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Opinioni, 05 Ottobre 2017 alle 23:29:49

Pressburger, l'onestà fatta persona

[Commenti]


A.M.

Onesto. Sotto il profilo intellettuale e anche materiale. Ci rimase male quando, come assessore alla cultura, gli caddero addosso critiche velenose per avere speso denaro pubblico per una piéce pirandelliana in versione ungherese, con sottotitoli in italiano. Giorgio Pressburger pensava che a Spoleto si potesse fare


 della sperimentazione, rappresentando una commedia di Pirandello con il ricorso ad un altro idioma. E poiché una lingua è il riflesso di una società, i protagonisti assumevano caratteristiche diverse. Anche se l'intreccio rimaneva lo stesso. Era una scelta di un grande intellettuale. Un rappresentante di quella mitteleuropa che nei suoi scritti fa il paio con un altro grande scrittore mitteleuropeo Claudio Magris.
L'autore di Danubio gli aveva affidato la versione teatrale de' La mostra, che ha per protagonista un pittore triestino morto poi pazzo, perché la desse in lettura a Giancarlo Menotti. Che all'epoca lamentava la carenza di drammaturghi. "Tutti ricordano, ma sulla scena non avviene nulla" diceva il maestro a conforto del suo punto di vista. Pressburger consegnò l'opera a Menotti. Ma, dopo alcuni mesi, confidò ad amici intimi il suo dispiacere per non avere ottenuto alcuna risposta. Né positiva né negativa. La cosa arrivò all'orecchio del maestro, il quale emise subito il suo verdetto, influenzato dal pregiudizio sulla penuria di scrittori per il teatro: è un monologo e basta.
Pressburger non era il tipo che ingaggiasse polemiche. Era nel suo carattere. Severo nei suoi giudizi, ma non disposto a farsi coinvolgere in inutili e accese discussioni.
Creò dal nulla, con pochi mezzi, il Premio Spoleto per la Letteratura. Nella prima edizione, che fu anche l'ultima, il premio venne assegnato alla grande scrittrice Banana Yoshimoto, le cui opere sono tradotte in 35 lingue. Venne a Spoleto anche Inge Feltrinelli. Pressburger, per dare rilievo all'evento, disseminò piazza del Mercato di frigoriferi dove dentro giacevano i libri della scrittrice giapponese. Una scenografia di grande effetto con pochi spiccioli.
Accettò la carica di assessore alla cultura, di cui l'allora sindaco Sandro Laureti andava fiero. Per abbandonarla dopo due anni, prediligendo l'offerta della carica di direttore dell'istituto di cultura italiana a Budapest. Con Spoleto mantenne sempre un rapporto sentimentale. Curò come regista numerose opere liriche dello Sperimentale. Il direttore artistico Michelangelo Zurletti aveva una grande stima delle sue capacità di art director. Che, nel caso della lirica, occorre che conosca la musica. Non basta avere una grande esperienza teatrale alle spalle, bisogna anche possedere una buona cultura musicale. Se si fa sedere o coricare un soprano o un tenore, in una fase in cui le note s'impennano, il diaframma non si può dilatare perché la voce raggiunga le note alte. Insomma, non tutti possono fare i registi di opere liriche. Pressbuger, a differenza di tanti altri presuntuosi, era tagliato per questo incarico di grande responsabilità.
Giorgio Pressburger era anche uno scrittore affermato. Il suo Ottavo Distretto, ambientato a Budapest, venne accolto con entusiamo sia da parte dei lettori che della critica. E' la storia di due adolescenti, Giorgio e Nicola, che crescono nel quartiere ungherese. Segue L'Elefante Verde e tanti altri romanzi e racconti.
La sua morte ha sgomentato chi lo conosceva. Uomo misurato in tutto. Durante il suo incarico di assessore alla cultura, non si avvalse neanche una volta della macchina del Comune, con autista incluso. Prendeva il treno per raggiungere Roma. E per andare alla stazione chiedeva un passaggio o prendeva il bus. Mai prese il taxi, con la spesa a carico del Comune. Tutto ciò per dare la misura dell'uomo. Che non approfittava mai degli incarichi che gli venivano conferiti. Era un personaggio mitteleuropeo per davvero. Non a parole. Ma nella pratica di vita.


 


 


 


 



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Commenti (1)

Commento scritto da Signor Smith il 08 Ottobre 2017 alle 15:12
Questo era un Cesare! Quando ne verrà un altro?

William Shakespeare: Giulio Cesare, atto III, scena II


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