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Ambiente e Territorio, 26 Agosto 2017 alle 13:52:11

Nuove prospettive di sviluppo e posti di lavoro: presentato il progetto 'Wildlife economy Montagna Spoletona'

Illustrati i contenuti dell'iniziativa basata sugli studi del professor Bernardino Ragni

Dallo spazio rurale, sia boschivo che coltivato della dorsale appenninica del Comune di Spoleto potrebbe nascere una nuova economia creando sviluppo sostenibile e posti di lavoro sul territorio. Con la possibilità-opportunità di coinvolgere Comuni limitrofi ed in continuità ecologica, ad esempio quelli il cui territorio comprende la sponda destra del Fiume Nera. 


"Si tratta di un territorio che ha in effetti una grande ricchezza di specie faunistiche, ovvero un alto grado di biodiversità: pur essendo solo il 2% della regione contiene il 47,2 % delle specie faunistiche presenti in Umbria. Su queste basi si potrebbero creare nuove attività economiche basate sulla bio economia, come già succede in altre parti d'Europa e in linea con le direttive dell'UE con la possibilità di agganciare finanziamenti". Ad affermarlo è un gruppo di studiosi, capitanati dal professor Antonio Boggia della Facoltà di Agraria dell'Università di Perugia sulla base degli studi sviluppati dal professor Bernardino Ragni. I


l progetto, avviato grazie ad un primo finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto, si chiama Wems, ovvero Wildlife Economy Montagna Spoletana, ed è stato presentato venerdì 25 agosto 2017 presso la sede della stessa Fondazione CaRiSpo oltre che da Antonio Boggia, dai collaboratori Emi Petruzzi e Silvia Carletti dello studio naturalistico Hyla, presenti l'assessore alla cultura e al turismo Camilla Laureti e il presidente della Fondazione CaRiSpo, Sergio Zinni. Per poter realizzare l'idea, si è spiegato, sarà però necessario il coinvolgimento di diversi soggetti, sia pubblici che imprenditori privati.


La prima fase sperimentale della Wildlife Economy Montagna Spoletana consisterebbe nel realizzare su tutta l’area individuata, 184 chilometri quadrati, che va dalla Statale Flamina al Fiume Nera e da Passo d'Acera a Ferentillo e Montefranco, da una serie di attività legate all'uso sostenibile delle risorse naturali: oltre che all'abbattimento a scopo alimentare e all'abbattimento venatorio a pagamento con o senza cessione a norma di legge delle carcasse intere, anche visite-escursioni-stage di campo a pagamento tramite applicazione di metodo naturalistico su mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, invertebrati, flora, paesaggio; osservazione-ascolto diretti di animali diurni e serali-notturni a siti di alimentazione. Ne consegue la possibilità di occupazione per professionisti di diversi settori, dall'ambito del controllo, alla ricerca e alle guide naturalistiche.


Le spese d’investimento relative alla fase sperimentale sono, del resto, contenute al minimo indispensabile. Si parla di semplice  allestimento di alcune strutture come quelle per il trattamento e vendita delle carcasse derivanti da abbattimento a scopi alimentare e venatorio; oppure dell'allestimento di altane destinate ad agevolare i 4 filoni di uso sostenibile e dell'acquisizione di un set di foto-video-trappole. Nel progetto, in questo senso, c'è pure il recupero e l'uso di strutture esistenti, abbandonate o attualmente sottoutilizzate, come la ex colonia del Popolo a Monteluco, che potrebbe diventare un centro di documentazione e museo della fauna ed avrebbe un ruolo importante anche il mattatoio comunale.


Coinvolte, pure due aziende agricole del territorio, a Pianciano e Vallocchia, per avviare una sinergia tra pubblico e privato. "E' un progetto di grande interesse che merita approfondimenti", ha commentato il presidente della Fondazione CaRiSpo, Sergio Zinni. "E' un progetto che si cala perfettamente nel territorio spoletino in cui sono presenti tutti gli asset necessari per poterlo realizzare", ha affermato l'assessore Camilla Laureti. Nei prossimi giorni verrà lanciato anche un concorso per la grafica del logo del progetto Wildlife Economy Montagna Spoletana (WEMS).



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