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Spoleto - Sisma, 23 Ottobre 2019 alle 21:33:49

Sisma ed elezioni: quando il decreto accelera la campagna elettorale ma blocca la ricostruzione

Professionisti ringraziati ma non interpellati dal governo. Bene l'autocertificazione per sveltire le pratiche, ma con il controllo a fine lavori si rischia di far chiudere tutti gli studi professionali del cratere


Daniele Ubaldi

Decreto sisma, panacea di tutti i mali oppure specchietto per le allodole? Fa riflettere, e non poco, la singolare tempistica con cui il governo Conte 2 ha emanato il decreto legge grazie al quale, a detta del candidato presidente della Regione Umbria Vincenzo Bianconi, "i terremotati della Valnerina, insieme a quelli di Marche, Lazio e Abruzzo, hanno una risposta". A dirla tutta, come si vedrà poco più avanti, alcune


misure interessanti il decreto legge le introduce; tuttavia lascia sconcertati il fatto che siano gli stessi tecnici, e per "tecnici" si intendono i membri del Tavolo Tecnico Sisma (TTS) in carica sino a fine 2020, nonché i presidenti dei rispettivi ordini professionali, a non essere stati minimamente interpellati sull'argomento. Nonostante ciò, nel ringraziare tutti gli attori che hanno reso possibile la nascita del nuovo strumento, lo stesso Bianconi non manca di ringraziare proprio "i professionisti", che si sarebbero "impegnati per arrivare a riempire di contenuti questo decreto". Ma non è così, come ha avuto modo di appurare Spoletonline. E anzi, alcune delle misure introdotte non solo non sembrano in grado di accelerare la ricostruzione, ma addirittura rischiano di rallentarla ulteriormente.


Andando con ordine, come ampiamente documentato in questi giorni da tutti gli organi di informazione nazionali e regionali, il decreto recante disposizioni per l'accelerazione e il completamento della ricostruzione nei territori colpiti dal sisma del 2016 propone alcuni passaggi interessanti: per esempio la deroga dello stato di emergenza al 3 dicembre del prossimo anno; oppure l'estensione alle aree terremotate dell'incentivo "resto al sud", misura antispopolamento prevista, in origine, per sostenere la nascita di nuove attività imprenditoriali nelle sole regioni del Mezzogiorno, dedicata a tutti gli under 46. C'è poi da annotare lo sconto del 60%, con contestuale proroga al 15 gennaio del 2020, per la restituzione della cosiddetta "busta pesante", dilazionata in dieci anni: a tal proposito, chi è dotato di buona memoria ricorderà che si tratta della stessa misura adottata, a suo tempo, per il sisma del 1997 di Colfiorito e Serravalle del Chienti. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, ma ben venga un minimo di buonsenso da parte delle istituzioni, se non altro dopo tre anni di zero assoluto.


Sì, ma... c'è un "ma", anzi due, pesanti come macigni, sulle restanti misure introdotte dal decreto. E questi "ma" si trovano entrambi nella parte dedicata proprio ai professionisti, a coloro cioè che della ricostruzione sono, o almeno dovrebbero essere, i protagonisti e che invece, stante il quadro legislativo attuale, rischiano di bloccarla loro malgrado.


Il primo "ma" riguarda la tanto auspicata anticipazione diretta del 50% degli onorari dei professionisti, molti dei quali si trovano a lavorare quasi "a gratis" ormai da anni, in attesa che si sblocchino i fondi. Ecco, su questo punto si sbandiera l'imminente anticipazione senza tuttavia dichiarare dove si andranno a reperire le adeguate coperture finanziarie. Una bozza di decreto, fatta circolare in alcune delle regioni colpite dal sisma 2016 - non in Umbria - parla di coperture fideiussorie già disponibili ma, per quanto se ne sa ad oggi, tali coperture sono rimaste soltanto nella bozza. Spetterà dunque alla manovra finanziaria di fine anno individuare, e mettere a disposizione dei professionisti, i fondi necessari al loro parziale compenso. Il che, come sa bene chi mastica politica da qualche tempo, è tutto fuorché un'operazione scontata.


Ma è la seconda criticità quella più inquietante, che rischia seriamente di rallentare e compromettere la ricostruzione privata all'interno del cratere. Si tratta dell'autocertificazione, che il governo pone in capo al professionista di fiducia del proprietario - o dei proprietari - dell'immobile da ristrutturare o ricostruire, il quale deve asseverare una pratica al posto dello Stato, con la misera garanzia del 20% dei controlli "a monte", fatti a campione, a fronte del legittimo controllo del 100% "a valle", cioè dopo l'ultimazione dei cantieri. E' evidente come, in casi di contestazioni retroattive, le famiglie dei proprietari degli immobili si troverebbero a chiedere risarcimenti per decine e decine di migliaia di euro agli studi privati, che rischierebbero seriamente il fallimento. A meno che non cambi il quadro normativo vigente, i fatti stanno esattamente così.


Prima di entrare nel dettaglio, però, giova riprendere un singolare siparietto andato in scena sulla pagina Facebook del vicepresidente facente funzione della Regione Umbria, Fabio Paparelli, attuale candidato in consiglio regionale. Il quale, nel pubblicare trionfante la notizia dell'avvenuta approvazione del decreto legge, si è visto commentare in maniera stizzita dall'architetto Paolo Moressoni, membro del Tavolo Tecnico Sisma: "Ma come si fa a fare l'ennesimo decreto senza ascoltare la voce dei professionisti che poi dovrebbero autocertificare???? Almeno si attivi un tavolo tecnico per sentire le proposte! I decreti fatti fino ad oggi, intendiamoci, da tutti i governi, non sono stati un successo, e la caratteristica che li accomuna è non averli partecipati con i protagonisti".


Pronta, e anche un po' stizzita, la risposta di Paparelli: "Guardi che con i professionisti abbiamo fatto decine di incontri. Basta che Lei scorra questa bacheca per vederlo. Senza il loro aiuto non avremmo ottenuto questo risultato. Grazie".


La replica dell'architetto Moressoni, che rappresenta tutti i colleghi al Tavolo Tecnico Sisma, è glaciale: "Guardi lo so bene poiché appartengo alla rete delle professioni tecniche dell'Umbria. Però il tema è un altro, ovvero il decreto appena approvato. A noi nessuno ha chiesto niente....". A quel punto cala il silenzio, con il vicepresidente che non replica più.


Ma se il Tavolo Tecnico Sisma non è, almeno ufficialmente, un interlocutore del governo quanto del commissario straordinario, dal quale riceve ordinanze sulla base del legiferato, c'è da supporre che i presidenti nazionali dei vari ordini professionali - che indicano i propri rappresentanti in seno al Tavolo (architetti, geometri, geologi, agronomi, ingegneri) - siano stati, almeno loro, interpellati dall'esecutivo allo scopo di, per dirla con le parole di Bianconi, "riempire di contenuti questo decreto". E invece, a quanto ha potuto appurare Spoletonline, neanche questo passaggio è stato fatto. Ma allora perché si ringraziano i professionisti? E soprattutto, quali professionisti ringraziano i giallo-rosa pallido attualmente a Palazzo Chigi?


E mentre anche dall'Abruzzo trapela "profonda delusione" per l'esclusione del cratere dell'Aquila dal nuovo decreto (l'intero servizio su Abruzzoweb), Spoletonline ha ritenuto opportuno ascoltare un altro componente del Tavolo Tecnico Sisma, la geometra maceratese Paola Passeri, punto di riferimento per tutti i colleghi che lavorano all'interno del cratere, per vederci più chiaro in merito a questo nuovo strumento che dovrà essere convertito in legge e cui, soprattutto, la finanziaria dovrà fornire le adeguate coperture.


"Confermo, nessuno dei membri del Tavolo Tecnico Sisma è stato interpellato per la stesura del decreto legge - dichiara la Passeri - anche se non sarebbe comunque spettato a noi interloquire. Purtroppo, però, ci risulta che neanche i presidenti nazionali dei nostri ordini siano stati interpellati". Da quanto ha potuto verificare Spoletonline, quando il decreto era ancora soltanto nell'aria i referenti nazionali delle professioni hanno incontrato a Parma, per altre questioni, il ministro alle Infrastrutture De Micheli, già commissario straordinario alla ricostruzione per il terremoto del 2016. A margine di quell'incontro, i professionisti hanno chiesto alla De Micheli un testo, una bozza o qualcosa del ventilato decreto. La risposta è stata semplice: "Il testo è fatto e ormai approvato". Più chiari di così...


A dirla tutta, nei giorni seguenti un testo è giunto in via informale, ma si presenta in varie versioni differenti fra loro. Ad esempio, in quello in possesso delle istituzioni marchigiane si parlava di sanatoria totale di tutti gli abusi, con lo stato attuale depositato dal professionista: una misura che sarebbe risultata alquanto strana, e che infatti non è presente nel decreto definitivo come anche nella bozza giunta in Umbria. Altra difformità, questa volta tra la bozza umbra e la nota stampa del presidente del consiglio, riguarda l'anticipazione del 50% dell'onorario dei professionisti, da tempo richiesta dal Tavolo Tecnico Sisma: nella bozza si parla di garanzie fideiussorie, sul testo ufficiale tali garanzie non ci sono più. "Il commissario, sollecitato dal Tavolo, si era impegnato a lavorare affinché i professionisti ottenessero un parziale compenso - afferma ancora la geometra Passeri -, ma chiaramente le problematiche cui andava incontro erano notevoli. Non sono cose che si risolvono con un'ordinanza, occorre una modifica della legge da parte del governo. Ora, la copertura economico-finanziaria, a quanto mi risulta, è tutta da dimostrare. Il problema è sempre stato questo: trovare fideiussioni oppure coperture con la legge finanziaria. Speriamo che arrivino i fondi".


Fin qui appare già chiara la differenza, sostanziale, fra la visione politico-elettorale e la vita pratica di chi, il terremoto, lo vive realmente tutti i giorni sulla propria pelle, che si tratti di una famiglia senza più la propria casa o di uno studio tecnico che rischia di chiudere i battenti per colpa della burocrazia. Ma è il secondo punto, senza dubbio, quello più inquietante: le autocertificazioni.


"Credo che lo spirito del decreto sia tutto sommato buono - commenta la Passeri -, teso cioè a una spinta alla ricostruzione. In pratica l'esecutivo manda avanti i professionisti per saltare le lungaggini della burocrazia. Ma se, contestualmente, non si cambia il quadro normativo generale, allora l'autocertificazione diventa un'arma a doppio taglio, poiché tutte le eventuali responsabilità, tutte le conseguenze di un possibile errore o di una contestazione postuma da parte dello Stato, ricadono sul professionista che ha asseverato la pratica in questione. Autocertificare è bello, ma poi il problema è molto serio senza norme chiare, e ad oggi non lo sono".


Insomma, il concetto è semplice: si rischia seriamente di mandare a gambe all'aria interi studi professionali. Basta un'obiezione da 200 euro al metro quadro, per intendersi, ed ecco che su di una casa di 60 metri quadrati nasce una causa da 120 mila euro, tra il proprietario dell'immobile e il professionista che ha certificato il danno. Questo perché mancano schemi precisi di autocertificazione e, soprattutto, il controllo pubblico preventivo si riduce ad appena il 20% delle pratiche preso a campione, salvo poi presentare il vero conto "a valle" dei lavori, con tutte le conseguenze che ciò implica. Improponibile. Chi sarebbe mai disposto a lavorare a queste condizioni? Ecco che la ricostruzione, invece che accelerare, rischia di bloccarsi.


"In effetti, visto da fuori il decreto potrebbe sembrare un qualcosa di positivo", aggiunge la Passeri. "Ma noi che svolgiamo la nostra professione, e sappiamo cosa significa redigere una pratica e una progettazione, con le dinamiche e le norme che ci sono oggi siamo perfettamente consapevoli di essere esposti a un rischio molto elevato. Io per prima - conclude - avrei tante perplessità ad accettare di fare una pratica autocertificata alle condizioni attuali. Aspettiamo i decreti applicativi o le eventuali ordinanze esplicative".


Insomma, al di là degli spot elettorali a pochi giorni dal voto in Umbria, i fatti - e chi è abituato a farli, come i professionisti - dimostrano chiaramente che questo decreto legge non risolve affatto le problematiche attualmente in essere all'interno del cratere del sisma: per lo meno, non risolve quelle relative alla ricostruzione. Può senza dubbio essere considerato un inizio, ma ha bisogno di tutta una serie di interventi legislativi - e finanziari - per poter entrare nella fase operativa, che a questo punto non potrà vedere la luce prima del 2020 inoltrato. Di più: checché ne dica la parte politica afferente alla compagine governativa, i professionisti non sono stati affatto interpellati per la stesura del documento. Fosse successo, oggi si commenterebbe tutt'altro testo.


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