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Spoleto - CRONICARIO, 02 Gennaio 2018 alle 22:46:03

E Dio disse: 'Sia Ferrara', e tutto fu luce. Elettrica

[Commenti]


Alfonso Marchese

In principio era il caos, quando Dio disse: sia Ferrara e tutto fu luce. Che illuminò d’immenso il Festival. Il maestro? E’ lui il Salvatore del Festival.


Dopo anni e anni di gestione della manifestazione da parte dello sciagurato figlio adottivo, sul quale la nube del pettegolezzo becero e della diffamazione incombeva oscurandone l’immagine e per contraccolpo anche quella del Festival, chi avrebbe fatto meglio? Eppure Ferrara ha riportato un clima di serenità. Il suo avvento ha avuto l’effetto di una camomilla.


La scelta di Giorgio Ferrara, reduce dalla direzione dell’istituto di cultura italiana a Parigi, è stata fatta in seconda battuta. L’allora sindaco Massimo Brunini avrebbe desiderato che al posto di Francis Menotti ci fosse Sergio Escobar, direttore artistico del Piccolo di Milano e per anni con un ruolo di rilievo alla Scala. È lo stesso Brunini, allora sindaco della città, ad ammettere che fu il ministro dell’epoca Rutelli a tirare fuori la carta Ferrara. Un due di coppe contro il cavallo. Probabilmente la nomina è avvenuta su pressione dell’inquilino che occupava allora le stanze del Quirinale. L’attuale direttore artistico del Festival, a parte l’aiuto in teatro di Ronconi e il matrimonio con l’attrice Adriana Asti, non aveva medaglie da appendere sul petto. Certo, più di Francis Menotti. Ma senza paragoni con Gian Carlo Menotti, musicista e inventore del Festival dei Due Mondi.


Nel documentario commissionato da Ferrara e proiettato nei giorni scorsi al Teatro nuovo Gian Carlo Menotti viene retrocesso a comparsa e non messo nella luce di protagonista numero uno della manifestazione. Ferrara si attribuisce i meriti di avere rilanciato il Festival, in costante deperimento. La stampa turibolare, che ne incensa l’opera ad ogni pie’ sospinto, ha sempre assecondato la volontà di Ferrara di tacere sugli anni menottiani, quelli che hanno reso celebre nel mondo Spoleto e il suo Festival. Vada per Schippers, che accompagnò Menotti nella sua avventura spoletina, ma non per il fondatore del Festival.


Questa politica è anche comprensibile. Non si può sopportare un paragone che non c’è. Né ci potrebbe essere. A meno che non ci si voglia esporre a calci nelle palle. Diceva qualche anno addietro un altro direttore artistico, docente al Conservatorio di Roma e storico della musica, che sarebbe stato difficile trovare un altro come Menotti. La cui cultura spaziava nel teatro, come nella musica, nel balletto, nella pittura e nella scultura. Una rarità nel panorama artistico. E poi la sua storia personale: i rapporti con il presidente americano Eisenhower, che gli staccò personalmente un assegno di 500 dollari per il Festival di Spoleto, con Marylin Monroe, con Jacqueline Kennedy, con Toscanini, con Charlie Chaplin, con Picasso, tanto per citare alcuni nomi che hanno segnato la storia del passato millennio. Il grande scrittore Tom Wolfe nel suo libro “Radical  Chic”, ambientato nella casa  del  grande musicista Rubinstein, inserisce Menotti tra i grandi personaggi del momento in America che fanno parte della cerchia di amici del celebre pianista. Questo per dare un assaggio di chi era Menotti. Ridurne la sua storia nel festival di Spoleto  è tipico di chi, per dirla con le parole di Casimir Perier sul conte Sebastiani: ha una grande idea di sé, peccato sia l’unica che abbia.



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Commenti (9)

Commento scritto da Diogene il 03 Gennaio 2018 alle 10:43
DESIDERO COMPLIMENTARMI CON IL SIGNOR MARCHESE PER

IL SUO ARTICOLO CHE ,PERSONALMENTE , TROVO GUSTOSISSIMO.

SCRITTO CON SAGACIA, PERIZIA E CON LA GIUSTA IRONIA.


Commento scritto da Alberto Maria Giuri il 03 Gennaio 2018 alle 12:58
Grande Alfonso! per fortuna che esistono Persone come noi che ricordano il Maestro. Tu con le tue parole, io umilmente con la mia Musica per lui composta ed a lui dedicata.

Alberto Maria Giuri


Commento scritto da pietro biondi il 03 Gennaio 2018 alle 13:41
Bravo Alfonso. Complimenti.


Commento scritto da Paolo Galli il 03 Gennaio 2018 alle 15:52
Volevo dire..., ma l'ha già detto Diogene.


Commento scritto da jeronimo il 03 Gennaio 2018 alle 19:48
Articolo ottimo, specialmente per il riferimento all'Innominato " inquilino che occupava le stanze del Quirinale" : se ho capito bene ha lo stesso nome di battesimo di Ferrara.......

Purtroppo la predizione dell'indimenticabile Maestro Menotti " Spoleto is not a safari- Spoleto non è un safari" , che alludeva alla facile " preda" che la politica avrebbe fatto della sua geniale creatura , dopo di lui, si è più che avverata.

Non sarebbe ora di rimettere le cose a posto ?


Commento scritto da paolo il 04 Gennaio 2018 alle 09:31
Scrissi una lettera a quel certo francis (minuscolo), che il giorno in cui il MAESTRO se ne fosse andato, avrebbe fatto bene a fuggire come un ladro da Spoleto. Lo avremmo ricordato solo per le sue gaf ma soprattutto per gli errori che può fare solo un'incompetente prepotente ed per i debiti. Oggi il sig. Ferrara si arroga il merito di aver fatto rinascere il Festival, senza dubbio, non deve pensare minimamente però, di aver preso il posto del MAESTRO MENOTTI.


Commento scritto da Signor Smith il 04 Gennaio 2018 alle 16:13
Ferrara ha "resuscitato" il Festival? Si, per quanto possa spiacere il doverlo ammettere... le cose stanno così. Il Festival, declinante con l'invecchiare di Giancarlo Menotti, era finito in un precipizio con Francis. E Ferrara (certamente non da solo, e non solo per suo merito) si è adoperato per risollevarlo. Certamente questo Festival "risollevato" è lontanissimo dai livelli di quello storico, di quello in cui Giancarlo Menotti metteva a frutto quella che ra la sua maggior risorsa: le relazioni umane, le conoscenze: i nomi che Marchese ricorda, assieme a tanti altri, erano uno degli ngredienti proncipali del successo di Menotti e del Festival. Purtroppo il tempo passa, ed il rimpianto non loascia scampo...


Commento scritto da Luce solare. il 05 Gennaio 2018 alle 09:47
Rimane solo da chiedersi se gli spoletini indigeni, (quelli che si definiscono DOC), non hanno anche loro qualche colpa sulla vicenda Festival. Sia durante l'era Menotti, sia per quella che è seguita dopo. Lo dico perché vedo il loro pochi meriti. E anche perché, ogni volta che se ne parla, sembra quasi che ad avere le maggiori colpe per il suo declino sono proprio le persone che si danno più da fare per la sua sopravvivenza. Mentre molti cittadini appartenenti alla "creme spoletina", che all'occasione si nutrono e si sbrodolano di cultura, che dovrebbero avere più interesse per tenere vivo il Festival nella loro città, non sanno fare altro che criticare. Senza per esso fare nulla e senza proporre nulla! Troppo facile! Detto questo, spero soltanto che a smentirmi siano i fatti e non sia Diogene. ANCHE SE I SUOI COMMENTI SCRITTI IN MAIUSCOLO CREANO IN MOLTI UN CERTO EFFETTO.


Commento scritto da Diogene il 05 Gennaio 2018 alle 13:48
Per " Luce Solare :

La ringrazio per l'attenzione prestata al mio commento.

Io ho espresso una mia , modesta e personale, opinione.

Lungi da me l'intenzione di creare un " CERTO EFFETTO " !



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