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CRONICARIO, 10 Febbraio 2018 alle 16:29:23

Comunità di recupero, il Comune la ignora. Neanche una telefonata

[Commenti]


Alfonso Marchese


Ha il titolo, non l'aria del monsignore con un abbigliamento adeguato al riconoscimento del grado ecclesiale, senza dare importanza alla scena. Don Eugenio non si scoraggia per il peso della grossa struttura di recupero dei tossicodipendenti.


Si arrotola le maniche per essere meno elegante, dice lui, e si mette al lavoro. Non necessariamente deve essere la droga la causa del processo di disintossicazione. "Tutto ciò che è dipendenza e che inibisce la volontà condiziona i comportamenti". Non solo l'eroina o la cocaina creano questa sorta di schiavitù. Anche il gioco d’azzardo, il sesso, gli psicofarmaci, il computer, i cellulari, possono costituire una dipendenza. L’esistenza si riduce ad avere senso solo in funzione di fattori esterni ai quali si è legati in maniera ossessiva. Se questo è il principio, trequarti della popolazione sono potenzialmente esposti all’insidia della dipendenza e quindi bisognosi di cure per una disintossicazione di massa.


Al Ceis lavorano 50 operatori specializzati e ogni struttura ha un direttore. Per tenere in piedi questa complessa realtà occorrono 160 mila euro al mese, che dovrebbero essere coperti dalle rette   delle Asl dei territori di provenienza degli ospiti. Le aziende sanitarie, ad eccezione dell'Umbria, pagano molto in ritardo, per cui don Eugenio deve bussare alle  banche per avere anticipi sulle fatture. "Qualche giorno fa sono dovuto andare a Roma per un'operazione di cessione crediti e ho dovuto spendere 15 mila euro di atto notarile per poter ottenere ciò che invece è un diritto per i servizi prestati".


Il Centro è suddiviso in fasi terapeutiche: Osservazione e Diagnosi (Terraia); Accoglienza Residenziale (Protte); Accoglienza Residenziale Femminile (Castel Ritaldi); Comunità Terapeutica (Camposalese); Comunità di Doppia Diagnosi (Fabbreria); Comunità di Reinserimento (Maiano). Il passaggio dall’uno all’altro stadio dipende dal progresso di ciascun ospite.


Una struttura molto complessa che il Comune di Spoleto spesso ignora. “Almeno una telefonata, per dire come va? Insomma, avremmo gradito un po’ d’attenzione”. Subito dopo il recente terremoto. Ci si aspettava che qualcuno del Comune si facesse vivo, per assicurarsi dei possibili contraccolpi del sisma. Invece, niente. Il vescovo Boccardo, da parte sua, ha fatto avere al Centro un sostanzioso contributo dalla diocesi di Susa e dalla Caritas di Spoleto. Per il resto, don Eugenio spende tanto tempo a fare anticamera qua o là. “E’ un peccato lo spreco di ore ed ore, che spesso e volentieri non portano da nessuna parte”.


C’è tanto da fare al Ceis. E non si può buttare il tempo per anticamere che finiscono in promesse vaghe, che il più delle volte non portano a niente. Don Eugenio ha da fare. E’ il punto di riferimento di tutto. Ed è il prete, promosso monsignore, ad arrotolarsi le maniche e cercare di far quadrare il bilancio. Purtroppo non ha il dono di fare miracoli. Magari l’avesse, sulle orme di colui che moltiplicò pane e pesci. “Pesci? In faccia sì. E sono stanco di prenderli” confessa il sacerdote.


Il Comune potrebbe fare qualcosa. Per esempio alleggerendo le bollette del gas e dei rifiuti solidi urbani, tramite le sue partecipate. Non esimere il Centro dal pagamento dei servizi pubblici, ma riducendone gli importi attraverso l’applicazione di tariffe agevolate. Questo si potrebbe fare. Sarebbe una forma di contributo alla sopravvivenza del Centro. Probabilmente, nessuno degli amministratori ha pensato a questa soluzione. Il che non sorprende. Se ci si dimentica di comporre il numero del Centro per informarsi dell’andamento della struttura, immaginarsi spremere le meningi e trovare il modo di aiutare la comunità “don Guerrino Rota”.




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Commenti (2)

Commento scritto da Marina Morelli il 11 Febbraio 2018 alle 13:48
GRAZIE mille volte GRAZIE a Don Eugenio per tutto quello che continua a fare ogni giorno .



Commento scritto da Giampaolo Emili il 11 Febbraio 2018 alle 16:26
Conosco bene Don Eugenio, il lavoro che fá e la struttura. La sua attività e quella del suo staff, aiuta per il recupero di vite umane ridando dignità alla persona ma molto spesso anche consentendo alle famiglie di ricomporsi nella loro interezza, fisica,morale e spirituale. Per rendersi conto, sarebbe sufficiente partecipare alla cerimonia della consegna degli attestati d fine corso per ascoltare le testimonianze dei \"ragazzi\" e delle famiglie. Semplicemente commovente. E mentre si svolge tutto ciò, il Centro da lavoro a circa 50 famiglie, ormai dunque, è anche una delle realtà lavorative più grandi del territorio. Grazie Don Guerrino, grazie Don Eugenio!!!!


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