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Spoleto - Pensieri e parole, 11 Novembre 2017 alle 11:25:44

Tanto per ricordare un po'...

[Commenti]


Pietro Biondi

Pochi giorni fa, in una delle frequenti telefonate che ci scambiamo con Anna Leonardi, lei mi dice, con l'entusiasmo nella voce, che rimettendo in ordine l'archivio in casa di suo zio Bruno, le era capitato tra le mani un progetto voluminoso, dettagliato, preciso, inappuntabile per la realizzazione di un'attività


teatrale continuativa nella nostra città, firmato da Fulvio Fo. Un progetto, diceva lei che l'aveva colpita per le cose che c'erano scritte. Un progetto all'avanguardia, ben studiato, ben esposto, con tutte le spiegazioni necessarie.
Già. Da tanti anni io pensavo a far nascere il Teatro Stabile a Spoleto, sede ideale perché (con l'attività del Festival) possedeva tutti i requisiti necessari: sartoria, possibilità di realizzare scenografie,tecnici addestrati professionalmente, sedi di spettacolo. E in più il fascino di una città che ospitava d'estate la più importante manifestazione artistica internazionale.
Io avevo conosciuto Fulvio Fo al Teatro Stabile di Torino prima (dove era direttore amministrativo) e poi nella compagnia degli Attori Associati (Sbragia, Fantoni, Vannucchi ecc.) dalla quale ero stato scritturato.


Visto che precedenti tentativi erano falliti, pensai di proporre l'idea a lui e lo andai a trovare. L'idea gli piacque e ci si mise a lavorare da grande professionista quale era. Ci furono incontri con la giunta di allora, sindaco Mattioli) che sembravano positivi. Noi sapevamo che stava per partire Perugia, ma ancora non c'era niente di preciso. Si trattava di partire per primi: di Teatri Stabili ne poteva esistere solo uno per regione. Una volta partiti, sarebbe partita tutta la pratica ministeriale e Spoleto avrebbe avuto la priorità. Fulvio era un grande professionista e non era un ingenuo, aveva le sue entrature a Roma (Botteghe Oscure) e disponeva di tutta una serie di contatti in tutta Italia con le piazze teatrali.
A un certo punto fu chiamato nella sede del P.C.I. e gli fu detto di togliersi di mezzo perché doveva partire Perugia. Lui s'incazzò, e disse che se ne fregava e che sarebbe andato avanti lo stesso.
Si fece subito un'altra riunione con la giunta di Spoleto e parlò chiaro: ci servono 100 milioni per partire e poi le cose andranno avanti da sole, con l'intervento del ministero.


Era una piccola cifra.
Non ci fu il coraggio di stanziarla.
La cosa finì lì.
Con tante scuse agli illustri colleghi che eravamo riusciti a coinvolgere.
Perché dico queste cose oggi?
Primo, perché Anna ha fatto riemergere un ricordo che avevo un po' seppellito.
E poi, leggendo tante polemiche di oggi, trovo stucchevole sentir parlare di massonerie, complotti cazzate di vario genere.
Siamo noi, spoletini, il male di noi stessi.
Ci meritiamo solo la corsa dei vaporetti. Più in là non sappiamo guardare.
Anche se ci diamo tante arie. (per cose non fatte da noi)



Commenti (4)

Commento scritto da daniela de gregorio il 11 Novembre 2017 alle 12:21
Che bel progetto! E come non essere d'accordo con le amare conclusioni di questo intervento? Il fatto è che qui, davvero, le cose strutturali, che restano nel tempo e non costosi suoni e luci di una notte o corse rombanti di un paio di giornate, sono venute dagli "stranieri" arrivati qui portando doni alla città. Qualche nome buttato lì: Belli, Menotti, Carandente. Agli spoletini ora vengono offerti supermercati. In gran numero e vuoti.


Commento scritto da Maurizio Hanke il 12 Novembre 2017 alle 19:34
Bravo Biondi, condivido tutto e mi rammarico di quanto accaduto.


Commento scritto da Longo/bardo il 12 Novembre 2017 alle 23:10
Mattioli è stato nominato sindaco, mi sembra nel 1987, quando iniziava la guerra dei politici spoletini contro Menotti. Quindi il Teatro Stabile dell'Umbria in concorrenza con il Festival e Lirico Sperimentale. Il Ministero come poteva finanziare tre manifestazioni dello spettacolo solo nella città di Spoleto?


Commento scritto da pietro biondi il 13 Novembre 2017 alle 13:43
Era possibilissimo, tanto che Fo fu richiamato da Botteghe Oscure, non dal Ministero. E le attività non sarebbero state in concorrenza per niente, ma si sarebbero integrate (a parte il Festival che aveva vita propria e limitata nella stagione. Era possibile e come. Fulvio non era un dilettante e sapeva quello che faceva. Era, forse, il più grande organizzatore e amministratore teatrale italiano, dopo Paolo Grassi. Le prassi ministeriali le conosceva a menadito e, se la cosa fosse stata impossibile, mi avrebbe detto no fin dal primo incontro. Invece ci lavorò moltissimo e coinvolgemmo illustri teatranti. L'impossibilità di procedere fu determinata solo dalla mancanza di un minimo di coraggio "locale". (Se poi ci furono altri inghippi politici, non sono in grado di saperlo).


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