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CRONICARIO, 12 Maggio 2018 alle 16:22:09

Lirico Sperimentale, salvarlo si può

[Commenti]


Alfonso Marchese

I conti non tornano. Lo Sperimentale Lirico, nato prima del Festival, versa in cattive condizioni di salute. Regione e Comune di Spoleto hanno stretto i cordoni della borsa. La prima assicura 91 mila euro, il secondo 79, dai quali vanno detratti i 25 mila per affitto di teatri e locali. Più i 50 mila erogati dalla


 Fondazione Carit e altri 30 da sponsor e inserzionisti pubblicitari. Nell'edizione 2016 del Festival dei Due Mondi, di cui è stato pubblicato il consuntivo, il carico delle spese per il Don Giovanni di Mozart e per un'operina Delitto e Dovere (un solo atto) di Alberto Colla è dell'ordine di 762 mila euro. Più dei contributi statali che riceve il Lirico: 661.000 euro. Insomma un'opera del Festival vale quanto tutto il budget del Lirico Sperimentale. Che allestisce ogni anno un cartellone di tutto rispetto, adatto alle voci selezionate nel concorso internazionale. Ma c'è di più: Comuni come quelli di Perugia, Todi e Assisi, che hanno accolto nei rispettivi teatri le opere rappresentate a Spoleto, tardano nei pagamenti. Il circuito umbro dà pochi frutti. Per cui si è arrivati ad un passivo di 479,611. Il raffronto con lo Sferisterio di Macerata, per i contributi di Regione e Comune, che sono rispettivamente di 500.000 e 470.000 euro, non ha storia. Per farla breve, il Teatro Lirico Sperimentale è in deficit di ossigeno finanziario. Rischia il tracollo.


E dire che si tratta di un'antica e prestigiosa istituzione per cantanti lirici dalla quale sono usciti personaggi della stoffa di un Corelli o di un Bruson o di una Moffo che hanno segnato la storia della lirica. E' una fucina di ugole d'oro, che vengono sbalzate da maestri artigiani di alta tecnica musicale. Adriano Belli, avviato all'avvocatura su insistenza del padre ma con vocazione verso il bel canto, fin dalla fondazione del Lirico Sperimentale pensava di addestrare le voci più belle. Dopo opportuna selezione, e destinarle a tutti i teatri lirici del mondo. Non solo. L'avvocato Belli, che invitò Menotti a visitare Spoleto dove piantare il suo festival, aveva stabilito con il musicista un rapporto di mutua collaborazione. Il Lirico avrebbe fornito la materia prima alla rassegna menottiana. E il sodalizio funzionò per qualche tempo, interrompendosi di colpo per i caratteri dei due protagonisti.



Fin tanto che fu sindaco Gianni Toscano, che aveva una rara cultura della lirica, lo Sperimentale trovò in lui una sponda favorevole. Nel senso che l'attenzione del Comune era vigile e pronto ad affrontare i problemi che via via si presentavano. Stessa cosa può dirsi per il Festival: Gianni Toscano scrisse a Togliatti, non rassegnandosi al diniego delle segreterie locale e regionale alla proposta di Menotti, che si portava dietro il retaggio dell'italiano vissuto nell'America capitalista, ottenendo un viatico senza riserve. Questo per dire che solo un politico sensibile all'arte poteva proteggere il Lirico Sperimentale e aprire un varco al nascente Festival. Da allora verso le due manifestazioni culturali c'è stato un indolente interesse e una colpevole ignavia verso i problemi che di volta in volta si presentavano. Lasciando che ciascuno se la sbrigasse da sé. E magari disertando gli spettacoli prive dell'aureola della mondanità. Che le banche locali facevano a gara di sostenere per fruttuosi incontri con personalità di alto livello nel mondo della finanza. A differenza del Festival, il Lirico Sperimentale non ha mai avuto quel tocco mondano che ha esercitato una forte attrazione anche in chi è a digiuno di musica classica. L'importanza delle due manifestazioni s'è sempre misurata con il suo risvolto mondano. Da qui gli sforzi delle varie amministrazioni verso la soluzione dei problemi che investivano le due istituzioni.


Ora i nodi sono al pettine. Almeno per quanto riguarda lo Sperimentale lirico. Né ci si può esimere dalla mobilitazione di risorse politiche e quindi finanziarie perché la creatura di Adriano Belli non dia l'anima a Dio. Se si vuole che Spoleto continui a fregiarsi del titolo di Città della Cultura, non si può colti dall'ignavia verso il destino dello Sperimentale. Il cui respiro dà segni di affaticamento. Occorre che ci sia dia da fare perché non si spenga.


Non è certo un caso che il premio Oscar Nicola Piovani sia il primo dei dodici firmatari di un appello alla presidente della Regione e agli assessori. Ma veniamo al contenuto della lettera: "Abbiamo avuto notizia dal Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto "A. Belli" che, allo stato attuale e già da quest'anno, non sono stati organizzati i consueti e importanti Corsi di Alta Formazione Professionale musicali rivolti a giovani strumentisti e pianisti Maestri Collaboratori, corsi che hanno fatto scuola in Italia e non solo, perfezionando giovani musicisti, molti dei quali anche grazie a queste esperienze hanno raggiunto ottimi risultati e attualmente lavorano nei maggiori Teatri italiani (Teatro alla Scala di Milano, Teatro Petruzzelli di Bari) e stranieri (Covent Garden - Royal Opera House di Londra, Metropolitan Opera House, Brusselles).


Ci appelliamo alla Presidente della Regione dell'Umbria Catiuscia Marini, al Vicepresidente e Assessore alle Politiche per la competitività e crescita del sistema economico-produttivo, all'Economia, al Commercio, al Turismo e al terziario innovativo, all'Assessore alla Cultura e al Sindaco di Spoleto, affinché queste esperienze di Alta Formazione professionale (Corso per Pianisti Maestri Collaboratori, Corsi per Ensemble di Musica Moderna e Contemporanea, Corsi per Canto Barocco e Mozartiano) non siano sospese. Tali corsi per giovani musicisti che credono alla musica, alla cultura, attivi da oltre 25 anni e tra le prime realtà nate in Italia, rappresentano uno dei maggiori vanti del Teatro Lirico Sperimentale e della Regione Umbria".


Oltre all'autore della colonna sonora de' La vita è Bella di Benigni, l'appello porta in coda le firme del fior fiore della musica classica: Louis Andriessen, Adriano Guarnieri, Edda Moser, Marco Angius, Flavio Emilio Scogna, Enrico Girardi, Pierfrancesco Borrelli, Andrea Cera, Lucio Gregoretti, Enrico Marocchini, Tonino Battista, Vittorio Montalti.


Se tanto ci dà tanto, non resta che rimboccarsi le maniche. Anche perché senza soldi non si canta messa. E sarebbe un peccato avere il rimorso che si sarebbe potuto fare di più per salvare un'istituzione unica nel suo genere. A Spoleto e all'Umbria non si addice il lutto culturale.



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Commenti (2)

Commento scritto da Un cantante lirico da starpazzo.. il 13 Maggio 2018 alle 10:04
"Salvarlo si può". Nel pentagramma musicale spoletino queste "tre note" suonano stonate alle orecchie dei musicanti politici locali, regionali e nazionali che si dilettano sul palcoscenico di questa città. Per rendersi conto di come è vera questa realtà, basta ripercorrere gli ultimi cinquant'anni di storia. Ne verrebbe fuori un lungo elenco di occasioni perdute, (culturali, industriali e di altro genere), che con il loro intervento si sono volatilizzate. Ogni volta che inizia un concerto con queste tre note "salvarlo si può", sembra quasi che influisca negativamente sull'impegno dei "direttori d'orchestra". E a quel punto per molti spoletini è inevitabile non pensare a come sarebbe lo stesso spartito se a dirigerlo vi fossero stati altri "Maestri". Sono sicuro che l'impronta iniziale che gli avrebbero dato sarebbe stata diversa. Le prime tre note sarebbero state: SI DEVE SALVARLO! E a seguire per i cittadini sarebbe stata tutt'altra musica.


Commento scritto da daniela de gregorio il 13 Maggio 2018 alle 20:43
Bene, dunque, la frase NON sia "salvarlo si può", ma veramente come dice un precedente commento "si DEVE salvarlo". Lo si chiede a tutti i candidati sindaci di cui uno era proprio assessore alla cultura e, immagino, conoscesse da tempo la situazione. E gli altri che si sono proposti, ne facciano uno dei punti principali del loro programma. E lo DEVONO salvare tutti gli spoletini. Con le iniziative che possono trovare. Perché non un Crowdfunding tutti insieme?


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