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Spoleto - CRONICARIO, 05 Agosto 2017 alle 14:34:47

Concerti di Mezzogiorno in differita rimpiazzati da Incontri Musicali

[Commenti]


Alfonso Marchese

In differita. I Concerti di Mezzogiorno, con tanto di bollino Doc, non sono più esclusiva del Festival. Anzi, sembra proprio che la formula sia stata ceduta a terzi. Non foss'altro per avere cambiato i connotati dell'appuntamento: da spazio musicale per giovani talenti, provenienti da ogni parte del mondo, a luogo di esecuzione di brani


musicali che si possono ascoltare a Roma come a Milano. Ovunque. E per di più con la stessa orchestra. La formula menottiana ora viene riproposta da Nicolò Ricci Muti, figlio del direttore d'orchestra spoletino Lorenzo che insegna e dirige negli Stati Uniti, con i suoi "Incontri musicali" a Sant'Eufemia. Il programma, piuttosto articolato, spazia dai classici al moderno. Epicentro degli Incontri: giovani musicisti che vivono e studiano in varie latitudini dell'orbe terraque. Il virtuosismo e l'espressività sono l'essenza di questi Incontri. Che sin dall'atto di nascita fanno sempre il pieno. I finanziamenti sono quelli che sono: pochi per la mobilitazione di uomini e strumenti che sorvolano gli oceani. Eppure per Spoleto rappresentano un'occasione di alto profilo culturale e anche economico. Basta saperla sfruttare. L'ipotesi di un master per allievi talentuosi, dilatandone la permanenza in potenziali aule spoletine, è praticabile.


Su sollecitazione del Comune, il Festival s'era preso l'incarico di promuovere un'adeguata comunicazione degli Incontri Musicali. Che invece è stata così ridotta che s'è vista poco o niente. Inutili le prediche su Spoleto città della cultura se poi non si fa abbastanza per accreditarne l'immagine. Non a parole. L'amministrazione comunale ha tutti i poteri per intervenire. E che non si dica che i soldi in cassa del Festival bastano solo a far funzionare il grande carrozzone. Forse i contributi sono troppi per una manifestazione concentrata solo nei fine settimana. A meno che la rassegna non venga ampliata. Ma c'è di più: gli spettacoli non sono confezionati a Spoleto e quelli prodotti in loco vengono venduti e messi in circolazione. Con doppio danno per il Festival e per la città: primo, l'allestimento di uno spettacolo in loco comporta infatti uno o due mesi di lavoro, con attrezzisti e artisti costretti per le prove ad alloggiare a Spoleto; secondo, la vendita degli spettacoli prodotti toglie la unicità alla performance stessa.


Menotti si rifiutava di alienare spettacoli come la Manon (regia di Visconti e direzione dell'orchestra di Schippers), che i più grossi teatri al mondo l'avrebbero pagato a peso d'oro pur di averlo in cartellone, perché partiva da un presupposto: se volete vedere uno spettacolo, unico nel suo genere, dovete venire a Spoleto. Fuori dal Festival non ci sarebbe stata trippa per gatti.


Nostalgia o confronto con la storia? Per i poveri di spirito è la prima. Senza considerare che la nostalgia è un moto sentimentale. Un'emozione. E non è un caso che gli inglesi la chiamino House sick, cioè malattia di casa. Il confronto con la storia, viceversa, riguarda la sfera critica ossia il processo razionale. Spesso e volentieri ci si fa scudo della nostalgia per non rivedere criticamente ciò che non va. E così si ricorre a metafore come il rischio del torcicollo, a furia di volgere la testa al passato, o ai richiami di Albano sul carattere canagliesco della nostalgia. L'inconveniente è di lasciare le cose come stanno. Cui prodest? A chi conviene?


In questa edizione del Festival, la grande affluenza di pubblico è stata fumo negli occhi. Al punto di interpretare la torma di gente che affollava vie, piazze e teatri, come un ritorno agli antichi splendori. Il fattore numerico rappresenta la pietra miliare del rilancio della manifestazione, dopo la fase turbolenta dell'interregno del figlio adottivo del maestro Menotti. Eppure anche sotto la guida di Francis Menotti, nei week end si registrava un'alta marea di gente. E ciò per dire che non è il numero a decretare il successo di una manifestazione. Anche questo. Ma non il solo. E poi: non si era parlato anche negli anni precedenti di decollo di Festival sotto il consolato di Giorgio Ferrara? Possibile che ogni anno sia un decollo? Certamente è decollato della musica.


In quanto al dopofestival è stato sempre così: passata la festa, gabbato lo santo; strade e piazze vuote dopo la ressa degli ultimi giorni. Imputarne la responsabilità all'assessore alla cultura è come chiedere al sindaco Cardarelli di suonare il trombone.


La musica al Festival, con la nuova gestione, è stata confinata ai margini. A prendere il sopravvento è il teatro. Più congeniale a Ferrara per essere stato l'aiuto regista di Luca Ronconi. Che ebbe modo di farsi conoscere qui, a Spoleto. Menotti gli diede una chance e lui la seppe sfruttare. Proprio come negli ex Concerti di Mezzogiorno e ora negli Incontri Musicali. Per i quali non vengono imbandite apericena alla Terrazza Frau, al fine di chetare gli stomaci di invitati dalle scarpe e pelate lustre come ginocchi. Gli Incontri Musicali non sono appuntamenti mondani (si fa per dire). Sono organizzati per coloro che amano la musica per davvero. E non hanno bisogno di stuzzichini e irrorazioni alcoliche per predisporsi ad abbandonare la rigidità d'ordinanza nel concerto.


Gli Incontri Musicali sono per gente che non ha bisogno di sollecitare il gusto con lo sgranocchio. Il senso estetico non si serve a tavola. Né si stappa per centellinarlo o tracannarlo. O lo si ha o se ne è sprovvisti.



Commenti (3)

Commento scritto da Signor Smith il 05 Agosto 2017 alle 16:59
Tanto bravi sono Muti ed i ragazzi di "Incontri Musicali" che qualche spirito balzano ebbe l'idea di proporli al Festival ed al Comune per allargare al periodo natalizio la tradizionale offerta estiva del Festival. I due enti, in tante cose affaccendati impegarono 6 mesi per confermare la loro disponibilità a mettere il loro nome, ma non i soldi che dovevano essere a carico di privati. Fatto sta che poi il terremoto fece saltare i programmi che, fortunatamente, furono spostati alla scorsa Pasqua. Così qualche fortunato e "coraggioso" spoletino è riuscito a godere di tre deliziose serate di grande musica. Con il Comune che, va detto, ha contribuito con la concessione del teatro Caio Melisso.



https://youtu.be/abWDEGxVPqM


Commento scritto da daniela de gregorio il 05 Agosto 2017 alle 19:16
Il racconto del signor Smith sulla lentezza di reazione (sei mesi!!!) ad una proposta che il festival avrebbe dovuto fare propria con slancio, mi sconcerta e mi spaventa. Perché sono stata fra il pubblico dei deliziosi concerti di Pasqua e sul palco ho visto giovani da tutto il mondo, di grande talento, di travolgente simpatia che farebbero la felicità di qualunque città votata (ma sul serio) alla cultura. In pieno stile del festival di memoria menottiana, insomma. Gentile signor Smith, ci mancava solo che il Comune non avesse dato la concessione del Caio Melisso per quei concerti! Mi permetto di insistere: Lorenzo Muti e suo figlio Niccolò sono mezzi spoletini e mezzi americani, vengono qui con giovani musicisti di grande talento ed entusiasmo per diverse settimane, il Maestro Muti ha contatti con università americane che punterebbero a Spoleto come campus di corsi e stage artistici. Ma vogliamo chiedergli di dare una mano alla città in questo senso? Fare di Spoleto una sede di incontri, studi e concerti di giovani musicisti e compositori. E magari intitoliamo il tutto a Giancarlo Menotti e ci dimentichiamo della statua "arsumijo" tipo Mike Bongiorno che lasciamo volentieri a Sanremo. Ah, che sogno sarebbe!


Commento scritto da Rita Correnti il 07 Agosto 2017 alle 16:12
Ah! Sono anni che si dicono le stesse cose. Sono anni che si blatera della formula perfetta lasciataci dal Maestro. E sono anni che timidi tentativi cercano di far vivere Spoleto tutto l'anno. Mentre l'Amministrazione arranca sul non decisionismo e sul fronte burocratico della gestione degli spazi culturali. Questo la dice lunga sul programma a medio-lungo termine che questa Città si è NON data, mai. Tre spazi teatrali da far invidia a qualsiasi altra città medio-grande. Con l'affiancamento di spazi, quali Sant'Eufemia et similia, di grande prestigio e suggestione. Musei che coprono tutto l'arco della memoria storica, che propongono cose tutto l'anno.

Due cose non vanno in questa sintesi: la volontà di fare lucro con gli spazi pubblici (fare cassa spicciola sulla programmazione culturale); la mancanza di una adeguata comunicazione "Urbis et Orbi", che debba entrare anche nei bagni delle case private.

Levati questi due difettucci, il Comune non deve fare cassa direttamente ma innescare l'economia reale da quella intangibile della cultura e la comunicazione non sotterranea e per iniziati ma ben chiara ovunque e con mezzi adeguati (lo so, costa, specialmente in idee!).

Altrimenti abbiamo Don Matteo con i suoi bei spot pubblicitari.

Ma anche qui, la storia ci insegna, l'occasione non verrà mai sfruttata per inserire nei film una programmazione culturale che faccia da cassa di risonanza per altre iniziative culturali ...

Mancanza di idee: questo è il problema!



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