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Spoleto - CRONICARIO, 16 Luglio 2017 alle 16:34:09

Il Festival tiene, la Fondazione no

[Commenti]


Alfonso Marchese

Basta averle. Il resto vien da sè. Le idee sono tutto. Il denaro arriva a rimorchio. Ce n'è in gran quantità. Il suo impiego, però, dipende dall'allettamento della proposta. Dalla bontà del progetto. L'argomento è stato uno dei temi toccati nell'incontro di ieri al tetro Nuovo sulla Carta Spoleto,


organizzato dalla società Hdra di cui lo spoletino doc Mauro Luchetti è presidente.


E se le idee ci sono, è bene o no custodirle? Questo aspetto non è stato trattato. Eppure è importante. L'idea del Festival è sopravvissuta per 60 anni. Di cui 10 sotto il consolato di Giorgio Ferrara. Fare paragoni tra presente e passato è un esercizio fuori luogo. Innanzitutto perché i tempi son cambiati. E poi per il diverso lignaggio dei protagonisti. Per Menotti era la musica classica l'epicentro del suo Festival, per Ferrara è il teatro. Inclusi i teatrini di giornalisti che scoprono a tarda età il bruciore dell'arte. Oltre quello di stomaco. I loro volti noti attraverso la tv vengono messi a frutto. Per Ferrara tutto ciò che fa spettacolo e attrae gente è il benvenuto. Come dargli torto?


Se poi si ottiene il massimo rendimento col minimo sforzo, allora siamo al tocco del gran maestro.
Quattro milioni di euro dei contribuenti sono una cifra considerevole. Se aggiungiamo circa 800 mila euro di biglietti, più gli sponsor, si ottiene un introito consistente. Circa le modalità di spesa, nel dettaglio, la formazione che ha portato Cardarelli alla carica di sindaco aveva persino fatto ricorso al Tar. Che le diede torto, essendo la Fondazione Festival privata. Pur amministrando fior di contributi pubblici.


Il povero ex sindaco Benedetti fu messo in croce perché il Comune come socio di maggioranza della Fondazione aveva diritto di accesso alla contabilità e ai documenti che suffragavano le spese. I cassetti rimasero chiusi anche per lui. Se ora sia stato concesso a Cardarelli di frugarvi a piacere, questo non si sa.



Ma tornando alla custodia delle idee, il profilo di quella del festival dei Due Mondi non c'è più. E' una Fiera di intrattenimenti, dove c'è di tutto: un'opera lirica, la cui regia se l'è presa in carico il direttore artistico Ferrara per risparmiare sui compensi a terzi, tanto teatro e teatrino, e l'ospitalità a Fiorella Mannoia per una delle 60 tappe del suo concerto. Almeno lo scorso anno a Umbria Jazz ha cantato in esclusiva.


La Fondazione, che per Statuto promuove il Festival, sgranocchia soltanto nelle cene ufficiali; sorride, anche con la complicità del vino; distribuisce premi a destra e a manca, con foto d'ordinanza, ma si guarda bene dall'esprimere un giudizio. E' tutto perfetto. La gente c'è nei fine settimana e buona notte al secchio.


E la custodia dell'idea menottiana del festival? Primo, gli spettacoli erano di sua produzione e venivano allestiti a Spoleto ( quello che fa il Lirico Sperimentale, che vivacchia con un decimo della disponibilità finanziaria del festival). Secondo, gli spettacoli erano irripetibili fuori dalle scene spoletine. Chi voleva vederne uno o più doveva venire a Spoleto. Sono rispettati questi parametri, lasciando libertà di scelta alla direzione artistica? Qui la Fondazione potrebbe dire la sua. Ma chi glielo fa fa, lassa perde, basta. E dire che questi istituti sono nati nei momenti di crisi degli Stabili e degli enti lirici. Le Fondazioni potevano raccogliere denaro privato e al tempo stesso essere responsabili davanti alla Corte dei Conti.


Ma se è così, perché decide tutto Roma? L'Umbria non è più terra che sfornava gli evirati cantori. Non ci sono più rosari di coglioni. Solo quelli dei muli, appesi fuori dai negozi a Norcia.



Commenti (4)

Commento scritto da vittorio il 16 Luglio 2017 alle 18:28
il signor Marchese ha ragione nel suo cronicario,ma 40 anni fa c era solo il festival di spoleto in italia o poco piu,oggi ce ne sono mille e anche importanti.In un italia che si basa solo sul profitto,che se una cosa rende si fa oppure no,forse la linea di ferrara é al passo con i tempi.Diciamo che mette in campo dei festival meno di qualità rispetto al maestro Menotti ,ma bada al risultato...


Commento scritto da dicesi Festival dei Due Mondi il 16 Luglio 2017 alle 23:06
Caro signor Vittorio e cari tutti coloro che parlano di profitto, di resa e di tanti bei concetti così cari ai professionisti dell'austerity, in nome della quale si potrebbe persino sacrificare la cultura: per favore spiegatemi in cosa consiste, secondo voi, il "rendere" di un qualcosa che costa ogni anno circa 6 milioni di euro di cui 5 pubblici. Avete capito bene, sì, in dieci edizioni il festival di Ferrara ha incassato dallo Stato, cioè da noialtri, qualcosa come 50 milioni di euro, 100 miliardi di vecchie lire. Roba che Menotti, nel massimo delle elargizioni, non è mai andato oltre il miliardo e mezzo - solitamente 900 milioni, se la memoria non mi fa difetto. E ditemi, cari contabili, in dieci anni - di grazia - questi 50 milioni quanti posti di lavoro hanno creato sul territorio? Quali benefici, quali "rese" hanno generato? Il punto, signori miei, a mio parere è un altro: la cultura non può essere paragonata al commercio, la resa della cultura non la si può misurare con la calcolatrice al termine di uno spettacolo o di una serie di spettacoli. La cultura è un qualcosa che si mette in circolo, per il beneficio di tutti: i suoi benefici sono la crescita generale della società, sono la nascita di laboratori tecnici e artistici, master-class, orchestre, corpi di ballo, filiere intere che il Mondo dovrebbe invidiarci dopo 60 anni di Festival, gli ultimi 10 dei quali hanno visto scorrere fiumi e fiumi di denaro in città... Sopra la città... Forse l'unico futuro per il Festival dei Due Mondi è la chiusura di questo immenso rubinetto, dato che basterebbe qualche centinaio di migliaia di euro per realizzare un VERO festival d'avanguardia e al contempo creare i presupposti per portare lavoro e turismo 365 giorni l'anno in quest città depredata. Di certo perdere i fondi sarebbe un ottimo mezzo per veder sparire di corsa tutti coloro cui di Spoleto non potrebbe fregare di meno.


Commento scritto da Festival delle stelle il 17 Luglio 2017 alle 07:48
Grandioso Alfonso! Si vede che sinora ha sofferto duramente, ha fatto le mostre di accettare tante cose, ma alla fine ha sbroccato! Ha esaminato il cartellone degli spettacoli , e non ha potuto tacere.

Si parte da un “Don Giovanni” discutibile, su cui anche il giornale amico “l’Espresso” ha manifestato alcune riserve, per passare ad un’Abbagnato seriale , che escogita le arie della Callas come scusa innovativa, per finire agli spettacoli in russo, greco, cinese, dove era necessario un lungo tirocinio oftalmico e cervicale, per cercare di leggere le didascalie poste ad altezza…lunare, perdendo così l’essenza del teatro, che è la simbiosi tra voce, espressione e significato.

Per non parlare di Fiorella Mannoia, brava cantante, molto engagè di sinistra (ma questo oramai a Spoleto rientra nel …lasciapassare obbligatorio, rilasciato dai consoli Mieli, Augias, Luchetti, Ferrara) , che ha fatto appena a tempo ad incassare i violini a Spoleto per portarli in giro per l’Italia, nella sua infinita tournee, dopo aver introitato il congruo cachet; tutto questo avrà un senso, oltre a quello del botteghino da incrementare statisticamente? E Roberto Bolle, che oramai non è stato visto, nel suo spettacolo ultracollaudato, solo in Papuasia?



La sensazione del minestrone onnicomprensivo, del cocktail per palati grossi , senza neanche un tocco di angostura, incomincia a insinuarsi; di contorno, certe trasmissioni locali in cui la cifra principale è costituita dal gossip modaiolo (che belle scarpe, signora! che bel colore ha il suo abito!), oltre alla genuflessione quotidiana di fronte al nume Ferrara, fanno sorgere il sospetto della sceneggiata, della fiction popolare , rievocando molto l’atmosfera e la realtà del famoso film di Giuseppe Tornatore “l’uomo delle stelle”.

Forse è il caso di” uscire dal sortilegio dell’elogio dovuto, dell’osanna di repertorio, dell’entusiasmo d’ufficio”, almeno per alcuni ( in particolare gli esponenti istituzionali) .

Tutto quindi fa spettacolo, meglio se si traduce anche in botteghino, la valenza artistica è un optional non richiesto.

Per la verità, un’eccezione c’è stata, forse non voluta: la Messa da Requiem scritta da Silvia Colasanti, VERO SPETTACOLO DA FESTIVAL MENOTTIANO.

Voglio partire da questa constatazione ,per sperare ancora nel futuro e per non cadere in atmosfere macabre e cimiteriali come quelle che hanno caratterizzato, vedi caso, il Don Giovanni ferrariano.



Commento scritto da Festival delle Velleità il 17 Luglio 2017 alle 11:07
A Marchese e Ubaldi il merito di tenere aperto il dibattito sulla controversa questione festival, di cui non è neanche più chiara la denominazione, chi lo chiama ancora Due Mondi, chi Spoleto: nel passaggio alla seconda coordinata geografica è presto detto il livello di internazionalità!

Spiace solo che se ne parli una volta l'anno, di questi tempi appunto.

Prima che l'articolo si eclissi in archivio, con arrivederci al prossimo giugno-luglio, undecimo del consolato Ferrara, vorrei esprimere apprezzamento anche per alcuni commentatori (Festival dei Due Mondi e delle Stelle). Spiace anche in questo caso che voci competenti rimangano isolate e anonime. E intanto il tempo passa. Dieci anni di infruttuose polemiche, incardinate sulla polarizzazione del confronto tra le due direzioni artistiche. Torno a gettare il sasso nello stagno, anche io a cadenza annuale, e rinnovo l'appello ai pochi al di sopra della mischia affinché trovino il modo di unire le forze e le voci, formulando modelli alternativi all'attuale situazione. Ci sono. Ci sarebbero. Anche senza finanziamenti pubblici. Anzi, proprio a prescindere dai finanziamenti pubblici. Unica via percorribile, in Italia, per bonificare il settore dell'arte e della cultura dal poderoso sistema parassitario che gravita intorno ad esse.

E visto che Spoleto ambisce a vivere di arte e di cultura tutto l'anno, nulla vieterebbe che coesistessero più formule, rassegne varie, preti televisivi, eventi, festival della canzonetta, dei talenti locali e quant'altro, ma anche e soprattutto qualcosa che assomigli, almeno nelle intenzioni, alla splendida manifestazione che fu dei Menotti. Tenendo però le debite distanze tra una manifestazione e l'altra, senza pretendere di amalgare ogni cosa sotto l'ombrello (ombrellino) del nome Spoleto, altrimenti il tutto si risolve in un mega Festival delle Velleità.


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