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Spoleto - Le interviste di SOL, 31 Maggio 2018 alle 17:25:48

'Possiamo fare politica anche senza competere alle elezioni comunali'

Il segretario locale del PC Capponi Brunetti spiega le ragioni di una scelta strategica


Daniele Ubaldi

Le ultime nazionali hanno visto ricomparire un simbolo che non faceva mostra di sé da più di un lustro: come mai non riproporre la falce e il martello del Partito Comunista per le elezioni amministrative a Spoleto? "L'assenza del PC alle elezioni amministrative spoletine, in realtà, non dovrebbe destare alcuna sorpresa. Il tema dell'uso del momento


elettorale come opportunità per far conoscere il Partito ai cittadini, e non come fase centrale dell'attività politica, è stato chiaro fin dall'inizio: per questo, a livello regionale, abbiamo attentamente valutato quale fosse la migliore occasione, nel contesto delle imminenti elezioni amministrative, per la crescita del Partito. Escluse città come Spoleto ed Umbertide, che presentano particolari criticità nonostante il Partito Comunista sia presente e attivo, ed altre realtà in cui non è radicato, abbiamo deciso di sostenere con ogni mezzo la candidatura di Mariano De Persio a Terni, dato che in un polo industriale così importante è fondamentale dare la massima visibilità all'attività e alle posizioni della nostra organizzazione: non solo, banalmente, per farci conoscere, ma per dare prova tangibile che i comunisti sono agli antipodi delle politiche di un centrosinistra che ha dimostrato di perseguire interessi ben lontani dalle aspirazioni cittadine e popolari. Non siamo un partito di affaristi, siamo la rivoluzione che serve a città come Terni".


Abbandonare Spoleto è quindi stata una scelta tattica? "A Spoleto la situazione è molto diversa: presentare, come tutti, una candidatura di promesse in una città fagocitata dalla desertificazione industriale e culturale, prima ancora di stabilire un'alleanza sociale con i nostri interlocutori naturali, ovvero i lavoratori, i precari, i disoccupati, ma anche il ceto medio proletarizzato, non sarebbe altro che meritarsi l'epiteto di "avvoltoi" che regolarmente viene affibbiato (spesso a ragione) alle formazioni politiche che si ricordano del disagio e di chi lo vive solo al momento del voto. Per questo ci stiamo adoperando, da mesi, per incontrare queste persone non come elettori, ma come alleati nelle lotte reali, anche perché nessun candidato spiega agli elettori la fondamentale verità".


E quale sarebbe? "Un sindaco non ha nessun potere contrattuale nella realtà in cui è calato. Vogliamo davvero far credere che col vincolo del pareggio di bilancio un Comune possa partecipare in maniera incisiva alle meccaniche produttive del territorio? Che possa decidere dove e quanto investire nei servizi? E' una visione francescana".


Che ruolo avrebbe dunque il sindaco? "I regolamenti UE rivestono la figura del sindaco di una sola autorità: quella esattoriale, che richiede il rientro tassativo del bilancio comunale entro certi limiti di spesa. Apparentemente sembra pura logica: cosa vuoi fare, approvare un bilancio in deficit? Quando però le uscite di un Comune sono per una grossa percentuale ignote, come può questo non tagliare su quelle note per rientrare nei limiti di spesa? Ma soprattutto, se queste uscite non sono solo ignote, ma sono anche gravate di interessi, non fagocitano ogni anno una fetta maggiore di bilancio, rosicchiando margine alle risorse destinate ai servizi? Il vincolo del pareggio di bilancio, allo stato attuale delle cose, è iniquo tre volte; perché obbliga l'istituzione a tagliare sui servizi, le impedisce di approvare bilanci che potrebbero garantire più risorse e, contemporaneamente, rende intoccabile quanto spetta ai creditori, noti e meno noti".

Non c'è quindi modo di interrompere questo circolo vizioso? "A livello comunale ovviamente no, la gabbia va rotta a livello nazionale ed internazionale, e per questo il Partito Comunista si schiera apertamente contro l'Unione Europea. Nel suo piccolo, però, un sindaco comunista un atto potrebbe rivendicarlo, non firmando il vincolo di pareggio. Certo, andrebbe messa in conto un po' di bagarre tra le forze dell'ordine, ma sarebbe un atto simbolico significativo, che aprirebbe nei giusti termini il dibattito a livello nazionale: se anche l'ente pubblico territoriale è posto a tutela degli interessi delle banche, delle multinazionali (vedi il caso Italmatch per Spoleto) e in definitiva dei padroni, chi rimane a difendere gli interessi delle classi popolari, dei lavoratori, del paese? I comunisti sanno da che parte è giusto e doveroso stare. E' ora che si dica chiaro e tondo a cosa e a chi servono certi vincoli e certe istituzioni, e perché vadano contrastati e rovesciati".


Dato l'attuale momento di incertezza istituzionale, e vista la posizione che hai appena espresso sull'Unione Europea, mi sembra doveroso chiederti se è corretto dire che anche il Partito Comunista si unisce al coro delle polemiche di Movimento 5 Stelle e Lega sul recente operato del Presidente Mattarella. "Posso affermare tranquillamente che il Partito Comunista non ha bisogno di partecipare a levate di scudi dell'ultimo minuto contro il ruolo dei mercati, della BCE, dell'FMI ecc., dato che la nostra analisi in merito ha avuto già tutte le conferme necessarie con la crisi greca, e di conseguenza, non ci scomponiamo più del dovuto per il discorso del Presidente Mattarella o per il tweet (citato più o meno bene) di Oettinger. Siamo, semplicemente, all'ennesima calata delle maschere di una pièce in cui agitare lo spettro dell'emotività dei mercati fa cadere ministri come birilli. La priorità dell'uscita dall'UE, per il socialismo, era già un pilastro della politica del PC  prima delle elezioni nazionali, durante le quali è stata il primo punto programmatico; lo stesso non vale, ovviamente, per Movimento 5 Stelle e Lega, che su moneta unica ed UE hanno abbassato progressivamente il tiro, passando da fieri sovranisti ad euroatlantisti convinti: Salvini, che inveisce in piazza Garibaldi contro i "poteri forti" che gli impediscono di fare il suo sedicente governo del cambiamento, è in realtà un altro attore, pronto fino a poche ore prima del comizio a governare insieme e per conto di quegli stessi poteri forti. La bocciatura di Savona (liberale europeista, tra l'altro), non va quindi letto come un attacco alla democrazia, ma come una dimostrazione dei rapporti di forza all'interno del capitale, in cui l'UE ha un peso ben maggiore dell'alleanza gialloverde. I lavoratori non hanno nulla da guadagnare da questo scontro".


A Spoleto, come sappiamo, esiste un'altra lista di sinistra, e Spoletonline ha ospitato un dibattito sulla necessità dell'unità della sinistra: come vi ponete al riguardo? "Sinistra per Spoleto" si caratterizza, appunto, come una lista che si richiama genericamente a tutti gli elettori che si sentono fondamentalmente a sinistra del PD, nel tentativo di muovere dei passi verso la cosiddetta unità della sinistra. A prescindere dal fatto che gran parte delle problematiche comunali derivino, come precedentemente sottolineato, da questioni nazionali e sovranazionali, e che quindi consideriamo inappropriata una lista civica per esprimere certe posizioni, Il Partito Comunista non è affatto contrario al tema dell'unità, ed anzi ci siamo dimostrati più che aperti e collaborativi per iniziative di carattere politico come il presidio contro la guerra in Siria, cui Spoletonline ha anche dato risalto. La domanda da porsi però è duplice: unità con chi e per cosa? La questione che noi poniamo è quella dell'unità dei comunisti realmente marxisti-leninisti, che rompe con le forme di opportunismo e rifiuta qualsiasi riduzione a generiche connotazioni elettoralistiche e aggregazioni con le forze della "sinistra", che relegano i comunisti a una funzione di subalternità storica e di classe. Il proporsi come "sinistra unita" alle elezioni per salvare il salvabile dall'avanzamento delle destre, oltre a essere storicamente fallimentare (basta guardare la parabola elettorale discendente dalla Sinistra Arcobaleno, a Rivoluzione Civile, a PaP), è un passo indietro pratico e ideologico per il movimento comunista, poiché ne appiattisce  le prospettive di costruzione organizzativa e strategica unitaria mentre, ad elezioni finite, tutti gli orticelli che le singole organizzazioni si rifiutano di mettere in gioco rimangono intatti. Ovviamente non consideriamo affatto finita la stagione dell'unità dei comunisti: dato che l'abbiamo aperta noi stessi a prescindere dalle logiche elettorali, non lasciamo certo a organizzazioni residuali la facoltà di mettervi la parola fine, ma anzi invitiamo i compagni che vogliono intraprendere questo percorso a instaurare con noi un dialogo onesto, da cui però possa nascere una prospettiva unica ed una prassi per realizzarla".


Altre forze politiche hanno avuto problematiche di organizzazione interna, il caso emblematico è l'assenza dei 5 stelle. Che opinione avete al riguardo? "Non mettiamo in discussione la buona fede e le buone intenzioni dei candidati alle amministrative per la città di Spoleto, ma la nostra considerazione del Movimento 5 Stelle è nota. Ritengo che elettori ed anche militanti del M5S credano fortemente di fare parte di un movimento ispirato al concetto di democrazia dal basso: quanto è avvenuto alla lista Biondi è, invece, la chiara esemplificazione di una struttura non democratica, in cui il potere si esercita dal vertice, e il cui funzionamento ricorda quello di una grande azienda che, producendo in regime di Jobs Act, estingue un ramo produttivo perché poco remunerativo, lasciando gli operai a casa senza alcuna spiegazione. Il bello è che la mia non è una metafora, il Movimento 5 Stelle è il marchio commerciale della Casaleggio&Associati e gli attivisti sono i suoi sostituibilissimi stagisti, che non hanno la minima voce in capitolo sulla politica aziendale. Ne è la prova, a livello nazionale, la scioltezza con cui il management ha proposto collaborazioni di governo letteralmente a destra e a manca, in barba alle crociate morali contro le altre formazioni politiche, portate avanti in campagna elettorale con toni ben più che accesi, e soprattutto alla faccia di programmi poi opportunamente rivisti in chiave pro-UE e pro-NATO. Nel frattempo, gli elettori e soprattutto i militanti precedentemente menzionati, cui non manchi la volontà di trasformare il sistema attuale, piuttosto che di limitarsi a correggerlo, per instaurare una società più equa e più giusta, possono trovare nel Partito Comunista un interlocutore più che disponibile ad un serio confronto".


Cos'è secondo voi fondamentale per Spoleto? "Il lavoro. La demolizione di quasi tutti gli impianti produttivi, non solo industriali ed alimentari ma anche artistici e culturali (vedasi anche la crisi in cui versa il Teatro Lirico Sperimentale, struttura di grande pregio in una città che non ha mai visto creare un indotto cittadino dal Festival dei Due mondi), rischia di dare il colpo di grazia ad una città già messa in ginocchio da crisi ed austerity: un Comune non può limitarsi ad istituire qualche tassa in più e a sforbiciare le spese, ma deve impegnarsi anche oltre le proprie possibilità per garantire il lavoro alla propria cittadinanza. A Spoleto, come nel resto d'Italia, non basta un cambiamento: serve una Rivoluzione".


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