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Valnerina - Le interviste di SOL, 25 Febbraio 2018 alle 16:59:05

Alemanno (FI): 'Con il centrodestra vince il buonsenso e perde la burocrazia'

Il sindaco di Norcia, candidato alla Camera, si impegna sulla ricostruzione: 'Più responsabilità ai professionisti e meno incombenze ai funzionari pubblici per affrontare più rapidamente le emergenze'


Daniele Ubaldi

(ARTICOLO CHIUSO AI COMMENTI) Spoletonline incontra Nicola Alemanno, sindaco di Norcia, candidato alla Camera con Forza Italia. Il primo cittadino della città del patrono d'Europa è uno dei protagonisti della ricostruzione.


Alemanno, a 16 mesi da quel maledetto 30 ottobre 2016 a che punto siamo? "Stiamo concludendo la seconda fase dell'emergenza. Mercoledì (28 febbraio, ndr), finalmente, consegneremo


l'ultima tranche di casette a Norcia. A quel punto rimarranno ancora fuori solo piccoli numeri, in alcune frazioni, che si sistemeranno nei giorni successivi. Tutte tranne Castelluccio".


Perché Castelluccio rimane esclusa? "Tutt'altro che esclusa. Al contrario, Castelluccio ha bisogno di attenzione particolare. Qui abbiamo dovuto optare per una progettazione diversa dal punto di vista strutturale, dato che eravamo preoccupati che le condizioni atmosferiche potessero incidere pesantemente sulle strutture utilizzate, ad esempio,  a Norcia. Potrebbero non essere adatte e, quindi, stiamo dotando la nostra frazione montana di strutture adeguate a quelle particolari condizioni. Dove invece siamo in ritardo è nella delocalizzazione delle ultime 20 attività produttive: i vari ricorsi al Tar hanno comportato sei mesi di ritardo, che purtroppo ci stiamo portando dietro".


Insomma siamo alla burocrazia. Venerdì scorso (23 febbraio, ndr), l'europarlamentare Alessandra Mussolini ha parlato, anche con toni da campagna elettorale, di "cittadini vittime di burocrazia". Un esempio è quello dei ritardi nei pagamenti da parte dell'Ufficio speciale, che ancora non eroga per lavori svolti due mesi fa in abitazioni classificate come "B". E poi ci sono altri disagi, come noto. "Il problema è abbastanza complesso. La normativa di base è solida ma molto, molto e sottolineo molto rigida. Viviamo una condizione in cui, da un lato, per dare grandi benefici al cittadino si arriva a coprire fino al 100% dei costi di ricostruzione ma, dall'altro, ci sono funzionari pubblici, molti dei quali nuovi e digiuni della materia, che si trovano costretti a firmare e assumersi la responsabilità della liquidazione dei contributi, che in alcuni casi, come per le 'E', possono arrivare a milioni di euro, o comunque a molte decine o a centinaia di migliaia di euro anche per le classi 'B'. Al di là degli slogan elettorali, voglio parlare delle cose che si possono e che dovremo fare. E la prima sarà avviare un importante processo di semplificazione e di rivisitazione dei livelli di responsabilità".


Cosa intende? "Voglio dire che non è possibile che un funzionario della pubblica amministrazione, che percepisce 1500 euro al mese, debba assumersi responsabilità che non gli sono proprie, tanto dal punto di vista tecnico quanto sotto l'aspetto economico. Invece ci sono dei professionisti che chiedono di avere maggiori responsabilità, e che possono e devono essere responsabilizzati relativamente alla fase istruttoria e della richiesta dei contributi. Al funzionario deve spettare il compito di controllare la regolarità delle documentazioni. Oggi siamo al paradosso secondo cui la vigilanza deve verificare addirittura i calcoli degli ingegneri, rifarli da capo... E' una duplicazione assurda dei livelli di responsabilità, non ha senso e porta via un sacco di tempo alla ricostruzione. Il controllo, a mio modo di vedere, dovrà svolgersi sul 10% delle pratiche, andando a verificarne scientemente il contenuto e, se c'è un errore o una mancanza, la punizione dovrà essere calibrata ma certa, esemplare. Ci sono i professionisti: devono giurare sotto la propria responsabilità civile e penale. Poi, se qualcuno non fa bene il proprio lavoro, sarà punito. Ovviamente ci sarà una gradualità, a seconda degli errori commessi".


Però, in conclusione, Lei non si sente di bocciare l'attuale sistema di gestione dell'emergenza. "Questo sistema presenta una solida base già esistente: la reale e concreta differenza la si può fare con la novità che ho appena descritto. Il punto è il buonsenso".


Può essere più dettagliato? "Abbiamo il bisogno di recuperare tessuti comportamentali positivi. Non possiamo rimandare tutto alle leggi. Ogni attività della nostra quotidianità, tanto professionale quanto personale, è in qualche modo riferita a una norma scritta. E' tutto un processo di scontro tra cittadino e istituzioni, basato solo su ciò che è scritto nelle norme. Non può funzionare, ci sono comportamenti che devono basarsi sul buonsenso. Lo dicono in tutte le campagne elettorali, ma finora non lo si è mai fatto: recuperare il buonsenso".


Emblematica in tal senso è la storia di Peppina e della sua casa di legno nel comune di Fiastra. "Sì, ma anche lì, nessuno dice che il cosiddetto decreto 'salva-Peppina' non ha salvato Peppina. Quel decreto non ha creato le condizioni per sanare quella situazione. Dopodiché è evidente che uno stato serio non può nemmeno dare la stura all'abusivismo, però dobbiamo far passare il principio che nelle aree sismiche come la nostra, dove ci sono spazi sia dentro che fuori il centro storico, si possa disporre del presidio personale di protezione civile".


E che cos'è? "Né più né meno che una pertinenza, ammessa dalla legge regionale 1/2015, una battaglia mia personale della primissima ora dopo il terremoto che, purtroppo, non è stata accolta dalle strutture sopraordinate. Ma la legge c'è, e dice che entro 30 metri dall'abitazione principale puoi costruire una pertinenza di 40 metri quadri, di legno. La mia proposta è che questa pertinenza, in caso di emergenza e previa ordinanza sindacale, possa essere utilizzata come presidio personale di protezione civile. Si badi bene: questa struttura in legno non avrebbe mai l'abitabilità, non modificherebbe cioè l'impianto urbanistico del territorio; ma l'agibilità sì, sarebbe cioè una struttura rispondente alle normative antisismiche, utilizzabile per tutta l'emergenza. Ciò aiuterebbe tantissimo cittadini e istituzioni nell'affrontare la prima emergenza".


In pratica consentirebbe di non spostare più le persone. "Esattamente. Niente più delocalizzazioni in hotel o tendopoli, niente strutture collettive o altro. Inoltre, queste pertinenze tornerebbero utili anche qualora il terremoto dovesse tornare, tra qualche anno, con una scossa forte ma ovviamente non dirompente, e le persone volessero stare tranquille per qualche giorno prima di rientrare in casa. Questo a me sembra qualcosa di molto utile che però la burocrazia, con le sue chiusure, ancora una volta non ha consentito di fare: una scelta di buon senso".


Strutture in legno di 40 metri quadri: ma non tutti possono permettersele. "Direi che questo non è un tema di carattere economico, quanto più che altro legato allo spazio. Alcuni ne dispongono, altri no. Ma anche per chi non può, ricordo che abbiamo aiutato centinaia di famiglie con l'autonoma sistemazione... Le risorse non sarebbero mancate e non mancherebbero neanche ora. E poi ci sono le strutture donate, come quella del Corriere della Sera e La 7, cui si aggiungeranno quelle che costruiremo, altre due più un palazzetto dello sport molto ampio. Tutti edifici all'avanguardia dal punto di vista strutturale, che resteranno anche dopo questa fase, perché in caso di nuova emergenza avremo immobili in classe 1 pronti per accogliere le persone, che quindi non andrebbero più via. Mai più centri di accoglienza provvisori, tende ecc".


Questo vale per Norcia o anche per le frazioni? "Ci stiamo organizzando anche lì. Le frazioni più grandi faranno da riferimento per le altre vicine, con un centro di accoglienza specifico. Questa strategia, questa logica potrebbe consentire, al di là delle campagne elettorali, di creare un modello valido per tutte le aree sismiche. Anche perché lungo la dorsale appenninica ci sono oltre 200 mila abitazioni a rischio sismico, quindi occorre fare qualcosa in chiave prevenzione, il che è certamente complesso: ma bisogna avviare un processo serio dal puto di vista culturale".


Quindi se vince il centrodestra cosa diciamo ai cittadini, ai tecnici e alle imprese edili? "Se vinciamo noi torna il buonsenso nel rapporto tra cittadini e istituzioni; le pratiche si sveltiscono, si lavora di più e con un tempo minore di attesa. Maggiori onori ma anche maggiori oneri ai professionisti. Perché l'altro problema evidente della ricostruzione è legato al fatto che, essendo il sistema normativo molto complesso e rigido, ha trovato impreparati anche i nostri professionisti, che hanno dovuto dimenticare tutto ciò che era stato fatto nel sisma del 1997 ed acquisire un nuovo patrimonio di conoscenze, sia sotto l'aspetto tecnico che tecnologico-informatico".


Una domanda, la prossima, che andrebbe bene per qualsiasi sindaco di un Comune pedemontano svantaggiato e colpito da una calamità naturale, con infrastrutture carenti e con il patto di stabilità che incombe come una spada di Damocle: come si riparte economicamente in questo territorio? Come si evita lo spopolamento? Avete intenzione di modificare il patto di stabilità? "Noi vogliamo agire sul fronte del testo unico degli enti locali per modificare una volta per tutte la norma che equipara, dal punto di vista economico e di bilancio, i piccoli comuni sotto i 5mila abitanti alle realtà urbane più grandi. Non è assolutamente pensabile che Poggiodomo, Monteleone, Preci, Norcia debbano avere la stessa struttura di bilancio del Comune di Spoleto. E' pazzesco pensare di agire ancora così. Il tema economico è nevralgico e, a mio avviso, c'è una sola soluzione".


E sarebbe? "Ripartire dall'identità più profonda delle nostre comunità. Recuperare tradizioni e valorizzarle. Il turismo, prima o poi, dovrà divenire la principale industria del nostro Paese. Tutti lo dicono, tutti ci si riempiono la bocca, ma prima o poi qualcuno dovrà capirlo per davvero: i nostri ragazzi vanno all'estero ma l'America è qui. E' da qui che dobbiamo ripartire".


Con le eccellenze, quindi. "Senza dubbio. I nostri territori non potranno mai essere competitivi sulla quantità e sul prezzo, dovranno esserlo solo sulla qualità. Dobbiamo fare in modo che le nostre tante peculiarità diventino prodotti di eccellenza, inseriti in mercati che siano in grado di riconoscerne il valore, e non vederli buttati e deprezzati nella grande distribuzione. Credo che i nostri territori possano puntare su questo aspetto, si possa costruire un network importante creando pacchetti che rimettano in discussione tutto, destagionalizzando i flussi turistici come avevamo iniziato a fare prima del sisma. Occorre realizzare eventi di grande qualità, con la nostra gente che deve ragionare come un unicum".


Ma questo discorso è estendibile anche ad altri campi della vita quotidiana, non soltanto agli eventi e alla ricettività. "E' chiaro: servizi scolastici, di trasporto, forniture energetiche. Senza campanili inutili si cresce tutti insieme. Viviamo in un paese diviso su tutto; nord e sud, giovani e vecchi, precari e stabilizzati, piccoli comuni e grandi municipalità... la chiave passa attraverso il restituire ai giovani ciò che ho definito da tanti anni il 'diritto all'opzione', cioè poter scegliere fra cosa offrono i territori, i contesti urbani e la ruralità. Ad esempio c'è un grande ritorno all'agricoltura, i giovani hanno una visione diversa rispetto ai loro padri, che comunque hanno dimostrato che qui si può vivere e anche stare bene. Questa nuova classe dirigente di giovani imprenditori può far fare il salto di qualità al nostro territorio".



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