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Edizione del 14 Dicembre 2017, ultimo aggiornamento alle 16:52:11
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CRONICARIO

Laboratorio di diagnostica, sotto le parole ampollose niente

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Alfonso Marchese

Ha venti anni. E ancora non compie un passo. Sulla carta ha una nobile e affascinante denominazione: Laboratorio di diagnostica dei beni culturali. Sul piano pratico, non è stata redatta alcuna cartella clinica. E dire che la lista

Spoleto - CRONICARIO

Dodici posti per giovani, il Comune se la cava con una mancia

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Alfonso Marchese

A caccia di personale. Ma a buon mercato. Sfruttando lo strumento del servizio civile, che consente ai giovani di aderire a un'offerta di lavoro dell'ente pubblico dietro un compenso che è poco più di una mancia. Va da sé che un giovane che se ne sta a rigirarsi i pollici, con le unghie rosicchiate per la

Spoleto - CRONICARIO

Ecomostro, la posta in gioco si alza

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Alfonso Marchese

Scontata. La rivalsa nei confronti del Comune era stata preannunciata sei anni addietro dall'avvocato Morcella. Non c'è dunque di che stupirsi se il proposito si traduce ora in atto formale. L'Ecomostro ringhia tutta la sua rabbia e si affida alla forza della sua coda per il colpo vincente. Almeno sul piano

CRONICARIO

Centro storico: non è oro tutto quello che luce

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Alfonso Marchese

Si dice: le sciocchezze dette da uno sciocco sono sciocchezze, ma se pronunciate da un uomo d'ingegno sono tratti dello spirito. Per cui sono riflessioni critiche di rilievo quelle di un famoso urbanista umbro sulle possibili interpolazioni moderne in un contesto antico. E' quello che è stato

CRONICARIO

Rock e Pop al Festival, le piazze saranno discoteche a cielo aperto

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Alfonso Marchese

E basta. La musica classica ci ha fatto girare i Due Mondi. E poi non è ballabile. Cosa cui giustamente tiene Giorgio Ferrara. Se la piazza non danza, che razza di Festival è? Ci aveva provato due anni addietro, al concerto di chiusura, con un repertorio di brani tratti da musical

Spoleto - CRONICARIO

Dirigenti comunali, promossi e maltrattati

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Alfonso Marchese

Ancora spese. Come la divisa del nuovo comandante dei vigili urbani. Con supplemento di berretto e alamari. Troppa differenza di stazza col predecessore per ipotizzare un riciclaggio del vestiario d'ordinanza, dopo un ovvio giro in lavatrice. Il capo dei vigili dovrà quindi fare un salto in sartoria

Spoleto - CRONICARIO

Spoleto città della cultura, per i giovani architetti troppe teste d'uovo in campo

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Alfonso Marchese

Nulla di personale. Perché stizza e permalosità vanno a braccetto. E bastano queste predisposizioni d'animo per ipotecare ogni dibattito su Spoleto Città della Cultura. Sulla gestazione del progetto e sui metodi seguiti. Che hanno lasciato ad un ristretto numero di teste d'uovo l'elaborazione delle proposte

Spoleto - CRONICARIO

E Spoleto va col tango, prima dell'èra Ferrara Festival taccagno coi regali

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Alfonso Marchese

Quale regalo? Ci vuole una trasposizione dei glutei al posto delle gote per chiamare dono ciò che è stato pagato. E non a prezzi stracciati. Alcuni turibolanti cronisti de noantri, pur di avere un biglietto gratis, hanno assecondato la dichiarata generosità. Che sarà replicata a Pasqua, visto come è andata

CRONICARIO

Ecomostro, in marcia verso la sanatoria e la sospensione della sentenza di demolizione

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Alfonso Marchese

Certezza del diritto? Ma quando mai. Non l'ha avuta il costruttore, al quale sono state addebitate volumetrie in più che, secondo i tecnici comunali, rientravano nel piano particolareggiato approvato dalla Regione. Ed è in bilico sull'esecuzione della sentenza della Cassazione, che ha confermato il



Spoleto - CRONICARIO

Ecomostro al Comune invece della demolizione

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Alfonso Marchese

Probabile. Il Comune, in alternativa alla demolizione del battezzato Ecomostro, potrebbe ritrovarsi destinatario dell'immobile. La procedura lo prevede. L'immobile è però occupato dalle famiglie che hanno acquistato gli appartamenti e ciascuna, per la sua quota parte, è proprietaria dell'edificio. Su questo spinoso capitolo ci sono pareri discordi. Quello più pessimistico è che l'acquisto verrebbe classificato come incauto e quindi esposto al rischio di perderne la proprietà. Solo così il Comune potrebbe incamerare l'immobile. Un terremoto. Peggiore di quello delle obbligazioni subordinate, che hanno falciato risparmi di una vita. Chi già vi abita non sarebbe più proprietario degli spazi per i quali paga il mutuo. E già è qualcosa se i muri non vengono demoliti. Perché se passasse questa linea, si assisterebbe a scene di uomini piegati sotto il peso e l'ingombro del materasso e donne con borse ricolme e bambini tristi tenuti per mano. Cose dell'altro mondo. Qui sì che ci vorrebbe don Matteo, sempre che ce la faccia con i miracoli piuttosto che con l'abilità investigativa.

L'ultima parola comunque non è detta. Perché c'è un supplemento di ricorso al quale ci si sta preparando. Oltre all'eventuale pronunciamento della Corte di Strasburgo. Bisognerà comunque attendere la motivazione della sentenza prima di stendere una nuova strategia. Certo è che per la proprietà è una mazzata economica dietro l'altra. Anche se potrebbe rivalersi sul Comune, per le autorizzazioni concesse e poi giudicate abnormi. E il Comune, ammesso che sia nel torto, potrebbe pagare stornando il bene acquisito, in alternativa alla demolizione, alla proprietà originaria. Salderebbe il conto con un'eredità inattesa e fonte di guai, suoi e della proprietà dell'immobile. Insomma, una sorta di giro dell'oca. Nel qual caso si scadrebbe nella farsa. D'altra parte, l'ente locale non avrebbe sufficiente liquidità per onorare l'esito sfavorevole di un possibile contenzioso. Per cui si priverebbe, come controvalore, del bene piovutogli dal cielo.

Certo, è uno scenario immaginario. Ma non impossibile. Anzi probabile, visto come si son messe le cose. Il bello è che la ragione per la quale insorsero le associazioni ambientaliste e venne aperta l'inchiesta giudiziaria non compare nella sentenza di condanna del tribunale di Firenze. Il danno ambientale, secondo i giudici fiorentini, non c'è stato. E' l'eccesso delle volumetrie contestate ad essere oggetto di censura. Qui si entra in un ginepraio di norme e sentenze da cui non si sa come uscirne. Neanche la mitica Arianna col suo altrettanto mitico filo riuscirebbe nell'intento. Il Tar (Tribunale amministrativo regionale), interpellato a suo tempo dal Comune, aveva detto papale papale che il "Piano attuativo" non faceva una grinza. Contrariamente ai due tecnici nominati dal tribunale di Spoleto che avevano avuto da ridire sul Piano particolareggiato, peraltro approvato dalla Regione. Invece di pronunciarsi sulla conformità o meno della costruzione al "Piano", la coppia di tecnici era intervenuta nel merito della bontà del Pino medesimo. E' come se dovendo giudicare la bellezza di una ragazza, ci si soffermasse sull'incrocio dei gameti dei genitori che l'hanno generata. Da questo equivoco è scaturito tutto il pandemonio.

Il Piano particolareggiato, infatti, contiene i parametri in base ai quali è possibile calcolare i metri cubi per metro quadrato. Che variano a seconda della qualifica dell'area urbanistica. Un conto è costruire nel centro storico, un altro fuori dai suoi confini.

Ma c'è un altro aspetto che non va giù all'avvocato Morcella: i tempi di prescrizione del reato. Per la Cassazione dovevano decorrere a partire dall'ultima sentenza e non dalla prima. Secondo il legale, non sarebbe stato lui ad avere fatto male i calcoli. E anche questo è tra i motivi del ricorso straordinario.

C'è di più: se c'è illegalità della costruzione del fabbricato della Posterna, la stessa cosa deve dirsi del parcheggio interrato. Non è possibile sanzionare l'uno e l'altro no. Una quota del terreno era stata infatti chiesta alla confinante proprietà De Megni, che inglobava anche l'edificio poi ribattezzato Ecomostro, per la realizzazione del parcheggio. Il patto però è stato suggellato con una stretta di mano. Non si sa quanto calorosa, ma certamente non è stato messo nero su bianco. Per cui De Megni potrebbe sempre impugnare un'azione legale contro il Comune che ha costruito su un suo terreno. Con tutto quello che ne conseguirebbe.

La cosa più triste in tutta questa storia è che, sull'onda della contestazione, sia stato fatto passare per atto terroristico l'incendio del quadro elettrico dell'allora cantiere. Quattro ragazzi hanno pagato pesantemente un gesto che, per quanto deprecabile poteva essere, era ascrivibile ad un atto vandalico.

Paradossalmente, la storia dell'Ecomostro è la storia degli ultimi trent'anni di Spoleto. E sono pagine scritte su righe storte.

 

Spoleto - CRONICARIO

E il busto di Pianciani è rimasto al palo

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Alfonso Marchese

Caparbi. Arroccati su posizioni contrapposte. E poco inclini a trovare un punto d'incontro. Sindaco e sovrintendente non dialogano. Fanno solo monologhi. Ciascuno non sente le ragioni dell'altro. E se le ascolta gli si arriccia il naso per il disgusto. Materia del contendere: l'avanzamento o meno del busto di Luigi

CRONICARIO

Abuso del Marchio, il Festival dei Due Mondi diffida Spoleto Festival Art

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Alfonso Marchese

Di solito suona due volte. Solo in casi di prostatica e sgocciolante prescia, il postino si concede la terza scampanellata. In questa tornata l'urgenza del recapito è stata raccomandata, più che dall'affrancatura, dal nome del mittente: Fondazione Festival dei Due Mondi. Destinatario della

CRONICARIO

Spoleto città della cultura, il sogno non si è avverato e ci si è rimessi a dormire

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Alfonso Marchese

Apri la porta,chiudi la porta. Alla fine è stata spalancata. Facendo entrare progetti, progettisti e portoghesi. C'è voluto un bello sforzo, sino a sderenarsi, per tenere in un unico mannello il grosso fascio di proposte. Le ideali porte, tanto per esemplificare, si affacciano ora sulle generazioni che si

CRONICARIO

Al posto di Luigi Pianciani l'albero della cuccagna

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Alfonso Marchese

Non c'è che dire. Come provocazione c'è molta fantasia. A nessuno verrebbe in mente di comporre un albero della cuccagna disponendo sedie di plastica, di colore verde oliva, rivoltate e accatastate a forma conica. L'incastonatura di un medaglione rosato di forma ovale, con su scritto caramella,

Spoleto - CRONICARIO

Pedane e ombrelloni in centro, controlli a scoppio ritardato

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Alfonso Marchese

Non se l'aspettavano. Anche perché il Comune aveva assicurato che per quest'anno il capitolo su pedane e ombrelloni poteva essere considerato chiuso. E ciò nonostante il nuovo soprintendente ai beni culturali dell'Umbria avesse espresso parere contrario: immediato sgombero di vie e piazze dagli obbrobri che offendevano gli spazi del centro storico di Spoleto. Ristoratori e titolari di bar s'erano messi l'animo in pace. Al di là del punto di vista della soprintendenza. Quale miglior garanzia di quella del Comune? Almeno per l'estate in corso. Quindi hanno pagato la tassa sull'occupazione di suolo pubblico, in base ai metri quadri,e hanno lavorato senza l'assillo di dovere subito smantellare le strutture mobili. Chi l'avrebbe detto che ad inizio autunno si presentassero i carabinieri di stanza a Firenze? I militari hanno scattato foto e preteso l'esibizione di documenti che abilitavano al montaggio di assiti e alla tipologia e disposizione di sedie e tavolinetti fuori dal locale. Un barista di piazza del mercato s'è sentito rispondere che l'autorizzazione di cui era in possesso non aveva alcun valore. La replica, sotto forma di dilemma, è sorta spontanea e immediata: allora noi avremmo pagato per un permesso che era illegale? I carabinieri non hanno detto né sì né no. Il silenzio di solito è un assenso.

Con ogni probabilità la visita non avrà conseguenze di sorta. Se arrivasse l'ordine di sgombero, gli esercenti del centro non avrebbero alcuna difficoltà a farlo. E senza subire alcun contraccolpo economico. Tanto, finita l'estate, si apprestavano a smontare le pedane e rimuovere tavolinetti, sedie e ombrelloni. Se ne sarebbe riparlato l'anno prossimo.Perché questi accertamenti a scoppio ritardato? Forse per dimostrare che la parola di un soprintendente sull'arredo urbano di un centro storico è più potente di quella di un sindaco? Se il motivo fosse questo, per un capo della giunta municipale sarebbe un'umiliazione. A meno che quest'ultimo non abbia forzato rudemente la distinzione tra poteri, arrogandosi il diritto di dire l'ultima parola che non gli spettava. In ultima analisi, si tratterebbe di un tiro alla fune tra vertici amministrativi. Non si capirebbe altrimenti il tempo trascorso tra il monito della soprintendenza a smobilitare, ad inizio estate, e l'accertamento effettuato. Mantenendo gli esercenti fuori dalla disputa a distanza e cioè non facendo pagare loro uno scotto economico che avrebbe gridato vendetta.I ristoratori, per parte loro, affermano di essere la maggiore azienda spoletina. E minacciano una serrata dei cento e passa ristoranti per far sentire le proprie ragioni. Chi la spunterà è presto per dirlo. Certo è che se si tratta di una questione di principio, di puntiglioso orgoglio di parte, la battaglia avrà strascichi che si protrarranno nel tempo. I titolari di locali pubblici, dal canto loro, vogliono che si batta il ferro mentre è caldo. Non intendono ritrovarsi la prossima estate esposti al dubbio sulla regolarità dell'autorizzazione di cui sono in possesso. A ciascuno il suo ruolo. Se la soprintendenza senta che le sono stati pestati i piedi, se la prenda con il responsabile del pestaggio. Facendo valere le proprie competenze, ma senza mettere di mezzo coloro che gestiscono un'attività economica che complessivamente dà lavoro a settecento e passa persone. Chi ha da intendere intenda!

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