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Spoleto - CRONICARIO, 12 Luglio 2017 alle 08:04:04

Speciale Festival - Tutto fa spettacolo: dai pantaloni di Ferrara alle piéces di giornalisti

[Commenti]


Alfonso Marchese

Tutto fa spettacolo. I pantaloni color confetto di Giorgio Ferrara sono da applausi. Sono invece da ovazione le pantofole porporine, assurte a simbolo del potere. Il bacio della pantofola era riservato ai pontefici. E Ferrara a Spoleto sta come un papa. Anzi, di più. Gli lustrano persino le scarpe con la lingua. Al termine della lezione di storia sul comunismo da parte di Paolo Mieli, Ferrara ha rivelato una nota biografica: da piccolo se ne stava più sulle ginocchia di Togliatti, di cui la madre era segretaria, che sul seggiolone vicino alla scrivania materna. Ha percorso i corridoi di Botteghe Oscure sul


girello per lungo e per largo. Come dire: lui il comunismo l'ha conosciuto da vicino. E l'inno dei lavoratori, l'Internazionale, che Mieli ha fatto cantare al pubblico in teatro, tra imbarazzo e divertimento, Ferrara lo conosceva fin da bambino al pari dei canti di Natale.


La scelta del coro finale è stata di una oscenità inaudita. L'inno degli operai è diventato trastullo in bocca a certe dame cariche d'oro e brillanti. Non diversamente dai loro compagni, nella rigida postura del padrone del vapore. La Rivoluzione di Ottobre in Russia da fenomeno storico, che contraddice la visione marxiana dell'avvento del capitalismo come presupposto di una coscienza di classe proletaria (il paese era ancora allo stato semifeudale), è diventato riflessione da proscenio.


Il grande inviato di Repubblica Federico Rampini, a sua volta, ha spettacolarizzato la vita di Trump, il discusso presidente degli Stati Uniti, tirando avanti con una requisitoria che poggiava su precise basi ideologiche di sinistra.


Poi ci sono le prediche, che hanno la cadenza delle omelie. Non c'è traccia del fascino della parola. I veri predicatori improvvisano, vanno a braccio. Calibrano persino i toni della voce a seconda della frase. Sono virtuosi della dialettica. Non è un caso che presso i Gesuiti ci fosse una scuola di Retorica. Per i quaresimali s'ingaggiavano predicatori, il cui cachet variava a seconda del valore del predicatore. C'era infatti un predica-mercato.


C'è anche lo sport che diventa verbo. Parola. Con soliloqui di atleti del passato, sollecitati da compiacenti giornalisti che fungono da spalla. E ci sono stati convegni asfissianti, anche per la calura, al Festival. Un bla bla bla sul quale viene fatto pagare dazio per l'ascolto.


Tutto fa brodo. Pur di riempire un cartellone che ha comunque lavori di grande pregio. Ne hanno parlato gli esperti, quelli veri e non i fasulli che danno a vedere di saperne una più del diavolo in fatto di musica, di teatro e di balletto.


Il Festival offrirebbe lo spazio gratis a volti noti della tv, per le loro trovate spettacolari, ma non si accollerebbe alcuna spesa. Come le bande dei Carabinieri, dell'Esercito e della Finanza. Se però un regista di teatro come Stefano Alleva propone di portare in scena i Cinque Comandamenti rimasti, avendo già rappresentato la prima cinquina, la risposta è: bene, trovati uno sponsor. Che se non viene trovato, occorre che il regista metta mano al portafoglio. Morale: non se n'è fatto niente.


I teatri sono pieni. I biglietti vanno a ruba. Nei fine settimana, c'è l'alta marea di visitatori e spettatori. Le vie del centro storico sono intasate. I ristoranti traboccano. I negozi hanno cominciato finalmente a rilasciare scontrini su scontrini. Che si vuole di più? E' questo il festival. Ogni paragone col passato non regge. Sono cambiati i tempi. E pure il manico. Riaffidato per altri tre anni a Ferrara. Al Ministero avrebbero voluto che il reincarico durasse cinque anni. Pare che siano stati gli spoletini ad opporsi ad un periodo supplementare così lungo.


Secondo indiscrezioni, la Fondazione vorrebbe nel frattempo inserire nello statuto il cambio di direzione artistica ogni tot d'anni. E ciò al fine di evitare che l'incarico si trasformi in rendita. In un vitalizio. Una questione di principio. Null'altro che questo. La Fondazione, in un soprassalto di orgoglio e dignità, vorrebbe far valere le sue prerogative. Che per tre quarti le sono state scippate dal Ministero competente. Sono i dirigenti ministeriali a prendere ogni decisione importante. La Fondazione è stata ridotta a vetrina piena di manichini. Vestiti in giacca e cravatta. Ve ne fosse uno con i pantaloni color pistacchio, che facesse il verso a Ferrara, della serie "anche noi osiamo come te".



Commenti (18)

Commento scritto da Adam Smith il 12 Luglio 2017 alle 09:08
La motivazione per cui Ferrara ha ricercato il rinnovo dell'incarico per 5 anni va ricercata nella sua infanzia, infatti, se è cresciuto sulle ginocchia di Togliatti il suo riferimento sono i Piani quinquennali!


Commento scritto da Signor Smith il 12 Luglio 2017 alle 09:38
Cerco di essere realista e di non perdermi in lodi dei tempi andati, lo sport più in voga a Spoleto questa estate. Un incarico che si trasforma in "vitalizio" potrebbe non essere il peggiore dei mali, se il prodotto di quell'incarico fosse un Festival degno di tale nome: una rassegna di cose (diverse) nuove, stimolanti, uniche... cose per cui valga la pena di uscire da casa e venire a Spoleto. Non dico dagli USA, come pure avveniva un tempo, ma almeno da Roma.

Invece si è scelto di "fare numero" contare il numero degli eventi, e dico eventi perché spesso gli spettacoli sono altra cosa, piuttosto che valorizzarne la qualità e l'innovazione. Le televisioni stanno abbandonando il format del talkshow perché oramai il palinsesto è saturo... il Festival ci si fionda! Avere la pur brava Fiorella Mannoia che si esibisce in una delle oltre 50 serate in giro per l'Italia, cosa aggiunge? Le "Conversazioni di Sport" cosa aggiungono? Quale può essere il loro richiamo presso il pubblico che si auspica di portare a Spoleto?

Detto francamente mi pare si sia fatto "più" Festival in 70 minuti di Requiem laico in piazza del Duomo, la sera del 2 luglio, che in tante altre giornate. E se si parlasse più della qualità delle proposte del Festival, piuttosto che delle babucce porpora di Ferrara, forse qualcosa potrebbe smuoversi. Forse.

Temo che, se si sceglie di sposare la (legittima) causa di Don Matteo, non ci si possa poi lamentare delle conseguenze.


Commento scritto da micol il 12 Luglio 2017 alle 14:39
Solo una piccola precisazione, tralasciando l'intero articolo che non vale la pena di commentare tanto è ripetitivo, noioso ed astioso. I predicatori nella maggior parte dei casi, sono andati a braccio, con una scaletta di massima, vedi Ravasi, Bianchi, Bertinotti ed altri meno famosi che si sono avvicendati. Prego l'autore dell'articolo di informarsi prima di parlare su argomenti di cui non ha diretta conoscenza o di cui ha poca informazione..


Commento scritto da Gerolamo Savonarola il 12 Luglio 2017 alle 19:47
Ho letto le osservazioni del lettore (o lettrice ) micol, e sono rimasto colpito dal tono alquanto arrogante, dalla virulenza gratuita, scagliata contro l’articolo di Alfonso Marchese, che considero invece assolutamente esemplare.



Non solo per il contenuto, ironico come sempre (ma micol che ne sa di ironia?), ma soprattutto per le argute punture di spillo che ha saputo inferire.



L’immagine del predicatore da Festival (ho assistito ad alcune delle prediche) che legge l’omelia, calibrando le parole, le citazioni ed i toni, è quanto mai lontana da quella del vero annunciatore del Cristianesimo, che parla al popolo di Dio, a braccio di solito, e non al pubblico del teatro.



Sembra di assistere ad Odeon, dove tutto fa spettacolo, ma su certi temi

occorrono prudenza e misura, altrimenti tutto si risolve in una cinica mercificazione di ogni valore; il problema è che certe ideologie, come quella comunista (vetero o neo) , di cui Giorgio Ferrara è un convinto seguace, tendono a distruggere i valori che non gli appartengono , talvolta fingendo di assecondarli in apparenza, come Lenin lucidamente teorizzava.



In conclusione, ben venga il ritorno del vero comunismo, al canto dell’INTERNAZIONALE, ma è democraticamente rischioso i dare spazio al RADICALISMO CHIC AFFARISTA E TRASFORMISTA dei Mieli, Rampini, Augias e compagnia cantante (l’internazionale).





Commento scritto da Il consiglere il 13 Luglio 2017 alle 00:36
A una certa età è meglio andare a spasso con i nipoti


Commento scritto da I servetti sciocchetti il 13 Luglio 2017 alle 14:11
I servi sciocchi sono il paradigma della mancanza di dignità.


Commento scritto da gigi il 13 Luglio 2017 alle 14:22
PER CERTI PERSONAGGI IL CUORE E' SEMPRE A SINISTRA, MA CON IL BORSELLINO BEN PIENO....ALLA FACCIA DI CHI NON ARRIVA ALLA FINE DEL MESE...


Commento scritto da alfonso marchese il 13 Luglio 2017 alle 14:24
Si firma Micol. Che è un nome impegnativo per essere stato quello della figlia di Saul e prima moglie di David. Stride, quindi, il nickname preso dalla fantesca di Ferrara, il cui odio è più potente del veleno della vipera. Se l'aspide la mordesse, morirebbe il rettile. Cara Micol, non ti spingere oltre il tuo umile compito. Ferrara non ha bisogno della tua scomposta reazione in sua difesa. Egli sa incassare critiche e lodi. Non gli occorrono le lusinghe, peraltro pronunciate da una lingua che gli si rivolterebbe contro se il destino della serva si ribaltasse. In quanto alla prediche, io mi riferivo all'arte della parola, che diventa recitazione sull'altare. Non solo il discorso a braccio, ma anche e soprattutto la dialettica. Monsignor Ravasi, grande intellettuale della Chiesa Cattolica, ha discusso su "sia fatta la tua volontà" (argomento era il paternostro) come avrebbe fatto un conferenziere. La riflessione sul concetto è prevalsa sull'estetica della parola. Dico questo non a Micol, il cui orizzonte culturale è quello di un microcefalo, ma al lettore nel caso fossi stato non sufficientemente chiaro nell'articolo. Aggiungo: se Micol domani parlasse bene di me, avrei una cattiva opinione di me stesso.

Infine, a colui che si firma consigliere e penso che alluda al sottoscritto dicendo che a una certa età è meglio portare a spasso i nipotini. Io non ne ho ancora e spero di divertirmi con loro. Sappi, caro consigliere, che il cervello è l'unico organo che non invecchia. Se si allena sempre, è meglio. Nel caso lei insistesse sull'età anagrafica, ribadirò quello che un anziano disse a un giovane, cosa che lei non è dopo essersi eretto a consigliere: la vecchiaia è una brutta cosa, ti auguro di non arrivarci.



Commento scritto da micol il 13 Luglio 2017 alle 15:10
Come solito "l'insigne giornalista" risponde con insulti ed offese e quasi mai argomentando le risposte. Io, per carattere, sono famosa per non essere condiscendente e ruffiana. Dico quello che penso e critico laddove c'è da criticare. Senza pregiudizi e con la mia nota onestà intellettuale (sconosciuta all'insigne giornalista). Relativamente al mio livello culturale posso garantire che è di gran lunga superiore a quello del giornalista del Messaggero redazione di Terni ( non di Repubblica o Corriere della sera). La verità è che non solo non ho bisogno di essere la fantesca di nessuno ma l'acrimonia, le offese, il parlare più per fare "scena" con i mediocri, indipendentemente dal contenuto ha cominciato a stancare. Se per fare notizia e dire qualcosa che "sembra" intelligente bisogna inventarsi argomenti o fare le pulci a tutto e tutti povero lui..!

generalmente le offese del'autore vengono pubblicate le repliche no. speriamo sia la volta buona.



RISPONDE IL DIRETTORE EDITORIALE: signora Micol, con il Suo commento Lei offende l'intera categoria dei giornalisti locali. Essere caposervizio a Terni o corrispondente da New York non dà la cifra del giornalista. Proprio come annunciare gli spettacoli con un improbabile inglese non rende l'annunciatore internazionale superiore al presentatore romagnolo del circo itinerante. Tanto per fare un esempio. Ad ogni modo, non si azzardi mai più. Se non ritiene questo spazio all'altezza del Suo livello culturale e intellettuale è ovviamente libera di non frequentarlo, come fa tanta gente. Se invece insinua di essere stata deliberatamente censurata, in passato, allora La invito formalmente a citare i fatti e a circostanziarli, dato che anche questo, sì, è un insulto nei nostri confronti e della professionalità che poniamo nell'esercizio del nostro mestiere. Ad ogni modo, invito sia Lei sia Marchese a moderare gli interventi, fermo restando il fatto che la rubrica di Marchese è ironica e satirica mentre Lei, signora Micol, sembra propendere decisamente per la tragedia. Saluti

Daniele Ubaldi - direttore editoriale


Commento scritto da micol il 13 Luglio 2017 alle 16:04
E' successo più di una volta che a commenti non offensivi il suo giornalista abbia risposto con insulti personali anche più gravi del predente commento. Nessuno li ha mai censurati ma la mia rettifica non è stata mai pubblicata. Il direttore a cui telefonai si ripromise di porre rimedio ma non è successo nulla. Il mio commento era molto più educato degli insulti dell'autore dell'articolo. Se presa di posizione ci deve essere deve essere a tutela di tutti e non mirata a difendere solo i propri collaboratori anche quando trascendono. Relativamente all'inglese improbabile, nessuno ha la velleità di essere una annunciatore internazionale. Questa è una vostra considerazione. la tragedia non mi appartiene come l'ironia o il sarcasmo non appartiene al Dott. Marchese. Io non ho mai offeso la testata, bensì il continuo ritornare, dello stesso giornalista sullo stesso argomento che, se inizialmente poteva avere un senso, ora suona patetico.

vorrei pubblicaste anche questo


Commento scritto da alfonso marchese il 13 Luglio 2017 alle 16:52
Micol è di dura cervice. Non sa cosa vuol dire argomentare. E che abbia una coscienza critica, dicendo pane al pane e vino al vino, è una sua opinione. Micol appartiene a quella categoria di gente che vive di luce altrui. Il Corriere, dove vanta grandi amicizie che neanche se la filano, è per lei segno di una nobiltà giornalistica che è diversa dal foglio locale di una testata storica come Il Messaggero. Quello di Micol è dialettica, riflessione critica, dissodamento del pensiero profondo sotto la zolla; il mio è insulto gratuito, battute da osteria.

Micol ha una grande idea di sé. Peccato che sia l'unica che abbia.



Commento scritto da Spegnete i cellulari il 13 Luglio 2017 alle 17:45
Daniele Ubaldi ha saputo, con la sua zampata leonina, rimettere a posto alcune questioni un po’ ispide, che rischiavano di farsi spiacevoli.

In effetti, Spoletonline resta l’ultima tribuna libera rimasta a Spoleto, ed è un peccato quando insinuazioni di tipo personale cercano di rovinarne lo spirito. Anche perché basterebbe….cambiare canale e rivolgersi ad altre parrocchie.

Qualche commentatore/commentatrice sembra attendere al varco la situazione per buttarla in caciara, ma qui soccorre il principio classico dell’atarassia, della somma indifferenza: non ti curar di loro, ma guarda e passa, e intanto spegnete i cellulari e non fate fotografie.



Commento scritto da Micol il 13 Luglio 2017 alle 19:00
Uno dei principi fondamentali che Cicerone dà per l'oratoria è quello di adattarsi al pubblico ( Orator)

Immaginonon lo pubblicherete



RISPOSTA: immagina male. Non è la prima volta, mi sembra.

Daniele Ubaldi


Commento scritto da Mi-col cavolo che ti avrei risposto il 13 Luglio 2017 alle 21:50
Da quando seguo questo giornale e i relativi commenti, spesso, mi sono divertito, mi sono incazzato, sono intervenuto e ho replicato. Insomma, dicendola in breve, sono stato toccato da tante emozioni. Questa volta, leggendo il commento di qualche lettore, ho provato solo tristezza.


Commento scritto da claudio marini il 14 Luglio 2017 alle 12:32
E meno male che c'è un po' di polemica! E meno male che c'è Alfonso! Se no la stampa locale sarebbe ridotta ad un gregge belante( eccetto pochi, ma pochi).

Eppoi i corsivi di Marchese sono divertenti e irriverenti contro il potere in genere e gli uomini del Palazzo Spoletino, particolarmente patetici nel loro presenzialismo privo di cultura. Così questo Festival protetto dalla politica, povero di vere novità artistiche e sempre più sagra di paese. E quello di Marchese è il vero mestiere del " vero giornalista" : essere la sentinella della libertà, della democrazia. Il difensore dei diritti di opinione di una comunità. A proposito, perché Marchese o Ubaldi non scrivono dell'ultima stupefacente decisione con cui domenica scorsa il pingue Podestà del Comune , su richiesta- diktat di Ferrara ha " deciso" di non far tenere l'usuale Mercatino

( usato, briciole o che dir si voglia) al centro storico, scontentando tanti cittadini appassionati, visitatori abituali, turisti e tutti gli habitué delle bancarelle. Gli sta bene agli spoletini che hanno votato questi fulgidi esempi di " nuova " amministrazione pubblica. Oltre che sulla Saffa( Italmatch) bisognerebbe fare un'indagine epidemiologica anche su quanti posti di lavoro in meno ( aziende, negozi, ditte, imprese, attività) sono " defunte" definitivamente dopo l'arrivo di questi fantastici" liberatori" !


Commento scritto da il re è nudo il 14 Luglio 2017 alle 18:36
Vedo che , gira e rigira, tutto ruota attorno al quesito principale:

che tipo di Festival è quello attuale? Forse è il caso di svelare qualche ipocrisia, di mostrare la nudità del Re.



Il Sindaco, e naturalmente Giorgio Ferrara con lui, affermano che c’è una grande ripresa, che il botteghino gongola, che la piazza rigurgita di folla, che il Festival è tornato ai fasti di una volta. Tutto vero, ma purtroppo non è …tutto.



Misurare il successo sul numero degli spettatori (spesso paganti …un euro, come il caffè) , compresi i presenti ai concerti bandistici, gratuiti,

( ben tre , ma potevano esser di più, lasciando così spazio per gli anni prossimi; la guardia forestale-ora carabinierizzata , oltre alla guardia costiera,si stanno già preparando) , mi pare una furbizia di basso conio, del livello : c’è audience, quindi c’è qualità e, ovviamente, successo.



Questa considerazione nasce dall’aver ascoltato le osservazioni della manager di FIORELLA MANNOIA, che ha candidamente confessato di essere in partenza, senza neanche riposare, per Como per l’ENNESIMO CONCERTO (pare più di 50) di questa stagione. Un concerto di musica leggera di buon livello ( a me la MANNOIA non annoia) , inserito in un circuito normale, che c’azzecca con il Festival che fu di Menotti?

In Scozia hanno udito strani rumori, vicino al cimitero, dove è sepolto il Maestro Menotti; c’è chi ipotizza che ci sia stato qualche movimento tombale.

Grandi intellettuali, come Paolo Mieli, Rampini, Augias, lo stesso Ferrara, non perdono occasione per scagliarsi contro i populismi , contro tutti gli …ismi di centro destra, ma chiudono pietosamente gli occhi quando il “politicamente corretto”, ovvero il populismo di potere di marca renziana (come afferma il politologo Marco Revelli) , gli pone qualche domanda scomoda.





Commento scritto da il re è nudo il 14 Luglio 2017 alle 18:49
Vedo che , gira e rigira, tutto ruota attorno al quesito principale:

che tipo di Festival è quello attuale? Forse è il caso di svelare qualche ipocrisia, di mostrare la nudità del Re.



Il Sindaco, e naturalmente Giorgio Ferrara con lui, affermano che c’è una grande ripresa, che il botteghino gongola, che la piazza rigurgita di folla, che il Festival è tornato ai fasti di una volta. Tutto vero, ma purtroppo non è …tutto.



Misurare il successo sul numero degli spettatori (spesso paganti …un euro, come il caffè) , compresi i presenti ai concerti bandistici, gratuiti,

( ben tre , ma potevano esser di più, lasciando così spazio per gli anni prossimi; la guardia forestale-ora carabinierizzata , oltre alla guardia costiera,si stanno già preparando) , mi pare una furbizia di basso conio, del livello : c’è audience, quindi c’è qualità e, ovviamente, successo.



Questa considerazione nasce dall’aver ascoltato le osservazioni della manager di FIORELLA MANNOIA, che ha candidamente confessato di essere in partenza, senza neanche riposare, per Como per l’ENNESIMO CONCERTO (pare più di 50) di questa stagione. Un concerto di musica leggera di buon livello ( a me la MANNOIA non annoia) , inserito in un circuito normale, che c’azzecca con il Festival che fu di Menotti?

In Scozia hanno udito strani rumori, vicino al cimitero, dove è sepolto il Maestro Menotti; c’è chi ipotizza che ci sia stato qualche movimento tombale.

Grandi intellettuali, come Paolo Mieli, Rampini, Augias, lo stesso Ferrara, non perdono occasione per scagliarsi contro i populismi , contro tutti gli …ismi di centro destra, ma chiudono pietosamente gli occhi quando il “politicamente corretto”, ovvero il populismo di potere di marca renziana (come afferma il politologo Marco Revelli) , gli pone qualche domanda scomoda.





Commento scritto da GF il 15 Luglio 2017 alle 13:04
Datevi un bel pizzicotto sulle guance ! Tristi nostalgici di un mondo che ormai è trapassato remoto. Unitevi tutti e da bravi nonnetti andate a commentare i lavori dei cantieri, così dopo aver criticato a sufficienza alla fine berci su un bel bicchiere di vino e gassosa o un peroncino sarà una perfetta conclusione di giornata!


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