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Edizione del 23 Ottobre 2017, ultimo aggiornamento alle 13:33:20
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Ecomostro al Comune invece della demolizione

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Alfonso Marchese

Probabile. Il Comune, in alternativa alla demolizione del battezzato Ecomostro, potrebbe ritrovarsi destinatario dell'immobile. La procedura lo prevede. L'immobile è però occupato dalle famiglie che hanno acquistato gli appartamenti e ciascuna, per la sua quota parte, è proprietaria dell'edificio. Su questo spinoso capitolo ci sono pareri discordi. Quello più pessimistico è che l'acquisto verrebbe classificato come incauto e quindi esposto al rischio di perderne la proprietà. Solo così il Comune potrebbe incamerare l'immobile. Un terremoto. Peggiore di quello delle obbligazioni subordinate, che hanno falciato risparmi di una vita. Chi già vi abita non sarebbe più proprietario degli spazi per i quali paga il mutuo. E già è qualcosa se i muri non vengono demoliti. Perché se passasse questa linea, si assisterebbe a scene di uomini piegati sotto il peso e l'ingombro del materasso e donne con borse ricolme e bambini tristi tenuti per mano. Cose dell'altro mondo. Qui sì che ci vorrebbe don Matteo, sempre che ce la faccia con i miracoli piuttosto che con l'abilità investigativa.

L'ultima parola comunque non è detta. Perché c'è un supplemento di ricorso al quale ci si sta preparando. Oltre all'eventuale pronunciamento della Corte di Strasburgo. Bisognerà comunque attendere la motivazione della sentenza prima di stendere una nuova strategia. Certo è che per la proprietà è una mazzata economica dietro l'altra. Anche se potrebbe rivalersi sul Comune, per le autorizzazioni concesse e poi giudicate abnormi. E il Comune, ammesso che sia nel torto, potrebbe pagare stornando il bene acquisito, in alternativa alla demolizione, alla proprietà originaria. Salderebbe il conto con un'eredità inattesa e fonte di guai, suoi e della proprietà dell'immobile. Insomma, una sorta di giro dell'oca. Nel qual caso si scadrebbe nella farsa. D'altra parte, l'ente locale non avrebbe sufficiente liquidità per onorare l'esito sfavorevole di un possibile contenzioso. Per cui si priverebbe, come controvalore, del bene piovutogli dal cielo.

Certo, è uno scenario immaginario. Ma non impossibile. Anzi probabile, visto come si son messe le cose. Il bello è che la ragione per la quale insorsero le associazioni ambientaliste e venne aperta l'inchiesta giudiziaria non compare nella sentenza di condanna del tribunale di Firenze. Il danno ambientale, secondo i giudici fiorentini, non c'è stato. E' l'eccesso delle volumetrie contestate ad essere oggetto di censura. Qui si entra in un ginepraio di norme e sentenze da cui non si sa come uscirne. Neanche la mitica Arianna col suo altrettanto mitico filo riuscirebbe nell'intento. Il Tar (Tribunale amministrativo regionale), interpellato a suo tempo dal Comune, aveva detto papale papale che il "Piano attuativo" non faceva una grinza. Contrariamente ai due tecnici nominati dal tribunale di Spoleto che avevano avuto da ridire sul Piano particolareggiato, peraltro approvato dalla Regione. Invece di pronunciarsi sulla conformità o meno della costruzione al "Piano", la coppia di tecnici era intervenuta nel merito della bontà del Pino medesimo. E' come se dovendo giudicare la bellezza di una ragazza, ci si soffermasse sull'incrocio dei gameti dei genitori che l'hanno generata. Da questo equivoco è scaturito tutto il pandemonio.

Il Piano particolareggiato, infatti, contiene i parametri in base ai quali è possibile calcolare i metri cubi per metro quadrato. Che variano a seconda della qualifica dell'area urbanistica. Un conto è costruire nel centro storico, un altro fuori dai suoi confini.

Ma c'è un altro aspetto che non va giù all'avvocato Morcella: i tempi di prescrizione del reato. Per la Cassazione dovevano decorrere a partire dall'ultima sentenza e non dalla prima. Secondo il legale, non sarebbe stato lui ad avere fatto male i calcoli. E anche questo è tra i motivi del ricorso straordinario.

C'è di più: se c'è illegalità della costruzione del fabbricato della Posterna, la stessa cosa deve dirsi del parcheggio interrato. Non è possibile sanzionare l'uno e l'altro no. Una quota del terreno era stata infatti chiesta alla confinante proprietà De Megni, che inglobava anche l'edificio poi ribattezzato Ecomostro, per la realizzazione del parcheggio. Il patto però è stato suggellato con una stretta di mano. Non si sa quanto calorosa, ma certamente non è stato messo nero su bianco. Per cui De Megni potrebbe sempre impugnare un'azione legale contro il Comune che ha costruito su un suo terreno. Con tutto quello che ne conseguirebbe.

La cosa più triste in tutta questa storia è che, sull'onda della contestazione, sia stato fatto passare per atto terroristico l'incendio del quadro elettrico dell'allora cantiere. Quattro ragazzi hanno pagato pesantemente un gesto che, per quanto deprecabile poteva essere, era ascrivibile ad un atto vandalico.

Paradossalmente, la storia dell'Ecomostro è la storia degli ultimi trent'anni di Spoleto. E sono pagine scritte su righe storte.

 

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E il busto di Pianciani è rimasto al palo

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Alfonso Marchese

Caparbi. Arroccati su posizioni contrapposte. E poco inclini a trovare un punto d'incontro. Sindaco e sovrintendente non dialogano. Fanno solo monologhi. Ciascuno non sente le ragioni dell'altro. E se le ascolta gli si arriccia il naso per il disgusto. Materia del contendere: l'avanzamento o meno del busto di Luigi

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Pedane e ombrelloni in centro, controlli a scoppio ritardato

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Alfonso Marchese

Non se l'aspettavano. Anche perché il Comune aveva assicurato che per quest'anno il capitolo su pedane e ombrelloni poteva essere considerato chiuso. E ciò nonostante il nuovo soprintendente ai beni culturali dell'Umbria avesse espresso parere contrario: immediato sgombero di vie e piazze dagli obbrobri che offendevano gli spazi del centro storico di Spoleto. Ristoratori e titolari di bar s'erano messi l'animo in pace. Al di là del punto di vista della soprintendenza. Quale miglior garanzia di quella del Comune? Almeno per l'estate in corso. Quindi hanno pagato la tassa sull'occupazione di suolo pubblico, in base ai metri quadri,e hanno lavorato senza l'assillo di dovere subito smantellare le strutture mobili. Chi l'avrebbe detto che ad inizio autunno si presentassero i carabinieri di stanza a Firenze? I militari hanno scattato foto e preteso l'esibizione di documenti che abilitavano al montaggio di assiti e alla tipologia e disposizione di sedie e tavolinetti fuori dal locale. Un barista di piazza del mercato s'è sentito rispondere che l'autorizzazione di cui era in possesso non aveva alcun valore. La replica, sotto forma di dilemma, è sorta spontanea e immediata: allora noi avremmo pagato per un permesso che era illegale? I carabinieri non hanno detto né sì né no. Il silenzio di solito è un assenso.

Con ogni probabilità la visita non avrà conseguenze di sorta. Se arrivasse l'ordine di sgombero, gli esercenti del centro non avrebbero alcuna difficoltà a farlo. E senza subire alcun contraccolpo economico. Tanto, finita l'estate, si apprestavano a smontare le pedane e rimuovere tavolinetti, sedie e ombrelloni. Se ne sarebbe riparlato l'anno prossimo.Perché questi accertamenti a scoppio ritardato? Forse per dimostrare che la parola di un soprintendente sull'arredo urbano di un centro storico è più potente di quella di un sindaco? Se il motivo fosse questo, per un capo della giunta municipale sarebbe un'umiliazione. A meno che quest'ultimo non abbia forzato rudemente la distinzione tra poteri, arrogandosi il diritto di dire l'ultima parola che non gli spettava. In ultima analisi, si tratterebbe di un tiro alla fune tra vertici amministrativi. Non si capirebbe altrimenti il tempo trascorso tra il monito della soprintendenza a smobilitare, ad inizio estate, e l'accertamento effettuato. Mantenendo gli esercenti fuori dalla disputa a distanza e cioè non facendo pagare loro uno scotto economico che avrebbe gridato vendetta.I ristoratori, per parte loro, affermano di essere la maggiore azienda spoletina. E minacciano una serrata dei cento e passa ristoranti per far sentire le proprie ragioni. Chi la spunterà è presto per dirlo. Certo è che se si tratta di una questione di principio, di puntiglioso orgoglio di parte, la battaglia avrà strascichi che si protrarranno nel tempo. I titolari di locali pubblici, dal canto loro, vogliono che si batta il ferro mentre è caldo. Non intendono ritrovarsi la prossima estate esposti al dubbio sulla regolarità dell'autorizzazione di cui sono in possesso. A ciascuno il suo ruolo. Se la soprintendenza senta che le sono stati pestati i piedi, se la prenda con il responsabile del pestaggio. Facendo valere le proprie competenze, ma senza mettere di mezzo coloro che gestiscono un'attività economica che complessivamente dà lavoro a settecento e passa persone. Chi ha da intendere intenda!

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Addio ad un amico e collega di lungo corso

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Alfonso Marchese

Sgomento e tristezza. Nonostante ci si fosse preparati al tragico evento. Dante Ciliani, collega e vicino di scrivania per 25 anni nella redazione di Terni de Il Messaggero, è passato dalla vita alla morte nel sopore farmacologico. E' difficile per chi è stato a contatto con lui per tanto tempo ammettere che si sia

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Concerto per Luigi Antonini, Comune assente giustificato

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E già! Senza invito dove andavano? E' vero che il concerto a Sant'Eufemia dedicato alla memoria di Luigi Antonini, al quale Spoleto deve molto, era stato pubblicizzato per lungo e per largo. Ma non era stato recapitato a sindaco e assessori alcun cartoncino in cui si esprimeva il gradimento

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Il miracolo al Festival, Ferrara santo subito

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Alfonso Marchese

Santo subito. Le sue capacità taumaturgiche sono state assimilate a quelle del Nazzareno. Se quest'ultimo ha fatto alzare e camminare un certo Lazzaro, Giorgio Ferrara ha fatto risorgere il ben noto Festival dei Due Mondi. Mutandone profilo e carattere, come rivendica a buon diritto il direttore artistico della manifestazione. Che sin dal 

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Festival, per i ruffiani è sempre rinascita, Cafonal di vip al Romano

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Alfonso Marchese

Che dire? Ben poco. Circa la bontà degli spettacoli bisognerebbe avere la cultura specifica per esprimere un giudizio. Viceversa si fa solo il verso a chi ne sa qualcosa di più. A meno che non domini lo spirito della ruffianeria per elogiare ogni permormance, facendo finta di capire qualche cosa. Meglio astenersene. Se

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Cecchini del Pd sparano sull'assessore alla cultura, Quaranta dispiaciuto

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Alfonso Marchese

Dispiaciuto. E anche irritato. Sopratutto per il modo subdolo di attentare alla sua carica di assessore alla cultura. Sarebbe stato più leale che gli si dicesse in faccia di farsi da parte. In fin dei conti è stato il sindaco Fabrizio Cardarelli a volerlo ad ogni costo. Avere un altro premio Oscar

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Manodopera esterna al Festival, il Pd se la prende con Quaranta. E il sindaco che ci sta a fare?

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Alfonso Marchese

Bersaglio mancato. Se il Festival impiega manodopera esterna non bisogna prendersela con l'assessore alla cultura Quaranta. Che sulla manifestazione conta quanto il due di briscola. Infatti, il sindaco ha avocato a sé la competenza. Anche perché siede sullo scranno presidenziale della Fondazione. Quindi,

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Spoleto va all'Expo di Milano, serie di brindisi per suggellare la pace tra Cardarelli e Casali

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Alfonso Marchese

Non è imbroglio. Ma poco ci manca. Sfruttare un equivoco, costruito a tavolino, per gabellare una cosa per un'altra rientra nella comunicazione di oggi. Anche se in passato i comportamenti non erano diversi. Un personaggio di Oscar Wilde (Il Ventaglio della Signora Windmar) dice che il successo sta nel

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Vini nel Mondo, più assaggi e meno tracanni

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Alfonso Marchese

E' già qualcosa. Il grosso cilindro in acciaio, pieno d'acqua con cui sciacquare i calici avvinati, quest'anno è stato rimosso. E meno male. Perché quel silos metallico era rivoltante. Dava l'idea della cantina a cielo aperto. Con la conseguenza che ne risentisse il gastrico. Gli organizzatori di

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Della Soprintendenza e dei 'colpi all'occhio'

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Alfonso Marchese

Basta un cambio al vertice. E tutto frana all'improvviso. Il nuovo soprintendente non ha voluto sentire ragione dell'opportunità di una proroga. Disponendo l'immediato smantellamento di pedane e tendoni davanti a bar e ristoranti. Solo tavolini sul selciato. Non si è pronunciato, però, sulle zeppe con cui

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Il sindaco ha già smentito: non ho i soldi per pagare un portavoce del Comune

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Alfonso Marchese

Malignità. Nient'altro che malignità. Messe in circolazione al solo scopo di graffiare l'immagine intonsa del sindaco Cardarelli. Che ci tiene a non essere affiancato ai suoi predecessori nell'amministrazione della cosa pubblica. Sopratutto in materia di quella clientela che reclama il compenso di un servizio

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I RETROSCENA DI BOTERO E LEONCILLO ALL'EXPO'

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Alfonso Marchese

D'impatto. Non solo come contenuto. Anche come firma. Botero, con le sue immagini arrotondate e polpose che affannano la bilancia, è sicuramente il valore aggiunto a questa edizione del Festival dei Due Mondi. A siglarne il manifesto è proprio l'artista colombiano, che s'è detto onorato dell'incarico

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Finanziamenti europei, d'ora in poi con i tanti esperti non si sprecherà nulla

Che fine ha fatto il manager chiamato da Cardarelli per i contributi europei, visto che ce n'erano due in casa? [Commenti]

Alfonso Marchese

Troppa acredine. Le cui asprezze di linguaggio lasciano ampio spazio al sospetto di una questione più personale che politica. La veemenza degli addebiti sembra trarre energia dal silenzio dell'accusato. Che evidentemente non ritiene degno d'un sindaco intessere un'astiosa

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