una factory, che vuol dire industria; 


il giornalista perugino e correlatore Italo Carmignani, cogliendo la palla a balzo, traduceva all’impronta il termine come fattoria. Facendosi così di Spoleto un’immagine bucolica. La città-fattoria per forza doveva essere contadina. Con un Menotti ridotto al ruolo di liberatore dei teatri dalle galline: sciò sciò. Da questa visione arcadica è discesa poi la convinzione sul carattere didattico dei primi cartelloni. Quasi che il maestro, come prima cosa, si fosse prefisso l’obiettivo di istruire gli zotici spoletini nel bel canto. Parole in libertà che hanno divertito per la comicità involontaria alcuni e irritato altri, che hanno preferito abbandonare la saletta della Rocca dove si teneva la presentazione del volume “Spoleto 1958, alle radici della storia il primo Festival dei Due Mondi” a firma di Antonella Manni e Rosaria Mencarelli. Alla fine, si parlava più delle colossali smarronate di Carmignani che della bontà del libro, strumento utile per i futuri ricercatori e storici del Festival. Vi sono, infatti, riportati articoli e documenti di grande valore storico. Oltre ad un nutrito corredo di foto.


Il giornalista perugino si era presentato all’appuntamento confidando sulla sua capacità d’eloquio. Invece s'è impastoiato in quel maledetto sostantivo inglese, di cui gli è sfuggito il senso, finendo per confondere, per dirla con Cervantes, la bacinella del barbiere con l’elmo di Mambrino. Risultato: ha tratteggiato una Spoleto che, secondo lui, nel 1958 razzolava nell'orto e utilizzava l’ambiente del teatro come ricovero di gallinacei. Se il nostro maitre à penser si fosse documentato meglio avrebbe appreso che Spoleto era ritenuta all’epoca una città amante della lirica ed esigente quanto Parma e Milano. Il mitico tenore Beniamino Gigli era di casa. E poi c’era il Lirico Sperimentale, piantato in terra spoletina dieci anni prima del Festival da Adriano Belli proprio perché musicalmente ferace. Vi era una così diffusa e profonda cultura del bel canto che il mezzosoprano Lucia Aliberti si affidava più ai consigli di un muratore, folle amante della lirica, che a quelli del regista della Sonnambula dove lei interpretava il ruolo di protagonista.


E poi: prerogativa del Festival dei Due Mondi era quella di scoprire nuovi talenti. Lo stesso Luca Ronconi, di cui Giorgio Ferrara è stato aiuto, ha spiccato il volo da Spoleto. Menotti gli diede fiducia e l’Orlando Furioso fece epoca. La stessa cosa si può dire del ballerino Dupont, star dell’Opera di Parigi, o più recentemente di Joachin Cortez, che prima di Spoleto era un illustre sconosciuto. La lista è lunga. Spoleto era la mecca di artisti, anche di fama, proprio per le sorprese che riservava nel mondo dello spettacolo. Era questa la ricetta del maestro. E per questo motivo si chiamava Festival. Si obietterà: e Luchino Visconti? Era forse un neofita? Il grande regista, già noto nel mondo, arrivò a Spoleto per dare una mano a Giancarlo Menotti. Anche finanziariamente. Diresse il Macbeth e pagò di tasca propria le spese di produzione. Poi il divorzio nel ’75, dopo una memorabile Manon con lui regista e Thomas Schipper sul podio. Bellissimo il filmato iniziale sulla Spoleto d’avvio Festival. Tutto bello. Peccato per quella buccia di factory. Ha rovinato la festa.



Commenti (11)

Commento scritto da alba chiara il 01 Luglio 2017 alle 23:33
Bravo Alfonso! Come sempre ironico e raffinto nel raccontare i fatti. Mi diverte

ieggere quello che scrivi.





Commento scritto da Dal loggione il 02 Luglio 2017 alle 07:28
Bene, così se il Festival dovesse continuare il declino gli spoletini sapranno a chi dare le colpe.


Commento scritto da Signor Smith il 02 Luglio 2017 alle 11:59
Ho inizialmente pensato di essermi distratto, d'altronde se cotanto panel di galline parlava... quelle galline dovevano pur essere arrivate da qualche pollaio della zona. Invece no, era il passaggio da factory (laboratorio, fucina - di talenti - vedi la factory di Andy Wahrol a NYC) a "fattoria" ad aver ingenerato il polverone del fraintendimento e la commedia degli equivoci. Peccato, un'occasione persa a disquisire di galline e teatro, quello gggiovane contrapposto al teatro di chi gggiovane era. Ed anche - se posso - ad attribuire a Giancarlo Menotti intenzioni sulla fondazione del festival diverse da quelle che, nelle sue stesse parole, si leggono a pagina 63 del pregevole volume della Manni e della Mencarelli: "...giovani artisti americani abbiano la possibilità di fare il loro debutto ed essere valutati da critici internazionali".


Commento scritto da giuly il 02 Luglio 2017 alle 12:09
Sig.Marchese, i suoi scritti, in un italiano perfetto, sono sempre interessanti ed io li leggo, ogni volta, con molto piacere. Finalmente , dopo i commenti di tanti scribacchini...


Commento scritto da Paolo Galli il 02 Luglio 2017 alle 14:11
Per Alfonso Marchese: semplicemente, grazie.


Commento scritto da marco maestripieri il 02 Luglio 2017 alle 17:45
Ma nessuno si accorge che "consequenziale" si scrive con la q e non con la g? Inoltre matre non si scrive con la i ? Il tutto perché stavamo parlando di scivoloni vero?



RISPOSTA: caro Marco Maestripieri, per Sua conoscenza e informazione, onde evitare a Lei ulteriori Scivoloni: il termine "conseguenziale" è di basso uso ma corretto nella lingua italiana. Riguardo "Maitre" ha invece ragione Lei, la "i" era sfuggita alla tastiera del nostro Alfonso Marchese e all'occhio di chi gli ha passato l'articolo. Abbiamo provveduto a sistemare la sintassi. Alla prossima



Daniele Ubaldi


Commento scritto da alfonso marchese il 03 Luglio 2017 alle 00:11
Gent.mo signor Mastripieri,

già il collega Ubaldi è stato esaustivo. Mi permetto, però, di dire qualcosa io, visto che sono l'autore dell'articolo messo al torchio. La nostra lingua è strana: consequenza, con la q, è una forma arcaica di conseguenza, però nella sua forma avverbiale è meglio con la q come lei dice. In quanto alla parola maitre, mi sono perso cercando nella tastiera il segno dieretico, avevo scritto dietetico ma per fortuna me ne sono accorto, sulla i (un cappelletto che caratterizza la parola e la pronuncia). In quanto agli scivoloni, un conto è l'errore ortografico, un altro sostenere che Cristo è morto di freddo. Non confondiamo, per favore, l'etica con la cotica. Sotto il profilo concettuale, non c'è proporzione. Neanche si può fare un raffronto, anche a volerlo forzare. Felice della sua attenzione, grazie per avere segnalato l'avverbio distorto ma non troppo e la parola francese orfana della i ma senza il segno dieretico.


Commento scritto da Zorro il 03 Luglio 2017 alle 05:51
Le galline al festival ci sono e come e purtroppo per noi molto vecchie,e si sono subito adattate per la presenta di molti gallinacci tra gli amministratori comunali, quindi possiamo dire che c'e stato solo un cambiamento del pollaio, da quello reale a quello virfuLe 2.0. Tutti a casa !


Commento scritto da x Zorro il 03 Luglio 2017 alle 15:49
Quindi, secondo te, la scelta del "brodo" è limitata solo alle vecchie galline o ai gallinacci risiedenti tra gli amministratori comunali. Visto che non vengono citati i "capponi", (miei preferiti) io per sicurezza mi limiterei a consumare il brodo originale Ossia, quello ottenuto con le vecchie galline. Possibilmente ben cotte. La seconda variante, fatto con i gallinacci che razzolano tra gli amministratori comunali, potrebbe risultare poco appetitoso e poco digeribile. Ne consegue, che, a casa mia, per il manicaretto, non ci li vorrei tutti tutti.


Commento scritto da marco maestripieri il 04 Luglio 2017 alle 13:22
Grazie Dr. Marchese ..simpatico e onesto! Con stima


Commento scritto da Il Traduttore il 04 Luglio 2017 alle 13:51
Visto che servono delle dieresi, mi permetto di dare una mano con delle scorciatoie da tastiera per i caratteri assenti in italiano:



Francese:



â = ALT + 131

ê = ALT + 136

î = ALT + 140

ô = ALT + 147

û = ALT + 150

ä = ALT + 132

ë = ALT + 137

ï = ALT + 139

ö = ALT + 148

ü = ALT + 129

ù = ALT +151

Ç (maiuscola) = ALT + 128





Tedesco:



ä = ALT + 132

Ä = ALT + 142

ß = ALT + 225

ü = ALT + 129

Ü = ALT + 154

ö = ALT + 148

Ö = ALT + 153



Spagnolo:



á = alt + 160

í = alt + 161

ó = alt + 162

ú = alt + 163

ñ = alt + 164

¿ = alt + 168

¡ = alt + 173

ü = alt + 129

Ñ = alt + 165





Italiano:



•A maiuscola accento grave, À, Alt + 192

•E maiuscola accento acuto, É, Alt + 144

•E maiuscola accento grave, È, Alt + 212

•I maiuscola accentata, Ì, Alt + 222

•O maiuscola accentata Ò, Alt + 227.



Altre lingue, maiuscolo:



•A accento circonflesso, Â, Alt + 0194

•A tilde, Ã, Alt + 0195

•A dieresi, Ä, Alt + 0196

•E accento circonflesso, Ê, Alt + 210

•E dieresi, Ë, Alt + 211

•I accento circonflesso, Î, Alt + 215

•I dieresi, Ï, Alt+ 216

•O accento circonflesso, Ô, Alt + 226

•O tilde, Õ, Alt + 229

•O dieresi, Ö, Alt + 153

•U accento circonflesso, Û, Alt + 234

•U dieresi, Ü, Alt +154.



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